Disabilità

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“Tutti i membri della società hanno gli stessi diritti umani – che includono diritti civili, culturali, economici, politici e sociali. (…) Tutte le persone con disabilità hanno il diritto di essere libere da discriminazione nel godere dei loro diritti”.
(Convenzione Onu dei diritti delle persone disabili)

Introduzione

Il 13 dicembre del 2006 è la data in cui viene adottata la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità- Convention on the Rights of Persons with Disabilities (CRPD)- da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU. Convenzione che, il 30 marzo del 2007, giorno dell’apertura alle firme, ne ha ricevute 82, un numero di adesioni che viene sottolineato come il più alto mai raggiunto per una convenzione delle Nazioni Unite il giorno stesso dell’apertura alle firme. Il percorso che ha portato alla Convenzione e alle diverse iniziative nei confronti dei diritti delle persone con disabilità è cominciato diversi anni prima: un cammino costellato da diversi documenti e dichiarazioni che si sono susseguiti negli anni, definendo sempre più la questione. 

I termini della questione

Secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite, con la Convenzione è stato sottolineato come la disabilità non sia nella persona stessa, ma il risultato dell’interazione fra il soggetto e l’ambiente in cui vive. “La disabilità risiede nella società non nella persona”- si legge sul sito delle Nazioni Unite dedicato al tema dei diritti e della dignità delle persone con disabilità. Il 18 dicembre 2007 il nome della Giornata internazionale dedicata alle persone disabili, che cade ogni anno il 3 dicembre, è stato cambiato dall’Assemblea Generale in ‘Giornata internazionale delle persone con disabilità’. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms, Who) indica la disabilità come un fenomeno complesso, che riflette una interazione fra caratteristiche del corpo di una persona e caratteristiche della società in cui egli o ella vive”.

 Partiamo da qui perché veramente la Convenzione è stata una pietra miliare sul fronte dell’atteggiamento generale della società (e della politica) verso i cosiddetti “disabili” e anche per quanto riguarda la consapevolezza nelle persone con disabilità di essere non soltanto titolari di diritti che debbono essere riconosciuti, ma come pienamente inseriti nella propria comunità. Non si tratta più di rivendicazioni ma di desiderio di una inclusione completa dentro il mondo.

Un passo dopo l’altro

Nel 2018, in occasione dei 70 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il DESA (Department of Economic and Social Affairs), il dipartimento delle Nazioni Unite in cui è inserito il settore della disabilità, ha elaborato un documento che racconta la storia del rapporto tra l’ONU e il mondo delle persone con disabilità. 

La storia infatti comincia dal 1948, con la Dichiarazione universale dei diritti umani, dove si parla di diritto alla sicurezza anche per diverse condizioni di difficoltà, fra cui la disabilità. Ulteriori sottolineature sono poi state apportate quasi vent’anni dopo, nel 1966, con due convenzioni sui diritti politici e civili e su quelli economici, sociali e culturali (International Covenant on Civil and Political Rights e International Covenant on Economic Social and Cultural Rights) che completavano il quadro dei diritti umani. Già qualche anno prima, esattamente nel 1950, sempre nell’ambito delle Nazioni Unite, vi erano stati due rapporti su disabilità e riabilitazione (The social rehabilitation of the handicappedThe social rehabilitation of the blind), a testimoniare una attenzione nei confronti delle persone con disabilità.

La dichiarazione del 1969 dell’Assemblea Generale sul progresso sociale e lo sviluppo ha sottolineato l’aspetto di una riabilitazione che aiuti l’integrazione nella società a fronte di disabilità sia fisica sia mentale. Negli anni settanta i diritti delle persone con disabilità sono stati riconosciuti a livello internazionale con una serie di ulteriori documenti e richieste di azioni in tale ambito.

È del 1971 laDichiarazione sui diritti delle persone con ritardo mentale, che il Consiglio Nazionale sulla Disabilità (Cnd) italiano (nato nel 1995, rappresenta in ambito europeo le necessità delle persone con disabilità e delle loro famiglie) indica come il “primo documento ufficiale approvato dall’Assemblea generale”. 

