Basta speculare sulla fame, il non profit si mobilita

Stampa

Raccolta di miglio - Foto: World Development Movement

Sulla fame non si specula. È un concetto semplice, che in Europa sta mobilitando sempre più associazioni e gruppi della società civile, soprattutto chi lavora nel Sud del mondo e gli effetti delle impennate dei prezzi dei beni alimentari li vede da vicino. Cereali, olio, latte e zucchero non sono mai stati così cari dal 1990. A gennaio, ha rilevato il Food Prix Index della Fao, i prezzi degli alimenti di prima necessità sono saliti ancora a livelli record, battendo il primato del 2008 quando la fiammata sul costo delle derrate scatenò una serie di violente rivolte in Africa, in particolare in Egitto, e nel Sud Est Asiatico. Rispetto all’inizio del 2010 il mercato internazionale del mais ha registrato un aumento record del 49 per cento rispetto al prezzo fissato in Borsa ad inizio 2010, il grano del 39 per cento e i semi di soia del 35 per cento.

L’allarme rosso della Fao ha riportato l’orologio indietro di due anni, alla crisi alimentare del 2008. E ha rimesso al centro dell’attenzione un problema esploso allora e rimasto irrisolto: la speculazione finanziaria sui beni alimentari di prima necessità, una delle cause, anche se non l’unica, dell’impennata dei prezzi.

"Ci sono due tipi di speculazione attuabile con i cibi" - spiega Riccardo Moro, economista e docente di politiche dello sviluppo all’Università di Milano. "La prima è quella operata da chi dispone di un prodotto quando questo è scarso e lo ritira dal mercato, rendendolo ancora più caro, suscitando così rialzi dei prezzi più intensi, e rimettendolo sul mercato quando i prezzi sono altissimi per ottenere un guadagno maggiore". La seconda speculazione, più recente e molto insidiosa, "è quella finanziaria e si basa sui “futures”, titoli che legano il proprio rendimento alla realizzazione di un prezzo futuro". Per gli speculatori oggi scommettere sui prezzi dei beni alimentari è molto semplice: basta andare a comprare dei “futures” (per esempio sul grano) alla borsa di Chicago, che è la piazza di riferimento per i cereali. Basta farlo nel momento in cui il prezzo del grano è basso, fidandosi delle analisi che prevedono una nuova corsa al rialzo.

Colossali somme finanziarie sono state investite legandole all’andamento dei cereali e il loro rendimento è salito alle stelle quando questi sono andati alle stelle (questo video del sito “Stop Gambling On Hunger” spiega bene il meccanismo). "Non è difficile immaginare che potenti lobbies presenti sia sul mercato agricolo che su quello finanziario possano attuare entrambe queste forme di speculazione" - afferma Moro, "Abbiano cioè modo di influenzare l’andamento dei prezzi dei beni e, contemporaneamente, di scommettere sul loro andamento. In ambito nazionale questo comportamento è illegale, ma con un mercato finanziario mondiale che supera i confini giuridici nazionali, ed è accessibile da ogni parte del mondo, il fenomeno diventa quasi incontrastabile". E allora che fare?

In Europa, alcune organizzazioni hanno cominciato a chiedere delle regole che tutelino i beni di prima necessità, vitali soprattutto per chi nei Paesi poveri basa la sua dieta su di essi. Una delle prime ong a muoversi è stato il World Development Movement inglese, con una campagna che ha come target la Commissione europea, la quale ha avviato una consultazione sul tema della riforma del MiFID, cioè della direttiva che regola i mercati finanziari in tutta Europa. Il 2 febbraio, il vice-presidente della Commissione europea Antonio Tajani ha presentato una strategia integrata volta a mitigare la volatilità dei prezzi delle materie prime, dichiarando che “i mercati virtuali devono venire ricondotti all’economia reale e alle esigenze di approvvigionamento e di consumo dei suoi attori”.

