Unione Europea

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“La federazione europea non si proponeva di colorare in questo o quel modo un potere esistente. Era la sobria proposta di creare un potere democratico europeo”.(Altiero Spinelli)

 

Introduzione

Unita nella diversità. Con questo motto prese vita, poco più di mezzo secolo fa, un progetto ancor oggi in evoluzione. Iniziato negli anni cinquanta con la creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio, i paesi europei - ancora sconvolti dalla seconda guerra mondiale - iniziarono ad unirsi sul piano economico e politico al fine di garantire una pace duratura. Dai sei fondatori Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi, oggi, tra sfide sempre nuove, problemi di integrazione tra i paesi membri e critiche, quella che ora è chiamata Unione Europea, conta 27 Stati. Ma questa è solo una delle tante Europe possibili.

 

Dall'Europa dei 12 all'Europa dei 27

La Comunità Economica del Carbone e dell'Acciaio diventa realtà nel 1951 con il Trattato di Parigi. Le materie prime della guerra passavano così sotto il controllo di un'autorità comune, l'Alta Autorità del carbone e dell'acciaio diventano così strumenti di riconciliazione e di pace. Nel 1957, i trattati di Roma istituiscono ufficialmente la Comunità economica europea (CEE) e la Comunità europea dell'energia atomica (Euratom). I sei paesi che ne fanno parte non applicano più dazi doganali nell’ambito dei reciproci scambi. Con l’adesione della Danimarca, dell’Irlanda e del Regno Unito il 1° gennaio 1973, il numero degli Stati membri sale a nove. Nel 1979 viene eletto il Parlamento per la prima volta a suffragio universale. Nel 1981 è il turno della Grecia, mentre il Portogallo e la Spagna aderiscono nel 1986. Nello stesso anno viene firmato l’Atto unico europeo e nasce il Mercato unico. Il 9 novembre 1989, cade il muro di Berlino, l’ultima caposaldo della Guerra Fredda. Quindi nel 1992 con il trattato di Maastricht - dopo il lungo cammino delle Comunità europee - si consolidano e potenziano le istituzioni comunitarie creando l'Unione Europea che oggi conosciamo.

L’anno seguente viene completato il mercato unico basato sulle quattro libertà di circolazione di beni, servizi, persone e capitali e nel 1995 aderiscono Austria, Finlandia e Svezia. A seguire del Trattato di Maastricht del '92 viene istituito trattato di Amsterdam nel 1997; a seguire il trattato di Nizza del 2001 e quello di Lisbona nel 2007. Questi trattati hanno instaurato stretti legami giuridici tra gli Stati membri e la legislazione dell'Ue. Gli accordi di Schengen gradualmente, consentono ai cittadini di viaggiare liberamente senza controllo dei passaporti alle frontiere anche se pongono un freno alla libera circolazione di tutti i cittadini come descritto dalla Dichiarazione Universale.

Con l’adesione di - Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Slovenia, Ungheria nel 2004 - e poi di Romania e Ungheria nel 2007, si arriva a quota 27. Detto allargamento ottenuto in pochi anni ha scontentato molti cittadini europei che non si riconoscono più identitariamente nella casa europea; d’altronde l’integrazione va nella direzione dei padri inspiratori l’Unione e quindi la creazione della pace. A riguardo l’Unione avrebbe dovuto investire maggiormente in cultura e quindi educazione dei propri cittadini o forse meno in strutture per prevenire nazionalismi che non hanno più senso nell’era dell’interdipendenza.

L'Unione consiste attualmente di una zona di libero mercato, detto mercato comune, caratterizzata da una moneta unica, l'euro, regolamentata dalla Banca centrale europea e attualmente adottata da 16 dei 27 stati membri. L'Unione ha definito innanzitutto una politica agricola comune, una politica commerciale comune e una politica comune della pesca. In seguito si è proseguito con la politica sociale, ambientale e regionale non senza creare polemiche e divisioni che rendono non facile il cammino verso un'Unione politica.

 

Entrare nell'Ue

Per far parte dell'Unione, lo Stato aspirante membro deve rispettare una serie di condizioni economiche e politiche conosciute come criteri di Copenaghen. In particolare i paesi candidati, oltre a dover essere situati geograficamente in Europa, devono garantire: istituzioni stabili e democratiche, uno stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e delle minoranze; un'economia di mercato funzionante e la capacità di fronteggiare la competizione e le forze del mercato all'interno dell'Unione; la capacità di sostenere gli obblighi derivanti dall'adesione, inclusi l'adesione all'unione politica, economica e monetaria. Nel dicembre 1995 il Consiglio Europeo di Madrid ha riformulato i criteri d'accesso, richiedendo che i nuovi membri adattino la propria struttura amministrativa e giuridica per fare in modo che la legislazione europea possa essere efficacemente adottata dalla legislazione nazionale.

