Equilibri interrotti

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Foto: N. Benedetti ®

Cambiamenti sul mercato delle droghe, disagi esistenziali, società disgregate e famiglie sempre più in difficoltà: quali sono le dinamiche che si instaurano e come reagire di fronte a questo malessere? Ne abbiamo parlato con Maurizio Folgheraiter, presidente dell'associazione Amici di San Patrignano a Trento, e con Carla Pallaoro, membro del direttivo dell'associazione.

Droghe: la cosa più importante da sapere?

Maurizio: Direi che è importante non fare distinzioni tra le sostanze: anche le canne non sono più come una volta, sono totalmente cambiate. Dobbiamo renderci consapevoli che una volta si facevano con un delta-9-thc - un principio attivo - del 3%; adesso invece le canne che girano hanno un principio attivo del 25-30%. Ci sono poi quelle sintetiche che nessuno riconosce, che possono avere un principio attivo anche del 40%. Bisogna stare molto attenti, non c'entra se spesso anche i genitori ai loro tempi se le sono fumate: le canne che si fanno oggi sballano 10 volte di più rispetto al passato.

Cosa sta succedendo a livello sociale, qual è il bisogno che soddisfano questo droghe?

M: Tutti saremmo dei tossici, solo che tante persone riescono a gestire le loro fragilità. C'è un malessere generale che porta insicurezza a tanti ragazzi. Le insicurezze creano disagi, anche forti, e queste persone che cadono nel mondo delle sostanze è perchè non sono in grado di gestire le loro emozioni e le loro fragilità. Dopo spesso passa anche il messaggio che le sostanze leggere non fanno niente, le usano anche in terapia farmacologica ecc. Ma certo: in terapia farmacologica danno anche la morfina, ma che cos'ha un ragazzino per doversi fumare una canna? Poi bisogna stare attenti perchè all'inizio la sensazione ti piace ma se poi entri in un contesto di amicizie che scelgono questa strada ti cambia tutto, compreso i meccanismi. Questi continuano a girare e non ti fanno fermare; quando vuoi farlo ti rendi conto che non ce la fai, sei già dentro. Il tuo equilibrio è stato interrotto; per staccare da quel mondo a quel punto devi cambiare completamente: amicizie, moo di pensare, fidanzata, obiettivi, devi rivoluzionare una persona. Come si fa? 

Già, come si fa?

M: Per le famiglie è importante trovare dei punti di riferimento, delle persone preparate in grado di dare le risposte giuste. Le persone quando arrivano in associazione con un problema di tossicodipendenza si ritrovano innanzi tutto senza regole e senza risposte da dare ai figli. L'associazione dà questi strumenti per restituire ai genitori il loro ruolo e li aiuta a fermare il ragazzo in quello che sta facendo.

Carla: Abbiamo diversi gruppi di auto mutuo aiuto; unofondamentale è quello dei genitori nuovi. In questa fase rendiamo consapevoli i genitori del problema perchè molto spesso arrivano e non si rendono conto che è realmente un problema. Arrivano e dicono “ma sì, si fa qualche canna” ma poi magari quando parliamo bene vediamo che si fa qualche canna ma ha anche abbandonato la scuola, non trova lavoro, comincia a essere emarginato a livello sociale. Quando poi i genitori decidono di agire gli vengono dati gli strumenti per farlo. Si ferma il ragazzo nel suo comportamento e si capisce di che tipo di percorso ha bisogno.

Come si fa a fermare il ragazzo?

C: La cosa principale è il ruolo genitoriale. Quando arrivano qui le famiglie succede sempre che i genitori non sono in linea - la mamma la pensa in un modo ed il papà in un altro. Questo porta conflitto e automaticamente il ragazzo ci gioca. Il nostro primo approccio oltre a renderli consapevoli è tornare ad unire il ruolo genitoriale portando la madre e il padre sulla stessa linea. Quando c'è questo è un ruolo così forte che fa avere dei risultati all'apparenza impossibili. I ragazzi hanno bisogno di limiti, e darli fa parte del ruolo educativo del genitore.

Quindi il primo step di supporto è questo gruppo. Poi cosa succede?

C: Ci sono gli altri gruppi di genitori che hanno già un ragazzo in comunità; a quel punto infatti non è solo il ragazzo ad essere impegnato in questo processo di cambiamento e “guarigione”; anche il genitore fa un percorso che dura quanto quello del ragazzo in comunità.

