Nomadi

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Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare. (Bertolt Brecht)

 

Introduzione

Per affrontare la tematica riguardante le popolazioni rom e sinte bisogna tener presente che fino a poco tempo fa l’argomento è stato affrontato solo dalla popolazione maggioritaria, questo vuol dire che le informazioni, o la maggior parte di esse, sono frutto dell’interpretazione di soggetti che non sono culturalmente di origine sinta e rom. Questo accade per due motivi: il primo è che il popolo romanes (cioè l’insieme delle popolazioni rom e sinte, anche dette popolo romanì) hanno una tradizione orale che viene trasmessa da padre in figlio e quindi non c’è una documentazione scritta; il secondo è che ogni clan o famiglia allargata (cioè la famiglia composta in maniera patriarcale partendo dal nonno fino all’ultimo nipote) vive di leggi o abitudini singolari, “menage” familiari validi prima di tutto all’interno della famiglia stessa e che in alcune regole basilari coincidono con quelle degli altri clan. E’ evidente che l’interesse di scrivere la storia di questo popolo è principalmente della popolazione maggioritaria, mentre la popolazione romanes comprende e rispetta gli insegnamenti degli adulti senza dover avere per questo, o a spiegazione di questo, una carta scritta.

 

Sinti, rom e gagé

Sinti e rom, con i loro molteplici sottogruppi, si distinguono per il forte senso di coesione familiare, per una capacità artistica particolare che accompagna il loro vivere quotidiano, per lo spiccato senso di solidarietà, per la particolare capacità di vivere in gruppo distanti dalla popolazione maggioritaria, per lingua, usi e costumi. Sinti e rom indicano col nome di gagè tutti i soggetti che non fan parte delle loro popolazioni: chiunque non sia né sinto né rom, è un gagé.

E’ interessante riflettere su come la popolazione maggioritaria chiami questi popoli: zingari, nomadi, gitani, ecc, e constatare che invece fra di loro si chiamano rom e sinti. E’ inoltre di particolare interesse il fatto che queste popolazioni che oggi denunciano le nascite all’anagrafe, mantengano un nome (o soprannome…) nel proprio gruppo di appartenenza e ne dichiarino un altro alle istituzioni. Nel passato questi gruppi famigliari portavano all’interno delle nostre realtà agricole forza lavoro, notizie dai paesi da cui venivano e spettacoli, insieme ad un certo timore poiché esercitavano la chiromanzia ed erano dediti a forgiare metalli con grandi capacità (il fuoco ritenuto segno del diavolo). Sono stati abili venditori di bestiame, ottimi addestratori di vari animali, lavoravano il rame e tessevano cordami, intrecciavano cesti e ricavavano contenitori di acqua da zucche ed altro ancora. Con l’avvento dell’industria, la maggior parte dei lavori tradizionali di sinti e rom sono divenuti inutili, restando presenti sui territori i soli lavori tradizionali delle giostre e dei circhi.

Come detto è difficile ricostruire il passato di questo popolo, poiché la trasmissione della tradizione avviene per via orale. Il loro viaggio per il mondo ha fatto sì che siano stati acquisiti nella lingua romanes parole o idiomi dei Paesi in cui queste famiglie si sono fermate e accampate a lungo. Attraverso quindi i documenti dei cronisti dell’epoca e lo studio della lingua gli esperti hanno potuto ricostruire il percorso che queste popolazioni hanno fatto ed il perché, conservando però un certo margine d’errore o di mistero. Si ritiene che il popolo rom e sinto provenga dall’India, dalle zone del Pakistan, Punjab, Rajasthan e la Valle del Sind. Queste popolazioni si sarebbero messe in marcia intorno all’anno 1000 a causa di grosse catastrofi, carestie e grandi battaglie cruente che terrorizzavano tutti i popoli di quelle regioni (uno dei condottieri era Genghiz Khan).

Già nel V secolo d.C un cronista dell’epoca riporta la notizia di una popolazione come rom e sinti, dediti allo spettacolo ed alla pastorizia: Il Re dei Luri ha chiamato a sé e pagato una popolazione dando loro terre da coltivare ed armenti, per portare gioia e sollievo al suo popolo impegnato a lavorare ad una grande opera. Questa popolazione, spostandosi da quel territorio che noi oggi chiamiamo India, in gruppi, tribù o famiglie allargate composte da un centinaio di persone, arriva nella penisola dei Balcani. Pian piano la risale e nel 1420 raggiunge l’Ungheria. Lungo questo tragitto alcuni accampamenti diventano veri e propri insediamenti, delle famiglie rom e sinte si fermano altre proseguono alla ricerca di luoghi in cui poter vivere: un posto dove poter lavorare e crescere i figli.

