Prevenire è meglio che curare: la gestione del rischio in montagna

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Foto: fuciade.it

Il Tavolo della Montagna è un'“invenzione” trentina, nata nel 2014 per portare avanti una politica della montagna diretta a realizzare azioni che possano contribuire ad aumentare il grado di consapevolezza e di conoscenza delle persone che, a vario titolo, frequentano il territorio alpino; inoltre vuole promuovere campagne ed iniziative formative di sensibilizzazione nei confronti dell’opinione pubblica finalizzate alla prevenzione degli incidenti. A farne parte l'Accademia della Montagna, il Soccorso Alpino-Servizio Provinciale Trentino; il Collegio delle Guide alpine del Trentino, la SAT (Società degli Alpinisti Tridentini), e l'Associazione Gestori Rifugi del Trentino. Ne parla Mauro Mazzola, rappresentante per la SAT: “il mondo della montagna è piccolo, quando ci siamo trovati per discutere l'idea del Tavolo ci si conosceva tutti. Abbiamo lavorato tanto, grazie anche al contributo di Iva Berasi, direttrice dell'Accademia che ha una grande passione e desiderio di parlare di montagna. Abbiamo puntato soprattutto sulla prevenzione, perché da amanti della montagna vogliamo che venga frequentata con prudenza. Abbiamo deciso di partire dal basso, con attività semplici come la campagna promossa attraverso il libro di Massimo Dorigoni”.

Il libro nasce come iniziativa per raccogliere fondi da destinare all'acquisto di defibrillatori per i rifugi di montagna; scritto da vari autori e coordinato da Massimo Dorigoni (alpinista e scrittore che Unimondo ha già intervistato), tratta il delicato tema della vetta mancata. “Un tema che è il cruccio di tutti gli alpinisti, tornare indietro dalla cima è sempre duro da digerire; il libro ha aiutato a sdoganare questo mito: non serve arrivare in cima a tutti i costi, si può tornare indietro ed essere contenti ugualmente” - prosegue Mauro Mazzola. “La scorsa estate siamo andati nei rifugi con il libro nello zaino per promuoverlo, e così facendo abbiamo conosciuto tante persone nuove, interessate a questi temi e che credono nel progetto. Il libro mi pare stia andando molto bene: abbiamo distribuito metà delle copie ed abbiamo ricevuto un grande appoggio da tanti rifugi, come Fuciade e Roda de Vael”.

Secondo il Tavolo, in Trentino ogni anno il Soccorso Alpino effettua dagli 800 ai 1.000 interventi di soccorso, di cui il 20% agli alpinisti e circa il 60% rivolti agli escursionisti; questi numeri mettono in luce come sia  quindi fondamentale sensibilizzare verso un corretto approccio alla montagna - andare ad intercettare non tanto gli alpinisti più esperti, quanto le persone comuni che saltuariamente realizzano delle escursioni in montagna. “Ci vuole prudenza nel fare qualsiasi tipo di attività outdoor: dalla bicicletta all'escursione a piedi, dall'arrampica alla salita sui ghiacciai. Come Tavolo stiamo preparando qualcosa su questo argomento, anche perché i cambiamenti climatici che vediamo quotidianamente sulle montagne ci portano a dover cambiare dei comportamenti ormai già assodati. I segnali la montagna ce li dà: ma non sempre li cogliamo, anche per una questione di abitudine. Dovremmo tutti prestare più attenzione nel programmare le attività ancora prima di partire, da casa; e poi sul terreno bisogna essere attenti ai segni che vediamo durante le escursioni. In questo senso è importante cercare di non abusare dei mezzi tecnologici come l'elicottero, che comunque se hai bisogno viene a prenderti. Qualche sera fa mi trovavo a Coredo (Val di Non, Trentino - ndr), a promuovere il libro. Con me era presente anche un soccorritore, che è uno degli autori; ecco, lui ci raccontava come quest'anno gli fosse capitato due o tre volte di andare a soccorrere la stessa persona. Un caso? È capitato anche a me qualcosa di simile lo scorso anno: c'era un escursionista che non riusciva più a salire, ed il compagno ha chiamato il 118. Io li ho fermati: eravamo a 50 metri dalla vetta. Sono stato con loro, si sono riposati un po' e poi siamo arrivati insieme in cima. In questo modo si è riusciti ad evitare un soccorso, che comunque per la sua stessa natura così semplice non è. Credo sia necessario curare un po' di più questo aspetto educativo del comportamento”, conclude Mauro.

