Malaria

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"Se le zanzariere impregnate di insetticida sono messe a disposizione di tutti, giovani o vecchi, la malaria declinerà. La sicurezza e il benessere delle famiglie non devono dipendere dal fatto che siano ricche o povere. (Arata Kochi – Responsabile del Programma globale sulla malaria dell’OMS)

 

Introduzione

Nonostante l’aumento considerevole degli sforzi prodotti e gli incoraggianti risultati ottenuti a livello globale negli ultimi anni, la malaria continua a uccidere un milioni di persone ogni anno, principalmente bambini al di sotto dei 5 anni di vita, e a rappresentare un rischio per quasi la metà dell’intera popolazione mondiale.

Ma la malaria non è solo una delle emergenze sanitarie più gravi del pianeta, è anche uno dei fattori che maggiormente incide sul tessuto socio-economico dei Paesi più poveri. Questo morbo causa, nelle regioni ad alta trasmissione, una perdita media dell’1,3% della crescita economica annuale. Ai costi diretti, in alcune zone elevatissimi se si considera che alla prevenzione e alla cura di questa malattia si arriva a destinare addirittura il 40% della spesa pubblica e privata riservata all’intero sistema sanitario, devono essere aggiunti anche i costi indiretti ma non certo meno gravi, come quelli relativi alla diminuzione della frequenza scolastica e lavorativa, a loro volta generatori di un aumento della povertà.

Per questo il contrasto alla malaria è divenuto, insieme alle altre due principali pandemie (Tubercolosi e AIDS) parte del sesto Obiettivo di sviluppo del Millennio.

 

La malattia

La malaria è una malattia infettiva che si trasmette all’uomo attraverso la puntura della zanzara femmina di tipo Anofele. Tramite tale puntura si introduce nell’organismo umano un parassita del genere Plasmodium. Esistono Plasmodi di quattro tipi: il plasmodium vivax, il plasmodium malariae, il plasmodium ovale, il plasmodium falciparum. Quest’ultimo è il responsabile della più grave forma di malaria che, se non curata in tempo e con i metodi corretti, può causare il coma e poi il decesso.

La malattia si manifesta in genere in un arco temporale che va dai 9 ai 30 giorni successivi alla puntura e presenta sintomi che all’inizio possono essere facilmente scambiati per una semplice influenza o un’infezione gastrointestinale: vomito, mal di testa, febbre alta, sudorazione, tremori.

 

Le cure

Ad oggi non esiste ancora un vaccino che impedisca l’insorgere della malattia, probabilmente anche a causa dei pochi investimenti effettuati dalle case farmaceutiche che, nonostante l’elevato numero delle persone soggette al rischio di questo morbo, non vedono potenziali guadagni dal momento che esso si concentra soprattutto nelle zone povere del mondo.

L’assenza di un vaccino non significa comunque che non siano stati individuati e sviluppati i mezzi necessari per diagnosticare velocemente e combattere in maniera efficace la malattia: basterebbe unire una buona profilassi comportamentale a un adeguato trattamento farmacologico.

Per quanto riguarda il primo aspetto, poiché le zanzare anofele agiscono prevalentemente con il buio e di conseguenza i rischi maggiori di venir infettati si corrono nelle ore notturne, hanno ormai dimostrato la loro efficacia le zanzariere impregnate di insetticida (long-lasting insecticide nets – LLINs) e la tecnica di spruzzare insetticida all’interno delle case (indoor residual spraying – IRS).

In merito al trattamento farmacologico, invece, le linee-guida dell’OMS (in .pdf) raccomandano una terapia combinata a base di artemisina (artemisin-based combination therapy - ACTs), considerato il metodo più affidabile per contrastare la malaria. Questo farmaco, sviluppato addirittura negli anni Sessanta in Cina durante la guerra del Vietnam, possiede un basso tasso di tossicità e di effetti collaterali ed è capace di ottenere risultati positivi già dopo soli tre giorni di cura (se la malattia viene individuata ad uno stadio iniziale). Sfortunatamente, però, oggi l’uso della clorochina rimane la terapia più diffusa, perché nonostante abbia perso la sua efficacia a causa delle resistenze sviluppate nel tempo dal parassita, continua a risultare il trattamento più economico.

La possibilità di accesso ai farmaci (soprattutto alla terapia combinata a base di artemisina), rimane quindi assolutamente insufficiente, specie in alcuni Paesi dell’Africa sub-sahariana, dove la copertura di medicinali fornita non raggiunge il 15% dei bambini al di sotto dei 5 anni. L’utilizzo delle zanzariere, invece, benché rimanga lontano da una copertura totale della popolazione africana, ha registrato un notevole aumento rispetto al 2000.

