Comunicazione

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"There can be no development without democracy, no democracy without participation and no participation without communication". (Roberto Savio, fondatore e presidente onorario dell’agenzia Inter Press Service - IPS)

 

Introduzione

La comunicazione costituisce il fulcro di ogni dinamica sociale e plasma integralmente la vita dell’uomo. Comunicazione è conoscenza, informazione, cultura e quindi, sviluppo. Può essere metaforicamente considerata il sistema nervoso della società; attraverso lo sviluppo di un flusso virtuoso di comunicazioni si arriva a incidere sul livello e sulla qualità della vita. Ciò nonostante, solo da pochi decenni ne è stata riconosciuta la centralità mentre nelle società più statiche del passato - gerarchiche e autoritarie - aveva un ruolo marginale.

Anche sul piano interpersonale si sono registrate profonde trasformazioni, che rendono sempre più rilevante e nevralgico il ruolo del comunicare: nelle relazioni di coppia, nella famiglia, nella scuola, sul lavoro, nel rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini. È appunto grazie all’avvento della democrazia e allo sviluppo dei media, che la comunicazione è divenuta l’elemento più distintivo dell’epoca attuale. Un diritto, sancito nell’articolo 19 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo: “Ciascuno ha il diritto alla libertà d’espressione e di opinione, (…) e di richiedere, ricevere e comunicare informazioni e idee attraverso qualsiasi mezzo e senza considerazione delle frontiere”.

Eppure nonostante l’evoluzione tecnologica e la diffusione di nuovi strumenti, con il crescente afflusso di informazioni e messaggi, la qualità dello scambio è a rischio. Comunicare non coincide con la semplice trasmissione di un messaggio. Nel senso pieno del termine la comunicazione è infatti un processo complesso di interazione e cooperazione fra più attori, di cui l’informazione è solo uno degli elementi. Come esplicitato da Jason Nardi, della rete Communication Rights in the Information Society (CRIS), “il diritto a comunicare, prima ancora che a essere informati, è condizione di ogni altro diritto umano”.

 

Comunicazione e democrazia

Nell’atto puro della comunicazione, ossia dello scambio di informazioni reciproco e non unidirezionale, si trova la chiave dell’importanza di questo processo per la nascita e lo sviluppo di una società democratica. Strumento di formazione dell’opinione pubblica e, quindi, anche del consenso necessario per ogni atto decisionale, la comunicazione è allo stesso tempo origine e condizione della “democrazia di massa”. “Senza una buona comunicazione, non c’è partecipazione sociale” - sintetizza Mario Lubetkin, direttore generale dell’agenzia di stampa Inter Press Service (IPS).

Anche i media e l’informazione sono chiamati a questo compito, nell’ottica di un contributo allo sviluppo democratico, nei singoli paesi e a livello internazionale. “Aiutare la crescita della comunicazione dei popoli di aree in via di sviluppo, è il modo migliore per promuovere in tutto il mondo la presa di coscienza dei bisogni di queste regioni” - ha spiegato Jo Weir, della Reuters Foundation, nel corso di un seminario internazionale dedicato al ruolo della comunicazione nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

Per fare questo, risponde Roberto Morrione, direttore di Rainews 24 fino al 2006, “creare nuovi canali non basta. Se vogliamo diventare fattore di sviluppo, dobbiamo raccontare ogni evento calato nel suo contesto attraverso gli occhi degli stessi protagonisti”. In un’ottica quindi di reale partecipazione e approccio pluralista che tenga conto di tutte le voci e le realtà della società.

 

La comunicazione globale

Progressi tecnologici e avvento di nuovi media hanno facilitato scambi intensi e flussi di informazioni. Oggi il pianeta è interessato da una rivoluzione tecnologica che parte dal mondo dell’informazione e della comunicazione che si estende a tutta la società: il costo delle comunicazioni diminuisce. Grazie alla telefonia mobile e satellitare la telecomunicazione è alla portata di tutta la popolazione, anche di quanti vivono in zone rurali. Internet, infine, veicola e rende accessibili una infinita gamma di risorse e informazioni provenienti da ogni parte del pianeta. Notizie e immagini raggiungono contemporaneamente individui in ogni continente.

L’avvento di reti di comunicazione globali è però il frutto di un processo che ha trovato origine nei secoli passati. I collegamenti con cavi sottomarini a partire dagli anni cinquanta dell’Ottocento ne sono un primo esempio. Un altro momento fondante è, ancora, la nascita delle agenzie di stampa internazionali, fra cui Reuters, Associated Press e France Press, che ancora oggi detengono un ruolo di rilievo nella raccolta e la distribuzione di notizie. A livello internazionale la formazione di organismi (come la International Telecommunication Union nel 1865), che avevano la finalità di introdurre un ordine nella ripartizione dello spettro elettromagnetico e poi nelle radiofrequenze, fu altrettanto importante per la comunicazione globale.

