Israele: continuano le violazioni dei diritti dei prigionieri palestinesi anche minori

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Manifestazione per prigionieri palestinesi

Sono 760mila i palestinesi che, dal 1967 ad oggi, sono stati detenuti per periodi più o meno lunghi in carceri israeliane, 70mila quelli imprigionati dalla seconda Intifada in poi. Tra i 7 mila palestinesi attualmente detenuti in carceri israeliane ci sarebbero anche 270 minorenni, 44 dei quali con un età inferiore ai 16 anni. Sono i dati, diffusi dal Palestinian Central Bureau of Statistics, organizzazione del Ministero degli Interni dell’Autorità Nazionale Palestinese, in occasione del Palestinian Detainee Day, la giornata dedicata ai prigionieri palestinesi svoltasi il 17 aprile scorso, che hanno suscitato più di qualche reazione da parte di associazioni attive nel territorio.

“Dallo scoppio della seconda Intifada in poi, più di 2 mila minorenni palestinesi sono stati arrestati dalle forze israeliane. La quasi totalità ha sofferto forme di tortura o maltrattamento, corporali o psicologiche” - dichiara a tale proposito l’associazione Adameer, un’organizzazione che lotta per la tutela dei diritti umani, sostenendo in particolar modo i detenuti. Le procedure applicate in fase di arresto, interrogatorio e detenzione sarebbero le stesse di quelle normalmente praticate nei confronti di detenuti adulti. “I maltrattamenti e le umiliazioni a cui i minori palestinesi sono sottoposti, più che ad estorcere confessioni, sono rivolti a colpire il minore da un punto di vista mentale e psicologico, terrorizzandolo, scoraggiandolo così dal commettere medesime azioni in futuro”.

Come denunciato dall’organizzazione nella maggior parte dei casi i minori, di età compresa tra i 10 e i 17 anni, sarebbero detenuti per lancio di sassi contro jeep o carri armati israeliani. Secondo Palestine Monitor - network palestinese che dall’inizio del 2000 in poi fornisce informazioni sui territori occupati e raccoglie contributi di autori, giornalisti e attivisti palestinesi - sarebbero 6,700 i minori palestinesi arrestati e detenuti nelle carceri israeliane tra il 2000 e il 2008: “Contrariamente a quanto stabilito dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, nei Territori occupati un minore di età superiore ai 16 anni può essere considerato un adulto”.

Come riportato in un comunicato stampa recentemente emesso dal centro statistico dell’Autorità Nazionale Palestinese, inoltre, sarebbero oltre 19mila i palestinesi detenuti amministrativamente in carceri israeliane dal 2002 in poi. “La detenzione amministrativa è una misura cautelare introdotta dall'Ordine Militare Israeliano n. 378 del 1970 che autorizza il comandante militare a mantenere una persona in custodia fino ad un tempo massimo di un anno sulla base di ragioni inerenti alla sicurezza dell’area in questione o alla pubblica sicurezza” - spiega l’associazione Adameer. Tale provvedimento rappresenterebbe, secondo i portavoce, una chiara violazione dei diritti fondamentali dei detenuti, non prevedendo il diritto alla presunzione di innocenza e il diritto alla difesa. “In particolare risulta violato l'articolo 9 della Patto Internazionale sui Diritti Politici e Civili, ai sensi del quale nessuno può essere soggetto arbitrariamente a forme di arresto o detenzione e, in ogni caso, ha il diritto di essere prontamente informato dell'accusa mossa nei suoi confronti”.

Oggetto di critica e preoccupazione da parte degli attivisti sarebbero poi soprattutto le condizioni e il trattamento riservato ai prigionieri palestinesi all’interno delle carceri, ove si verificherebbero ripetute violazioni dei diritti umani. “Le violazioni dei diritti dei prigionieri continuano in piena impunità legale” - dichiara l’associazione Adameer, denunciando il sovraffollamento dei 24 centri di detenzione attualmente esistenti: “I detenuti sono spesso costretti a dormire su assi di legno coperti da sottili materassi. La fornitura di coperte è molto rara e nella maggior parte dei casi offerta dalle famiglie o da organizzazioni umanitarie. La corrente elettrica viene fornita sporadicamente ed ogni tipo di movimento al di fuori delle celle è severamente proibito dopo il tramonto”.

Il centro statistico dell’Autorità nazionale palestinese denuncia, inoltre, 1500 casi di detenuti che necessiterebbero di cure mediche appropriate, nella maggior parte dei casi non concesse. Molti prigionieri, in aggiunta, trascorrerebbero lunghi periodi in celle d’isolamento, fatto che causerebbe gravi danni psicologici permanenti.

Michela Perathoner
(Gerusalemme - inviata da Unimondo)

La collaborazione tra Unimondo e Michela Perathoner continuerà fino ad agosto. Nel 2010 sono stati pubblicati i seguenti articoli:

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