Le istituzioni europee

L'Unione Europea non è né una confederazione di Stati e né uno Stato federale. Trattasi di un'entità nuova e storicamente unica. E lo dimostra un sistema politico in costante evoluzione. Si basa su istituzioni alle quali gli stati membri delegano parte della propria sovranità nazionale. Le sue competenze spaziano dagli affari esteri alla difesa, alle politiche economiche, all'agricoltura, al commercio e alla protezione ambientale. Le istituzioni principali dell'Unione comprendono il Parlamento, il Consiglio dell'Unione Europea, la Commissione, la Corte di Giustizia, la Banca centrale europea e la Banca degli Investimenti.

Il Parlamento europeo dal 1979 elegge i suoi membri democraticamente, in tutti i territori dell'Unione, a suffragio universale, e resta in carica cinque anni. Suo compito è approvare la legislazione europea sulla base delle proposte presentate dalla Commissione. Il Consiglio dell’Unione Europea è il principale organo decisionale comunitario ed è costituito da ministri dei governi nazionali di tutti gli Stati membri. Alle riunioni partecipano i ministri competenti per gli argomenti discussi, a seconda dei casi. Ogni sei mesi un diverso paese membro assume la presidenza dell’UE, presiede le riunioni del Consiglio e fissa l’indirizzo politico generale.

La Commissione Europea è l’organo esecutivo dell’UE, rappresenta e difende gli interessi dell’Europa nel suo complesso. La Corte di giustizia assicura che il diritto comunitario venga interpretato e applicato parimenti in tutti i paesi dell’UE. La Banca centrale europea è responsabile della gestione dell’euro fissando i tassi di interesse. La Banca Europea per gli Investimenti finanzia progetti di infrastrutture, fornisce crediti per investimenti alle piccole e medie imprese ed eroga prestiti agli Stati candidati all’adesione all’UE e ai paesi in via di sviluppo. Il Comitato economico e sociale europeo il Comitato delle regioni sono due organi consultivi.

 

Questioni critiche

Nonostante i nobili scopi dichiarati dai padri fondatori dell'Europa, il cammino verso un'integrazione, una cittadinanza comune, e una posizione unica - che vada oltre quelle dei paesi membri - appare ancora lontana. Sono in molti a sostenere che l'UE sia nata prima di tutto per motivi economici e ciò spiega la lontananza dai cittadini. A dimostrarlo è lo scarso interesse per le questioni che riguardano l'Europa, la scarsa affluenza alle urne in occasione delle elezioni dell'Europarlamento. L'incapacità di far valere una visione unica sulle principali questioni internazionali le fa perdere autorevolezza e apparire ancora una Cenerentola tra i giganti Stati Uniti, Russia e Cina.

Anche tra gli europeisti alcune posizioni, e soprattutto alcune strategie d'azione, vengono messe in discussione e spesso criticate. Una di queste è la strategia di Lisbona adottata nel 2000. L'obiettivo è quello di fare dell'economia europea una concorrente in grado di confrontarsi con i giganti sovradescritti. Questo presuppone che tutti i settori siano aperti alla concorrenza, che venga dato ampio spazio all'innovazione e all'investimento e che i sistemi scolastici ed educativi siano in grado di rispondere alle esigenze della società dell'informazione. Il tutto per raggiungere l'obiettivo di diventare l'economia più dinamica e competitiva al mondo entro il 2010. La strategia dà molta importanza alla concorrenza e alla competizione sfrenata, concetti che, in tempo di crisi economica mondiale, sono divenuti oggetto di numerose riflessioni e che sono abbastanza antitetici rispetto allo sviluppo sostenibile e quindi all'attenzione per l'ambiente e per le questioni sociali.

Nella stessa ottica anche la PAC (Politica Agricola Comune) ha dato luogo a forti critiche che includono la messa in discussione dell'intero sistema di scambi, il commercio mondiale, il capitalismo e il liberismo selvaggio. La PAC, fin dalla sua adozione, ha previsto finanziamenti destinati alle attività di coltivazione all'interno dell'Unione. Lo scopo dichiarato era quello di mantenere livelli adeguati di produzione agricola concedendo sussidi alle aziende ed ai lavoratori direttamente impiegati nel settore. Una delle misure consistette nella fissazione di livelli minimi di prezzo per i prodotti agricoli, che generarono enormi eccedenze. La procedura usuale dell'Unione Europea era pagare gli esportatori perché potessero vendere i prodotti all'estero e allo stesso tempo stabilire un certo grado di protezionismo nei confronti dei prodotti che arrivano dai paesi extra UE. Questa strategia non è stata apprezzata dagli Stati Uniti, e neanche dai paesi dei Sud del mondo, direttamente danneggiati. Un esempio sono le polemiche e i contrasti nati per il rinnovo degli accordi EPA (partenariato economico con i paesi Acp). La PAC ha subìto alcune modifiche, ma anche nella versione attuale, è stata accusata di distribuire fondi in maniera poco equilibrata, favorendo le aziende agricole più grandi e sostenendo la diffusione di metodi di coltivazione invasivi.

