Altra informazione

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“Il mezzo è il messaggio”. (Herbert Marshall MacLuhan, sociologo)

 

Introduzione

Con “Altra Informazione” ci si può riferire alle varie sfaccettature dell’informazione a seconda del periodo che si prende in considerazione. In tempi di guerra si può parlare di “contro- informazione”, in tempi di regimi dittatoriali di “informazione clandestina”, mentre nell’era contemporanea, e soprattutto nel villaggio globale, grazie a internet l’informazione non è più monopolio della stampa, radio o tv. Oggi con la diffusione del Web 2.0, tutti possono produrre notizie e diffonderle al resto del mondo. Un fenomeno in continua evoluzione, e per questo difficile da classificare. Basta una connessione internet, e attraverso un blog, un post su Facebook o un cinguettio su Twitter chiunque può rendere partecipe gli altri di un fatto che sta accadendo a migliaia di chilometri di distanza in tempo reale.

Da un lato questo è senza dubbio un enorme passo avanti rispetto al passato, quando erano necessari corrispondenti negli angoli più diversi del pianeta. Allora si era costretti ad aspettare i tempi tecnici prima di dare una notizia. Ma c’è anche un altro aspetto positivo, oggi si è in parte anche riusciti a rompere il monopolio informativo dei grandi gruppi economici, da sempre detentori dei mezzi di informazione di massa. Dall’altro lato però, oggi il rischio è che comunque nessuno sia in grado di controllare la veridicità delle informazioni, ma anche quello di essere sommersi da un flusso informativo dalle dimensioni esagerate, dove è sempre più difficile destreggiarsi e distinguere le notizie di qualità.

 

Il villaggio globale e la società dell’informazione

Per Noam Chomsky – linguista e attivista altermondialista - i media sono uno strumento del potere per il controllo del consenso e del dissenso. Nei suoi vari libri dimostra come sia sempre un gruppo elitario a dare forma alle notizie che leggiamo e ascoltiamo ogni giorno, svelando il meccanismo attraverso cui il mondo dell’informazione mobilita l’opinione pubblica per sostenere e difendere gli interessi particolari dominanti nella società. Le sue analisi focalizzano l’attenzione su quanto siano strumentalizzati i mass media (i suoi riferimenti sono soprattutto quelli statunitensi) anche nell’era della globalizzazione, o del villaggio globale.

Quest’ultimo termine venne usato per la prima volta da Marshall McLuhan nel 1964. Lo studioso delle comunicazioni di massa, che nel suo libro "Understanding Media: The Extensions of Man", analizzava il passaggio dall’era della meccanica a quella elettrica - e agli inizi di quella elettronica – e gli effetti di ciascun "medium" sui cambiamenti del modo di vivere dell’uomo. Per villaggio globale intende un mondo piccolo - le dimensioni di un villaggio appunto - all’interno del quale si annullano le distanze fisiche e culturali e dove stili di vita, tradizioni, lingue, etnie sono rese sempre più omogenee e internazionali. Il termine è diventato ormai sinonimo di globalizzazione, e può essere riferito a tutti gli aspetti della vita quotidiana, in questo caso particolare, alla società dell’informazione.

La globalizzazione, in questo contesto è intesa come fenomeno culturale, come un insieme di esperienze che hanno la capacità di modificare luoghi e contesti in cui si radica la vita delle persone. Le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione contribuisco fortemente a definire in parte il processo di globalizzazione, non sono considerate semplicemente nuovi veicoli di comunicazione, ma anche nuovi modelli culturali attraverso i quali si affermano la libertà di espressione e la libertà di circolazione dei flussi informativi e culturali coinvolgendo nei suoi processi tutto ciò che comprende l’azione sociale in generale, dalla sfera economica a quella politica e sociale. La globalizzazione cambia la percezione della conoscenza che l’individuo ha di sé e del mondo che lo circonda. L’uso delle tecnologie digitali, internet, e la comunicazione interattiva in generale, contribuiscono a creare a livello globale un tessuto sociale completamente nuovo. La tecnologia elettronica rende permeabili la maggior parte delle comunità culturali, esponendole ad influssi esterni più di quanto non sia mai avvenuto prima.

