Vietnam, una comunità per tutti

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Tracciare un quadro definito della disabilità in Vietnam risulta complesso. E ancora di più se si parla di disabilità infantile. La Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità riconosce che “la disabilità è un concetto in evoluzione ed è il risultato dell'interazione tra persone con menomazioni e barriere comportamentali ed ambientali, che impediscono la loro piena ed effettiva partecipazione alla società su base di uguaglianza con gli altri”. In generale si concorda che le definizioni di disabilità debbano includere determinanti mediche e sociali, ma la misurazione è ancora in prevalenza una questione medica, incentrata su danni specifici all’integrità psicofisica. Il più recente rapporto (datato 2010), basato sulla definizione di disabilità dell'Oms, definisce l'ammontare di disabili in Vietnam al 15,3% della popolazione, circa 13 milioni di persone. Il governo vietnamita non ha mancato di prendere impegni e adottare strumenti per sostenere e tutelare questa fascia di popolazione, a partire dalle tutele presenti in costituzione fino alla ratifica della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità nel 2007 e all'adozione del Piano per l'Educazione Inclusiva nel 2005.

Seppur presenti, questi strumenti faticano ad essere applicati nella loro interezza per diverse ragioni, le cui principali sono la tuttora poco diffusa cultura dell’inclusione e della diversità e gli scarsi mezzi finanziari che lo Stato assegna ai servizi previsti. A queste difficoltà si aggiunge un ulteriore ostacolo: si stima infatti cheil 75% dei disabili vietnamiti viva in zone rurali, che sono le aree meno toccate dall'ondata di sviluppo e modernizzazione che ha investito questo stato negli ultimi 30 anni. Spesso queste aree sono ben lontane dalla piena applicazione della legge e la situazione delle persone con disabilità, ed in particolare quella dei bambini – gruppo maggiormente vulnerabile e a rischio di esclusione - rimane un fattore sociale critico.

GTV, una ong con base a Trento, conosce molto bene questa situazione: il distretto di Son Dong fa parte della lista nazionale dei 61 distretti considerati in condizioni di maggiore povertà. È un distretto rurale che si trova nel Nord Est del Vietnam. Qui, grazie al progetto Comunità per Tutti! GTV ha conosciuto Khai. Khai ha 11 anni e vive con due sorelle e i genitori, entrambi contadini. La famiglia possiede un unico campo di riso di 1200 metri quadri che riesce a malapena a dar loro da mangiare. Khai è quasi completamente sordo dalla nascita. I genitori ne hanno la conferma quando lui ha 2 anni: uno specialista di Hanoi, la capitale, dopo averlo visitato dichiara una capacità all'udito pari al 2%. Le medicine però costano troppo.

Negli anni varie organizzazioni hanno cercato di supportare il governo nell'attuazione di un Piano di tutela e assistenza ai disabili e alle loro famiglie. In molti distretti sono stati creati Centri di Riabilitazione e strutture di supporto alle famiglie ma il loro numero non è sempre sufficiente all'utenza e la distanza ed i costi connessi con il trasporto e permanenza nei Centri ne rendono l'accesso proibitivo. Anche il tempo che i genitori devono impiegare per portare i bambini al Centro è un fattore fortemente limitante, in quanto deve essere sottratto al lavoro, che in un contesto di alta povertà come quello di molti distretti rurali rappresenta un forte ostacolo. La famiglia di Khai non ha avuto modo di pagare le cure specializzate e i viaggi di andata e ritorno da Hanoi sarebbero stati insostenibili, così il bambino non ha mai seguito una terapia.

Per quanto riguarda l'istruzione, sebbene la tendenza a livello globale sia l'inclusione nelle scuole pubbliche, spesso queste non consentono l'accesso ai bambini disabili. Vi sono notevoli barriere architettoniche (rampe di scale, toilette molto strette) e culturali. Raramenteinfatti gli insegnanti posseggono competenze pedagogiche per favorire lo sviluppo psicosociale dei bambini con particolari necessità o per creare una cultura dell’inclusione. Le percezioni negative a livello sociale possono far sì che i bambini con disabilità abbiano meno amici e vengano isolati o vessati, che le loro famiglie subiscano ulteriori stress e che le loro comunità li escludano. La scuola è proprio una di quegli spazi dove la percezione che le persone con disabilità sono diversi è particolarmente forte. E così i bambini disabili sono spesso emarginati o ignorati.