Elemento centrale del processo di globalizzazione delle comunicazioni e dei media sono state le "reti", composte da cavi e da microonde. Lo sviluppo tecnologico e quello dei nuovi strumenti ha promosso nel tempo lo sviluppo del flusso delle informazioni. A partire dagli anni ‘80 il sistema di comunicazione ha conosciuto una globalizzazione soprattutto sul piano televisivo, ma ha pagato il prezzo della perdita della funzione di alfabetizzazione, divulgazione e integrazione che aveva rivestito precedentemente. Oggi la diffusione delle informazioni avviene soprattutto attraverso i satelliti che collegano territori e continenti della rete globale. I primi utilizzati a questo scopo, nel 1965, facevano parte del consorzio Intelsat, costituito in origine da 11 paesi e oggi da oltre 140.

Se le nuove tecnologie sono state fondamentali nel fenomeno della globalizzazione, un ruolo determinante lo hanno giocato anche le nuove politiche nazionali e internazionali, la deregolamentazione dei sistemi di telecomunicazioni, sostenuta da organismi internazionali nell’ottica di una sempre maggiore internazionalizzazione dei sistemi mediatici. La comunicazione su scala planetaria ha quindi dato vita a un’interazione e un’interdipendenza maggiore fra gli stati ma, al contempo, ha emarginato vaste zone del pianeta che non hanno un facile accesso alle reti di comunicazione.

 

Comunicazione a rischio

Uno sguardo alla diffusione delle nuove tecnologie e dei media offre un quadro del rapporto ineguale del flusso della comunicazione, che segue in genere la direzione Nord-Sud, incanalata all’interno dei flussi di informazione guidati dalle megasocietà consolidatesi all’interno del settore dei media. Come ribadito da Aram Aharonian, direttore generale della rete televisiva latinoamericana Telesur, nel corso dell’incontro sull’informazione e la comunicazione del Forum sociale mondiale di Nairobi del 2007: “I media comunitari hanno fatto qualche passo verso la democratizzazione, ma non è abbastanza… Se il 93% degli ascoltatori è ancora prigioniero della struttura monopolistica dei media corporativi, si può fare poco per rafforzare la democrazia”.

Malgrado indiscutibili progressi nelle infrastrutture della comunicazione, la comunicazione Sud-Nord e anche Sud-Sud resta difficile: “Rimane più facile comunicare con il Nord anziché con gli altri paesi del Sud - ha dichiarato il sottosegretario alle Nazioni Unite e alto rappresentante per i paesi meno sviluppati, Anwarul Chowdhury, alla conferenza organizzata nell’inverno 2006 a Rio de Janeiro dall’agenzia di stampa internazionale Inter Press Service (IPS). L’espansione commerciale tra i sud del mondo ha creato “una nuova geografia del commercio globale”, tuttavia, rispetto a questo e ad altri processi che hanno aumentato il peso di questi paesi, le informazioni e il flusso delle comunicazioni rimangono deboli. La comunicazione ha un ruolo fondamentale nella ricerca delle soluzioni agli squilibri mondiali, ma deve affrontare le proprie distorsioni per svolgere la funzione che le compete nell'attuale processo di globalizzazione.

 

Per un nuovo ordine mondiale di informazione e comunicazione

L’importanza e il potere di questi canali di comunicazione ha velocemente creato disuguaglianze e squilibri non solo in termini di flusso di informazioni ma anche in termini di contenuti veicolati. Da questa consapevolezza è nata la necessità di una riorganizzazione del sistema globale delle informazioni. Fin dagli anni ‘60, le organizzazioni internazionali si sono poste il problema dell'utilizzo degli strumenti di comunicazione di massa al fine di favorire lo sviluppo nelle aree più povere del mondo.

La risposta politica a questo tipo di necessità si è avviata tra la fine degli anni ‘70 e la prima metà degli ‘80 attraverso l’Unesco, che come dichiarato nel suo atto costitutivo, è dedicata a “favorisce la conoscenza e la comprensione reciproca delle nazioni, prestando la sua opera agli organi di informazione di massa, (…) facilitare la libera circolazione del pensiero, attraverso la parola o l'immagine”. A livello internazionale è stata avviata una serie di dibattiti, conferenze e commissioni sul tema di un Nuovo ordine mondiale di informazione e comunicazione (NOMIC, in inglese NWICO), votato in una risoluzione del vertice di Colombo nel 1976.