I rom sono presenti soprattutto nelle regioni balcaniche, nell’Europa centro-orientale e nell’Italia centro-meridionale; il matrimonio avviene come in India, cioè sono i genitori delle due famiglie ad accordarsi e la moglie (anche di 11 anni) entra nel nucleo familiare del marito e imparerà ad amarlo. Lo sposo contribuisce economicamente ad alleviare la sofferenza della famiglia della sposa per l’assenza creata (dote). Sono religiosi, vivono la spiritualità del Paese in cui risiedono. Parlano la lingua romanes come i sinti, ma spesso non si comprendono a causa dei molteplici prestiti linguistici dovuti al territorio in cui sono passati o vivono.

I rom sono divisi in molti sottogruppi che prendono il nome dal luogo dove sono accampati, dal lavoro che li contraddistingue o dalla religione. (Kalderas, calderai; Laudari, musicisti; Khorakhanè, musulmani). I sinti si sono insediati soprattutto nelle regioni settentrionali dell’Europa occidentale, in Francia e in Italia settentrionale (kalè in Spagna, sinti in Italia, manouches in Francia, romanichals in Gran Bretagna). La fuitina d’amore è il modo di due ragazzi innamorati di sposarsi e poi chiedono l’approvazione al clan; il matrimonio avviene per lo più dopo i sedici anni per la donna, che segue il marito nel suo nucleo famigliare. Non c’è un obbligo di dote da parte dei genitori, ma di solito il padre della sposa regala la roulotte o il camper o comunque fa un dono significativo per la nuova famiglia. La spiritualità è importante anche nelle popolazioni sinte, sono per lo più cristiani, cattolici evangelisti e ortodossi.

Molti sono i sottogruppi di sinti; sinti piemontesi, lombardi, estrekaria, harvati, ecc. Dall’Ungheria si diffondono in tutta Europa. In Italia intorno al 1422 un documento di un cronista bolognese segnala l’arrivo alle porte della città di questo strano gruppo di persone, con donne e bimbi, un po’ cenciosi e dal colore della pelle olivastro. Solo il loro capo viene accolto all’interno delle mura della città, mentre gli altri restano fuori. Le donne si dedicano alla chiromanzia, cosa che viene di nascosto apprezzata dalle donne bolognesi, ma che crea qualche contrasto e lite familiare per le dichiarazioni espresse dalle preveggenti, oltre al divieto della chiesa a simili arti pagane. La chiromanzia e la buona capacità di forgiare metalli (il fuoco è un elemento del diavolo e della magia) crea un certo mistero e timore attorno a questo popolo, definito “zingaro”. Questo appellativo è dispregiativo, probabilmente deriva dal nome di una antica setta satanica di origine greca. Il nomadismo è visto con sospetto dagli Stati perché tende ad indicare un’attività di spionaggio di altri Stati rivali o di brigantaggio.

Per tre secoli in Europa vengono emessi bandi contro il popolo romanì, si pensi che la sola Italia ne emana nello stesso periodo bene 210. Sinti e rom sono costretti a vivere lontani dalle città, dove rischiano di essere presi, imprigionati, torturati,frustati e anche uccisi o deportati. Sono ridotti in schiavitù in molti stati europei e addirittura fino al 1856 in Romania. Con l’arrivo del 1700 la politica di esclusione (o eliminazione) adottata dalla maggior parte degli Stati europei diventa di assimilazione: questo popolo deve perdere lingua e tradizioni e diventare un tutt’uno con quello maggioritario. La Spagna per prima obbligò queste popolazioni ad integrarsi e a dimenticare le loro tradizioni, ma nonostante il divieto i kalè riuscirono a mantenere la loro identità culturale. Il Flamenco nasce in questo periodo storico e esprime la sofferenza del popolo sfruttato e indotto a disconoscersi.