Nel 1975 vede la luce laDichiarazione dei diritti delle persone disabili; l’anno successivo l’Assemblea Generale chiede a tutti gli Stati membri di attivarsi rispetto a quest’ultima dichiarazione nell’ambito di programmi e politiche e viene dichiarato il 1981 come ‘Anno internazionale delle persone disabili’, per la loro integrazione nella società, e affinché vengano svolti studi e ricerche per educare nei confronti dei diritti di queste persone. Il tema indicato per l’anno era “full participation and equality”, partecipazione completa e uguaglianza, a sottolineare ancora una volta l’importanza dell’integrazione nella società, in cui partecipare pienamente contribuendone allo sviluppo, e di uguali condizioni di vita. 

Ma gli anni ottanta sono segnati anche dall’adozione, nel 1982, del Programma di azione mondialenei confronti delle persone disabili (World Programme on Action), che segna una nuova tappa e che suddivide il tema e le politiche nei confronti della disabilità in tre settori, la prevenzione, la riabilitazione e le uguali opportunità. Sempre nel 1982 viene poi deciso di dedicare i dieci anni seguenti alle persone con disabilità (United Nations Decade of Disabled Persons)

Seguono anni di richiami alle necessità di queste persone, alle possibilità di prevenzione delle disabilità con interventi sulla malnutrizione, sull’inquinamento ambientale, sulle condizioni igieniche scarse, sulle cure inadeguate prima e dopo la nascita, sulle malattie collegate all’acqua, sugli incidenti, sulla vita di milioni di persone con disabilità in zone senza servizi sufficienti, sulla necessità di una convenzione internazionale contro la loro discriminazione.

A conclusione della decade viene deciso di indicare il 3 dicembre come ‘Giornata internazionale delle persone disabili’. L’anno successivo, il 1993, vede l’arrivo di un nuovo documento: le regole sulle uguali opportunità delle persone con disabilità (Standard Rules on the Equalization of Opportunities for Persons with Disabilities). Si tratta di norme in base alle quali verrebbe garantita la partecipazione di tutti, in ugual maniera alla vita della società, anche alle persone con disabilità. Inoltre, in base a rapporti regolari forniti dalla figura dello ‘Special Rapporteur’, viene instaurato un meccanismo di controllo della loro applicazione pratica nelle diverse nazioni.

Nell’arco degli anni novanta viene ulteriormente sottolineata l’idea di una società che sia per tutti, anche per le persone con disabilità. Nel 2001, con l’International Classification of Functioning, Disability and Health(ICF, Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute) approvata all’Assemblea Mondiale della Salute dagli Stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Who), viene portata l’attenzione sulla disabilità come riduzione di salute, che può essere provata da ogni uomo e che quindi non fa parte solo di una minoranza di persone. La classificazione considera“gli aspetti sociali della disabilità e non vede la disabilità solo come disfunzione ‘medica’ o ‘biologica’”, e diventa possibile “registrare l’impatto dell’ambiente sul funzionamento della persona”. Nel 2006 verrà poi pubblicata una Classificazione applicabile ai bambini e agli adolescenti, ICF-CY. Queste classificazioni vengono poi discusse periodicamente in appositi meeting: l’ultima revisione è del 2016.

L’Assemblea Mondiale della Salute è nuovamente tornata sul tema disabilità nel 2005, con un documento che richiama alla prevenzione, alla gestione e alla riabilitazione della disabilità: viene chiesto alla Who di assistere gli Stati che ne fanno parte perché vengano portate avanti politiche nei confronti della disabilità e della riabilitazione, perché si lavori per uguali opportunità e vengano promossi i diritti umani delle persone con disabilità, perché vi siano una identificazione e un trattamento precoci. La Who ha, inoltre, sviluppato un piano di attività di sei anni (2006-2011): attività basate soprattutto sulle regole standard delle Nazioni Unite del 1993 e sulla risoluzione dell’Assemblea Mondiale della Salute del 2005 (in .pdf). 

L’arrivo alla Convenzione

Nel 2001 alle Nazioni Unite si arriva alle ultime battute che porteranno poi alla Convenzione del 2006, con l’istituzione di un comitato apposito (Ad Hoc Committee), con il compito di stendere un testo sulla protezione dei diritti delle persone con disabilità. Il testo, completato dopo otto incontri nell’arco di quattro anni, è arrivato all’approvazione delle Nazioni Unite il 13 dicembre del 2006. 

