Killer robots: non è un racconto di fantascienza

Stampa

Jody Williams ricevuta dal Presidente del Senato – foto: stopkillerrobots.com

Jody Williams, Premio Nobel per la Pace grazie alla sua campagna contro le mine, è stata in Italia la scorsa settimana per promuovere la nuova campagna “Stop Killer Robots”; grazie all’efficacia e alla gentilezza di Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo, le abbiamo potuto fare alcune domande.

Jody, puoi fare il punto della campagna internazionale sulle mine? A che punto siamo a livello globale? Quali sono le situazioni ancora critiche? Cosa vuoi sottolineare all’opinione pubblica?

La situazione è sicuramente bene avviata, perché ormai la stragrande maggioranza dei paesi del mondo ha scelto la strada della messa al bando di questi ordigni. Io non seguo più direttamente la campagna e non sono quindi aggiornata sugli ultimi sviluppi, ma ciò significa soprattutto una cosa: che siamo riusciti a costruire in questi ultimi venti anni un movimento ed una campagna forti, diffusi e radicati. Siamo riusciti a costruire un modello e questo è un risultato quasi altrettanto importante dell’ottenimento di un Trattato Internazionale. Perché è un modo di lavorare che possiamo mettere in pratica su altri temi ed altre battaglie di disarmo.

Ciò permette inoltre di avere un’alta attenzione a livello di opinione pubblica mondiale e questo è fondamentale a livello di pressione sugli stati che non hanno ancora deciso di inserirsi nel percorso della Convenzione per la messa al bando delle mine.
 Tu fai parte dell’associazione Nobel for Peace: quali sono le vostre principali preoccupazioni?

Sono molto orgogliosa di aver fondato insieme a Shirin Ebadi, ed esserne attualmente presidente, la Nobel Women’s Initiative, che riesce a far lavorare insieme tutte le donne recentemente insignite del Premio Nobel per la Pace. E’ una bella avventura ed un bel modo di mettere in gioco positivamente e valorizzare la visibilità e possibilità di pressione che il premio ha dato a tutte noi.

Ovviamente le nostre iniziative partono da una prospettiva di genere e traggono da questo modo di lavorare forza e capacità di trovare nuove sinergie per costruire un mondo migliore.

Non a caso pensiamo che le donne possano davvero plasmare la pace, se rese protagoniste di azioni che possano portare alla giustizia con un avanzamento dei diritti umani e dell’uguaglianza (anche di genere). Tra le nostre attività recenti vorrei  sottolineare soprattutto la campagna per eliminare la violenza sessuale durante i conflitti, un’azione che stiamo portando avanti soprattutto con le donne africane.

Tu sei in Italia per promuovere la nuova campagna “Stop Killer Robots”: puoi spiegare questa iniziativa e la sua importanza?

Parte tutto da un’idea che può davvero ribaltare la concezione stessa della guerra: è sconvolgente che un essere umano possa creare armi che decidono di attaccare e uccidere senza che altri esseri umani siano coinvolti nella decisione. Non è un racconto di fantascienza: fra pochi decenni la guerra e i conflitti potrebbero essere condotti in questa maniera. Ed è da qui che nasce la campagna promossa da decine di organizzazioni di tutto il mondo (in Italia rilanciata da Rete Disarmo). L’obiettivo è quello di proibire fin da ora, fin dalle fasi di ricerca e sviluppo, le armi completamente autonome, che individuano gli obiettivi da uccidere (ed è importante sottolineare che stiamo parlando di una cosa diversa dai droni, che sono comunque comandati a distanza da un uomo). Il governo Usa sperava di produrle senza interferenze, ma in otto mesi siamo riusciti a promuovere un confronto pubblico e le Nazioni Unite hanno prodotto un rapporto sui killer robot e le esecuzioni arbitrarie fuori da ogni contesto di legge. Tutti i passi della nostra campagna (che in meno di otto mesi ha già raggiunto un primo risultato a livello di Conferenza sul Disarmo a Ginevra) si possono trovare su www.stopkillerrobots.com

Qual è la situazione attuale del movimento pacifista e nonviolento negli Stati Uniti?

Complessa, perché anche da noi la crisi economica ha in parte fiaccato i movimenti di opinione e la capacità di organizzarsi e mobilitarsi, ma cerchiamo di sopperire con la collaborazione a livello internazionale. D’altronde il mio paese è quello che  spende di più al mondo per mantenere eserciti e armamenti e ciò non rende certo facile il lavoro per chi prefigura strade di disarmo.

Fonte: pressenza.com 

Ultime su questo tema

Basta guerra e distruzione in Yemen

26 Novembre 2018
Basta guerra e distruzione in Yemen: chiediamo stop delle forniture militari e sostegno umanitario alla popolazione civile per giungere alla pace. La presa di posizione e le richieste delle or...

La pace minata dagli “IED”

04 Aprile 2017
Mine e soprattutto ordigni bellici improvvisati continuano a uccidere e ferire migliaia di persone ogni anno. (Alessandro Graziadei)

I profughi siriani sono rock

13 Ottobre 2015
Perché delle migrazioni non esiste una storia unica. (Anna Molinari)

Fermiamo gli investimenti esplosivi

06 Marzo 2015
Il 1 marzo, nella giornata in cui si celebrava il XV anniversario dell’entrata in vigore della Convenzione Internazionale sulla Messa al Bando delle mine antipersona la Campagna Italiana ha lanciat...

Chiusa a Maputo la terza conferenza di revisione della Convenzione contro le mine

01 Luglio 2014
Gli Stati Uniti annunciano i passi fatti verso l’adesione alla Convenzione di Ottawa ma continuano a riservarsi il diritto di usare le mine a loro disposizione. Il commento della campagna ital...