 

Il genocidio

Nel 1899 l’Austria crea una polizia specifica per controllare il popolo romanì chiamata Zigeunerpolizeistelle. Incomincia così la politica razziale che porterà il Terzo Reich all'annientamento dei popoli e delle persone non degne di essere parte del popolo tedesco. Dopo la prima guerra mondiale, nella quale anche rom e sinti erano stati costretti ad arruolarsi e ad alcuni di essi gli era stata conferita la medaglia al valor militare così come i gradi di ufficiale, nasce sempre più forte in Germania la politica xenofoba ed il mito della razza ariana. Gli zingari (così veniva chiamato dai nazisti il popolo rom e sinto), furono motivo di studio da parte degli scienziati del Terzo Reich per un lungo periodo. Questo popolo infatti si lega in maniera endogamica e quindi si poteva pensare che fosse la razza pura per eccellenza, proprio come quella ariana. Furono fatte ricerche genetiche e ricostruzioni degli alberi genealogici di migliaia di famiglie rom e sinte presenti nei Lander del Reich. Il dottor Ritter, capo della ricerca e la sua assistente arrivarono alla definizione che gli zingari hanno il “gene del nomadismo”, una situazione quindi irreversibile e che non dà speranze di cambiamento. Le leggi razziali del ’35 della Germania nazista pur indicando in primo luogo il popolo ebreo, influirono velocemente anche nei confronti di sinti e rom sottolineando il concetto di preservazione della purezza del sangue tedesco, esprimendo chiaramente la volontà razzista di quella politica. Furono perseguitati e in seguito internati nei campi di concentramento con il chiaro progetto della loro eliminazione fisica non solo rom sinti ed ebrei, ma anche tutti coloro che erano contro il potere, come i malati di mente, gli omosessuali, i testimoni di Geova, gli handicappati ed i disabili.

Il genocidio del popolo rom e sinto viene detto Porrajmos che vuol dire divoramento, tanta è stata la sofferenza vissuta. Se nei forni crematori sono passati almeno 300.000 rom e sinti, si ritiene che almeno altrettanti sono quelli che sono stati eliminati dai vari squadroni nazisti autorizzati alla loro eliminazione ovunque fossero stati trovati. Intere famiglie vennero infatti torturate ed uccise, con metodi molto cruenti. Se nei campi di concentramento esisteva un registro per le persone che entravano, di questi morti non c’è traccia. Si sa però che la popolazione rom e sinta dopo il secondo conflitto mondiale s'è ridotta dell’80 %, una percentuale uguale a quella dell’olocausto subito dal popolo ebreo. Rom e sinti furono internati con la motivazione di essere “asociali”, cosa questa che ha permesso nel processo di Norimberga di non considerare il genocidio di questo popolo un crimine contro l’umanità. Il governo tedesco, uscito perdente dalla seconda guerra mondiale, non ha quindi indennizzato i famigliari delle vittime del Porrajmos. Solo di recente si è riusciti a dimostrare, se mai ce ne fosse stato bisogno, la volontà del Terzo Reich di eliminare un intero popolo. Sinti e rom hanno quindi subìto una doppia ingiustizia prima attraverso l’eliminazione fisica subita col nazismo e poi col disconoscimento del genocidio da parte degli altri governi europei.

 

Oggi

Nonostante la gravità del genocidio perpetrato, la discriminazione nei confronti delle popolazioni rom e sinte esiste anche oggi. Dal dopoguerra in poi molti sono i casi di razzismo nei loro confronti, dal conflitto dei Balcani che ha riversato in Europa migliaia di rom profughi in fuga da una guerra etnica che vedeva anche loro fra le vittime, ai pogrom in Romania, al costante tentativo di assimilazione da parte dei vari Stati europei. Il boom economico degli anni ’60 ha cambiato di molto le abitudini di questa popolazione viaggiante, costringendola a divenire sedentaria: l’assenza di richiesta dei lavori tradizionali del popolo romanì sostituita dall’industrializzazione che produce gli stessi prodotti a costo minore, l’obbligo scolastico che permette il viaggio solo nei mesi estivi, le prime leggi regionali (anno 1970) che riconoscono l’esistenza di questi popoli, ne promuovono l’integrazione e ne autorizzano la loro sosta all’interno di appositi campi (spazi abitativi recintati e lontani dalle città). L’Europa indicherà in seguito l’Italia come il paese dei campi nomadi, contestando l’impossibilità di qualsiasi popolo a vivere “in cattività”, in uno spazio recitato.

E’ sempre dello stesso periodo la nascita di associazioni che promuovono i diritti e la cultura del popolo rom e sinto, proponendo in Parlamento una legge che riconosca la minoranza linguistica anche di questi popoli. A tutt’oggi le associazioni hanno portato la richiesta al Parlamento Italiano ben 4 volte senza ottenerne il riconoscimento. Nasce l’I.R.U. International Romani Union, rappresentanza delle popolazioni rom e sinte riconosciuta dall’Onu. Viene scelta la bandiera simbolo di tutte le popolazioni, raffigurando con il blu il cielo, verde il prato e con al centro una ruota di carro rossa per sottolineare il viaggio. Le poche associazioni storiche – Aizo rom e sinti, Opera nomadi, Them Romanò – vengono affiancate da molteplici altre verso la fine del secolo e durante il primo decennio. E’ dello stesso periodo l’aumento quantitativo di arrivi di carovane di rom nell’Europa “ricca” dal Kosovo, dall’Albania e dalla Romania. Gli Stati spingono i rom residenti nei loro territori ad andarsene, mentre gli altri fanno di tutto per non averli al loro interno.