Con la Convenzione, le persone con disabilità non vengono più viste come oggetto passivo che richiede attenzione, cura, protezione, ma come soggetti attivi nella società, protagonisti nel prendere decisioni, nel richiedere diritti. Ancora una volta viene riaffermato come i diritti umani e le libertà fondamentali debbano essere garantiti a tutte le persone con disabilità. Il documento sottolinea anche i doveri da parte degli stati nei confronti delle persone con disabilità, perché i loro diritti vengano rispettati e promossi. Inoltre, sono stati istituiti due meccanismi di controllo rispetto all’applicazione di quanto affermato dalla Convenzione, quali il Comitato sui diritti delle persone con disabilità (Committee on the Rights of Persons with Disabilitiese la Conferenza degli stati aderenti (Conference of States Parties). Anche la società civile, ivi comprese le persone con disabilità e le organizzazioni dedicate, è chiamata a fare la sua parte, nel controllo della situazione.

Ad oggi 161 Stati hanno firmato la Convenzione, mentre 164 (dato 2016) la hanno ratificata (pari a più del 91% dei paesi del mondo, alcuni dei quali si sono aggregati dopo il 2006). 92 Stati hanno firmato e ratificato il Protocollo opzionale (poco meno della metà dei paesi).

Disabilità e Agenda 2030

Negli anni successivi si sono moltiplicati i meeting, gli studi, gli approfondimenti per monitorare la situazione e per elaborare nuove strategie.

Una novità significativa è emersa dal 2012 quando le questioni riguardanti la disabilità si sono intrecciate al dibattito sullo sviluppo sostenibile. L’inclusione delle persone disabili rientra così a pieno titolo nella fase successiva alla conclusione degli “Obiettivi del millennio”, che porta al varo, nel settembre 2015, dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile con l’indicazione dei 17 nuovi obiettivi. 

Tra gli obiettivi che più interessano la disabilità si possono segnalare:

Obiettivo 4 (Assicurare un’educazione di qualità inclusiva e equa e promuovere l’apprendimento per tutta la vita come opportunità per tutti),

Obiettivo 8 (Promuovere una crescita economica sostenuta, inclusiva e sostenibile, un impiego pieno e produttivo ed un lavoro dignitoso per tutti)

Obiettivo 10 (Ridurre l’ineguaglianza all’interno e tra i paesi)

Obiettivo 11 (Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili)

Obiettivo 17 (Monitoraggio, implementazione e raccolta dati) 

Come sintetizza Giampiero Griffo, coordinatore del Comitato tecnico-scientifico dell'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità: Lo spirito di questi obiettivi ci dice che “l'Inclusione è un diritto basato sulla piena partecipazione delle persone con disabilità in tutti gli ambiti della vita, su base di eguaglianza in rapporto agli altri, senza discriminazioni, rispettando la dignità e valorizzando la diversità umana, attraverso interventi appropriate di empowerment e abilitazione”; implica “superamento di ostacoli e pregiudizi; sostegni basati sul mainstreaming in maniera da vivere nelle comunità locali nel massimo di indipendenza conseguibile”.

Il 3 dicembre 2018, in occasione della Giornata mondiale sulla disabilità, è stato pubblicato un poderoso volume che ci offre una situazione aggiornata dei 17 obiettivi declinati dal punto di vista delle persone con disabilità.

Alcuni numeri nel mondo

Non è semplice stabilire il numero delle persone con disabilità nel mondo. Per avere dati attendibili occorre rifarsi al World report on disability, redatto nel 2011 dall’Organizzazione mondiale della sanità e dalla Banca mondiale. Secondo questo documento le persone con disabilità sono circa 1 miliardo (il 15% della popolazione). 156 milioni di esse presentano disturbi intellettivi. Più di 800 milioni vivono nei Paesi impoveriti, circa l’82% del totale dei disabili: una condizione molto difficile se si pensa che soltanto il 2% di essi riceve qualche tipo di servizio o di sostegno. Il 95% dei bambini con disabilità non ha accesso ad una educazione formale (104 milioni, secondo le stime Unicef).  Sempre secondo i dati WHO, la metà di questo miliardo di disabili non ha accesso ad adeguate cure. 

70 milioni hanno bisogno di una carrozzina, 200 milioni avrebbero bisogno di occhiali per una carenza grave di vista ma non possono averli, 360 milioni avrebbero bisogno di apparecchi acustici ma soltanto il 3% di essi possono accedervi nei Paesi in via di sviluppo.