Su queste e altre questioni la società civile europea ha presentato le sue richieste in vista delle prossime elezioni del Parlamento. Anche la Banca europea per gli investimenti non gode di particolari successi. In particolare viene accusata di finanziare progetti ambigui nei Sud del mondo, che spesso violano i diritti dei popoli e dei diritti umani, ma anche di finanziare multinazionali che hanno sede nei cosiddetti paradisi fiscali. Un'altra questione che suscita molte perplessità è l'attività di un altissimo numero di lobbisti a Bruxelles, la maggior parte dei quali lavora per fare gli interessi particolari dell'una o dell'altra azienda privata. Sono circa 15.000 i lobbisti e 2.500 le organizzazioni che influenzano i lavori della istituzioni europee stressando il lavoro dei funzionari delle istituzioni.

 

La tutela e promozione dei diritti umani e la guerra in casa

L'Unione Europea ha da sempre assunto il principio dello stato di diritto e la tutela e la promozione dei diritti umani come propri valori fondanti. Per quanto riguarda la situazione interna, l'UE ha promosso l'armonizzazione delle legislazioni nazionali in materia di asilo politico per i rifugiati, e si propone - almeno nelle dichiarazioni - di combattere il razzismo e la xenofobia attraverso il sostegno ad una rete di organizzazioni non governative ed una specifica agenzia. In particolare nel trattato di Nizza c'è la proclamazione solenne della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea. Dal punto di vista delle relazioni internazionali, dal 1992 l'Unione ha introdotto nei propri accordi commerciali e di cooperazione con paesi terzi una clausola che indica il rispetto dei diritti umani come elemento essenziale dei rapporti bilaterali.

Rimangono dubbie le posizioni dell'Ue riguardo all'immigrazione - argomento di grande attualità e che vede gli Stati membri lontani da una posizione comune - e la sua ingerenza in questioni di politica estera. Molti sostengono che grazie all’unità costruita negli ultimi 50 anni, una guerra tra i paesi dell’Unione sarebbe oggi impensabile. In realtà l’UE è stata inerme di fronte alle guerre che dal ‘91 al ‘94 hanno sconvolto la ex Jugoslavia mentre alcuni suoi stati hanno preso parte unilateralmente alla guerra umanitaria contro la Serbia del '99 sotto l’ombrello della Nato.

L'Alleanza atlantica è nata originariamente con scopi difensivi per paura di una guerra con gli stati del blocco sovietico ma nel summit di Washington del 1999, i paesi membri si impegnarono non solo ad assistere - come previsto dall’articolo 5 del trattato del 1949 - qualsiasi di loro fosse attaccato nell’area nord-atlantica ma anche a condurre operazioni di risposta alle crisi non previste dall’articolo 5, al di fuori del territorio dell’Alleanza. Nel vertice europeo di Helsinki del 1999 venne proposta la realizzazione di una Forza di Difesa Europea e Madeleine Albright, Segretario di stato USA ai tempi della guerra in Kosovo, sottolineò come il conflitto nei Balcani fosse "un test chiave per l’abilità dell’UE, e dell’Europa in generale, di condurre una politica estera e della sicurezza che non sia solo comune, ma effettiva".

Dopo la moneta unica ed il genocidio nei Balcani furono in molti ad auspicare la convergenza dei costosi eserciti statuali verso un’Unione più stretta anche in campo militare. Il processo sembra non essere realizzabile a breve termine e così anche alla prossima crisi umanitaria l’Europa sarà costretta a ricorrere alla Nato che non sempre interviene chirurgicamente in casa d’altri.

 

La fortezza Europa

In Europa arrivano sempre più persone costrette ad abbandonare le loro terre d'origine. Alcuni degli Stati membri sono spesso rappresentati dai media in situazioni di emergenza per sbarchi dei migranti, anche se le statistiche dell' Unhcr e della Caritas Migrantes dicono che la maggior parte di loro arrivano via terra. Forte anche di queste emergenze mediatiche l'Unione Europea si è dotata nel 2004 di un' agenzia per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne FRONTEX.

