Pyongyang senza cibo e Seul senza lavoro...

Stampa

Foto: Pinterest.it

Da quando Kim Jong-un è salito al potere nel 2012 sono tra i 1.000 e i 1.500 i nordcoreani che ogni anno scappano dal regime di Pyongyang e raggiungo la più democratica Seul, tanto che oggi i “disertori” nordcoreani che vivono in Corea del Sud sono più di 32.300. Anche per loro, come per molte delle famiglie divise dal 38° parallelo durante la guerra del 1950, spesso il primo differenziale di cittadinanza è un piatto di riso. Sì perché sulla base di un'indagine fatta in Corea del Nord all'inizio di maggio, le Nazioni Unite hanno riferito che “lo scorso anno la produzione agricola nordcoreana ha toccato il livello più basso dal 2008” e ad oggi quasi Il 40% della popolazione nordcoreana si trova nell’urgente bisogno di cibo”. Nonostante alcuni resoconti dei media coreani sostengano che negli ultimi mesi il costo del riso nei mercati della Corea del Nord sia in discesa, suggerendo che il Paese potrebbe forse evitare la crisi alimentare temuta dalle Nazioni Unite, per la portavoce del ministero di Seul per l’Unificazione Lee Sang-min, "la crisi resta grave e Pyongyang necessita di assistenza esterna"

“Riconosciamo la valutazione stilata dal Programma alimentare mondiale (Wfp) e dall'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao) come indicatori ufficiali ed obiettivi”, ha affermato Lee Sang-min nelle scorse settimane. “Data la natura del regime nordcoreano, si ritiene che vi siano molti limiti alla stima della situazione alimentare con indicatori di mercato diversi dai prezzi ufficiali o da quelli forniti da organizzazioni ufficiali”. Per questo per la portavoce del ministero “La nostra posizione rimane invariata: è necessario fornire cibo, sia da una prospettiva umanitaria  che in qualità di compatrioti”. Una posizione condivisa anche dal direttore esecutivo del Wfp David Beasley che ha espresso “gravi preoccupazioni per la situazione alimentare della Corea del Nord” e ha sollecitato Seul a “predisporre ulteriori donazioni”. In uno studio del 2017 la Nazioni Unite avevano già evidenziavano l'aggravarsi del problema della malnutrizione in Corea del Nord, sostenendo che "circa 18 milioni di persone, tra cui 1,3 milioni di bambini sotto i cinque anni, sono malnutriti a causa delle misere razioni di cibo distribuite dallo Stato".  

A quanto pare le razioni alimentari quotidiane in Corea del Nord sono in media di circa 300-380 grammi per persona, la metà dei 600 grammi che l’Onu raccomanda come fabbisogno giornaliero minimo. Anche per questo il Ministro dell’Unificazione di Seul in persona, Cho Myoung-gyongià in gennaio aveva fornito nuove rassicurazioni sugli impegni umanitari della Corea del Sud per il 2019, ricordando come  tra gennaio e novembre del 2018 Seul avesse autorizzato 14 missioni distinte nel Nord durante le quali sei organizzazioni della società civile avevano distribuito 4,7 miliardi di won (4,15 milioni di dollari Usa) sia per farmaci contro la tubercolosi, che per latte in polvere e farina. Adesso Myoung-gyon ha annunciato di voler continuare anche nel 2019 il sostegno sanitario ed alimentare con la fornitura di 8 milioni di dollari in aiuti allo sviluppo raccolti anche attraverso gruppi umanitari internazionali. L'unica condizione? Che il processo di pace mostri delle evoluzioni positive nei negoziati per il disarmo nucleare del Nord e sia quindi affiancato anche da un progressivo allentamento delle sanzioni internazionali contro Pyongyang.

Un impegno non da poco che Seul si è preso proprio mentre in patria un numero sempre crescente di laureati si sta spostando all'estero alla ricerca di un lavoro qualificato e ben pagato. La gioventù sudcoreana è la più istruita tra i Paesi membri dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) visto che all’università va il 75% dei liceali (rispetto ad una media Ocse del 44,5%). Nel 2018 dalla Corea del Sud sono partiti in 5.783, più del triplo rispetto al 2013, e quasi un terzo di questi giovani laureati si è trasferito in Giappone. Ma non è solo il Giappone la meta di questa fuga coreana di cervelli. Spinti da tassi di disoccupazione giovanile senza precedenti in patria e da orari di lavoro quasi insostenibili, sempre più laureati sudcoreani aderiscono al programma del Governo “K-move” per trovare impiego all'estero. Il programma da alcuni anni riesce a garantire a ragazzi e ragazze “posti di qualità” in 70 Paesi del mondo e a causa della crescente domanda ha aumentato i fondi stanziati da 57,4 miliardi di won (43 milioni di euro) nel 2015 ai 76,8 miliardi nel 2018 (57,5 milioni) distribunendo un terzo dei richiedenti in Giappone, dove manca forza lavoro qualificata e la disoccupazione è ai minimi storici e un quarto negli Stati Uniti, dove ad aprile la popolazione inattiva è scesa al minimo da quasi mezzo secolo. 

Al momento il programma non prevede un automatico ritorno in patria, almeno fino a quando non cambieranno le precarie condizioni lavorative. Lo scorso anno la Corea del Sud ha generato solo 97mila posti di lavoro, record negativo dalla crisi finanziaria globale. Quasi un giovane sudcoreano su cinque (20%) è senza lavoro dal 2013, un dato superiore del 16% rispetto al resto dei Paesi Ocse. Secondo il Governo, a marzo un cittadino su quattro nella fascia di età 15-29 anni non era impiegato o per scelta o per mancanza di lavoro. Per Kim Chul-ju, vice preside dell'Asian Development Bank Institute, “la fuga dei cervelli non è una preoccupazione immediata per Seoul. Piuttosto, è più urgente impedire che i giovani scivolino nella povertà, anche se ciò significa spingerli all'estero”. Intanto, mentre Seul aiuta Pyongyang ed esporta laureati super qualificati, gli imprenditori sudcoreani sono costretti a cercare tra i migranti un numero crescente di operai, generando una forza lavoro a basso costo sempre più richiesta e sempre più sfruttata.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

Ultime su questo tema

Nigeria, paura nei campus

05 Dicembre 2019
Un numero imprecisato di confraternite affolla i campus di tutta la Nigeria e le rivalità tra questi gruppi causano la morte di decine di studenti ogni anno. Negli ultimi mesi ci sono stati omicidi...

La “Visione Matauranga”

05 Dicembre 2019
L’Associazione per i Popoli Minacciati chiede che la ricerca scientifica sul clima tenga maggiormente conto delle popolazioni indigene. (Alessandro Graziadei)

La sfida più complessa per il Mediterraneo: la plastica!

03 Dicembre 2019
La plastica in mare si conferma un nemico per tutto il Mediterraneo. Che fare? (Alessandro Graziadei)

La politica climatica “in via di sviluppo”

29 Novembre 2019
La raccolta fondi per aiutare i Paesi in via di sviluppo a ridurre le loro emissioni di carbonio ha superato le aspettative. A parole… (Alessandro Graziadei)

Staffan. Il cooperante

28 Novembre 2019
Cooperazione vuol dire diplomazia, risoluzione dei conflitti, multilateralismo. Capire le ragioni degli altri: l’esempio di Staffan De Mistura. (Fabio Pipinato)

Video

Health Heroes - Flash mob