L’Università della terra

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Immagine: Unimondo.org

Un’università dove non ci sono esami, programmi o libri obbligatori da leggere, dove non si rivendica alcun diritto allo studio ma si esercita invece a piene mani la libertà di studiare. Parliamo di Unitierra, fondata in Messico, a Oaxaca, da Gustavo Esteva e Sergio Beltrán nel tentativo di superare la concezione dell’educazione come rito di iniziazione per entrare nella società dello sviluppo. Il presupposto qui è un altro: il sapere ha un valore che oltrepassa quello della sua certificazione e si incarna piuttosto in una libera relazione con il mondo e con gli altri, costruendo la propria autonomia attraverso un cammino che assomiglia più a un processo di liberazione.

Su un territorio in bilico tra lotta al narcotraffico, migrazioni verso gli Stati Uniti che sgretolano il tessuto sociale e sfruttamento incontrollato delle risorse naturali, la popolazione ha reagito in maniera radicale e originale, costruendo e consolidando esperienze alternative nate spesso dalle comunità locali (rurali o urbane, per lo più indigene) per la difesa del territorio e l’auto-organizzazione.

Il racconto di due italiani, riportato qui in una lunga intervista, ci contestualizza Unitierra da un lato come parte di un più ampio movimento di autoaffermazione, dall’altro come quotidiano sforzo di recuperare pratiche sociali e politiche non facendo più affidamento su ciò che può essere “concesso dall’alto”, ma cercando di coprire in autonomia quelle necessità considerate come primarie, quali ad esempio il diritto di accesso a sistemi educativi e sanitari adeguati. Se da un lato questo processo è volto a coprire le falle di un sistema statale che non è in grado di provvedervi, dall’altro vanno segnalate le modalità di riappropriazione di tali spazi di diritto, basati sulla ricostruzione di infrastrutture relazionali di comunità. Tra queste, anche quella di “imparare insieme”, non nella forma di una scuola popolare o di un modello di educazione alternativa, ma come tentativo di oltrepassarli (un approccio che si ispira al pensiero di Ivan Illich). Si tratta di un modo per valorizzare il sapere al di là del suo riconoscimento istituzionale, tenendo conto piuttosto delle conoscenze acquisite in maniera informale: un apprendimento che da prodotto si fa attività, che non può avere in alcun modo a che fare con l’assimilazione a sistemi educativi imposti, ma che ha piuttosto a che vedere con la capacità di ciascuno di conoscere il mondo in maniera diretta, non attraverso esperienze riportate da altri che consegnano, sul mondo, informazioni filtrate.

L’Università-amaca di Oaxaca nasce quindi con un obiettivo chiaro: riappropriarsi del sapere riconsiderandone la natura non di oggetto da ottenere o di diritto da riconoscere, ma di relazione con le persone e le cose che si adatta a ogni luogo e alle forme di ognuno.

Attraverso un seminario settimanale (che, guarda caso, porta il nome di “Caminos de la Autonomía” e che ha come filo conduttore la domanda sul ruolo che vogliamo assumere alla luce delle riflessioni di volta in volta proposte) e attraverso la recente nascita di una radio comunitaria a supporto della Universidad de la Tierra, sono state intraprese varie iniziative concrete per rigenerare le comunità di appartenenza e per affrontare problematiche quotidiane quali l’accesso all’acqua e al cibo, la gestione dei rifiuti, la devastazione ambientale, la mancanza di prospettive per i giovani, la violenza dilagante. Si realizzano quindi nuovi orti biologici e sistemi di riciclo e riutilizzo dei rifiuti a fianco alla costituzione di un sistema comunitario di raccolta differenziata, ma si apprende anche a costruire filtri per rendere l’acqua potabile, bagni a secco o scaldabagni solari. Non solo: si discute anche su come costituire delle cooperative. Sono evidenze di un processo che è il vero e principale risultato di queste attività e che si concretizza, appunto, nella ricostruzione del tessuto sociale a fronte anche di laboratori gratuiti che prevedono un solo obbligo, la condivisione.

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale, con particolare attenzione a tutela ambientale, sovranità alimentare, stili di vita sostenibili ed educazione.

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