Questo fenomeno apre molteplici possibilità anche per aggirare il controllo di chi detiene il potere sul sapere e sull’informazione – e qui si può iniziare a parlare di Altra Informazione – che potenzialmente diventa uno strumento per l’estensione della partecipazione e della cittadinanza attiva. La conoscenza e l’informazione diventano, dunque, i fattori centrali della nuova società, e importante diventa anche considerarli come fondamentali per lo sviluppo di una partecipazione sociale dei cittadini concretamente attiva. Secondo alcuni sociologi l’idea di società dell’informazione è stata elaborata in un periodo segnato da una forte crisi della vita politica, e questo dimostrerebbe che, se da un lato si è perso il controllo del nostro più vicino ambiente sociale, la perdita è ampiamente compensata dalla cittadinanza globale.

La società dell’informazione – potenzialmente – mette il potere della conoscenza a portata di mano e consente la costruzione di una democrazia diretta globale. Le Nazioni Unite hanno compreso l’importanza dell’argomento e hanno organizzato il Vertice mondiale sulla società dell’informazione , il World Summit on the Information Society – WSIS, una doppia conferenza messa in piedi dall’ITU (Unione Internazionale delle Telecomunicazioni). Nel Vertice tenutosi a Ginevra nel 2003 e, successivamente a Tunisi nel 2005 sono state adottate rispettivamente una Dichiarazione di Principi, un Piano d’Azione ed un Impegno e un’Agenda per la Società dell’Informazione.

Una delle iniziative più controverse della seconda fase del WSIS fu il Gruppo di lavoro sulla Governance di Internet (WGIG). Incapace di discutere e trovare consenso su argomenti significativi, in particolare sulla monopolizzazione della conoscenza e sul Software Libero, il secondo summit in Tunisia si è trovato concorde nel creare un forum di discussione internazionale su tutte le questioni relative a Internet, l’Internet Governance Forum (IGF). Successivamente i vertici si sono tenuti annualmente a Ginevra e propongono discussioni che interessano diversi ambiti d’azione tra i quali: le strutture, l’accesso alla conoscenza, la sicurezza nel cyberspazio, l’ambiente, le diversità culturali e la cooperazione, i media, la dimensione etica.

 

Le reti

La rivoluzione tecnologica ha provocato uno shock nella società industriale, trasformandola in società dell’informazione e creando una società in rete. Le reti sono definite come strutture aperte, capaci di estendersi all’infinito e i nuovi media, accelerando una tendenza già in atto con i primi media elettronici, come la televisione, e modificando la nostra percezione dello spazio e del tempo, hanno cambiato il nostro modo di rapportarci allo spazio sociale. La rete guarda ai cittadini come nodi di una rete internazionale, che supera i vincoli imposti normalmente dal tempo e dallo spazio, pur mantenendo il loro essere e, quindi, il loro patrimonio, fatto di tradizioni e cultura che contribuiscono a definire sia le identità individuali che quelle collettive.

Si parla di rete sociale - o social network – come di un insieme di attori sociali e di relazioni definite tra l’insieme di attori. Elementi costitutivi della rete sociale sono i soggetti, che rappresentano le unità, i nodi che compongono la rete - che possono essere individui, gruppi, posizioni, luoghi, istituzioni - le relazioni, che legano i soggetti che compongono la rete. Nell’ambito delle scienze sociali il concetto di rete è stato utilizzato a lungo come metafora per definire sia il concetto della società come rete di reticoli sociali, sia il concetto di azione sociale come esito di vincoli ed opportunità emergenti dalle relazioni tra i soggetti. Una rete sociale è formata da un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari.

