USA: la siccità fa schizzare in alto i prezzi dei cereali

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Effetti della siccità negli Stati Uniti – Foto: cdt.ch

La siccità imperversa negli Stati Uniti. E dato che le pianure centrali del continente americano (la cosiddetta “Corn belt”) sono considerate i granai del mondo, la drastica riduzione della produttività dei raccolti rischia di scatenare una crisi alimentare soprattutto nei paesi poveri, paragonabile a quella del 2008.

Ecco alcuni dati sulla situazione negli Usa: “Secondo il National climatic data center della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) Usa «la temperatura media dei contiguous Usa (cioè gli Stati Uniti esclusi Hawaiii e Alaska, ndr) nel mese di luglio è 77,6° F (25° Celsius), 3,3° F (0,56 Celsius) sopra la media del XX secolo, che segna il più caldo luglio e il mese più caldo mai registrato nella nazione. Il precedente più luglio, per la nazione, era il luglio 1936, quando la temperatura media degli Stati Uniti era 77,4° F. Le temperature calde di luglio hanno contribuito ad un record di caldo nei primi sette mesi dell'anno e più caldo periodo di 12 mesi che la nazione abbia vissuto, da quando è iniziato il recordkeeping nel 1895».

Temperature superiori alle medie del XX secolo un po' dappertutto e in particolare nelle pianure, nel Midwest, e lungo la costa orientale. Il caldo record è stato registrato in Virginia con un luglio con 4.0° F sopra la media. In totale, 32 Stati Usa hanno avuto a luglio temperature tra le 10 più calde della loro storia e 7 hanno avuto il secondo luglio più caldo mai registrato.

A luglio la siccità nei contiguous Usa è stata superiore alla media e il totale delle precipitazioni medie a livello nazionale è stato di 2,57 pollici, 0,19 pollici al di sotto della media. Condizioni di siccità quasi da record erano presenti in metà degli Stati Usa e la siccità si è estesa al 63% del territorio nazionale. Siccità record nelle pianure centrali, nel Midwest, Nebraska, Iowa, Illinois, Missouri e nel Maine. La Noaa dice che caldo e siccità hanno prodotto condizioni ideali per gli incendi: «Oltre 2 milioni di ettari sono bruciati a livello nazionale nel mese di luglio a causa di incendi, quasi mezzo milione di acri sopra della media e il quarto dato più alto dal 2000»”.

La situazione meteorologica si abbatte sui mercati dei cereali di tutto il mondo, facendo lievitare i prezzi. E la Fao lancia l’allarme. “Dopo tre mesi in ribasso l'Indice Fao dei prezzi alimentari nel mese di luglio è salito del 6%.

L'Indice, che misura il cambiamento mensile dei prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari di base,ha registrato una media di 213 punti, un aumento di 12 punti rispetto a giungo scorso, ma pur sempre al di sotto del picco di 238 punti raggiunto nel febbraio 2011. Il brusco balzo in avanti è stato per lo più dovuto al rialzo dei prezzi delle granaglie e dello zucchero, mentre i prezzi della carne e dei prodotti latteo-caseari non hanno subito forti variazioni.

Nel mese di luglio l'Indice FAO dei prezzi cerealicoli ha registrato 260 punti, un aumento di 38 punti, vale a dire del 17% rispetto a giugno scorso, 14 punti meno al picco storico di 274 punti raggiunto nell'aprile 2008.

I danni della siccità. Nel mese di luglio le deteriorate prospettive della produzione di mais negli Stati Uniti, causate dai danni della prolungata siccità, hanno spinto al rialzo i prezzi del mais di quasi il 23%.

Anche le quotazioni internazionali del grano sono salite del 19% e sono peggiorate le prospettive nella Federazione Russa, con le aspettative di una domanda stabile di grano sostenute dalla ristrettezza dell'offerta di mais.

I prezzi internazionali del riso sono invece rimasti per lo più invariati, con l'Indice FAO stabile a 238 punti, vale a dire solo un punto in rialzo rispetto al mese di giugno.

Il mese di luglio ha anche registrato un incremento abbastanza marcato dell'Indice FAO del prezzo dello zucchero, che è schizzato del 12 per cento, vale a dire 34 punti rispetto a giugno, raggiungendo il nuovo livello di 324 punti. Il rialzo, che ha posto fine ad un trend al ribasso ininterrotto da marzo, è stato innescato da piogge premature in Brasile, il più grande esportatore mondiale di zucchero, che hanno parzialmente compromesso il raccolto di canna da zucchero. Hanno contribuito anche le preoccupazioni riguardo il ritardo del monsone di India e le scarse piogge in Australia”.

Ovviamente sarà l’Africa la zona più colpita dall’aumento dei prezzi. Ormai però la questione è globale e ce ne si accorge anche da noi in Italia. “La siccità è la grande emergenza mondiale. Lo sottolinea Confagricoltura che evidenzia le ripercussioni, a livello mondiale, delle condizioni meteo che hanno messo in ginocchio l’agricoltura statunitense. Le aree centrali degli Stati Uniti, alle prese con l’estate più secca dal 1956, perderanno probabilmente oltre il 30% dei raccolti di mais e soia, con ripercussioni gravi per il settore zootecnico, con allevamenti costretti a ridurre o a modificare le razioni di mangime per l’alimentazione del bestiame ricorrendo al frumento in sostituzione del mais. Non che il frumento costi meno del mais, dato che i prezzi di entrambi i cereali sul mercato Usa sono aumentati di oltre il 40% rispetto al luglio 2011. Le anomalie climatiche – ricorda Confagricoltura – stanno compromettendo drasticamente anche i raccolti cerealicoli dei granai del mar Nero, dalla Russia all’Ucraina al Kazakistan. Siccità anche nell’Unione europea con riduzione delle rese, in primo luogo in Italia ma anche in Ungheria, Romania, Serbia. La Fao calcola quest’anno che, a livello mondiale, i raccolti registreranno 23 milioni di tonnellate in meno di cereali e 25 milioni di tonnellate di mais. In diminuzione anche le scorte globali per il 2013 che caleranno di 12 milioni di tonnellate. “Gli sconvolgimenti climatici hanno forti ripercussioni sull’economia e sulla società – sottolinea Confagricoltura -. Le conseguenze infatti rischiano di essere carenza di cibo per le popolazioni e sconvolgimenti sociopolitici. Si teme un ritorno dell’emergenza alimentare nel corno d’Africa ed in Etiopia, ed alcuni analisti prevedono una ripetizione delle proteste e rivolte che investirono l’Africa e il Medio Oriente per l’aumento del prezzo del pane”. [PGC]

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