Cooperazione allo sviluppo: terzo rapporto di Sbilanciamoci!

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Sbilanciamoci: Libro bianco sulla cooperazione allo sviluppo

"Nel primo anno di questa legislatura la crisi che attraversa il settore della cooperazione non è stata di certo superata e le politiche di cooperazione continuano a vivere una condizione di profonda e grave difficoltà. Tuttavia qualcosa ha iniziato a muoversi e a segnare un avanzamento che non può essere trascurato": afferma l'introduzione del "Libro bianco sulla cooperazione allo sviluppo" presentato oggi a Roma dalla campagna Sbilanciamoci!

"La mancanza di risorse continua a tenerci in fondo alla classifica dei donatori internazionali. L'assenza di una strategia, di coordinamento tra i diversi attori della cooperazione porta l'Italia a rifugiarsi nelle istituzioni internazionali. La coerenza con le altre politiche, in particolare quelle commerciali, non è neppure presa in considerazione. La scarsa trasparenza porta lo stesso ministero a non conoscere la propria condizione, a contabilizzare come Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) i soldi per i Centri Permanenza Temporanea (Cpt) e a non poter pensare una seria programmazione". "Tuttavia - afferma il Rapporto giunto alla terza edizione - la nuova legislatura ha sicuramente ridato slancio e vigore alle iniziative di elaborazione di nuovi modelli per l'Italia e ai momenti di discussione e confronto".

La stessa nomina di una Vice Ministra con delega alla cooperazione "ha ridato centralità ai temi della cooperazione e ha dato il segno di un rinnovato rapporto di dialogo con la società civile, le ONG ed i movimenti sociali" - afferma il rapporto. "Abbiamo assistito - inoltre - ad una inversione di tendenza dei fondi stanziati in finanziaria - riportati a 600 milioni di euro dopo essere scesi fin sotto i 400 - e ad alcune prese di posizione importanti e di alto valore rispetto agli impegni multilaterali, pensiamo alla partecipazione al gruppo Lula-Chirac per la definizione di strumenti innovativi per finanziare lo sviluppo o all'uscita dell'Italia dalla PPIAF, l'iniziativa della Banca Mondiale volta alla privatizzazione dei servizi idrici. E soprattutto la presentazione della legge delega di riforma della legge 49/87, un'iniziativa attesa da tempo a cui che tuttavia va incontro ad un cammino lungo e insidioso" - afferma il rapporto.

Nei giorni scorsi, inoltre, il decreto extragettito - sul cosiddetto "tesoretto" - approvato dal Consiglio dei Ministri ha stanziato 260 milioni di euro per il 'Fondo Globale per la lotta a Aids, Tubercolosi e Malaria': un impegno del programma pre-elettorale dell'Unione riconfermato pubblicamente in più occasioni dal presidente Prodi, ma finora inattuato. E anche il Dpef, approvato dal Consiglio dei Ministri, detta un'inversione di tendenza circa l'Aiuto pubblico allo Sviluppo (Aps): "è indifferibile un'azione correttiva volta a innescare una tendenza positiva dell'APS, attraverso un significativo aumento dei relativi stanziamenti con l'intento di avvicinarsi il più possibile all'obiettivo dello 0,51 per cento". Il Dpef chiama i Ministeri competenti (Esteri ed Economia e Finanze) a definire "obiettivi annuali per il triennio 2008-2010". Questa sorta di "Road Map" ha il pregio - hanno sottolineato in vari durante la conferenza stampa di presentazione del Rapporto - di indicare una serie di tappe precise per i prossimi anni, iniziando dal primo step del 2008 con lo 0,33 % del pil e lo 0,42 % nel 2009, anno in cui il G8 è atteso in Italia.