“Chiediamo ai governi e ai parlamentari - dice l’appello del Wdm - di ascoltare i milioni di consumatori, lavoratori, contadini, uomini d’affari, gruppi religiosi, accademici, attivisti e altre persone che credono che un controllo efficace sulla speculazione finanziaria sulle materie prime alimentari è necessario per difendere i più poveri del mondo e chi produce cibo in tutto il pianeta dall’esposizione a improvvisi aumenti dei prezzi e alla loro estrema volatilità”. “In diversi ambiti sono necessarie delle regole - prosegue l’appello. Tra queste, bisogna assicurare una piena trasparenza e una supervisione e controllo sui mercati finanziari legati al cibo, imponendo dei limiti vincolanti alla possibilità che attori puramente finanziari possano partecipare al mercato dei derivati sui prodotti agricoli, e proibendo alle istituzioni finanziare di comprare stock di cibo e di terreni coltivabili”.

In Italia l’appello è stato rilanciato dalla rete “Sbilanciamoci” e ha raccolto le adesioni di sigle come Acli, Arci e Ctm Altromercato. "Senza alcun intervento, la situazione che si sta delineando rischia di creare sofferenze insostenibili alle famiglie a basso reddito nei paesi più poveri e di aggravare le condizioni di fame e denutrizione che già colpiscono più di 100 milioni di persone nel mondo" - ha dichiarato Guido Vittorio Leoni, Presidente di Altromercato. A ricordare che "il cibo non è una merce qualsiasi" è stata anche Coldiretti, che ha sottolineato l’urgenza di "contenere la volatilità delle quotazioni dei prodotti agricoli e impedire le speculazioni sul cibo che stanno giocando senza regole sui prezzi delle materie prime agricole dove hanno provocato una grande volatilità impedendo la programmazione e mettendo a rischio le coltivazioni e l’allevamento in molti Paesi".

"In realtà basterebbe un’intesa, a cominciare almeno dal G20, tra tutti i Paesi che sono sedi di mercati finanziari di un certo peso, per definire una norma concordata internazionalmente " - afferma Moro.

Intanto un precedente c’è ed è oltreoceano: lo U.S. Working Group on the Food Crisis - un cartello di ong americane e internazionali - ha inviato
al presidente Obama questa lettera aperta in cui viene avanzata una richiesta molto precisa: intervenire rapidamente sul Commodity Futures Modernization Act per tornare a porre delle regole al mercato dei future sui generi alimentari e sull’energia.

Emanuela Citterio

Ultime su questo tema

Bambini: “chi non produce è inutile”

25 Giugno 2019
È necessario contrastare l’idea che chi non produce è inutile per la società. A cominciare dai bambini costretti ad essere “economicamente attivi”. (Alessandro Graziadei)

Il nazionalismo che viene dall’est e i sovranismi post comunisti

24 Giugno 2019
Il politologo polacco Radosław Zenderowsk sul nazionalismo nell’Europa centrorientale, ripreso da Andrea Pipino, giornalista di Internazionale, proprio mentre il cosiddetto sovranismo e le tendenze...

La donna che combatte i matrimoni precoci

21 Giugno 2019
Povertà, matrimoni precoci e abbandono scolastico sono tre componenti dello stesso circolo vizioso. È contro un tale flagello che si batte da oltre 15 anni Theresa Kachindamoto, una donna...

L’Africa sempre più dimenticata

21 Giugno 2019
Gli ultimi dati sull’informazione che danno i telegiornali italiani sul Sud del mondo sono sconfortanti. Ma gli utenti possono fare qualcosa. (Piergiorgio Cattani)

Pyongyang senza cibo e Seul senza lavoro...

19 Giugno 2019
Mentre la Corea del Nord è in piena crisi alimentare i giovani sudcoreani affrontano una disoccupazione senza precedenti. Eppure... (Alessandro Graziadei)

Video

Obiettivi di Sviluppo del Millennio