Anche per la Germania «il Ttip è fallito». Ma il Ceta va avanti

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Immagine: Greenreport.it

Dopo la Francia anche la Germania ha detto che i negoziati sulla Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip) sono ormai falliti. E’ stato il socialdemocratico Sigmar Gabriel, vice-cancelliere tedesco e ministro dell’economia, a chiudere la porta che era già stata sbattuta dal presidente François  Hollande qualche mese fa. Probabilmente il 14esimo round negoziale di luglio  sull’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti è stato l’ultimo e infruttuoso tentativo di  arrivare al trattato di libero scambio Usa-Ue per il quale il presidente Usa Barack Obama e le multinazionali si erano spesi tanto e chev vedeva l’entusiastico sostegno del governo italiano. Ma ora, dopo i socialisti francesi anche la socialdemocrazia tedesca dice no (evidentemente con il sofferto beneplacito di Angela Merkel e quello più entusiasta dei suoi riottosi democristiani) e Renzi si trova isolato rispetto alla stessa famiglia politica alla quale appartiene il PD, anche nel Parlamento europeo.

Quella che sembra la pietra tombale sul Ttip, che Obama voleva approvato prima delle elezioni presidenziali Usa di novembre, Gabriel l’ha scolpita durante in un’intervista alla televisione nazionale tedesca Zdf dove ha  dichiarato che «I colloqui con gli Stati Uniti sono di fatto falliti perché noi europei, naturalmente, non dobbiamo soccombere alle richieste americane: nulla si sta muovendo in avanti». Un colpo alla politica pro-Ttip della Merkel e di Renzi che si sono sempre dichiarati sostenitori del Trattato Transatlantico che è fortemente osteggiato anche negli Usa, a cominciare da Hillary Clinton e da Donald Trump. Ma il nostro ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, non demorde e scrive sul suo profilo Twitter: «Che non si chiuda entro novembre probabile, che offerta US insufficiente sicuro, che sia morto dubito molto»

Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop Ttip Italia, è naturalmente soddisfatta di quanto detto da Gabril: «Una dichiarazione importante perché fa proprie le preoccupazioni della società civile europea e statunitense», ma aggiunge che «E’ necessario comunque tenere gli occhi aperti: se Sigmar Gabriel sottolinea ciò che da anni hanno sostenuto Stop Ttip Italia e le altre campagne europee, questo non significa che non possa trattarsi di tattica negoziale. Capiremo cosa accade al Consiglio Europeo di Bratislava di settembre dove, tra l’altro, si parlerà anche del preoccupante Accordo con il Canada, il CETA, già approvato ma che grazie alle pressioni dal basso abbiamo ottenuto che venga ratificato anche dai Parlamenti nazionali, senza esautorare i nostri Parlamentari da una decisione così importante per l’economia del nostro Paese. Da Bratislava dovrà uscire un secco stop al Ttip e al Ceta, come richiesto dalla maggioranza dei cittadini europei». Il Ceta è il Comprehensive Economic and Trade Agreement, un trattato di libero scambio tra Canada e Unione europea è stato concluso nel 2014 ma non ancora approvato da tutti gli Stati membri dell’Ue. E proprio sul Ceta  Gabriel si è mostrato più ottimista su un accordo, definendolo «un grande passo avanti» e aggiungendo che si batterà perché venga approvato.

Secondo Elena Mazzoni, tra i coordinatori della Campagna Stop Ttip Italia, «La dichiarazione di Sigmar Gabriel dovrebbe aprire un serio dibattito interno all’Europa e al nostro Governo su come vengano decise le priorità politiche ed economiche. Ma l’eventuale e auspicato blocco del negoziato Ttip non risolve il problema: l’accordo con il Canada ormai approvato va bloccato in sede parlamentare, facendo mancare la ratifica da parte di alcuni Paesi membri. Hanno sempre presentato il Ceta come precursore del Ttip: una sua approvazione presenterebbe molti dei problemi che il Ttip portava con sé, a cominciare dal dispositivo di tutela degli investimenti, la cui riforma non ci rassicura per nulla in merito alla tenuta dei diritti sociali e ambientali».

Un altro dei coordinatori della Campagna Stop Ttip Italia, Marco Bersani, conclude: «Una buona notizia, emersa grazie a milioni di persone che si sono opposte e a una pressione dal basso che ha chiesto a gran voce di non derogare sui diritti e sulla qualità. Ma un risultato così importante per la società civile non deve farci dimenticare che serve un vero e proprio ribaltamento della politica commerciale europea, ad oggi basata troppo sulla spinta verso la liberalizzazione dei mercati e l’austerità, e troppo poco verso un processo realmente rispettoso delle persone e dell’ambiente».

Da: Greenreport.it

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