Numerosissime sono le critiche a questo atteggiamento di chiusura, molto spiccato soprattutto in alcuni paesi tra i quali anche l'Italia che è anche oggetto di numerose critiche dalle più alte istituzioni internazionali per la sua nuova legislazione vicina a posizioni xenofobe e razziste che prevedono persino i respingimenti di migranti in mare. Per questo si è soliti parlare della Fortezza Europa, per indicare un atteggiamento di chiusura dei paesi membri nei confronti dell'immigrazione e più in generale nei confronti dei non europei, ma anche per rendere visibili i drammi dell'immigrazione attraverso le notizie che riguardano le storie di migranti diretti in Europa.

Euro-critici

L'Europa non piace a molti. Almeno per come si presenta ora. Per molti, le strutture istituzionali dell'UE non garantiscono un'adeguata rappresentanza democratica ai suoi cittadini, se si considera che le principali funzioni sono infatti attribuite al Consiglio dei ministri e non al Parlamento europeo, che è investito di poteri relativamente più limitati. I lavori dell'Europarlamento sono poi scarsamente coperti dai mezzi di comunicazione della maggior parte degli stati membri e questo non favorisce alla formazione della cittadinanza comunitaria. L'opinione pubblica non è generalmente a conoscenza del funzionamento e delle decisioni dell'istituzione.

Alcuni hanno posizioni molto dure e si definiscono euroscettici, cioè appartenenti a un vero e proprio movimento di pensiero prevalentemente popolare, contrario alle politiche dell'Unione Europea, all'allargamento della giurisdizione comunitaria negli affari nazionali e all'introduzione dell'euro come moneta unica. Questo atteggiamento ha avuto un ruolo determinante nella bocciatura della Costituzione europea sia nel referendum francese che in quello olandese del 2005, che hanno portato all'affossamento della carta comune europea. Anche il no irlandese nel referendum sul Trattato di Lisbona dello scorso giugno, va visto in quest'ottica. Il trattato sostituisce la Costituzione proprio in seguito alle bocciature francese e olandese, ma necessita della ratifica di tutti gli stati membri prima di entrare in vigore, e il sistema di ratifica non è uniforme in tutta l'Ue.

 

Il Consiglio d'Europa

Il Consiglio d'Europa non un’Istituzione dell’Unione. Trattasi di un'organizzazione autonoma e precedente a ogni tentativo di Ue e si differenzia da questa perché nasce con l'intento di tutelare i diritti delle persone prima che quelli del mercato. Istituito all'indomani della seconda guerra mondiale, il 5 maggio 1949, ha lo scopo di favorire la creazione di uno spazio democratico e giuridico comune in Europa, organizzato nel rispetto della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e di altri testi di riferimento relativi alla tutela dell'individuo. Si occupa anche di garantire il primato del diritto; favorire e incoraggiare la consapevolezza dell'identità culturale europea e della sua diversità; cercare soluzioni comuni a problemi sociali, quali: discriminazione delle minoranze, xenofobia, intolleranza, bioetica e clonazione, terrorismo, tratta degli esseri umani, criminalità organizzata e corruzione, criminalità informatica, violenza nei confronti dei bambini; sviluppare la stabilità democratica in Europa, sostenendo le riforme politiche, legislative e costituzionali. Oggi conta 47 stati membri e 5 in attesa di riconoscimento.

 

Conclusioni

La Croazia, l’ex Repubblica Jugoslava di Macedonia e la Turchia sono gli attuali candidati all’adesione all’UE. La questione Costituzione/Trattato rimane ancora aperta e oltre alle posizioni dei singoli cittadini sono anche le posizioni di alcuni stati membri che sembrano far allontanare l'idea di una unità politica. Soprattutto gli ultimi entrati, come Repubblica Ceca e Polonia sembrano più reticenti. Un ruolo fondamentale è giocato dai giovani. A loro l'Ue ha dedicato un'attenzione particolare, soprattutto per quanto riguarda la loro mobilità. Ha infatti aumentato sensibilmente le possibilità di studiare e lavorare all'estero con numerosi programmi come per esempio Erasmus che ha mobilitato 1.700.000 giovani e con il lavoro per riconoscere i titoli di studio in tutta l'Ue con Europass. Ma ha anche creato dei programmi di formazione e scambio tra giovani appartenenti a differenti paesi come gioventù in azione, con l'intento di creare una cittadinanza comune. Insomma il tentativo di creare gli europei prima dell'Europa va nella direzione giusta anche se la mutazione antropologica avverrà con le migrazioni transcontinentali.

Tabelle e dati

Tutti i trattati prima e dopo l'Unione Europea

Bibliografia

Riccardo Perissich, L'Unione Europea: una storia non ufficiale, Longanesi 2008

Collana Istituto Italiano Scienze Umane. Dialoghi, L'Unione Europea nel XXI secolo. “Nel dubbio, per l'Europa”, Il Mulino 2008

 

(Scheda realizzata con il contributo di Elvira Corona)

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L'Unione Europea in sintesi