Oltre alla campagna di raccolta fondi e sensibilizzazione rispetto ai defibrillatori, altre iniziative realizzate sono state l'incontro con il famoso arrampicatore Adam Ondra per la prevenzione degli incidenti in falesia (tenutosi ad Arco il 31 maggio scorso) e tre serate dedicate alla prevenzione degli infortuni in montagna che si sono svolte lo scorso gennaio a Predazzo, Malé, e Trento. Il focus di quest'ultimo incontro è stato di particolare rilievo: l'iniziativa infatti è andata a concentrarsi sulla sottovalutazione del rischio, un comportamento pericoloso per tutti, esperti e meno esperti della montagna.

“Gli aspetti positivi del lavoro del Tavolo sono sicuramente relativi al fatto che ci si sieda insieme a condividere gli stessi problemi e che si cerchi possibili soluzioni comuni. In passato questo accadeva poco” - afferma Martino Peterlongo, Presidente del Collegio Provinciale delle Guide Alpine. “Le difficoltà invece afferiscono alla sfera pratica: spesso tradurre gli incontri in una concretezza di progetti reali è l'aspetto più difficile, anche se qualche iniziativa siamo riusciti a realizzarla. A volte nascono delle idee ma bisogna aspettare che i tempi siano maturi... ad ogni modo gli aspetti positivi sono sicuramente più numerosi. Ad esempio c'è un progetto a cui tengo molto: un portale con informazioni e condizioni di montagna. È un qualcosa che esiste marginalmente, ci sono vari siti e le informazioni sono molto distribuite – a volte non si capisce quanto siano aggiornate e/o affidabili. Creare un portale del genere e gestirlo come Tavolo potrebbe essere un passo importante.”

Di futuro ci parla Ezio Alimonta, presidente dell'Associazione Gestori Rifugi del Trentino: “Il progetto dei rifugi cardioprotetti è andato abbastanza bene, e lo stesso si può dire del concorso fotografico creato con il Parco Fotografico Trentino. Sono progetti che sono stati accolti bene, anche se in Trentino si è un po' chiusi rispetto alle novità, e bisogna aspettare un po' di tempo perché le persone le scoprano e le apprezzino”.

Proseguirà quindi la campagna Rifugio Cardioprotetto con serate di sensibilizzazione attraverso la presentazione del libro di Massimo Dorigoni “Montagne senza vetta”. Due appuntamenti già in calendario, uno la scorsa settimana, il 22 novembre alla Sat di Ravina e l'altro il 13 dicembre alle 20.30 al MUSE. Per il 2018 il tavolo realizzerà dei tutorial audiovisivi su diversi temi di avvicinamento alla montagna con prudenza: sulla neve, sul ghiaccio, sulle ferrate, in arrampicata, in escursione ecc.

Novella Benedetti

Classe 1980 - in Italia ha vissuto tra Trento e Trieste, all'estero si è divisa tra Americhe (Stati Uniti, Colombia, Argentina, Cile, Costa Rica) ed Europa (Scozia, Irlanda, Paesi Baschi, Kosovo, Germania). La sua passione sono le lingue come strumento per entrare in contatto con l'altro; di mestiere è coach e formatrice, lavora a vario titolo nel terzo settore e dal 2014 è giornalista pubblicista. Ha realizzato anche vari lavori video, tra cui "Non si può vivere senza una giacchetta lilla", proiettato al Trento Film Festival.

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