Le iniziative in Europa

L’Europa, attraverso le sue varie istituzioni evolute nei decenni, ha seguito a grandi linee le tappe che abbiamo descritto in precedenza per quanto riguarda le Nazioni Unite.

Ci si è occupati in maniera originale soprattutto negli ambiti della tutela della salute, della possibilità di autodeterminazione del paziente e dell’inclusione dei disabili. La Convenzione di Oviedo (preparata dal Consiglio d’Europa) del 1997 (ratificata dall’Italia nel 2001), per esempio, all’articolo 5 considera il consenso libero e informato un principio generale applicabile all’intero campo della tutela della salute, e se ne prevede la revocabilità in ogni momento. 

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea ribadisce chiaramente che il consenso – insieme, tra gli altri, al divieto di eugenetica di massa – costituisce uno dei principi fondamentali in ambito medico e biologico (art. 3).

Il 2003 è statol’Anno europeo delle persone con disabilità a seguito del quale è stato istituito dalla Commissione Europea un piano d’azione 2004-2010 sull’approccio alla disabilità in Europa, in particolare nell’ambito del lavoro, delle politiche comunitarie e dell’accessibilità per tutti.

L’Unione Europea ha ratificato la Convenzione nel dicembre 2010: è la prima volta che un “organismo regionale” aderisce ad un trattato sui diritti umani. Dal 2012 è stato istituito un monitoraggio dell’implementazione della Convenzione, che prevede un piano di lavoro biennale per tale scopo (qui si può leggere quello per gli anni 2017-2018).

Sempre nel 2010 l’UE ha preparato un piano decennale che scadrà nel 2020. Ora si sta discutendo sul budget della UE dal 2021 al 2027. Per quanto riguarda la disabilità sono indicate alcune priorità che interessano tra l’altro alcuni ambiti quali l’accessibilità delle infrastrutture (reali e virtuali), la “vita indipendente”, l’inclusione sociale e la cooperazione internazionale.

Tornando indietro di qualche anno, è stata molto significativa la nascita, nel 1996, delEuropean Disability Forumuna ONG indipendente che vuole rappresentare gli 80 milioni di disabili presenti nell’Unione Europea. L’EDF svolge un importante ruolo di sensibilizzazione verso i cittadini europei e di pressione sulle istituzioni dell’Unione. Per citare le ultime iniziative vanno segnalate le azioni in vista delle recenti elezioni europee del 23-26 maggio 2019 per le quali l’EDF ha elaborato Manifesto per le elezioni europee 2019 nel quale si indicavano alcune politiche utili all’inclusione delle persone con disabilità. Dalla scorsa legislatura è invece presente a Strasburgo un  Intergruppo sulla disabilità all’Europarlamento con la rappresentanza di tutti i gruppi politici.

La situazione italiana

Sarebbe inutile in questa sede ripercorrere il cammino dell’Italia nella relazione con la disabilità, un percorso irto di ostacoli e di contraddizioni che comunque ricalca i progressi avvenuti in campo internazionale.

Negli anni 2000 alcune iniziative hanno portato all’attenzione il legame che intercorre tra la disabilità e la situazione economica del contesto in cui queste persone vivono: non è difficile comprendere quanto la povertà, la mancanza dei più elementari servizi igienici, assistenziali e sanitari, i problemi di nutrizione e denutrizione, la marginalità sociale incidano in maniera pesante sui disabili.

Nel 2005, per esempio, il legame con la povertà è stato sottolineato dalla partecipazione alla Marcia per la pace Perugia-Assisi, a cui il Consiglio Nazionale sulla Disabilità (Cnd) e la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap(Fish) hanno deciso di aderire.

L’anno seguente, diverse associazioni di persone con disabilità hanno aderito all’iniziativa “Stand Up! contro la povertà” collegata agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, per sottolineare ancora una volta come tutti gli Obiettivi, dalla povertà alla fame, dall’istruzione alla discriminazione delle donne con disabilità, dalla mortalità infantile alle malattie, all’accesso all’acqua e al cibo e così via riguardino anche le persone con disabilità.

