Transumanza: a piedi sui sentieri di un patrimonio dell’umanità

Stampa

Foto: A. Molinari ®

“Intanto, sdraiati nella paglia uno fianco all’altro, dormivano sognando montagne e ragazze. Ma uno quella notte non dormì. In un angolo del vagone, accompagnato dal ritmo delle ruote sulle rotaie, pensava, per la prima volta in vita sua, al destino della povera gente, alla guerra che pretende che la povera gente s’ammazzi a vicenda e si chiedeva: “Chi ritornerà di quanti siamo su questo treno? Quanti compaesani uccideremo? E perché? Giacché al mondo siamo tutti paesani.”

Così Mario Rigoni Stern chiudeva uno dei suoi brevi racconti (in Il bosco degli urogalli) e così traeva ispirazione il documentaio di Roberta Biagiarelli e Gianni Rigoni Stern, La transumanza della pace, per raccontare un cammino inconsueto: cinquanta bovini che dalla Val Rendena raggiungono a piedi Suceska-Srebrenica. Protagonisti assoluti i paesaggi e i pascoli del Trentino e della Bosnia, le persone e gli animali che li popolano, la solidarietà, l’andare a piedi.

E così apriamo anche noi, riprendendo questo spunto di paesi e paesani, per parlarvi di una notizia che ha avuto scarsa risonanza ma che corona l’impegno di anni e di molti per valorizzare una pratica di allevamento a diretto contatto con la natura: appunto, la transumanza, che il comitato Unesco riunito a Bogotà ha proclamato a fine 2019 e all’unanimità patrimonio immateriale dell’umanità. E’ la terza volta che una pratica rurale tradizionale, preceduta dalla coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria e dall’arte dei muretti a secco, ottiene un riconoscimento di prestigio come quello Unesco: la transumanza, che non interessa solo le Alpi ma anche i tratturi del Mediterraneo, consiste nella migrazione stagionale delle greggi, delle mandrie e dei pastori che, insieme a cani e cavalli, si spostano in altre regioni climatiche, percorrendo vie semi-naturali durante un viaggio che dura giorni e che prevede soste nelle cosiddette “stazioni di posta”.

La candidatura era stata avanzata nel marzo 2018 dall’Italia in qualità di capofila, sostenuta da Grecia e Austria e, a livello internazionale, coordinata dal MIPAAF, Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali; ha coinvolto le regioni mediterranee di Puglia, Basilicata, Campania, Molise, Lazio e Abruzzo e quelle alpine di Lombardia e Trentino – Alto Adige, creando una rete attiva e integrata volta a salvaguardare questa tradizione millenaria, che risale al periodo neolitico. E che ha visto in Trentino anche la pubblicazione a dicembre 2019 del libro Fiume che cammina. Transumanza: patrimonio dell'Umanità di Alberto Pattini, punta dell’iceberg di un progetto articolato che comprendeva 10 mostre fotografiche e poetiche itineranti, conferenze, due documentari e numerosi eventi per far conoscere e valorizzare un movimento stagionale che porta con sé fatica, difficoltà socio-economiche, problematiche connesse allo spopolamento delle aree rurali, ma anche un bagaglio prezioso di motivazione e coraggio, conoscenze ed esperienze, incontri, storia e storie.

La transumanza non è quindi solo un’abitudine o una necessità, ma un elemento culturale dal profondo significato identitario, che ha dato origine nel tempo a forti legami sociali e che, ora più che mai, porta con sé il valore aggiunto di rappresentare una pratica di allevamento sostenibile che promuove un rapporto tra uomo e natura dalla suggestiva carica simbolica, ma anche dalle importanti ricadute pratiche in termini di economie ecologiche. Proprio su questo punto si innesta una riflessione magari marginale, ma non banale, sui cani pastore che accompagnano le transumanze, per lo più pastori della Lessinia e del Lagorai (in fase di riconoscimento Enci). Sono cani che sanno mantenere compatto il gregge e radunare gli animali, facendo anche un prezioso lavoro di guardiania notturna: la presenza in aumento di orsi e lupi influenza fortemente il lavoro dei pastori sia stanziali che transumanti, che negli ultimi tempi si sono dotati anche di cani da difesa. Un problema che si fa più critico nell’attraversamento di zone antropizzate, dove la presenza di queste razze (mastini abruzzesi o cani della Sila) può creare delle difficoltà, non solo pratiche, ma anche di pensiero. Da un lato posizioni ambientaliste che giustamente hanno a cuore la tutela dei grandi carnivori che vivono sul territorio, dall’altro lato i pastori, rappresentanti di una delle attività a più basso impatto ecologico, che non utilizza pesticidi né concimi chimici e che consuma pochissima energia fossile, mentre conserva una varietà di razze locali a difesa della biodiversità degli animali domestici. Un fronte che rischia di inasprirsi su argomenti opposti e di uguale intensità e importanza e che solo in un dialogo costante e aperto può trovare il giusto sentiero per la salvaguardia di territorio, fauna e comunità insieme.

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale. Collabora regolarmente con realtà che si occupano in particolare di divulgazione ambientale, aree protette e sviluppo sostenibile.

Ultime su questo tema

In Italia non è emergenza fentanyl: “Più pericolosi pain killer e benzodiazepine”

14 Febbraio 2020
Fabio Lugoboni, responsabile del dipartimento di Medicina delle Dipendenze dell’azienda ospedaliera universitaria di Verona, smentisce l’allarme fentanyl: “Sta crescendo invece la dipendenza da ben...

Giornalismo partecipativo tra formazione e professione

13 Febbraio 2020
È arrivato alla sua quarta edizione il progetto Comunità e Narrazione - Contest di Giornalismo partecipativo, promosso da Tempora Onlus, un percorso rivolto ai giovani. (Piergiorgio Cattani)

«Adolescenza, servono più genitori e meno psichiatri»

07 Febbraio 2020
Bellezza, denaro, morte, corpi, vecchiaia, attesa, le droghe che sono una maschera. Lo psichiatra racconta con onestà gli adolescenti di oggi. "La soluzione migliore per lavorare con loro è ac...

India: prove di guerra civile?

06 Febbraio 2020
La “violenza settaria” dei fondamentalisti indù sembra essere diventata un pericolo per la democrazia indiana. (Alessandro Graziadei)

Sotto-nutrizione e obesità: due facce della stessa medaglia?

04 Febbraio 2020
“Bisogna definire un nuovo approccio per far retrocedere simultaneamente la sotto-nutrizione e l’obesità, perché questi problemi sono sempre più interconnessi”. (Alessandro Graziadei)

Video

Global Campaign for Education