Italia: la legge sulle intercettazioni, un favore a ecomafie e illegalità

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Manifestaziine contro la 'legge-bavaglio' - Foto: ©Kataweb

"L'Italia ha bisogno di trasparenza e legalità, non di segretezza". E' fortemente critico il giudizio delle Acli sulla legge che verrà votata oggi, blindata con la fiducia, al Senato sulle intercettazioni telefoniche e ambientali. "Di fronte all'emergenza legalità che affligge gravemente il nostro Paese - spiega il presidente delle Acli, Andrea Olivero - e che viene portata a conoscenza dell'opinione pubblica proprio grazie alle indagini dei magistrati e alle cronache dei giornalisti, ci saremmo aspettati dalla politica altre risposte: nuove regole contro la corruzione, un potenziamento delle capacità investigative, un'interpretazione più rigorosa del senso dello Stato e della moralità pubblica. Si procede, invece, pervicacemente, malgrado le correzioni delle ultime ore, a ridurre gli spazi di azione di magistrati e giornalisti, per giunta a colpi di maggioranza, anzi 'blindando' i testi per coprire i dissidi all'interno della stessa coalizione di Governo".

"Certamente - aggiunge Olivero - il diritto alla riservatezza dei cittadini è importante, le violazioni al segreto istruttorio vanno impedite, i giornalisti possono e devono essere richiamati ad un maggior senso di responsabilità nell'utilizzo delle informazioni di cui vengono in possesso. Per tutelare queste esigenze era ed è possibile trovare soluzioni ragionevoli e condivise. Ma è la corruzione la vera emergenza del Paese, con ricadute gravissime non solo sul piano politico ed economico - l'evasione fiscale, il lavoro sommerso, lo spreco di denaro pubblico, le mafie e le clientele - ma anche sul piano sociale ed educativo: il venir meno del senso dello stato, della legalità, del bene comune. Per fare crescere finalmente la democrazia nel nostro Paese - conclude il presidente delle Acli - avremmo allora bisogno di maggiore responsabilità e trasparenza, non certo di maggiore segretezza. E per far questo la libertà d'informazione non è solo un diritto fondamentale della Costituzione ma anche un dovere imprescindibile".

Con un comunicato il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, ribadisce che "solo le intercettazioni hanno permesso di scoprire e bloccare alcuni pericolosi traffici di rifiuti industriali, soprattutto al Nord Italia, gestiti dalla criminalità organizzata insieme a imprenditori collusi e ‘colletti bianchi’ senza scrupoli, che ora queste norme impediscono di ascoltare. Se il testo della legge sulle intercettazioni - così come sembra emergere dai commenti odierni - non prevederà la possibilità di indagare in quella “fascia nebulosa” dei collusi non prettamente mafiosi, le ecomafie festeggeranno, in attesa di guadagnare cifre anche superiori ai 20,5 miliardi di euro intascati nel 2009”.

“Le intercettazioni ambientali e telefoniche sono uno strumento fondamentale per contrastare i crimini contro l’ambiente. Crimini che non causano solo gravi danni al territorio ma che alimentano il business dell’illegalità gestito dalle cosche, devastano i settori legali del turismo e delle produzioni agroalimentari di qualità; aumentano l’incidenza di malattie gravi e spesso irreversibili, minano il futuro dell’intero Paese. Le Forze dell’ordine fanno un lavoro straordinario per contrastare l’ecomafia – ha concluso Cogliati Dezza – ma hanno bisogno dell’impegno del Governo per poter consolidare i risultati, a partire dalla possibilità di usare le intercettazioni e dall’urgenza di introdurre i delitti contro l’ambiente nel Codice Penale”.

Un punto, quello dell'indebolimento degli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata, sul quale nei giorni scorsi era intervenuto anche il presidente di Libera, don Ciotti. "Alcune modifiche al disegno di legge sulle intercettazioni sono state fatte, ma ancora non sono sufficienti: non deve essere mortificata la profondità dell'informazione, perché meno informazione significa meno partecipazione e dunque meno democrazia". "Per sostenere la lotta alla mafia - ha spiegato don Ciotti - occorre impostare, al di là degli slogan, una politica di coerenza su intercettazioni, su beni confiscati, sul ruolo dell'informazione, sull'indipendenza della magistratura. E puntare sulla scuola, sull'università, sulle politiche sociali".

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) comunica che la Conferenza Nazionale dei Comitati di Redazione ha approvato un comunicato nel quale si denuncia con forza e indignazione l'imposizione del "silenzio di Stato". "Il disegno di legge impedisce ai giornalisti di dare notizie, a volte per anni, perché vieta la pubblicazione della cronaca giudiziaria fino alla conclusione delle indagini preliminari" - afferma la nota.

"La norma inoltre impedisce, di fatto, alla magistratura di svolgere efficaci indagini contro la criminalità. I giornalisti italiani - aggiunge la nota - sono pronti alla resistenza civile e non accetteranno mai di sottostare a una legge che limita il diritto dei cittadini ad essere informati e il loro diritto-dovere di informarli. I cittadini sappiano comunque fin d’ora che i giornalisti faranno ogni sforzo affinché loro possano continuare a conoscere tutte le notizie. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana annuncia diverse forme di lotta, nessuna esclusa, compresi lo sciopero e una manifestazione nazionale aperta alla società civile. [GB]

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