La ricerca condotta nell’ambito di diversi approcci disciplinari ha evidenziato come le reti sociali operino a più livelli e svolgano un ruolo cruciale nel determinare le modalità di risoluzione di problemi e i sistemi di gestione delle organizzazioni, nonché le possibilità dei singoli individui di raggiungere i propri obiettivi, esempio di questo tipo di utilizzo delle reti on-line sono i forum, gruppi di discussione dove ognuno può dare il proprio contributo alla risoluzione di un quesito o di un problema. La versione internet delle reti sociali - i social media - è una delle forme più evolute di comunicazione in rete, ed è anche un tentativo di violare la regola dei 150 quella secondo cui per l’antropologo Robin Dunbar questo è il numero limite di persone con cui un individuo è in grado di mantenere relazioni sociali stabili, ossia relazioni nelle quali un individuo conosce l’identità di ciascuna persona e come queste persone si relazionano con ognuna delle altre.

 

I nuovi mezzi: Blog e Social Network

La facile disponibilità di un accesso internet e la possibilità di comunicare in maniera orizzontale è avvenuta prima ancora che con gli ormai diffusissimi social network, con l’avvento del blog, un sito web, generalmente gestito da una persona o da un ente, in cui l’autore – il blogger - pubblica più o meno periodicamente, i propri pensieri, opinioni, riflessioni, considerazioni su fatti a volte accompagnati da foto, video, musica. Il termine blog è la contrazione di web-log, ovvero diario in rete. Il fenomeno ha iniziato a prendere piede nel 1997 negli Stati Uniti, e nel 2001 ha iniziato a diffondersi anche in Italia con la nascita dei primi servizi gratuiti dedicati alla gestione di blog.

Per quanto riguarda l’informazione un fenomeno interessante che forse segna uno spartiacque su questo fronte è stata la ribalta che ha avuto il blogger iracheno che si firmava come Salam Pax. A partire dal settembre 2002, poco prima l’inizio dell’invasione statunitense, dal suo blog che aggiornava giorno per giorno, raccontava da cittadino iracheno quello che vedeva, la guerra da un punto di vista completamente diverso da quello cui eravamo abituati a vederla, ovvero raccontata dai giornalisti, per lo più embedded. Salam mandava i suoi resoconti di prima mano da una Baghdad bombardata, senza filtri, suscitando un interesse nuovo, il traffico del suo blog raggiunse livelli talmente alti da bloccare più volte il server. Un fenomeno completamente nuovo per i primi anni del nuovo millennio che si diffonde velocemente attraverso il passaparola. Insieme al successo però, iniziano anche le polemiche e i dubbi sulla vera identità, ma anche sulla reale esistenza di questo ragazzo. Gli stessi dubbi che si hanno oggi a seguire gli aggiornamenti su twitter o facebook da persone che si trovano in contesti di guerra o comunque di crisi, e dai quali è difficile avere altre notizie e conferme. Questi ultimi due hanno un funzionamento completamente differente ma allo stesso modo permettono di condividere notizie, potenzialmente, con un numero ancora maggiore di contatti e in modo più interattivo rispetto al blog.

Twitter invece, fornisce agli utenti una pagina personale aggiornabile tramite messaggi di testo con una lunghezza massima di 140 caratteri. Gli aggiornamenti possono essere effettuati tramite il sito stesso, via SMS, con programmi di messaggistica istantanea, posta elettronica, oppure tramite varie applicazioni di Twitter stesso. Il servizio è stato creato nel marzo 2006 a San Francisco e il nome proviene dal verbo inglese to tweet, cioè cinguettare. Tweet è anche il termine tecnico degli aggiornamenti del servizio che sono mostrati istantaneamente nella pagina di profilo dell’utente e comunicati agli utenti che si sono registrati per riceverli.

La popolarità di Twitter ha subito un’impennata nel 2007 in occasione del South by Southwest festival, nei giorni dell’evento l’uso di Twitter è triplicato passando da 20.000 ad oltre 60.000 tweet al giorno. Nel gennaio 2010 c’è stato poi il primo tweet inviato dallo spazio da un astronauta della NASA. Fatto emblematico, che fa capire quanto i servizio sia diventato estremamente popolare grazie alla semplicità ed immediatezza di utilizzo. Twitter – sopratutto all’estero- è considerato dagli utenti un efficace mezzo per diffondere notizie e per questo ormai è considerato il più diffuso strumento di giornalismo partecipativo. Gli esempi sono innumerevoli e la prova è anche il fatto che gli stessi giornalisti hanno un account su twitter da dove “cinguettano” anche se non direttamente coinvolti dai propri giornali.

