L’Italia rinnovabile

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Foto: Unimondo.org

Una speranza si aggira per l’Italia, quella di raggiungere l’obiettivo 100% energie rinnovabili entro il 2050. A dirlo è lo studio  “Clean and Renewable Wind, Water, and Sunlight (WWS) All-Sector Energy Roadmaps for 139 Countries of the World”  condotto da 27 ricercatori delle Università di Stanford, Berkeley, Berlino e Aarhus. Secondo lo studio lo scenario “tutto rinnovabili” riassunto dalla sigla “Wws” (wind, water and sunlight) potrebbe centrare l’obiettivo dell’80% del fabbisogno soddisfatto già nel 2030 e nel ventennio successivo quello del 100%, grazie ad un calo del costo dell’energia capace di far risparmiare 382 Dollari pro capite l’anno, una cifra che salirebbe a 7.733 Dollari l’anno considerando anche i minori costi climatici e sanitari legati all’inquinamento. Lo studio, inoltre, calcola che con il sistema “Wws" implementato al massimo delle sue potenzialità, l'Italia potrebbe evitare da qui al 2050 circa 46.543 morti premature all’anno per inquinamento e creare 485.857 nuovi posti di lavoro, al netto dei 164.419 persi nel settore dei fossili.

Un traguardo che per l’Associazione nazionale energia del vento (Anev), proprio partendo dai risultati di questo studio, dovrebbe ricordarci “L’importanza strategica del settore eolico e di quello delle rinnovabili in generale per il nostro Paese” e “convincere i pubblici decisori a non trascurare la rilevanza di questi dati”. Per l’Anev le energie rinnovabili non sono il futuro, ma il presente, visto che già oggi “sono convenienti e apportano benefici tangibili all’ambiente, all’economia, alla salute dei cittadini. Il Governo italiano non deve sprecare le opportunità che il settore delle rinnovabili gli offre se vuole garantire un futuro migliore alle generazioni dei nostri figli”. Eppure secondo una recente analisi svolta da ANEV “se il potenziale di capacità dell’eolico on-shore italiano al 2030 potrebbe essere pari a 15.800 MW, la potenza attualmente installata è ferma a circa 9.400 MW, con altri 1.100 MW  che hanno da poco ottenuto il diritto all’incentivazione e potrebbero quindi essere costruiti nel giro di pochi anni”. Un dato importante, ma in assenza di nuovi incentivi il rischio è che “nel 2030 la potenza eolica in esercizio potrebbe addirittura scendere a 7.000 MW”.

Per ora il Governo ha lancia messaggi rassicuranti e in occasione dell’incontro a Firenze del Global geothermal alliance lo scorso 11 settembre ha dichiarato, per voce del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, che “In linea con l’impegno assunto alla Cop21 di Parigi il Governo è determinato a promuovere l’energia rinnovabile e a investire in tecnologie innovative a emissioni zero e a ridotto impatto ambientale, anche nel settore della geotermia”. Sì perché oltre alle “Wws” l’Italia può contare su un’enorme quantità di energia pulita e rinnovabile presente nel proprio sottosuolo, visto che secondo le più recenti stime fornite dal Ministero dello Sviluppo economico, investendo nella geotermia il Belpaese potrebbe rinunciare a qualcosa come 500 milioni di tonnellate di petrolio. Come per le altre rinnovabili, però, al momento questo obiettivo appare lontano, tanto che in riferimento alla produzione di energia elettrica nazionale, appena il 2% della domanda viene soddisfatto grazie all’energia geotermica.

In questo quadro la Toscana, che non a caso ha ospitato il Global geothermal alliance, rappresenta un'eccellenza del geotermico e può vantare 34 centrali gestite da Enel green power che hanno fornito nell’ultimo anno ben 5.871 GWh, quanto basta per coprire il 30,78% del fabbisogno elettrico regionale. Eppure, anche se in Toscana la geotermia è stata impiegata per la prima volta per fini industriali oltre 100 anni fa e nonostante gli studi che l’Agenzia regionale di sanità conduce da anni non hanno evidenziato legami tra la presenza delle centrali geotermiche e la salute della popolazione residente, alcuni comitati locali hanno sollevato non poche perplessità attorno all'ulteriore sviluppo di questa energia rinnovabile. Come spesso accade i dubbi arrivano non tanto dal tipo di energia, quanto dalle tecniche di estrazione e dal proliferare di richieste per l’esplorazione dei sistemi geotermici toscani da parte di numerose società, che non sempre appaiono in grado di offrire le necessarie garanzie in termini ambientali, di salute e di positive ricadute lavorative sul territorio.

È quindi la massima compatibilità con l’ambiente e la salute uno degli obiettivi del prossimo futuro della risorsa geotermica che, come ha ricordato Adnan Z. Amin, direttore generale dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena), “A livello globale resta in gran parte inutilizzata, nonostante il suo enorme potenziale per la generazione di energia a basse emissioni di carbonio anche nell’uso diretto nel riscaldamento e nel raffreddamento. In questo momento possiamo sfruttare solo il 6% del potenziale geotermico mondiale accertato, ciò vuol dire che il settore rappresenta opportunità significative per decarbonizzare il sistema energetico e favorire la crescita economica in 90 paesi con risorse acclarate”. Oggi, infatti, la geotermia rappresenta appena lo 0,3% delle capacità installate che utilizzano fonti rinnovabili nel mondo, ma le stime più caute fanno corrispondere il potenziale globale geotermico ad un valore di circa 200GW. Se sarà un mercato che saprà mantenere fede alle sue promesse verdi è però ancora presto per dirlo. Adesso, almeno a livello Italiano, occorre lavorare sull’individuazione di leggi e meccanismi utili per la riduzione di qualsiasi rischio sanitario ed ambientale attraverso la creazione di nuove leggi e più opportuni quadri regolatori.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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