Ma nel 2007 l'Aps rimarrà intorno allo 0,2%, mentre la nuova amministrazione non si è ancora mossa per ridurre la burocrazia che attanaglia la Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo del ministero degli Esteri - sottolinea Sbilanciamoci. Questa terza edizione si concentra in particolare sulla cooperazione multilaterale, ovvero su quella che ha come principale riferimento istituzionale il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF). "Di fronte all'incapacità del canale bilaterale di assicurare politiche di cooperazione qualificate, da anni l'Italia si rifugia dietro lo strumento multilaterale - si legge nell'itroduzione del Rapporto. Questo è gestito solo in piccola parte dal MAE, la parte relativa alle agenzie delle Nazioni Unite. La fetta più importante - Banca Mondiale, Banche Regionali di Sviluppo e Unione Europea - è invece seguita dal Ministero dell'Economia e delle Finanze".

Il Rapporto evidenzia che "dietro l'azione delle istituzioni multilaterali, si nascondono a volte progetti che mirano solo ad imporre le politiche neoliberiste e la penetrazione delle imprese occidentali nei mercati dei paesi poveri, oppure, ad un livello più basso, interessi economici e a volte clientelari". Fanno parte del primo gruppo "molte delle politiche realizzate dalla Banca Mondiale attraverso l'imposizione di condizionalità o l'offerta di consulenze che portino ad una progressiva apertura dei mercati del Sud. Su questa linea si sta muovendo anche l'Europa, le cui politiche di sviluppo sono fatte allo stesso tempo di aiuti e di politiche di penetrazione commerciale".

Il rapporto nota inoltre che "l'azione sul multilaterale è spesso considerata "nobile" perché si fonda sulla credibilità e l'autorità morale dell'ONU". "In questa maniera - prosegue - si possono nascondere con facilità pratiche clientelari che portano a finanziare sul multilaterale organizzazioni che multilaterali non sono, prima tra tutte la controversa IMG (International management group), italianissima organizzazione che riceve più fondi delle grandi agenzie dell'ONU". Anche per questo la questione della "trasparenza", cioè della chiarezza e della reperibilità dei dati sull'APS italiano, va affrontata subito anche attraverso la costituzione di una banca dati pubblica già prevista dalla legge 49 del 1987, ma mai attuata. In definiva ciò che emerge è "la necessità di un coordinamento più efficace tra i vari soggetti e di un "fondo unico" per tutti gli interventi di cooperazione, al fine di riportare ad unitarietà e a coerenza tutte le politiche pubbliche di cooperazione".

Proprio per questo appare di rilievo il disegno di legge (ddl) di riforma della legge 49, in discussione alla Commissione affari esteri al Senato dove maggioranza e opposizione sembra stiano dimostrando una certa collaborazione per accelerare il dibattito. Nel Ddl in discussione, "la cooperazione allo sviluppo torna ad essere una politica unitaria che deve armonizzare e ricondurre ad una unica ispirazione l'uso delle risorse pubbliche" - nota Sbilanciamoci. E', secondo il ddl, proprio il Ministero degli Esteri ad avere "la responsabilità della politica di cooperazione⅀definendo le priorità": è chiara la discontinuità rispetto alla legge 49. L'Aiuto Pubblico allo Sviluppo tornerebbe così ad essere un contenitore coerente di fondi indirizzati secondo una linea unitaria, pur se gestiti da soggetti diversi della Pubblica Amministrazione. Ed è importante in questo contesto che il disegno di legge delega metta di fatto fine all'aiuto legato che obbliga i paesi beneficiari ad avvalersi di beni e servizi erogati dal paese donatore". Nel DDL del governo, infine, "finalmente ci sono parole di chiarezza sui rapporti tra le attività di emergenza e quelle di cooperazione, cosa che può evitare la confusione che c'è stata fino ad oggi e che ha portato la Protezione Civile ad una "invasione di campo" nelle attività di ricostruzione e di cooperazione. La Protezione Civile si limiterà al primo intervento di soccorso; subito dopo la parola e l'azione spetteranno alla nuova Agenzia". [GB]

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