L’arte della manutenzione della motocicletta

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Un operatore sociale del Saint Martin al lavoro sul territorio di Nyahururu - Foto: Fondazionefontana.org

Cos’è una motocicletta? Mezzo di trasporto, divertimento, libertà, investimento, viaggio. La risposta dipende dal chi, dal dove, dal come. “In moto la cornice non c’è più. Hai un contatto completo con ogni cosa. Non sei più uno spettatore, sei nella scena, e la sensazione di presenza è travolgente”.

Chissà se gli operatori sociali che si spostano a oltre duemila metri di altitudine lungo le strade delle Contee di Laikipia e di Nyandarua, lungo la Rift Valley kenyana provano la medesima “sensazione di presenza” vissuta dai due viaggiatori, padre e figlio, che hanno attraversato gli Stati Uniti dal Minnesota alla California a cavallo di una motocicletta; un viaggio, quello, raccontato da uno dei due protagonisti, Robert Pirsig e pubblicato nel 1974. Lo ricordiamo tutti “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”: un viaggio on the road interiore, complesso, difficile alla scoperta del sé attraverso l’incontro con l’altro.

Che gli operatori sociali abbiano un “contatto completo con ogni cosa” è una certezza; soprattutto in relazione all’incontro con difficoltà e umanità, è fuori questione. La motocicletta, in un contesto territoriale caratterizzato da spazi vastissimi con carenza di strade agilmente percorribili, soprattutto durante la stagione piovosa, scarse infrastrutture e reti di comunicazione, diventa veicolo di vicinanza e di salvezza, di prossimità e di cambiamento, a volte l’unica alternativa possibile in grado di consentire uno spostamento. Lassù le strade sono poche, il trasporto pubblico e privato non è così regolare e la vulnerabilità economica nella quale vive buona parte della popolazione rurale non ne consente un uso frequente. Allora, se le persone hanno difficoltà a spostarsi è importante trovare il modo per avvicinarsi a loro, andare loro incontro e non sempre un “fuoristrada” con quattro ruote motrici è la soluzione. Chi queste strade si è trovato a percorrerle durante i mesi delle piogge, sa bene che il rischio di rimanere intrappolato con il veicolo è molto alto: basta una falsa manovra con il volante, una accelerata poco gentile o semplicemente un po’ di sfortuna e le ruote iniziano a girare a vuoto.

La motocicletta, invece, è più agile, non certo meno rischiosa, ma consente il raggiungimento di luoghi diversamente inaccessibili in tempi rapidi, perché un salvataggio, una cura urgente, la consegna di una medicina, anche solo parlare con chi versa nel dolore o nello sconforto in un determinato momento della sua vita non possono attendere. Le motociclette di cui parliamo escono quotidianamente dal quartier generale dell’organizzazione Saint Martin basata a Nyahururu. Servono da mezzi di trasporto per le visite ai beneficiari e ai volontari dei vari programmi attraverso i quali è strutturata l’organizzazione: ci sono comunità che distano decine di chilometri dal centro. Fisioterapisti, assistenti sociali, psicologi, operatori socio-sanitari accorciano le distanze con le periferie di cui si prendono cura attraverso le due ruote: persone che vivono in situazioni di disagio, persone con disabilità più o meno gravi e le loro famiglie, persone affette da HIV/AIDS, bambini e bambine in affido, ma anche i volontari e i leader di comunità che collaborano nelle azioni di sostegno sanitario e sociale.

Raggiungere queste persone ha un significato che va oltre lo svolgimento di un lavoro, di una professione; raggiungerle può significare ridare a qualcuna gioia di vivere, speranza. L’uso frequente di questi mezzi, assieme alle difficili condizioni del manto stradale rappresentano due elementi che contribuiscono all’alta usura delle motociclette: i costi della manutenzione sono importanti e i rischi nell’utilizzo non sono da meno. Poter disporre di un “buon” mezzo rappresenta quindi una chiave di successo sia degli interventi sociali, sia è soprattutto in termini di sicurezza e protezione dei lavoratori, meno spese dal meccanico per la motocicletta, meno spese mediche per chi la motocicletta la guida. È nell’ambito delle relazioni di cooperazione alla solidarietà internazione che la Provincia Autonoma di Trento e il Comune di Trento hanno contribuito, nell’anno in corso, al rinnovo del parco moto del Saint Martin con quattro nuovi mezzi.

Come sempre, sono le storie che ci confermano o ci smentiscono le intuizioni. Quella sulla validità della motocicletta nell’area in cui il Saint Martin svolge le sue attività, ma siamo certi anche altrove, ci viene confermata da Georges Maina, ex alcolista, residente a Manguo, nei pressi di Nyahururu, oggi assistente sociale e councellor nel programma comunitario per le dipendenze e l’HIV, uno dei protagonisti del documentario Me We. “Poi quando incontri le fragilità degli altri scopri che i tuoi problemi ricevono una risposta nel cammino. Molti volontari che lavorano sul territorio hanno un passato di dipendenze . Persone che hanno affrontato e risolto questo problema. Persone che comprendono, che provano empatia con chi si trova nella dipendenza, persone che non giudicano”. Le parole di Georgis ci dicono che grazie all’incontro con chi ascolta, capisce, non giudica “le fragilità possono diventare occasioni di rinascita, terreno fertile per nuove relazioni dalle quali può generarsi quella condizione di indipendenza che consente di ripensare il futuro dando solidità alle prospettive e ai sogni”. L’incontro però nasce da una partenza e da un arrivo, da un raggiungersi che in molti casi potrebbe non realizzarsi se barriere fisiche come fango, pioggia, strade dissestate o isolamento culturale e sociale non vengono demolite da un accorciarsi delle distanze. Lì, lungo la Rift Valley questo avvicinamento, questo incontro si realizza anche grazie ad una motocicletta e alla sua manutenzione. Salite in sella e provate a fare un giro su quella di Georgis. 

Sara Bin

(1976) vive in provincia di Treviso e lavora a Padova. É dottore di ricerca in geografia umana (2005); docente a contratto di geografia culturale e didattica della geografia presso l’Università degli Studi di Padova (dal 2010); ricercatrice presso Fondazione Fontana onlus dove coordina il portale Atlante on-line (dal 2008). Recentemente (2014) è stata inclusa nel gruppo di redattori e redattrici di Unimondo. Ha svolto attività didattica e formativa in varie sedi universitarie, scolastiche ed educative ed attività di consulenza nell’ambito della cooperazione allo sviluppo. Tra i suoi principali ambiti di ricerca vi sono i progetti di sviluppo idraulico nell’Africa sub-sahariana, lo sviluppo locale e la sovranità alimentare, la cooperazione internazionale, la didattica della geografia e l’educazione alla cittadinanza globale. Ha svolto numerose missioni di ricerca e studio in Africa, in particolare in Burkina Faso, Senegal, Mali e Niger. 

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