“Education First” nella Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia

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Il segretario Onu Ban Ki Moon – Foto: facebook.com

Il 20 novembre del 1989 l’Assemblea Generale dell’Onu approvò all’unanimità la Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo. Trent’anni prima, esattamente nello stesso giorno, l’Organizzazione aveva adottato un’omonima, ma non vincolante, Dichiarazione. La scelta di questa data come Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia, dunque, appare obbligata, a rimarcare sia i progressi raggiunti che il molto lavoro da fare.

L’introduzione di una specifica cornice di tutela per i bambini è il risultato di un percorso né facile né rettilineo, a dispetto dell’attenzione che sin dalla fine della seconda guerra mondiale la comunità internazionale aveva rivolto agli stessi, con l’istituzione dell’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia. All’intervento emergenziale dettato dalle distruzioni e dalle mattanze della guerra e volto a dare priorità ai bisogni primari dei bambini, seguì una riflessione più ampia sull’esigenza di indicare il benessere del bambino quale fulcro della politica di ogni Stato. Tale diffusa condivisione non limitò però aspre contrapposizioni fra i Paesi membri all’Onu in sede di formulazione dei diritti fondamentali da riconoscere ai bambini e alle bambine di tutto il mondo, complici le differenti esperienze culturali, giuridiche, religiose della comunità mondiale. Il tentativo di armonizzarle per dare un carattere universale all’accordo fu spesso ottenuto a duro prezzo, sacrificando alcuni temi di difficile conciliabilità tra le diversità nazionali, o accordando la preferenza a disposizioni più generali e forzatamente vaghe, ad esempio nella definizione del diritto alla vita e in materia di concepimento. Nonostante alcuni suoi comprensibili limiti, attualmente è l’unica Convenzione internazionale ratificata da tutti gli Stati membri dell’Onu, e quindi in vigore a livello globale.

L’interesse della comunità mondiale per la tutela dell’infanzia è stato confermato con forza in anni ancor più recenti, con la formulazione degli Obiettivi di sviluppo del millennio. Anche se diretti a tutta l’umanità, sei degli otto obiettivi hanno come specifico oggetto la salvaguardia dei bambini, tutelandone la salute fin dal concepimento, l’educazione, la possibilità di condizioni di vita accettabili, l’esistenza di un futuro in un pianeta sano e in pace.

In base ai dati rilevati dal “Millennium Development Goals Report” nel luglio 2012, l’obiettivo di garantire un’istruzione primaria universale è in via di raggiungimento entro la data limite del 2015, il che lascia ben sperare anche per gli altri traguardi. Il progetto di fornire un’educazione di base all’intera comunità mondiale è difatti inteso a favorire anche altri processi di sviluppo, forgiando una prossima generazione di individui con abilità e competenze tali da emergere da una condizione di povertà estrema, da promuovere un contenimento delle nascite, da scegliere una profilassi medica adeguata sia durante la gravidanza che a seguito della nascita del bambino salvaguardando la salute materna ed escludendo il rischio di mortalità infantile, da abbandonare stigmatizzazioni e discriminazione nel caso di una malattia grave quale l’Hiv/Aids o la malaria favorendo la richiesta di accesso alle cure e alla prevenzione, da incoraggiare lo sviluppo sostenibile e un partenariato mondiale per lo sviluppo.

L’importanza determinante e strategica dell’educazione nel raggiungimento degli Obiettivi del Millennio è stata riaffermata tanto da politici quanto da analisti delle politiche di sviluppo globali. Anche il Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha inteso potenziare questo aspetto dell’intervento societario lanciando, a margine della 67° sessione dell’Assemblea Generale a New York dello scorso settembre, l’iniziativa Education First, un investimento di 1,5 miliardi di dollari per migliorare l’accesso e la qualità all’istruzione per i bambini di tutto il mondo che “meritano le stesse possibilità”.

Difatti, nonostante lo United Nations Development Programme (UNDP) abbia rilevato una netta riduzione del mancato accesso all’istruzione primaria, passando dai 108 milioni della fine degli anni Novanta ai 61 milioni del 2010, molto rimane ancora da fare. Più della metà di questi bambini privi di istruzione appartiene all’Africa sub-sahariana (33 milioni) e un quinto all’Asia meridionale (13 milioni), le stesse regioni che hanno registrato negli ultimi anni un marcato aumento dell’iscrizione dei bambini in età scolare di oltre i due terzi, pari a 43 milioni. Un processo che spesso passa attraverso l’apertura delle strutture scolastiche alle bambine, colpite altrimenti da una forma di ostracismo culturale che le relega a un’esistenza, da adulte, ai margini della società civile. Un tema su cui si sarà modo di riflettere nei prossimi giorni.

Mancano poco più di 3 anni allo scadere del Millennium Goal teso a garantire l’istruzione primaria a livello universale. Un percorso, questo, che incoraggerà l’educazione trasformativa dando ai bambini gli strumenti e le competenze necessarie per il mercato del lavoro di oggi, colmando il divario tra competenze e potere tecnologico, e al tempo stesso aiutando i giovani a “forgiare società più giuste, pacifiche e tolleranti”.

Miriam Rossi

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