La politica di questi Paesi diventa nuovamente razzista, nei comizi elettorali emergono slogan contro le popolazioni rom e sinte. La Francia paga i rom per andarsene dal territorio, l’Italia continua la politica discriminatoria dei campi sosta intervenendo con continui sgomberi senza nessuna progettualità. Questo tipo di politica discriminatoria nei confronti delle popolazioni rom e sinte è diffusa in tutta Europa: in Slovacchia le donne rom vengono sterilizzate, gli studenti rom sono relegati in un’area delle scuola, come se potessero “contagiare” gli altri bambini… Se fino agli anni ‘90 i diritti umani e quindi anche quelli delle popolazioni rom e sinte sono sempre stati promossi da associazioni miste e per lo più da gagè, in questo ultimo periodo storico alcune figure del popolo rom e sinto diventano protagoniste e rappresentative per la lotta alla discriminazione, chiedendo il diritto di essere parte di una comunità multiculturale e di costruire un futuro con essa.

Nascono alcune associazioni esclusivamente di rom e sinti, alcuni rom e sinti non vogliono più che siano rappresentati o sostenuti da associazioni miste o da gagè. In Europa dove si contano dai 9 ai 12 milioni di rom e sinti (la difficoltà di avere un dato certo è dettata da alcune popolazioni che continuano a spostarsi, a viaggiare) si ammette la gravità della situazione e si cercano soluzioni utili all’integrazione con il Summit di Strasburgo (22.09.2012).

In Italia sono circa 150.000 di cui il 70% italiani a tutti gli effetti. Nasce il 22 aprile a Belgrado la World Roma Organization, organizzazione che coinvolge i rappresentanti rom e sinti di tutto il mondo. Essa dovrà: farsi promotrice all’interno degli Stati aderenti di riforme a favore del popolo rom, promuovere e difendere i diritti delle donne e dei bambini rom, creare una rete di organizzazioni in grado di collaborare e organizzare incontri e seminari per favorire lo scambio di buone pratiche, supportare l’operato di tutte quelle organizzazioni che nei propri Paesi si battono per la difesa dei diritti del popolo rom. Sono stati eletti il Presidente della World Roma Organization, Jovan Damjanovic, il Segretario Generale, Haliti Bajram, e 11 membri del Presidium; sono stati votati i Commissari, ciascuno con funzioni differenti. Carla Osella è stata eletta a pieni voti Commissario per l’Olocausto. Carla Osella si batte da 40 per i diritti del popolo rom e sinto, è donna ed è una gagì.

 

Bibliografia

ZINGARI IERI E OGGI (a cura di Mirella Karpati) Centro studi zingari Roma, Associazione per i popoli minacciati sezione di Bolzano, Centro di cultura dell’università cattolica sede di Bolzano

BARO ROMANO DROM: la lunga strada di rom, sinti, Kale, manouches e romanichals. Di Alexian Santino Spinelli – 2004

GENTE DEL MONDO, voci e silenzi delle culture zingare (a cura di Luisa Ledda e Paola Pau) Artemide Edizioni anno 1994

I ROM D’EUROPA. UNA STORIA MODERNA, Leonardo Piasere 2009- Laterza editore

ROM, GENTI LIBERE. Storia arte e cultura di un popolo misconosciuto, Santino Spinelli 2012 - Dalai editore

ALTRE TRACCE SUL SENTIERO PER AUSCHWITZ, Bravi Luca 2003 - Cisu editore

ROM E NON ZINGARI, VICENDE STORICHE E PRATICHE RIEDUCATIVE SOTTO IL REGIMA FASCISTA, Bravi Luca 2007 - Cisu editore

APPUNTI DI VIAGGIO. TRACCE DI UN’INFANZIA ZINGARA, Olimpio Cari, 2005

I ROM. IL POPOLO CHE SEGUE IL SOLE (per ragazzi), Carla Osella -

 

(Scheda realizzata con il contributo di Gianluca Magagni)

 

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Fabrizio de André - Khorakhané - Concerto 1998