Suo più diretto concorrente, più anziano e nato con scopi fondamentalmente differenti è invece Facebook. Creato nel 2004 da un progetto di Mark Zuckerberg, allora diciannovenne studente di Harward e due colleghi. Il nome del sito si riferisce agli annuari contenenti le foto di ogni studente che alcuni college statunitensi pubblicano all’inizio dell’anno accademico e distribuiscono ai nuovi studenti come mezzo per conoscere le persone del campus. Secondo i dati forniti dal suo fondatore, nel luglio 2011 il numero degli utenti attivi ha raggiunto quota 750 milioni. Poco dopo la sua creazione Zuckerberg fu aiutato da altri studenti per la promozione del sito e Facebook si espanse all’Università di Stanford, alla Columbia University e all’Università Yale. Espansione che continuò al resto in tutte le università statunitensi. Oggi è il secondo sito più visitato al mondo, preceduto solo da Google. Se lo scopo iniziale di Facebook era di far mantenere i contatti tra studenti di università e licei di tutto il mondo, con il passare del tempo si è trasformato in una rete sociale che abbraccia trasversalmente tutti gli utenti di Internet. In Italia c’è stato il boom di iscrizioni nel 2008. Gli iscritti a Facebook possono scegliere di far parte di una o più reti, organizzate per città, posto di lavoro, scuola, religione, interessi comuni, cause.

Un ruolo di primo piano il social network lo ha avuto in occasione della cosiddetta rivoluzione verde iraniana nel 2009, quando migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro la rielezione del presidente Mahmud Ahmadinejad. In quell’occasione venne diffuso su Youtube il video della ragazza uccisa dalla polizia, diventata poi simbolo della rivoluzione stessa. Altro ruolo fondamentale che viene attribuito ai due social network è quello avuto nella recente primavera araba. Secondo molti osservatori la possibilità di comunicare in tempo reale quello che stava succedendo nelle varie piazze, tra giovani di paesi arabi differenti, ha innescato un processo a catena che ha favorito la presa di coraggio anche di quelle persone più restie alle manifestazioni, e la caduta dei regimi dittatoriali in quei paesi. Altri sostengono che il merito dato a facebook e twitter sia in realtà sovradimensionato, e che le vere ragioni per cui tanta gente è scesa in piazza è che dietro ci sia una manipolazione da parte degli Stati Uniti. Qualunque sia la realtà è innegabile che oggi, nonostante le censure governative, sia molto più facile avere notizie anche da paesi che prima erano completamente tagliati fuori dall’agenda setting dei giornali tradizionali, e anche se la strada da percorrere è ancora lunga si sta andando verso una inclusione sempre maggiore.

 

Il giornalismo partecipativo

La possibilità di essere non solo fruitore ma anche generatore di notizie, viene ben spiegata nel termine “giornalismo partecipativo”, dall’inglese, citizen journalism o open source journalism. Con questo termine si indica infatti a nuova forma di giornalismo che vede la partecipazione attiva di quelli che prima erano solo fruitori della notizia, grazie proprio alla natura interattiva dei nuovi media – resa possibile dalle evoluzioni del web 2.0 - e alla possibilità di collaborazione tra moltitudini offerta dai nuovi siti internet. L’esempio più conosciuto di partecipazione sul web è quello fornito da Wikipedia, l’enciclopedia on-line aperta agli aggiornamenti di tutti. Fino ad ora è stata scritta da oltre 350 mila autori diversi che hanno prodotto quasi due milioni di voci in più di 180 lingue. Si basa sul software MediaWiki che consente a chiunque di scrivere ex novo una voce o di modificare quelle scritte da altri. Anche se Wikipedia stessa offre spunti a numerose critiche, per quanto riguarda la veridicità e l’obiettività delle informazioni contenute, è anche vero che la possibilità di modificarne i contenuti dovrebbe garantirne un controllo effettuato dagli stessi utenti.