Come avvenuto in altri Paesi, molto è cambiato con la ratifica della Convenzione da parte dell’Italia nel 2009 che poi ha portato all’istituzione, l’anno dopo, dell’ Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità. L’Italia è stata tra i primi paesi firmatari della CRPD ed è stata il primo paese a redigere le "Linee Guida" sulla disabilità dotandosi di un "Piano di Azione per la disabilità", in linea con gli standard internazionali di riferimento. 

Nel 2015 un decreto interministeriale ha fissato il Regolamento dell’Osservatorio secondo cui

L'OND ha funzioni consultive e di supporto tecnico-scientifico per l'elaborazione delle politiche nazionali in materia di disabilità con particolare riferimento:

-alla promozione dell'attuazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità;

-alla predisposizione di un programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità;

-alla promozione della raccolta di dati statistici e della realizzazione di studi e ricerche sul tema;

-alla predisposizione della relazione sullo stato di attuazione delle politiche sulla disabilità.

Il tema della vita indipendente è stato considerato una delle priorità del primo programma d'azione biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità, adottato con d.p.r. del 4 ottobre 2013.

Una delle sette linee di azione, la linea di intervento 3 "Vita indipendente e inclusione nella società", è in gran parte riferita proprio alle politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente e l'inclusione nella società per le persone con disabilità, al fine di definire linee comuni per l'applicazione dell'art. 19 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, fissando i criteri guida per la concessione di contributi, per la programmazione degli interventi e servizi e la redazione dei progetti individualizzati, come dimostra il Bando Linee Guida per il 2015.

Principi della vita indipendente

Il solo vero esperto sulla disabilità sono le stesse persone con disabilità.

- Tutte le persone hanno il diritto di scegliere da autonomamente come vogliono vivere.

- Se ogni persona riceve servizi dallo stato o da altri, deve poter decidere su come e da chi è offerto il servizio.

- Come cittadini di uno Stato, le persone con disabilità devono essere titolari degli stessi diritti e delle stesse opportunità degli altri cittadini e deve assumersi anche le stesse responsabilità dei cittadini non ancora disabili.

Gli anni più recenti

Un provvedimento che segna un punto di svolta è stato sicuramente il varo della Legge 112/2016, la cosiddetta legge sul “Dopo di noi” che sancisce un cambio di paradigma rispetto al mero assistenzialismo (sempre comunque carente) dotando l’ordinamento italiano di alcuni strumenti (giuridici e fiscali) utili a garantire i diritti dei disabili. In apertura della legge, all’articolo 1, si fa diretto riferimento alla Convenzione e si specifica che la normativa è volta a “favorire il benessere, la piena inclusione sociale e l'autonomia delle persone con disabilità”. Un altro importante passo in avanti. Le odierne difficoltà riguardano l’adeguamento della legislazione a livello regionale, il recepimento da parte degli ordini professionali (come quello dei notai che a volte ha dovuto supplirea certe lacune della legge stessa) e anche il concreto utilizzo da parte di singoli e associazioni. 

Nel dicembre 2017 l’Osservatorio ha pubblicato il Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità. Un’ottima sintesi si trova in questo articolo di Vita.it. Sono state elaborate 8 linee di intervento: 1. Riconoscimento/certificazione della condizione di disabilità e valutazione multidimensionale finalizzata a sostenere il sistema di accesso e la progettazione personalizzata; 2. Politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente e l’inclusione nella società; 3. Salute, diritto alla vita, abilitazione e riabilitazione; 4. Processi formativi ed inclusione scolastica; 5. Lavoro e occupazione; 6. Promozione e attuazione dei principi di accessibilità e mobilità; 7. Cooperazione internazionale; 8. Sviluppo del sistema statistico e di reporting sull’attuazione delle politiche. 

Per quanto riguarda la cooperazione internazionale, Il Programma d’Azione “sostiene l’azione di formazione, diffusione e confronto su temi cruciali quali la gestione delle emergenze, progettazione inclusiva, e la sensibilizzazione e informazione rivolta alla società civile e alle sue forme organizzate. Il Programma d’Azione suggerisce poi il valore strategico di dare visibilità e omogeneità e consolidare la posizione italiana in tema di disabilità sul piano internazionale e propone specifici interventi per raggiungere questo obiettivo”. Proprio questo aspetto è stato al centro del convegno  “Diversamente altri: riconoscersi risorsa nel mondo”, tenutosi a Trento nel marzo 2019.

