Birmania: continuano gli arresti, prosegue il boicottaggio

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Boicottiamo la Total - da Mandacarù

Continuano gli arresti di attivisti politici a Myanmar/Birmania nonostante l'impegno assunto dalla giunta militare con l'inviato di fronte al Rappresentante speciale dell'Onu Ibrahim Gambari. Lo denuncia comunicato di Amnesty International segnalando che nelle carceri di Myanmar si trovano oltre 700 persone arrestate durante e dopo le manifestazioni di settembre, oltre a 1150 prigionieri politici di vecchia data. "Due mesi dopo la violenta repressione nei confronti dei manifestanti pacifici, gli arresti arbitrari proseguono senza sosta nell'ambito di una sistematica soppressione della libertà di espressione e di associazione, che fa a pugni con il conclamato ritorno alla normalità" - ha dichiarato Catherine Baber, direttrice del Programma Asia - Pacifico di Amnesty International. "Il concetto di normalità per i militari birmani significa ritornare a compiere violazioni dei diritti umani sistematiche e massicce senza l'attenzione dei mezzi d'informazione. La comunità internazionale non può più tollerare una situazione del genere". Amnesty continua a sollecitare il loro rilascio immediato e incondizionato.

Sul fronte del boicottaggio alla dittatura militare, la cooperativa di Trento, Mandacarù ha rilanciato ieri la campagna 'Total fuori dalla Birmania'. "Nelle 12 botteghe Mandacarù in Trentino è possibile firmare la la petizione della campagna internazionale di pressione Burma Campaign "TOTALitarian Oil, la benzina che alimenta l'oppressione" che chiede il ritiro di Total dalla Birmania. "La Birmania è governata da 43 anni da una dittatura militare e Total, quarta delle sette sorelle del petrolio mondiale, attiva nel paese del Sudest asiatico dal 1992 con la costruzione di un gasdotto, è la maggiore finanziatrice del regime" - sottolinea Mandacarù.

"L'ostruzionismo francese a livello comunitario, per preservare gli interessi di un 'campione nazionale', ha fatto sì che le sanzioni dell'Unione Europea contro la Birmania escludessero prodotti come petrolio, gas e legno. L'esercito birmano ha sorvegliato per conto di Total la zona di costruzione del gasdotto tra il giacimento di Yadana nell'Oceano Indiano e la Thailandia. I militari si sono macchiati di svariati crimini: utilizzo di lavoro forzato, torture, maltrattamenti e stupri ai danni di abitanti dei villaggi birmani, spostamento coatto della popolazione" - denuncia Mandacarù che invita a scaricare e firmare la petizione.

Intanto nei giorni scorsi si è segnato un importante risultato del boicottaggio alla giunta birmana. Grazie al boicottaggio internazionale, infatti, l'asta per la vendita di pietre preziose che si è tenuta negli scorsi giorni nella capitale Yangon ha visto la metà delle entrate. L'asta era stata rimandata due volte per il timore che i numerosi appelli al boicottaggio diminuissero significativamente il numero dei compratori. Secondo i dati della Mge, il ricavato raggiunto è di 150 milioni di dollari, la metà dell'obiettivo dichiarato a inizio fiera e in calo di 35 milioni rispetto all'ultima asta, tenutasi sei mesi fa. Diversi dei più prestigiosi produttori di gioielli hanno aderito nelle scorse settimane al boicottaggio contro Myanmar/Birmania, rifiutandosi di comprare le pietre preziose dal regime militare. Le entrate rimangono comunque molto alte in primo luogo a causa del massiccio acqiusto di pietre da parte dei compratori cinesi. Si stima che il commercio di pietre preziose sia la terza fonte di entrate per la giunta militare birmana, dopo i combustibili fossili e il legno.

E proprio sul fronte del legno è da segnalare che, grazie all'opera di sensibilizzazione della Filca Cisl, il gruppo FoppaPedretti ha annunciato la volontà di non importare teak, un tipo pregiato di legno, dalla Birmania per le proprie produzioni. "E' stato importante - dichiara Paolo Acciai, Segretario nazionale e responsabile del settore - aver lavorato in sinergia con il Dipartimento Internazionale della Cisl, che oltre a fornirci l'elenco delle aziende che commercializzavano questi prodotti, ha creato azioni comuni che evidenziano una teoria già presente in Filca in cui è oramai appurato come ci sia una nuova sensibilità anche del consumatore finale alla scelta di prodotti non solo eco-sostenibili ma anche etico-sostenibili. Da parte nostra - continua il sindacalista Filca - continueremo a portare avanti le nostre convinzioni che si riflettono anche contrattualmente nell'inserimento di un nuovo patto di responsabilità sociale d'impresa che proponiamo in tutti i rinnovi contrattuali".

Va ricordato che da diverso tempo la Cisl aperto un sito di informazione, "Birmania Democratica" che puntualmente informa sulla situazione e sulle violazioni dei diritti in Myanmar/Birmania e riporta l'elenco delle imprese italiane che importano prodotti dalla Birmania e quelle che esportano verso la Birmania. [GB]

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