Questi gruppi aiutano?

C: L'importanza di questi gruppi è data dal confronto; se un ragazzo va in comunità, ha delle difficoltà; quindi il percorso sarà fatto di alti e bassi. Il genitore viene e si confronta, sente gli altri cosa ne pensano o se hanno avuto un'esperienza di quel tipo e cosa hanno fatto loro. Poi la prima cosa quando vieni in questo gruppo - e posso portare anch'io la mia esperienza perchè sono genitore di un ragazzo che ha fatto il percorso in comunità - ti senti capito. Non ti senti giudicato, perché comunque questi ragazzi sembrano fatti con lo stampino, hanno tutti lo stesso processo per arrivare a quello che li ha portati a fare uso di sostanze; e questo ti porta molto ad aprirti e chiedere aiuto, che è fondamentale.

Perché invece prima di venire qui...

C: ...hai questa chiusura perchè ti senti diverso rispetto alle altre famiglie; cominci ad addossarti un sacco di sensi di colpa perchè come genitore ti senti un fallito. Vai a bussare a tante porte: dal dottore, dall'assistente sociale, dallo psicologo, dal carabiniere di turno in cerca di aiuto senza renderti conto – perchè lo capisci dopo – che in realtà cerchi esternamente un aiuto ma l'aiuto per i nostri figli siamo proprio noi genitori. Però da soli uscire da un problema così non si riesce.

C'è un sentirsi stigmatizzati?

C: Personalmente no. Il drogato al giorno d'oggi non è riconducibile al drogato di una volta, sulla panchina abbandonato che si faceva in vena. Il drogato di oggi molto spesso non lo riconosci neanche perciò non c'è neanche stato il tempo per gli altri di capire la problematica che stava coinvolgendo mio figlio. C'è stato poi un venire a patti mio personale dopo che il ragazzo è entrato in comunità; i primi tempi che era lì mi guardavo un po' in giro perchè mi sentivo come se tutti sapessero e tutti mi guardassero. Dopo ho fatto quello scalino dove questo non era più un problema, anzi: era diventato un orgoglio.

M: Io non mi sono sentito giudicato, più che altro cerchi le risposte da tante parti ma le persone che non hanno vissuto un problema così non sanno darti quelle giuste - ecco l'importanza del gruppo. Ti aiuta a capire come fermare un ragazzo, le posizioni del genitore, la forza che c'è dentro di noi e che dobbiamo ritrovare perchè si è invertito il ruolo e la relazione a quel punto la gestisce il ragazzo. Allora noi dobbiamo rafforzarci e riprendere in mano le regole.

I primi cambiamenti che si vedono?

M: Il genitore dopo 10-20 giorni viene in associazione e ci dice “adesso è bravo”; in realtà i ragazzi ti fanno vedere quello che vuoi vedere ma poi continuano a farsi. Il ragazzo gioca d'astuzia e dobbiamo essere noi a passare allo scalino successivo. In associazione iniziamo a dire: come lo vedi tuo figlio, sereno, felice? Che amici frequenta? Se mio figlio rispetta le regole che gli ho dato e torna a casa alle 23 ma poi si droga, frequenta il giro sbagliato, non ha obiettivi, non sta bene con sé stesso - magari c'è un malessere. Allora si cerca di far capire ai genitori che la sostanza è un problema, e bisogna toglierla; ma il malessere resta, e su questo bisogna lavorare. Nel percorso viene tirato fuori il bello di una persona.

Oltre all'attività con i genitori, l'associazione porta avanti anche numerosi incontri di sensibilizzazione in scuole, comuni, istituzioni. In caso di bisogno tutte le associazioni Amici di San Patrignano esistenti sul territorio nazionali sono reperibili a questo link.

Novella Benedetti

Classe 1980 - in Italia ha vissuto tra Trento e Trieste, all'estero si è divisa tra Americhe (Stati Uniti, Colombia, Argentina, Cile, Costa Rica) ed Europa (Scozia, Irlanda, Paesi Baschi, Kosovo, Germania). La sua passione sono le lingue come strumento per entrare in contatto con l'altro; di mestiere è coach e formatrice, lavora a vario titolo nel terzo settore e dal 2014 è giornalista pubblicista. Ha realizzato anche vari lavori video, tra cui "Non si può vivere senza una giacchetta lilla", proiettato al Trento Film Festival.

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