 

Il DDT: un trattamento controverso

Una tecnica per ridurre il rischio di puntura, assai discussa ma avallata da diversi istituti di ricerca, governi, organizzazioni internazionali (come la Malaria Foundation International) e addirittura alcune associazioni ambientaliste (l’Environmental Defense, il Sierra Club e l’Endangered Wildlife Trust) riguarda l’utilizzo del DDT, il potente insetticida da tempo messo al bando per la sua pericolosità dopo una lunga battaglia condotta dal WWF, che tuttavia viene considerato come una delle principali cause dell’eradicazione della malaria nell’Europa occidentale e negli Stati Uniti. Secondo molti scienziati e policymakers, l’uso del DDT potrebbe ridurre la mortalità della malaria addirittura dell’80%. Diversi governi africani, tra cui il Sud Africa, l’Uganda e il Kenya (nonché l’India e la Corea del Nord) stanno da tempo utilizzando il DDT per contrastare la malattia.

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità da qualche anno si è espressa chiaramente a favore della reintroduzione del DDT (in .pdf) come spray da utilizzare sulle mura interne e sui soffitti delle case, dichiarandolo non solo l’insetticida più efficace ed economico tra tutti quelli raccomandati, ma anche uno dei più sicuri, purché usato in maniera adeguata. Se i dati sembrano parlar chiaro sugli effetti positivi del DDT sulla riduzione dell’efficacia delle zanzare anofele, appare però ancora difficile comprendere a pieno i rischi per l’uomo e per l’ambiente che l’utilizzo di tale prodotto può comportare a medio e lungo termine, soprattutto agli occhi di un’opinione pubblica ormai convinta della pericolosità mortale di questo insetticida.

 

L’impegno internazionale

La significativa diminuzione dei casi di malaria non solo inciderebbe direttamente sui risultati legati al 6° Obiettivo del Millennio, ma anche su tutti gli altri obiettivi sanitari, a cominciare dalla riduzione della mortalità materna e di quella infantile. Negli ultimi anni le risorse messe a disposizione dalla comunità internazionale a favore della lotta alla malaria sono aumentate in modo esponenziale, passando da 0,3 miliardi di dollari del 2003 a circa 1,7 miliardi del 2009: una crescita certo sostanziale ma ancora molto lontana dai 6 miliardi stimati per raggiungere gli obiettivi fissati per il solo 2010.

Un simile aumento dei finanziamenti, gestiti in gran parte dal Fondo Globale per la lotta all’Aids, alla tubercolosi e alla malaria, ha prodotto comunque risultati incoraggianti: come sottolineato nell’ultimo rapporto mondiale sulla malaria stilato dall’OMS, nel 2008 più di 1/3 dei 108 Paesi affetti da malaria ha registrato una diminuzione di casi superiore al 50% rispetto alle cifre relative al 2000. Purtroppo su 108 solo 9 risultano gli Stati africani: tra questi, però, è importante sottolineare i risultati ottenuti da Eritrea, Ruanda, Sao Tome e Principe, e Zambia, considerati Paesi dove la malattia ha sempre registrato un’elevata incidenza.

Recentemente l’intera area della salute globale sta conoscendo l’utilizzo sempre più crescente dello strumento del partenariato pubblico-privato, che prevede spesso un approccio multisettoriale con la partecipazione sempre più diretta del settore privato nei progetti e nei programmi delle Nazioni Unite volti al contrasto alle pandemie. I soggetti internazionali maggiormente coinvolti nella lotta alla malaria sono costituiti appunto da partnership pubblico-private, che includono governi nazionali, agenzie dell’ONU, ONG, imprese e società civile.

 

Fondi e campagne

Il Global Fund - Fondo Globale internazionale per la lotta all’Aids, alla tubercolosi e alla malaria rappresenta oggi l’attore più importante, sia dal punto di vista politico che finanziario, nella lotta alle pandemie. Il Global Fund non è una agenzia esecutiva ma ha il compito di selezionare i programmi e i progetti verso i quali indirizzare le risorse. Essi devono mirare principalmente a rafforzare i sistemi sanitari dei Paesi maggiormente colpiti dalle tre pandemie, attraverso sia i miglioramenti delle infrastrutture che la preparazione del personale addetto ai servizi sanitari.

Questo opera in collaborazione con il GAVI: la Global Alliance for Vaccines and Immunisation è un partenariato nato con lo scopo di realizzare e diffondere vaccini per i bambini dei Paesi poveri. Alcuni anni fa GAVI ha lanciato un’iniziativa molto interessante volta a incentivare la ricerca delle case farmaceutiche su vaccini che interessano particolarmente il Sud del mondo. L’Advanced Market Commitment prevede l’impegno finanziario dei Paesi industrializzati al fine di acquistare un futuro vaccino purché vengano soddisfatte due condizioni: che la casa farmaceutica rispetti il prezzo concordato in anticipo, che il vaccino corrisponda pienamente alle esigenze dei Paesi in via di sviluppo.

