Staffan. Il cooperante

Stampa

Staffan De Mistura - Foto: nytimes.com

Negli ultimi mesi molti hanno sentito un acronimo che, prima, non conoscevano: ong.

Purtroppo non sempre sono state associate al bene che facevano ma essendo abitate per lo più da “radical chic” (altro temine impopolare) furono oggetto d'ingiustificati attacchi politici. Ma quando diciamo ong, diciamo “cooperazione” e l'immaginario ci porta ai giovani che salvano vite umane (perché di questo si tratta) nel Mediterraneo. Ebbene, queste sono l'1 x 1000! In realtà le ong operano in tutto il pianeta per conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile...  anche se non lo sanno.

Il cooperante non è, quindi, necessariamente un marinaio. Può essere un terrestre che sta, quindi, nella terra ferma. Può essere “diversamente giovane”. Per me, nel mio immaginario, ha un solo nome e cognome: Staffan De Mistura.bStaffan parla 8 lingue. Nacque a Stoccolma da un padre italiano della Dalmazia, nobile dell’impero austroungarico, che si rifugia in Svezia come apolide e si sposa con una svedese, che da ai suoi due figli la cittadinanza svedese. Staffan avrà la cittadinanza italiana solo nel 1999, per una delibera del Consiglio dei Ministri, come un riconoscimento alla carriera. Il padre spinge i due figli sul cammino della autoformazione. Raccontano gli amici di famiglia che dava 100 dollari (corrispondenti a 487 dollari con il potere di acquisto di oggi) e li inviava nelle vacanze in due direzioni diverse. Chi chiamava per primo, per chiedere soldi, aveva perso. Staffan una volta chiamò dalla Persia e l’altra dal Circolo Artico…

Questo allenamento a trovare il modo di cavarsela, lo aiuterà molto nella sua carriera. Per alcuni la diplomazia è la capacità di capire le ragioni degli altri. E questa diventa la caratteristica di De Mistura. Pensare in modo diverso, cercando sempre soluzioni originali ma efficienti. Quando nel 1985 andò in Sudan per la campagna di vaccinazioni che l’allora direttore dell’Unicef, Jim Grant, lanciò in tutto il mondo (riuscendo a fermare persino i conflitti con tregue per la vaccinazione e salvando 25 milioni di bambini), tra le voci di spesa inviate al suo supervisore, Marco Vianello Chiodo, appariva l’acquisto di 300 altoparlanti. Quando questi lo chiamò per domandargli cosa facessero degli altoparlanti in una campagna per le vaccinazioni, rispose che erano destinati ai predicatori, che in cambio avrebbero chiesto alle donne di portare i figli a vaccinare e avrebbero propagandato le norme sull’igiene infantile.

In Etiopia capì che l’unico modo per arrivare alle popolazioni dell’interno era di inviare cibo e vaccini per via aerea. Ed allora visitò tutti gli ambasciatori ad Addis Abeba per chiedere aerei, per una operazione di aiuti, operazione San Bernardo, mettendoli in competizione fra di loro. Quando l’ambasciatore sovietico gli obbiettò che i santi non rientravano nelle pratiche degli aiuti del suo paese, gli dovette spiegare che si trattava di un cane, e non di un santo.

La capacità di capire le ragioni degli altri, significa anche capire la comunicazione. Tornato a Roma per lavorare con il WWFaprì una campagna contro la caccia. Rimase famoso il suo invito alle TV di essere ad una ora precisa davanti la sede della Federazione della Caccia, arrivando con un camion che scaricò due tonnellate di bossoli.

Forse l’episodio più famoso fu quando decise di fare arrivare cibo e medicinali alla città di Dubrovnik, stretta da assedio dalle forze serbe, durante la guerra jugoslava. La città era all’estremo delle forze. De Mistura decise di usare una nave, visto che era impossibile forzare il blocco. Andò nella città di Fiume, dove trovò un armatore disposto ad affittare una sua nave. Gli chiese allora di dipingerla di bianco, perché fosse chiaro che era al servizio della Nazioni Unite, ma a sue spese. Quindi l’armatore gli chiese perché mai doveva spendere di tasca sua la pittura, gli spiegò che per lui era una grande operazione di pubblicità, e gli dette pochissimo tempo per farlo. Avuta la nave, entrò nel porto di Dubrovnik, sulla prua, sfidando I cecchini a sparare. Era il 31 Ottobre del 1991.

