Chiusa a Maputo la terza conferenza di revisione della Convenzione contro le mine

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Un’immagine della conferenza di Maputo – Foto: icbl.org

Gli Stati Uniti hanno annunciato, durante l’ultimo giorno della III Conferenza di revisione del Trattato di Ottawa,  che intendono aderire al Trattato di Ottawa in prossimo futuro. Parlando alla terza Conferenza di revisione del Trattato di Ottawa, l’Ambasciatore degli Stati Uniti in Mozambico, Douglas Griffiths, ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno perseguendo soluzioni che consentiranno al paese di aderire al trattato.

“Con questo annuncio, gli Stati Uniti hanno cambiato la propria posizione ed hanno gettato le basi per l’adesione al trattato. Il messaggio alla comunità internazionale è chiaro: il Trattato di Ottawa è l’unica soluzione per eliminare la sofferenza causata dalle mine terrestri”, ha detto Steve Goose capo della delegazione della Campagna internazionale contro le mine (ICBL).

Tuttavia l’annuncio di oggi dagli Stati Uniti non va sufficientemente lontano. Nessuna data obiettivo è stata fissato per l’adesione dagli Stati Uniti, e nessuna decisione definitiva sull’opportunità di aderire al Trattato è stata manifestata. Gli Stati Uniti, quindi, continuano a riservarsi il diritto di utilizzare le loro 10 milioni di mine antipersona in tutto il mondo fino a quando le mine andranno in scadenza. L’ICBL invita gli Stati Uniti a impegnarsi a non utilizzare questi ordigni sino alla loro adesione alla Convenzione che ne determinerà l’obbligo alla distruzione degli stock.

“C’è molta soddisfazione per il rinnovo dell’impegno di tutti gli Stati presenti a completare il lavoro iniziato 15 anni fa  - dichiara Giuseppe Schiavello direttore della Campagna Mine – ed è molto significativa la presenza di ben 12 Stati non parte tra cui  gli Stati Uniti i quali, pur confermando il progresso della loro policy review  per un adesione alla Convezione iniziata ben 5 anni fa non ne indicano una  data obiettivo”. 

“Gli Usa - prosegue Schiavello - sono oggi l’unico Paese dell’Alleanza Nato a non aver aderito alla Convenzione e riteniamo che i Paesi della coalizione NATO dovrebbero promuovere l’adesione degli Stati Uniti con una chiara azione diplomatica congiunta, in primis l’Italia che nella sua dichiarazione a Maputo ha individuato come «zona grigia» della Convenzione l’assenza di adesione di molti Paesi”.

Zona grigia che comunque è una mancanza in un certo senso consolante rispetto al buco nero rappresentato dalla lentezza dei processi diplomatici come quello sulle armi convenzionali (CCW ndr), che pur  avendo il pregio dell’estesa adesione di molti importanti Stati e del contesto pienamente multilaterale ha fatto della propria lentezza il proprio triste ed indecifrabile tratto distintivo.

“Purtroppo – conclude Schiavello - la lentezza endogena di questo percorso è ormai cosa nota ed è piuttosto noto anche che non risponda con i dovuti tempi alle emergenze umanitarie che si traducono in persone, donne , bambini civili innocenti massacrati dalle armi inumane, così come sono le mine e le cluster bombs. Fortunatamente esistono le iniziative della società civile”.

“Il rinnovo dell’impegno italiano su questo fronte così ben espresso nell’intervento della delegazione italiana tramite l’Ambasciatore Roberto Vellano ci rende orgogliosi - dichiara Santina Bianchini  Presidente della Campagna Italiana Contro le Mine – speriamo quindi che questo si traduca in un maggiore stanziamento del fondo 58/01 nella legge di stabilità e nel decreto missioni destinato proprio all’emergenze umanitarie dedicate agli ordigni inesplosi, consolidando così concretamente l’impegno dell’Italia”.

L’annuncio degli Sati Uniti è stato seguito da forti dichiarazioni di rinnovato impegno verso la Convenzione da parte degli Stati aderenti, settantanove gli Stati Parte che hanno partecipato alla riunione e che hanno firmato la Dichiarazione di Maputo con una data obiettivo del 2025 per il completamento dei loro obblighi derivanti dalla Convenzione, tra cui la distruzione delle scorte, la bonifica delle aree minate nel loro territorio, ed un’adeguata assistenza alle vittime di mine.

La Dichiarazione è stata concordata dai Paesi parte della Convenzione dopo una settimana di confronti chiaramente articolati a raggiungere un mondo senza mine entro il prossimo decennio. Un piano di lavoro in 31 punti approvato dagli stati che riconosce che c’è ancora molto da fare e con forza afferma che il completamento in un decennio può essere raggiunto.

La partecipazione di 12 Stati non parte del trattato, tra cui la Cina, la Libia e gli Stati Uniti, presso la Terza conferenza di revisione ha dimostrato la forza della norma globale messa al bando delle mine antiuomo.

Ufficiosamente, la Cina ha indicato che è in costante distruzione quello che è stata considerata la più grande riserva di armi a livello mondiale. Il Landmine Monitor aveva precedentemente stimato che il numero delle mine in stoccaggio presso gli arsenali cinesi fosse di circa 100 milioni di mine (sulla base di informazioni della Convenzione su alcune armi convenzionali- CCW segnalazione dal 1980). Dati esatti sulle scorte non sono mai stati forniti dalle delegazioni Cinesi, ma il numero è stato indicato come inferiore a cinque milioni di mine. Se questo dato fosse confermato, ciò rappresenterebbe una massiccia riduzione del numero di scorte di mine conosciuto a livello mondiale

Fonte: disarmo.org

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