Scrivere la Carta di Lampedusa, per un’Europa di pace

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Verso la Carta di Lampedusa – foto: unacittaincomune.it

Sveglia! Sono le 5 del mattino, devo fare il check-in, altrimenti perdo l’aereo e a Lampedusa non è che ci si può arrivare in treno. Lampedusa è lontana, ma una volta che ci sei stato ti rimane dentro con il suo mare, lo stesso mare che ha accolto gli ultimi attimi di vita delle migliaia di persone che annegandovi hanno cercato di raggiungerne le coste, ma invano perchè Lampedusa è lontana per me che prendo l’aereo da Malpensa, ma lo è ancor di più per le barche che partono dalla Tunisia o dalla Libia, per intraprendere un “viaggio” che può durare svariati giorni e che può concludersi, come è avvenuto spesso, in tragedia con centinaia di vittime.

Avvenne così il 3 ottobre 2013, quando una di queste barche si inabissò con al suo interno ancora centinaia di persone, proprio al largo di Lampedusa. Morirono quasi in 400.

Dopo quella strage, si è costituito un gruppo informale di persone, denominato Comitato 3 ottobre – Accoglienza che promuove l’istituzione di una “Giornata italiana ed europea dell’accoglienza e della memoria” da celebrare ogni anno, proprio nell’anniversario di quel triste avvenimento.

Non solo. Tra qualche giorno, infatti, dal 31 gennaio al 2 febbraio avrà luogo a Lampedusa un evento molto importante che segna, finalmente, un impegno serio e qualificato sulla questione dei diritti umani e civili violati a causa delle pessime politiche italiane e comunitarie che regolano i flussi migratori. A questo evento parteciperanno decine di associazioni, movimenti, sindacati, giuristi, gruppi laici e religiosi, provenienti da tante parti d’Italia e da diversi paesi europei e nordafricani per scrivere assieme la Carta di Lampedusa, un patto costituente tra tutti coloro che credono nella possibilità di fondare un’Europa nuova, dove le libertà e i diritti dei suoi cittadini si fondano sul principio che nessun essere umano può essere sottoposto a violenze e detenzioni arbitrarie, né tanto meno rischiare la propria vita, solo perché ha voluto o dovuto lasciare il proprio paese per raggiungerne un altro.

Unimondo seguirà da vicino questa iniziativa dedicando l’intera settimana ai temi delle migrazioni viste da molteplici punti di osservazione, forse in grado di far comprendere che questo fenomeno è globale, che riguarda da vicino il futuro dell’umanità. Lampedusa diventa quindi un simbolo.

Nei  tre giorni del forum  Lampedusa sarà la capitale del Mediterraneo per affermare la sua volontà di non essere più la frontiera fortificata di un’Europa incapace di conciliare diritti di persone e cittadini, ma porto accogliente che si prende cura dei naufraghi che raggiungono le sue coste ai quali viene negata la libertà perchè non in possesso di un documento. Dopotutto, che documentazione può possedere una donna incinta costretta a scappare dalla Somalia che prima di rischiare la traversata in mare, senza saper nemmeno nuotare in caso di necessità, ha già attraversato il deserto nel disperato tentativo di salvare se stessa e la vita che porta in grembo?

Sono felice di poter essere testimone di questo momento, ma sarò ancora più felice se non sarà un momento unico, è potrà ripetersi ancora negli anni a seguire perchè realisticamente ritengo che questa iniziativa potrà dare i suoi frutti solo se rappresenterà una prima sollecitazione, non occasionale, ma organizzata verso i governi europei affinchè questi, per davvero, decidano di cambiare le cose.

In Italia il Senato ha recentemente deciso, di mettere mano, finalmente, alla legge 189/2002, altrimenti nota come legge Bossi-Fini, attraverso un emendamento che depenalizza la prima entrata illegale nel paese di uno straniero senza documenti, rendendola un semplice reato amministrativo.

Si tratta di un primo passo verso una normalizzazione, anche se va detto che – come affermato in una bella intervista rilasciata a VITA da Andrea Segre – non può bastare, perchè tratta solo superficialmente la questione della regolazione dei flussi migratori che può essere affrontata soltanto con una legge quadro riguardante le politiche interne sull’immigrazione e sull’accoglienza dei richiedenti asilo che dovrà, ovviamente, considerare il fallimento della filosofia che ha finora guidato il legislatore, vale a dire la centralità assoluta del concetto di sicurezza quasi come se fosse un obiettivo raggiungibile in modo lineare, diretto, attraverso mere azioni di polizia.

La realtà di questi anni ci dice un’altra cosa e cioè che i respingimenti e la reclusione nei CIE dei naufraghi provenienti dalle coste dell’Africa, ma non solo, sono misure inutili e costose, ma che per motivi di consenso politico sono diventati argomenti taboo, intoccabili, perchè qualsiasi politica alternativa diventa automaticamente il pretesto di battaglie tra governo e opposizione in chiave elettorale. La verità è che sicurezza e accoglienza non sono obiettivi in opposizione l’uno all’altro. Anzi, possono essere complementari se decidiamo di raggiungere la sicurezza attraverso la gestione regolare degli arrivi dei migranti nel nostro paese, il che si tradurrebbe sia in un risparmio sull’amministrazione dei costosissimi CIE, sia nell’estirpazione dell’odioso traffico di esseri umani sui barconi della disperazione che giungono in Italia, specie sulle coste di Lampedusa.

La Carta di Lampedusa nasce proprio con l’intenzione di ripensare in modo radicale, ma sostenibile, le attuali politiche migratorie che non possono avere in un’isola 20 km² il loro core strategico e logistico. Lampedusa andrebbe restituita ai suoi cittadini e a tutti coloro che la amano e non essere degradata ad un campo di reclusione in mezzo al mare, perchè se crediamo che la soluzione sia quella di tenere segregati degli esseri umani che non hanno alcuna colpa, se non quella di fuggire da luoghi dove rischiavano seriamente la vita, allora non è passato nemmeno un giorno da quando i soldati russi e alleati entrarono nei campi di concentramento sorti nel cuore d’Europa per segregare persone la cui esistenza, per motivi razziali, politici e di orientamento sessuale, non era sopportata.

Oggi, sarà un caso, è il 27 gennaio, “Giorno della Memoria” nel quale si commemorano le vittime della Shoah. Ma questa data, rappresenta anche uno spartiacque sintetizzato da una scelta: Mai più. Il 27 gennaio, infatti, accettando di commemorare tutti coloro che morirono a causa del nazismo, accettammo anche di caricarci di una responsabilità che non può avere ripensamenti e cioè che non vogliamo più essere una società che accetta, seppure in silenzio, lo spegnersi di anche una sola vita umana nel nome di un’ideale, qualsiasi esso sia, perchè non esistono idee, filosofie, comunità che possono fondarsi sul sangue degli innocenti quando questo viene versato in modo deliberato.

Questa settimana tante persone proveranno a scrivere la Carta di Lampedusa, affermando quei principi di pace e giustizia che hanno portato l’Europa nell’era della democrazia. Oggi siamo un po’ in crisi, è vero, ma ho la speranza che sia solo un momento. Ho la speranza che prima o poi torneremo a lavorare per costruire un’Europa e un Mediterraneo che siano spazi di civiltà e pace.

Pasquale Mormile

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