Nello stesso anno l’Unesco ha creato una Commissione internazionale per lo studio dei problemi nel campo delle comunicazioni le cui conclusioni, note anche come “rapporto MacBride”, esaltano il ruolo centrale della comunicazione: strumento di potere, arma rivoluzionaria, prodotto commerciale, mezzo educativo, strumento di liberazione o di oppressione, di crescita della personalità individuale o di omogeneizzazione. In questo senso il problema sta nel controllo della comunicazione e dell’informazione, nell’influenza che questa ha sull’azione sociale, nelle ineguaglianze che essa finisce per ratificare. Un nuovo ordine mondiale dell’informazione deve fondarsi “sull’uguaglianza dei diritti, sull’indipendenza, sullo sviluppo libero e autonomo dei Paesi e dei popoli”.

Nella seconda metà degli anni ’80 questo dibattito, con il cambiamento del clima politico, ha perso di interesse sotto i colpi della fine della guerra fredda e le conseguenti evoluzioni geopolitiche. Come sottolinea Massimo Ghirelli, giornalista ed esperto di Comunicazione, “il processo innescato sembra mettere in moto, in quasi tutti i paesi di quello che non si potrà più definire Terzo mondo, analoghi mutamenti politici e aperture in senso democratico – che coinvolgono, non senza contraddizioni, tutti gli aspetti del settore della comunicazione e dell’informazione. Infine, l’enorme progresso tecnologico, mentre allarga vistosamente il gap tra i paesi più o meno avanzati, fornisce nuovi strumenti per cortocircuitare certi problemi di sviluppo, e insieme far nascere nuovi problemi: l’informazione della società, la riorganizzazione del lavoro, il rispetto dei diritti di privacy e di sovranità nazionale, l’accesso ai mezzi di comunicazione”.

In seno alle Nazioni Unite intanto si è andata via via rafforzando la consapevolezza della centralità della partecipazione nelle dinamiche positive dello sviluppo, e quindi della comunicazione che rende possibile l’empowerment e il coinvolgimento dei singoli e dei gruppi alla vita sociale e politica di una società. Secondo le riflessioni condotte ai tavoli internazionali la comunicazione assume almeno due ruoli fondamentali: consente il flusso di informazioni dal basso verso l’alto, ovvero mettere in contatto i policy makers con i destinatari delle policies; controlla e verifica le politiche adottate, il perseguimento e l’efficacia di queste.

Alla luce di queste consapevolezze, nasce il World Congress on Communication for Development (WCCD), convegno promosso dalla Banca Mondiale, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) e il network The Communication Initiative, con il sostegno del governo italiano. Obiettivo di questo incontro - articolato intorno alle tematiche di salute, governance e sviluppo sostenibile - è dimostrare che la comunicazione rappresenta un “fattore essenziale per rispondere alle sfide più urgenti nel campo dello sviluppo e, in tal senso, dovrebbe essere più pienamente integrata nella pratica e nelle politiche per lo sviluppo prima e non dopo che le decisioni vengono assunte”.

 

Comunicazione, la "cenerentola" dei programmi di cooperazione

C’è consenso comune sull’importanza della partecipazione, e quindi degli strumenti di informazione e comunicazione, per uno sviluppo democratico della società e di una economia sostenibile. Eppure solo negli ultimi decenni si è compreso il ruolo della comunicazione anche all’interno degli interventi di cooperazione internazionale. Secondo i dati raccolti dall’agenzia di stampa Inter Press Service in una ricerca riguardo i fondi per la cooperazione dei paesi industrializzati, non più dello 0.4% è stato agli inizi degli anni ’90 dedicato all’informazione e alla comunicazione, compresi i progetti relativi alle telecomunicazioni come le infrastrutture telefoniche.

Proprio in quel periodo Roberto Savio, fondatore dell’agenzia IPS, denunciava la lacuna: “Nel campo della cooperazione non c’è una cultura sull’uso della comunicazione come strumento per lo sviluppo”. Le raccomandazioni in questo senso partono dal famoso rapporto MacBride che invitava ad “accordare allo sviluppo delle comunicazioni una priorità uguale a quella di altri settori nella cooperazione internazionale” e suggeriva misure per rafforzare indipendenza e cooperazione tra i Paesi in via di sviluppo nel campo della comunicazione ed elaborare una legislazione internazionale a questo riguardo.

