Kwaheri, arrivederci Otto Mair

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Otto Mair tra i bambini del Kenya – Foto: stol.it

Morte naturale. Se n’è andato così Otto Mair. Era un missionario laico di Ortisei, noto non solo in Provincia di Bolzano: da anni raccoglieva fondi per i più poveri attraverso modalità anche insolite di cooperazione internazionale. Mair si trovava alla Consolata di Nairobi ove opera Padre Franco Cellana, un missionario trentino. Casualmente anch’io ero là, di ritorno dalla valutazione di un progetto per conto di Ipsia proprio a Nyahururu ove Otto ha lavorato per diversi anni facendo opere d’arte bellissime.

Lo conobbi circa 15 anni fa mentre indaffaratissimo stava ultimando una scultura. Oggi i suoi manufatti sono lì in bella mostra a testimoniare la sua presenza. Un vero artista. Ma che c’entra la povertà e la fame con l’arte? Tutto! Di cultura si mangia. Ed Otto lo aveva capito per tempo. Abbiamo bisogno non solo di pane ma anche di spirito, di arte, di dipinti e sculture. Di tutto ciò che ci eleva dallo stato animale.

Ed è grazie anche a lui che iniziai pure io, con il progetto di riforestazione “Tree is life”, a dipingere la città che ho abitato per tre anni con tutti gli artisti locali. Decine di murales per abbellire il grigiore e per comunicare con coloro che non sanno leggere l’importanza di conservare l’ambiente. La provincia di Trento fu il primo donatore di questo progetto. Oggi si aggiunge l’ambasciata svedese e la più grande Ong di Sua Maestà britannica UKAid. (Forse è bene comunicare anche qualche risultato e non solo le miserie).

Otto Mair stava lavorando all’ennesimo progetto solidale; con la creatività di sempre. Ma arriviamo alla cronaca degli ultimi giorni. L’artista gardenese, la penultima settimana di febbraio, lamentava forti mal di pancia; il responsabile della Consolata Padre Gherardo Martinelli (altro noto trentino in terra kenyota) insistette all’inverosimile per andare all’ospedale. Infine, Otto, suo malgrado, accettò. Dopo poche ore fu dimesso, visto che le sue condizioni, grazie a qualche antidolorifico, erano migliorate. L’indomani la tragica notizia: Otto Mair è stato trovato da Padre Martinelli morto nella sua camera. Lo stesso Martinelli ha dato la notizia a parenti ed amici che si sono recati nella capitale kenyota, per il rimpatrio in Alto Adige delle ceneri. Il suo volere, infatti, era quello d’esser cremato.

Non vi narro delle pratiche, la burocrazia, i verbali, l’ambasciata, il magistrato ed i giornalisti che hanno scritto cose false su Otto Mair, come l’aver ingerito tutti i farmaci in una sola dose. Ho visto io stesso la confezione e mancavano solo due capsule.

Otto Mair era amato e stimato. Da anni, oramai, tornava in Alto Adige per brevi periodi, per raccogliere fondi. Ma per il resto dell’anno viveva in Kenya, vicino alla sua gente che con passione e tenacia aiutava e seguiva giorno dopo giorno. Lui stesso si definiva un “missionario laico”.

Come ricordava Susanna Petrone dalle colonne del quotidiano Alto Adige: «L’ultimo grande progetto seguito da Otto Mair in Trentino Alto Adige risale all’estate 2011. Il gardenese era tornato in Regione in occasione di una mostra d’arte. Una mostra voluta da tutti quelli che lo conoscevano: gli artisti della val Gardena. Quell’estate, infatti, numerosi artisti del posto avevano deciso di vendere opere d’arti, raccogliendo soldi per Otto Mair (anche lui aveva creato delle opere messe all’asta). Il progetto era stato realizzato per beneficenza e per sostenere il sogno del gardenese: portare l’acqua e tirar via la fame in alcune zone dell’Africa dell’est. Proprio in quell’occasione Otto disse: “Da tanti anni sono impegnato come volontario in Africa, in particolare in Kenya, Tanzania e Uganda, paesi in cui la situazione e i limiti di sopravvivenza sono preoccupanti. A suo tempo padre Angelo Insam, di Santa Cristina, missionario per tanti anni in Africa, fece grandi cose per questa povera gente ma purtroppo ci ha lasciato troppo presto; allora io mi sono impegnato per continuare i suoi lavori e i suoi progetti. L’ultima grande missione messa in piedi da don Angelo con scuole, un ospedale, un convento è nella terra dei Masai e questo è stato possibile con l’aiuto di tanta gente di tutta la regione».

Prima di partire disse: “Come scultore ho realizzato statue per le chiese missionarie in Africa e vedendo la miseria in quei paesi ho pensato di fare nuovamente mostre, ma di beneficenza, per aiutare questa povera gente. E ho trovato subito una risposta positiva in molti artisti della val Gardena che hanno messo a disposizione sculture, quadri e ceramiche per questa occasione”.

Se ne va un artista. Dipingerà altrove le sue opere. Kwaheri Otto.

Fabio Pipinato

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