Una novità importante riguarda l’istituzione nel 2018, da parte del governo presieduto da Giuseppe Conte, del “Ministero per le disabilità”, una novità nel panorama politico italiano. Questa scelta, di per sé opportuna e lodevole, presenta alcune criticità a partire da quella di essere senza portafoglio, incardinato nella Presidenza del Consiglio e curiosamente collegato anche al tema della tossicodipendenza e della lotta alla droga.

Il Garante dei detenuti e le persone con disabilità

Interessante è evidenziare il ruolo assunto dal Garante dei Detenuti in relazione alla disabilità. Questa figura indipendente di garanzia viene associata ovviamente in primo luogo al carcere e alle persone private della libertà, tuttavia in ossequio alla Convenzione sulla disabilità, al Garante è attribuito anche il ruolo di monitoraggio delle strutture per persone anziane o con disabilità. Questa importante funzione non può esaurirsi però solamente alle case di cura o alle residenze protette – più o meno grandi – ma investe tutto il pianeta della disabilità. 

Il Garante ne è consapevole: infatti un capitolo della Relazione annuale al Parlamento del 2019 è dedicato alle persone con disabilità. Per esempio si legge una riflessione sul Ministero delle Disabilità: “L’istituzione del nuovo Dicastero divide le Associazioni che operano nel settore. Infatti, da un lato c’è chi considera la nascita del Ministero per la famiglia e le disabilità come l’occasione per rendere omogenee le tutele già esistenti, in quanto figura di connessione fra i vari Ministeri, dall’altro, invece, c’è chi intravede nella sua creazione il rischio di ghettizzare, quanto meno sul piano culturale, chi necessita di politiche di inclusione”.

La Relazione dell’anno precedente era accompagnata da un corposo studio proprio sul rapporto tra “Salute e Libertà”. Molto significativo questo passaggio: “ Al 31 dicembre 2014 in Italia, risultano attivi 13.203 presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari per un totale di 399.626 posti letto. Gli ospiti dei presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari sono, a tale data, 386.072. In particolare, quasi 290 mila sono anziani con almeno 65 anni di età (il 75,1% degli ospiti complessivi); oltre 76 mila sono adulti con un’età compresa tra i 18 e i 64 anni (il 19,7% del totale); quasi 20 mila sono minori (il 5,2% degli ospiti complessivi).Il secondo aspetto più specifico riguarda la presenza delle persone con disabilità e non autosufficienza nei presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari: al dicembre 2014 si trattava di 273.316 persone, pari al 70,8% del numero complessivo di ospiti. Delle 273.316 persone con disabilità e non autosufficienza: 3.147 sono riportati come minori con disabilità e disturbi mentali dell’età evolutiva; 51.593 come adulti con disabilità e patologia psichiatrica; 218.576 come anziani non autosufficienti. Dunque, oltre l’83% degli ospiti con disabilità e non autosufficienza risultano essere anziani non autosufficienti”.

Nel mese di marzo 2019, in occasione del decennale della ratifica, ampio è stato il dibattito sulla situazione italiana. In sintesi questa è la direttrice su cui muoversi: Elaborare progetti individuali basati sull’empowerment, sul sostegno alla vita in comunità e autonoma, sulla riabilitazione e sull’abilitazione, orientati alla valorizzazione delle capacità e alla piena inclusione, attraverso la partecipazione diretta dei soggetti interessati.

Bibliografia essenziale in:

Nazioni Unite: disabilità

Organizzazione Mondiale della Sanità: disabilità

Forum Europeo della Disabilità

Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità

Documenti

Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (2006) 

The United Nations and Disability: 70 years of the work towards a more inclusive world (storia delle relazioni tra le Nazioni Unite e la disabilità -2018)

-World report on disability (2011)

-Rapporto su disabilità e Agenda 2030 (2018)

Istituzioni

WHO-disabilities

United Nation - disability

Disabled people’s international (DPI) 

European Disability Forum (Edf)

Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità

Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale

Federazione italiana per il superamento dell’handicap (Fish)

(Scheda realizzata con il contributo di Valeria Confalonieri, rivista e aggiornata da Piergiorgio Cattani nel maggio 2019)

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Una giornata da disabile in Italia