Hong Kong: che fine ha fatto il “Movimento degli ombrelli”?

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Foto: Asianews.it

Vi ricordate il “Movimento degli ombrelli” conosciuto anche come “Occupy Central”? Era il settembre del 2014 quando nella città di Hong Kong una serie di scioperi, manifestazioni e sit-in hanno dato vita ad un movimento nonviolento che chiedeva più democrazia per l’ex colonia britannica amministrata dalla Cina. Il movimento, composto per lo più da studenti, aveva proposto a Pechino di accettare dal 2017 delle elezioni libere, senza il sistema del controllo del suffragio e dei candidati da parte cinese, incassando l’appoggio di insegnanti, intellettuali e attivisti che hanno espresso in maniera pubblica il loro sostegno agli studenti anche in occasione del sit-in che il 1° ottobre di quell’anno (festa nazionale della Cina che celebra in quella data la fondazione della Repubblica) ha fatto conoscere nel mondo il Movimento degli ombrelli. In quella occasione la polizia aveva lanciato lacrimogeni e arrestato alcuni manifestanti dando il via ufficialmente ad Occupy Central attraverso una campagna di disobbedienza civile che per 79 giorni aveva bloccato diversi luoghi simbolo del centro di Hong Kong. La lotta per la democrazia aveva incassato la simpatia dell’opinione pubblica locale (centinaia di cittadini avevano portato cibo e bevande ai manifestanti), mondiale e il sostegno di alcune chiese protestanti e cattoliche, che avevano definito “legittimo portare avanti manifestazioni di dissenso pacifiche"Nonostante l’appoggio trasversale nelle scorse settimane nove leader democratici, responsabili del Movimento degli ombrelli, sono stati giudicati colpevoli di “cospirazione”. Ma cosa chiedevano questi pacifici cospiratori?

L’ex colonia britannica è tornata sotto il governo della Cina continentale nel 1997 a seguito di un accordo firmato nel 1984 fra Pechino e Londra. In quell'occasione la Cina ha dato il suo assenso a governare per altri 50 anni Hong Kong sotto il principio “una nazione, due sistemi” con un alto livello di autonomia, ma con un proprio sistema giuridico a garanzia di diritti civili e umani per “dare il tempo alla popolazione” di abituarsi alle nuove libertà e votare solo a partire dal 2017 in maniera pienamente democratica, visto che sotto il dominio inglese non vi era mai stata una reale rappresentanza popolare. La Basic Law (la Costituzione eredità dei britannici e approvata dalla Cina) prevede, infatti, che “lo scopo finale sia quello di permettere ad Hong Kong di eleggere il capo dell’esecutivo tramite suffragio universale”. Fino a oggi il rappresentante politico dell’ex colonia, che guida l’esecutivo, è stato l'espressione di una Commissione elettorale composta da 1.200 membri, tutti appartenenti alle élite industriali e politiche locali, da sempre molto vicine alle posizioni di Pechino. Alla luce di questi accordi politici e della Costituzione i leader del Movimento degli ombrelli chiedevano alla Cina continentale di votare nel 2017 in maniera democratica per la guida politica dell’ex colonia britannicauna proposta che nel 2014 il Governo di Pechino ha rigettato rimpiazzando la Commissione elettorale con un altro gruppo (delle stesse dimensioni e composto più o meno dalle stesse persone) che ha deciso autonomamente “due o tre candidature per il ruolo di capo dell'esecutivo”. 

Per questo motivo gli attivisti democratici hanno risposto bloccando nell’ottobre del 2014 con un enorme sit-in le maggiori vie di comunicazione di Hong Kong fra i quartieri di Admiralty, Central e Wan Chai. Una protesta pacifica e nonviolenta diventato famosa anche per l’alto senso di civismo mostrato dai manifestanti che hanno tenuto puliti gli spazi pubblici e non hanno mai fatto danni alla pubblica proprietà, ma che ha portato ugualmente al verdetto di queste ultime settimane: “i nove organizzatori di Occupy Central sono colpevoli di cospirazione, disordine pubblico e incitamento al disordine pubblico”. I tre principali responsabili delle proteste, definiti dalla stampa “il pericoloso trio di Occupy”, sono il professore di sociologia Chan Kin-man, di 59 anni, il professore di diritto Benny Tai, di 54 anni e il pastore battista Chu Yiu-ming, di 74 anni. Fra gli altri condannati vi sono anche i parlamentari Tanya Chan Shiu Ka-chun, i due leader studenteschi Tommy Cheung Sau-yin Eason Chung Yiu-wa, entrambi di 26 anni, il vicepresidente della Lega sociale democratica Raphael Wong Ho-ming e l’ex parlamentare democratico Lee Wing-tatTutti adesso rischiano dai sette anni di prigione in su, anche se il verdetto è stato accolto dalle proteste di diversi gruppi di manifestanti che fuori dalla corte di West Kowloon e in città hanno esibito molti ombrelli gialli, ombrelli che sono diventati il simbolo della loro lotta perché i più giovani li hanno usati nel 2014 per difendersi dai gas lacrimogeni e dagli idranti della polizia. 

A detta degli attivisti rimasti a piede libero “il processo è stato l’ennesimo segno della poca libertà che la Cina sta lasciando ad Hong Kong, che pure dovrebbe essere retta dal principio una nazione, due sistemi, lasciando al territorio una grande autonomia anche in campo elettorale”. La corte di West Kowloon ha però ignorato questo principio, al pari dell’iniziativa di un gruppo di politici britannici che lo scorso novembre  ha preparato una mozione discussa dal parlamento inglese in cui si condanna il governo di Hong Kong che “ancora usa accuse vaghe e ambigue per intimidire e silenziare personalità pro-democratiche”. Se l’attuale capo dell’esecutivo, Carrie Lam, ha risposto dicendo che i politici stranieri non dovrebbero “interferire negli affari interni della città”, a maggior ragione in un movimento più volte giudicato dalle élite locali “in mano a forze straniere ostili”, per uno dei condannati Benny Tai, la battaglia per la democrazia del Movimento degli ombrelli non è ancora finita e ha dichiarato alla stampa: “Qualunque cosa succeda, ho fiducia che molti di noi continueranno a lottare per la democrazia. Noi continueremo con ostinazione e non ci arrenderemo”. E qualcosa si è forse mosso già nel 2016, quando alle elezioni del Consiglio legislativo della Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong diversi membri di Occupy Central sono stati eletti. Una speranza per il futuro del movimento pro-democratico e per i 9 attivisti appena arrestati.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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