Infine una campagna: Roll Back Malaria (RBM): Nel 1998 l’OMS, l’UNICEF, la Banca Mondiale e l’UNDP (United Nations Development Programme) hanno costituito la partnership Roll back malaria con l’obiettivo specifico di contrastare tale malattia, che in alcuni Paesi rappresenta una delle principali barriere verso lo sviluppo sociale ed economico, attraverso il raggiungimento un accesso alle cure equo, economico e sostenibile. La strategia adottata prevede l’intensificazione dei trattamenti e degli interventi di prevenzione che hanno dimostrato di aver un impatto sull’incidenza del morbo e sul suo tasso di mortalità.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità e Roll back malaria hanno lanciato nel 2008 il Global Malaria Action Plan, che si pone l’obiettivo di una completa eradicazione della malattia attraverso una strategia globale fondata su tre pilastri: il controllo della malaria tramite i mezzi attualmente a disposizione dei Paesi maggiormente colpiti; un aumento degli sforzi per ridurre sensibilmente le possibilità di infezione; una continua ricerca in grado di fornire strumenti innovativi capaci di dettare nuove strategie e politiche più efficaci.

Gli obiettivi dell’OMS e della partnership RBM sono particolarmente ambiziosi: prevedono infatti una riduzione di almeno il 50% dei casi di malattia e decessi dal 2000 al 2010, per raggiungere e superare poi la soglia del 75% dal 2000 al 2015.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica e i governi sulla necessità di agire concretamente per contrastare la malattia, e soprattutto di incrementare gli sforzi, specialmente economici, per raggiungere gli obiettivi prefissati non solo per il 2015 ma anche per le tappe intermedie, Roll Back malaria ha organizzato la Giornata Mondiale della Malaria che cade il 25 aprile di ogni anno. Proprio durante il World Malaria Day di due anni fa è stata lanciata la campagna “Counting Malaria Out”, con lo scopo di rafforzare i sistemi sanitari dei Paesi in cui la malattia viene considerata endemica.

 

Il ruolo dell’Italia nella lotta alla malaria

La lotta alla malaria, così come all’HIV e alla tubercolosi, rappresenta, almeno sul piano strategico, una delle priorità della cooperazione allo sviluppo italiana, come testimonia anche il ruolo di primo piano svolto nell’istituzione del Global Fund durante il G8 di Genova. I dati più recenti (in .pdf) resi noti dal Ministero degli Esteri, del resto, sottolineano come gli obiettivi legati alla salute globale abbiano rappresentato negli ultimi anni il 27% degli interi fondi destinati alla cooperazione italiana e come, all’interno dell’ampia questione sanitaria, la lotta alle tre pandemie abbia concentrato su di sé la maggior parte delle risorse economiche: 1,2 miliardi di euro per finanziare 1517 progetti e rispettare gli impegni presi in seno al Fondo Globale fino al 2008.

L’azione dei Governi italiani, però, è stata spesso caratterizzata dall’assenza di strumenti adeguati, soprattutto dal punto di vista finanziario, per rendere operative le strategie delineate. Si è così passati, negli ultimi anni, da un forte ruolo di leadership, testimoniato anche dal fatto che l’Italia è uno dei tre Paesi a godere di un seggio individuale nel Board del Global Fund, a momenti di assoluto anonimato, causato principalmente dall’incapacità di tener fede agli impegni economici presi.

Benché tra il 2007 e il 2008 sia stato estinto il debito che il Fondo vantava nei confronti del nostro Paese, oggi purtroppo stiamo vivendo una situazione particolarmente delicata. L’Italia, infatti, non soltanto non ha ancora onorato gli impegni presi per il 2010 (circa 170 milioni di dollari) ma è l’unico Paese a non aver versato neanche i contributi promessi per il 2009, correndo così il pericolo di perdere il seggio al Consiglio Amministrativo, dove si definiscono le politiche e le strategie internazionali, ma soprattutto di vedersi accusare come uno dei principali responsabili di possibili interruzioni di progetti già avviati. A tal proposito v’è stato un richiamo anche di Bill Clinton alla Conferenza di Vienna sull’Aids.

Sul piano bilaterale, invece, l’impegno dell’Italia contro la malaria si focalizza principalmente nell’area sub-sahariana attraverso interventi che forniscono assistenza tecnica ai programmi nazionali contro le pandemie. Sfortunatamente, però, la mancanza di dati disaggregati non rende possibile stabilire con precisione né le risorse destinate al contrasto della malattia né i Paesi beneficiari.

 

Documenti

Roll Back Malaria: World Malaria Day 2010: Africa update

WHO: World Malaria Report 2009

WHO: Guidelines for the treatment of malaria 2010

WHO: Malaria Factsheet

Bibliografia

Tognotti, E. Per una storia della malaria in Italia. Il caso della Sardegna, Milano, Franco Angeli, 2008

Carosi, G.; Castelli, F. Health co-operation papers: Handbook of malaria infection in the Tropics, Bologna, Associazione italiana amici di R. Follerau, 1997

Genchi, C.; Pozio, E. Parassitologia generale e umana, Milano, Ambrosiana, 2004

 

(Scheda realizzata con il contributo di Emanuela Limiti)

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