Oggi Staffan parla perlopiù della sua esperienza siriana, dove per 4 anni ha cercato di porre fine ai conflitti. Ma la pace in Siria non dipendeva più dai siriani. Era ormai un conflitto con troppi interessi, con 11 potenze sul terreno, pronte tutte a combattere una guerra sino all’ultimo siriano. Una tragedia di proporzioni senza precedenti. Mezzo milione di morti, ed oltre sei milioni di profughi, di cui una parte sono arrivati in Europa, creando una nevrosi ben utilizzata da alcune forze politiche. Pochi riflettono che i profughi dalla Siria, e prima dall’Iraq e dalla Libia, fuggivano da conflitti in cui abbiamo delle dirette e gravi responsabilità. Come ben diceva un cartoon del noto El Roto del Pais, “noi mandiamo bombe e loro ci mandano rifugiati”. Ma in questi anni di missione impossibile, De Mistura riuscì a stringere rapporti personali con tutti gli attori del conflitto. Ed è simbolico di una vita spesa per la pace e la cooperazione internazionale, che il suo addio al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con il suo rapporto finale sulla Siria, ha visto un omaggio senza precedenti: tutti i delegati gli hanno tributato in piedi una gran ovazione.

Ovazione anche di coloro che hanno impedito un accordo di pace, ma che riconoscevano il lavoro instancabile di De Mistura. Va ricordato che i Cinque Membri Permanenti sono responsabili della vendita dell’82% della produzione di armamenti nel mondo: ed uno di essi, in concreto la Gran Bretagna, ha cercato di convincere la Germania a proseguire nella vendita di armi all’Arabia Saudita, dopo l’inaccettabile omicidio di Kashoggi … business first, come si dice in inglese… Non importa che l’Arabia Saudita abbia disseminato nel mondo moschee con imam salafiti o whahabiti, i creatori del radicalismo religioso, la base del terrorismo islamico…

Ed è qui che la figura di De Mistura diventa emblematica: è un servitore di valori universali, dell’umanità, non di Stati o di organizzazioni. Ma non è stato un vaso di creta fra vasi di ferro. È stato capace di portare avanti una battaglia di ideali e di valori, usando la diplomazia nel senso più nobile, di incontro e condivisione. Mentre ora la diplomazia sta diventando solo uno strumento tecnico al servizio di interessi nazionali. Il multilateralismo, cioè la cooperazione come strumento di pace e di governabilità, è in fase di rigetto per nazionalisti e sovranisti, che sfruttano in una epoca di crisi la xenofobia, la paura e la cupidigia.

Papa Francesco ci ha indicato la grave crisi del nostro tempo. Una Terza Guerra Mondiale, frazionata in tanti conflitti locali, la crisi della solidarietà e della giustizia sociale, il ritorno di falsi profeti e il ritorno degli Uomini della Provvidenza. Ma la testimonianza di Staffan de Mistura, una vita dedicata con successo ad un impegno ideale, ci dice che quanto il Papa chiede è possibile. E riteniamo il messaggio di fondo di Roberto Savio: "non perdete mai la capacità di indignarvi".

Articolo tratto dalla prefazione a cura di Roberto Savio al libro “Nei conflitti strade di pace - Una vita spesa al servizio degli uomini” (Staffan de Mistura in dialogo con Fulvio Scaglione).

Fabio Pipinato

Sono un fisioterapista laureato in scienze politiche. Ho cooperato in Rwanda e Kenya. Sono stato parte della segreteria organizzativa dell'Unip di Rovereto. Come primo direttore di Unimondo ho seguito la comunicazione della campagna Sdebitarsi e coniato il marchio “World Social Forum”. Già presidente di Mandacarù, di Ipsia del trentino (Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli) e CTA Trentino (Centro Turistico Acli) sono l'attuale presidente di AcliViaggi. Curo relazioni e piante. 

Ultime notizie

A Natale brindate con l’acqua, in borraccia!

09 Dicembre 2019
Tra design e solidarietà, un paio di idee per un Natale che guarda alla sostenibilità. (Anna Molinari)

Insight: la comunità Lgbt+ ucraina

08 Dicembre 2019
Insight opera da più di dieci anni al fianco della comunità Lgbt+ dell'Ucraina. (Claudia Bettiol)

I lébous di Dakar, guardiani dell’oceano

07 Dicembre 2019
In Senegal sopravvive ancora la pesca tradizionale. I mercati sono ancora affollati ma al supermercato il pesce è importato dall’estero. (Lucia Michelini

Marocco ed Egitto, carcere per chi critica

06 Dicembre 2019
Il rapper marocchino Gnawi condannato a un anno di carcere per una canzone contro le violenze del governo, l’attivista copto egiziano Ramy Kamel in detenzione preventiva con l’accusa di terrorismo...

Black Friday: come il consumismo ha corrotto le nostre menti

06 Dicembre 2019
Dal Black Friday al Block Friday, un cammino di consumo cosciente esiste, ed è l’unica strada. (Marco Grisenti)