Fondo Globale contro Aids: l’Italia è insolvente

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S’è tenuta il 4 e 5 ottobre al quartier generale dell’Onu di New York, presieduta dal segretario generale Ban Ki-moon, la conferenza sul Fondo Globale contro Aids, Tubercolosi e Malaria. L’appuntamento, a cadenza triennale, riunisce tutti i paesi donatori del Fondo che in quell’occasione dichiarano con quale cifra s’impegnano a sostenere i progetti finanziati nel triennio successivo.

Il Fondo svolge un ruolo decisivo nella risposta internazionale all’emergenza sanitaria ancora causata da Aids, Tubercolosi e Malaria ed è fondamentale per avvicinarsi, se non per raggiungere entro il 2015 l’accesso universale alle cure e contribuire alla realizzazione del sesto Obiettivo del millennio.

I dati dimostrano che il Fondo Globale, con 770 mila persone sieropositive destinatarie di farmaci salvavita, 30 milioni di zanzariere distribuite e 3 milioni di malati di tubercolosi in terapia, attualmente fornisce i due terzi delle risorse finanziarie allocate nella lotta alla malaria e alla tubercolosi e il 20% degli 8,3 miliardi di dollari investiti per combattere l’Aids.

Undici miliardi e settecento milioni di dollari in tre anni è la cifra che i principali paesi del mondo (quaranta in tutto), la Commissione Europea, organizzazioni, fondazioni e donatori privati hanno assicurato al Fondo Globale, la più grande alleanza pubblico-privato esistente per la salute mondiale.

Si tratta di uno sforzo notevole, se si compara ai 9,7 miliardi promessi nel settembre 2007, a Berlino, per il triennio 2008-2010, ma lontani da quei 20 miliardi che sarebbero necessari, perché le cifre dei Paesi donatori, sottolineano comunque al Fondo globale, non coprono interamente le esigenze relative ai programmi dei paesi in via di sviluppo. Ad oggi inoltre, l’efficacia di tale strumento è stata limitata proprio dai paesi del G8 che, al momento dell’istituzione, si sono opposti al meccanismo del finanziamento obbligatorio, optando per un sistema basato su donazioni volontarie.

Per questo il rappresentante italiano alla conferenza (un semplice funzionario in assenza di una delegazione politica ufficiale) ha potuto ammettere l’impossibilità di prendere, per ora, impegni nonostante l’Italia sia stato uno dei paesi promotori del Fondo che venne lanciato a Genova da Berlusconi nel G8 del 2001. Entriamo così nella storia per aver ideato il Fondo ed essere il primo paese a non mantenere gli impegni presi.

La situazione del nostro paese a riguardo è imbarazzante”, denuncia Giorgio Menchini dell’Osservatorio Aids, rete di 20 ong italiane e internazionali impegnate nelle lotta contro l’Aids. E l’imbarazzo nasce non solo dal fatto che l’Italia ha fatto scena muta sui soldi da versare in futuro, ma anche “dalla condizione di insolvenza del nostro governo riguardo alle quote del 2009 e, finora, anche del 2010”.

Per la Lila “l’Italia sta mettendo in gioco non solo la sua reputazione, ma la vita di milioni di persone. Il Governo italiano ha deciso di restare fuori da ogni azione internazionale (.pdf) di lotta all'Hiv/Aids. Assente dalla Conferenza mondiale sull'Aids di Vienna del luglio scorso, assente dal summit di New York sul rifinanziamento del Fondo Globale, inadempiente nelle sue promesse economiche, silente all'interno delle istituzioni europee dove pure è chiamato a partecipare attivamente, incapace di accogliere le indicazioni di documenti ufficiali e letteratura scientifica, il nostro Paese ha evidentemente scelto di sottrarsi a ogni confronto in materia di lotta all'Aids”.

L'Osservatorio globale dell'Aids, network di di varie ong nazionali e internazionali, segnala che "i soldi che l'Italia ha promesso, ma non ha mai versato potrebbero significare molto per la vita di milioni di persone minacciate dalla tre pandemie. Con i 260 milioni di euro delle due quote annuali non versate, per esempio, si potrebbe pagare il trattamento salvavita con i farmaci antiretrovirali a 100.000 persone affette da HIV/AIDS; si potrebbero trattare 284mila persone malate di tubercolosi e distribuire 8 milioni di zanzariere impregnate con insetticida per la prevenzione della malaria”. Se per il nostro paese, quindi, si tratta solo di sfigurare davanti al resto del mondo, per i beneficiari dei progetti finanziati attraverso il Fondo, significa molto di più.

Una lettera aperta al presidente del Consiglio e al Governo italiano (.pdf) sottoscritta dalle maggiori organizzazioni di lotta all’Aids (Osservatorio Aids, Anlaids, Nadir, Gruppo Abele, Medici Senza Frontiere, European Aids Treatment Group di Bruxelles, e tanti altri) è già stata inviata per sottolineare l'assenza e il silenzio italiano e chiedere di rispettare gli impegni precedenti e impegnarsi per il futuro.

Ma per il momento l’unica risposta ufficiale è quella di Elisabetta Belloni, direttore del dipartimento Cooperazione sviluppo del ministero degli Esteri, che ha così dichiarato: "Il nostro dipartimento sta trattando con Palazzo Chigi e con il ministro Giulio Tremonti per definire un piano di rientro per i contributi che l'Italia non ha erogato al Fondo negli ultimi due anni" circa 260 milioni di euro più 30 milioni di dollari annunciati da Berlusconi al vertice G8 del 2009 a L'Aquila.

Ora all'Italia è offerto un importante palcoscenico internazionale, nel 2011 sarà infatti la sede della Sesta Conferenza sulla Patogenesi della International Aids Society (il più importante appuntamento globale con la Conferenza mondiale sull'Aids) e alla Lila si spera a questo punto che il nostro Paese ci arrivi perlomeno coi debiti saldati, “perché - come si legge nella lettera aperta al governo - le promesse mancate uccidono".

Alessandro Graziadei

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