Anche Khai non ha molti amici, ma per fortuna a lui piace lo stessoandare a scuola. I suoi quaderni sono tenuti ordinati, in classe è obbediente e copia quello che l'insegnante scrive alla lavagna. Ciononostante Khai non capisce nulla, si limita a copiare alla lavagna: non sa leggere nè fare i conti. Nonostante l'approvazione del Piano di Educazione inclusiva nel 2005, nei distretti rurali è infatti difficile trovare insegnanti che sappiano come lavorare con bambini affetti da disabilità, nella scuola del distretto di Khai nessuno sa bene come comportarsi nei suoi confronti.

Grazie però al progetto Comunità per tutti! nel dicembre 2015 il professor Le Van Tac visita la sua classe. Il professore, specializzato nell'insegnamento a bambini con difficoltà, appena compresa la situazione del bambino comincia una prima lezione sui concetti base della matematica, numeri e calcolo. Con l'ausilio di oggetti come sassi e foglie e di una metodologiaadeguata, in un unico pomeriggio insegna a Khai tutto ciò che fino a quel momento il bambino era solo riuscito a ricopiare dalla lavagna. Alla loro lezione hanno assistito altri insegnanti, interessati ad imparare il metodo del professore, e la madre del bambino che commossa, ha potuto vedere suo figlio imparare con entusiasmo. Il professore ha consigliato alla famiglia di Khai di iscriverlo ad una scuola specializzata di Thay Nguyen, per consentirgli di raggiungere un livello di istruzione adeguato. Dallo scorso settembre Khai sta seguendo le lezioni e ad oggi, dopo due mesi di studio a Thay Nguyen, Khai è in grado di usare la lingua dei segni per comunicare con gli altri, da sempre il suo desiderio più grande, e chissà, magari un giorno riuscirà anche ad avere un apparecchio acustico che lo aiuti nella vita di tutti giorni.

L'ostacolo che più di tutti pare limitare la garanzia di eguali diritti per i disabili è la scarsa cultura dell’inclusione e della diversità e le poche azioni politiche relative. La persona con disabilità tende ad essere vista “in negativo”, puntando l'attenzione su cosa non può fare, piuttosto che su quanto potrebbe riuscire a realizzare.In Vietnam la nascita di un bambino disabile viene spesso vista come una punizione per un peccato passato, come un segno di sfortuna. Non sono purtroppo rari gli abbandoni alla nascita o casi in cui i bambini vengono tenuti segregati in casa, nascosti alla comunità per timore di venire esclusi. Molte delle questioni stringenti partono quindi dalle famiglie. Esse si trovano allo sbando quando scoprono, spesso molto tardi, che un loro figlio soffre di una particolare disabilità: non vi sono strutture infatti che permettono la diagnosi precoce della disabilità o di ritardi nello sviluppo. La disabilità è spesso individuata in maniera scorretta, tardivamente o con diagnosi approssimative che non permettono un'accurata analisi del problema e dei possibili percorsi riabilitativi. Questo perché solamente pochi medici dei Centri di Salute, capillarmente diffusi in tutti i comuni, hanno ricevuto formazione sulla disabilità. In ogni caso, anche quando viene fatta una diagnosi, i genitori poi non sanno come aiutare e i propri figli disabili sicché, nella maggior parte dei casi, essi non ricevono nessun supporto.

Ma il problema non si ferma alla disabilità infantile e all'età scolare: il tasso di analfabetismo tra le persone disabili è del 25%, contro il 5% delle persone non disabili. Non stupisce dunque che sia molto più difficile per loro trovare un lavoro. Il tasso di disoccupazione delle persone con disabilità in Vietnam è del 14%, contro il 5,4% e per le persone non disabili. Lo stesso stigma che investe i bambini limita la possibilità di ottenere l'indipendenza per le persone disabili in età adulta: è difficile trovare un tassista che sia disposto a trasportare un disabile o un autista di autobus che permetta di caricare una carrozzina.

La risposta al problema dovrebbe essere proprio l'inclusione: come cita la Convenzione della Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità sono da riconoscere “gli utili contributi, esistenti e potenziali, delle persone con disabilità in favore del benessere generale e della diversità delle loro comunità”. In un paese dove c'è un potente mix di fattori che possono causare disabilità, dalla genetica alle gravidanze poco sicure, dai rischi durante il parto, alla malnutrizione, dagli ordigni inesplosi durante la guerra contro gli Stati Uniti al sistema sanitario inefficace, il numero di persone disabili non è destinato a scendere. Rappresentando circa il 15% della popolazione del Vietnam, esse sono una risorsa necessaria alla società e l’inclusione delle persone con disabilità “accrescerà il senso di appartenenza ed apporterà significativi progressi nello sviluppo umano, sociale ed economico della società e nello sradicamento della povertà”.

Da Gruppo Trentino Volontariato - GTV 

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