Ha fatto eco la Convenzione di Lomè del 1979 nella “Valorizzazione delle risorse umane”, ribadendo l’impegno “ad accrescere la capacità di contribuire attivamente ai flussi internazionali di informazione e conoscenza”, con ”il rinforzo degli strumenti nazionali e regionali di comunicazione”. Qui si parla anche di “promozione delle identità culturali”, tramite la produzione e diffusione di materiali di informazione pluralisti. É seguita la riflessione dell’Unesco e in particolare, in seno al Programma internazionale per lo Sviluppo delle Comunicazioni (Ipdc), nato nel 1982 ad Acapulco, la messa a punto di progetti di cooperazione per dotare i PVS di infrastrutture tecniche e di personale qualificato nel settore dell’informazione.

 

Le Reti alternative

Numerosi progetti sono stati avviati, soprattutto negli ultimi anni, da organizzazioni non governative, reti di organizzazioni ed enti internazionali con l’obiettivo di avviare un flusso di informazione e comunicazione più democratico e virtuoso che valorizzi temi, voci e prospettive trascurate dai canali tradizionali: tv, radio locali approdate online, giornali-web e agenzie. A questi progetti appartiene Unimondo e il network mondiale OneWorld, dedicato a informazione, campagne e organizzazioni attive sui diritti umani, attraverso i cinque continenti, con un sito internazionale e versioni regionali.

L’informazione alternativa conosce nuove strade, sostenendo in particolare la comunicazione Sud-Sud, come ha fatto per esempio in Latino America TeleSUR, (in italiano Televisione del Sud), rete televisiva di notizie lanciata nel luglio 2005 da Venezuela, Argentina, Bolivia, Uruguay e Cuba, allo scopo di neutralizzare la CNN e altri network, soprattutto degli Usa. Sono poi sorte reti internazionali di network alternativi, un esempio è offerto dalla rete AMARC, associazione internazionale non governativa di Radio Libere di tutto il mondo.

 

Bibliografia

Mattelart A. Dorfman A., La Comunicazione mondo, storia dei media e delle idee sui media, Est, Milano, 1997

MacBride S., Comunicazione e società oggi e domani, ERI, Torino, 1982

J.B.Thompson, The globalization of communication, in D. Held e A. McGrew (a cura di), Global Transformation Reader: An introduction to the Globalization Debite, Cambridge , Polity Press, 2000

Mainardi, Geografia delle comunicazioni. Spazi e reti dell'informazione, Carocci 1996

Ghirelli M., L’antenna e il baobab, Società Editrice Internazionale, Torino 2005

 

Documenti utili

Rapporto MacBride

Rapporto 2008 sullo stato della libertà di stampa nel mondo, Reporter senza Frontiere

Freedom of Expression, Free Flow of Information, Freedom of Media

CSCE/OSCE Main Provisions 1975-2007, 26 March 2008

(Scheda realizzata con il contributo di Francesca Naboni)

 

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Istituzioni e Campagne

Internazionali e nazionali

Associazioni

  • Inter Press Service (IPS)
  • Reuters Foundation: creata nel 1982 a sostegno del giornalismo nei paesi in via di sviluppo, ha allargato la sua attività a un ampio spettro di interventi nel campo dell’educazione e delle cause umanitarie e legate allo sviluppo.
  • Communication for social change: organizzazione no profit internazionale impegnata sullo sviluppo con l’obiettivo di costruire capacità locali in paesi poveri e comunità emarginate al fine di migliorare le loro vite.
  • Article 19: così chiamata in onore all’Articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani, lavora per combattere la censura nel mondo, promuovendo la libertà di espressione e l’accesso all’informazione.
  • Reporters sans Frontières: associazione impegnata in diverse campagne per la libertà di stampa e di difesa dei giornalisti incarcerati, cercando di favorire lo sviluppo di una maggiore sensibilità su questi temi all'interno del media e nell'opinione pubblica.

Campagne

Giornate internazionali

  • Giornata mondiale della Società dell’Informazione: il Vertice Mondiale sulla Società dell’Informazione, tenutosi in due fasi, a Ginevra nel 2003 e a Tunisi nel 2005, ha istituito il 17 maggio come la Giornata Mondiale della Società dell’Informazione. Tale data ricorda quella della fondazione della Unione Internazionale per le Telecomunicazioni (ITU), il 17 maggio 1865.
  • Giornata mondiale dell’informazione sullo sviluppo: ricorre il 24 ottobre, la giornata è stata istituita dalla Confererenza su Commercio e sviluppo del 1972. Dal 1973 la ricorrenza stimola la diffusione dell’informazione e la mobilitazione della pubblica opinione per una maggiore consapevolezza dei problemi dello sviluppo e sull’importanza della cooperazione internazionale.

Video

Borderless Communication: An African Innovation