A fugare tutti i dubbi o quasi, si affaccia poi sulla scena dell’Altra Informazione YouTube, il sito web che permette di caricare video girati direttamente dagli utenti. Anche questo mezzo viene ampiamente utilizzato come strumento per diffondere notizie e allo stesso tempo darne le prove, condividendo con tutti gli utenti connessi il materiale caricato. Utilizzando questo strumento sono nati vari progetti di giornalismo partecipativo, per lo più promossi dai mezzi di comunicazione tradizionali, Tv e stampa, che sempre più chiedono il contributo di lettori e telespettatori classici per arricchire la propria offerta giornalistica.

Altri esempi di giornalismo partecipativo a tutto campo sono - solo per citarne alcuni – Indymedia , Global Voices, Cafebabel, o canali televisivi come Current TV, la televisione via cavo creata da Al Gore, l’ex vicepresidente degli Stati Uniti, basata su filmati della durata massima di 5 minuti, denominati pods e per il 25% della sua programmazione è dedicata a video prodotti dai telespettatori e inviati alla redazione tramite il sito internet dell’emittente. Anche qui lungi da dare giudizi sulle vere finalità di chi finanzia questi progetti, è indiscutibile la maggiore offerta che mettono a disposizione nel panorama informativo.

Le forme del giornalismo partecipativo sono variegate e si possono distinguere anche per il grado di coinvolgimento dei lettori. La creazione di nuovi canali fiduciari tra giornalisti e lettori non è l’unica funzione positiva che può derivare da una maggiore apertura dei mezzi di comunicazione alla partecipazione attiva del pubblico. Il libro bianco dell’American Press Institute intitolato We Media (in.pdf), ne elenca molte altre. La possibilità per i lettori di esprimere commenti, la funzione di filtro delle notizie presenti in rete attraverso i link, il controllo dell’accuratezza delle informazioni pubblicate, l’arricchimento delle fonti e degli spunti a disposizione dei giornalisti grazie alle proposte e ai racconti degli utenti, la possibilità per i giornalisti di chiedere suggerimenti e correzioni al pubblico. Inoltre, la partecipazione modifica il ruolo dell’informazione: il lettori si trasformano da consumatori passivi a protagonisti del processo informativo.

 

Il fenomeno Wikileaks

Nel grande mare magnum dell’Altra Informazione una nota a parte merita WikiLeaks l’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che riceve in modo anonimo, grazie a un contenitore protetto da un potente sistema di cifratura, documenti coperti da segreto, da fonti coperte dall’anonimato e da whistleblower (persone interne a un’organizzazione che decidono di denunciarne dei comportamenti scorretti)e poi li carica nel proprio sito. Il sito è curato da giornalisti, attivisti, scienziati. Chiunque è invitato a inviare materiale che porti alla luce comportamenti non etici di governi, aziende e organizzazioni tenuti nascosti, con la finalità dichiarata di effettuare una sorta di pulizia e promuovere una trasparenza a tutti i livelli della società. Gran parte dello staff del sito, come gli stessi fondatori del progetto, rimane anonima così come gli informatori, in modo da assicurare che nessuno venga perseguito per la diffusione di documenti sensibili. L’organizzazione dichiara di verificare l’autenticità del materiale prima di pubblicarlo e di preservare l’anonimato degli informatori e di tutti coloro che sono implicati nella "fuga di notizie".

Il sito fece la sua prima apparizione su internet nel dicembre 2006, in occasione della pubblicazione di un documento che provava un complotto per assassinare i membri del governo somalo, firmato dallo sceicco Hassan Dahir Aweys. Lo staff, di cui l’australiano Julian Assange è il membro più noto e influente, affermò di avere in preparazione la pubblicazione di oltre un milione di documenti riservati. Nella seconda metà del 2007 è stata pubblicata una cospicua documentazione, anche di grosso impatto per i media. Si spazia da materiale sull’equipaggiamento militare nella guerra in Afghanistan fino a rivelazioni sulla corruzione del governo in Kenya.

La gestione del Campo di prigionia di Guantánamo è uno dei casi più celebri venuti alla conoscenza del grande pubblico grazie a WikiLeaks. Nel 2010 il sito pubblica una raccolta di oltre 90 mila documenti militari relativi alla guerra in Afghanistan. I documenti ricoprono un periodo che va dal gennaio 2004 al dicembre 2009 e vengono rilasciati al Guardian, New York Times e Der Spiegel, che verificano l’autenticità del materiale. La diffusione di tali documenti riservati, è considerata una delle più estese nella storia militare degli Stati Uniti, e rivela informazioni sull’uccisione di civili da parte di truppe statunitensi e britanniche, e l’azione di sostegno di Pakistan e Iran ai talebani. I documenti classificati hanno fatto tremare i governi di tutto il mondo, principalmente quelli di Stati Uniti e paesi occidentali e hanno dato l’idea di quanto le informazioni oggi, anche quelle secretate, possano in realtà essere rese disponibili e alla portata di tutti.

 

Nuove sfide

L’Altra Informazione svolge un ruolo fondamentale anche lo sviluppo di una società dell’informazione inclusiva e incentrata sulle persone e sui popoli dei Sud del mondo. Uno degli aspetti positivi della globalizzazione è quello di favorire l’inclusione, mettendo a disposizione di persone e gruppi che prima erano completamente esclusi, tecnologie e mezzi per condividere cause e strategie di azione. La stessa rete OneWorld - di cui Unimondo costituisce il nodo italiano - nasce da un esperienza di condivisione che mira a far conoscere notizie che arrivano direttamente dai movimenti e dalla società civile, e che ancora rimangono tagliate fuori dai media tradizionali.

L’agenzia Inter Press Service o Misna sono altri esempi di Altra Informazione che ormai sono riconosciuti come punti di riferimento per le notizie che arrivano dai Sud del mondo. Durante il Vertice Mondiale ONU sulla Società dell’Informazione per esempio, hanno avuto la possibilità di incontrarsi numerosi rappresentanti della società civile provenienti da tutti i paesi del mondo, hanno potuto lavorare insieme e mettere in atto piani d’azione e proposte per il futuro.

Anche se rimane un processo tuttora in atto e lontano dal raggiungere obiettivi concreti, nel libro “I saperi del futuro” - pubblicazione a cura di alcune attiviste presenti al Vertice - si mettono insieme alcuni punti fondamentali: è necessario attuare politiche di giustizia, ridistribuire il potere e la ricchezza, ridurre il divario tra paesi del Nord e paesi del Sud, incrementare l’accesso alle risorse strategiche quali i mezzi di comunicazione, informazione e conoscenza, democratizzare gli strumenti e gli organismi di controllo, favorire la diffusione e l’acquisizione delle tecnologie informatiche, trovare principi e meccanismi per il governo di internet. La strada proposta è quella di integrare le nuove tecnologie con i diritti delle persone, attraverso la partecipazione attiva di tutti i settori della società civile a livello internazionale, nazionale e locale. La sfida è dimostrare che la società della comunicazione, delle reti e dei saperi non è cosa da esperti e da appassionati di tecnologie, ma che una società realmente inclusiva e democratica scambia saperi, confronta le esperienze, ascolta le nuove voci, costruisce collaborazioni e garantisce l’equa partecipazione di tutti.

 

Bibliografia

G. Albanese – Il mondo capovolto. I missionari e l’altra informazione – Einaudi 2003

N. Chomsky, E. S. Herman – La fabbrica del consenso, la politica e i mass media – Il Saggiatore 2008

O. Drossou, H. Jensen, C. Padovani – Saperi del Futuro, analisi di donne sulla società dell’informazione - EMI 2006

S. Pax – Baghdad Blog – Sperling & Kupfer 2003

R. Saviano – I giornalisti che ribaltarono il mondo – Nuovi Mondi 2011

 

(Scheda realizzata con il contributo di Elvira Corona)

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