Disarmo nucleare

Stampa

“...il mondo è pieno di conflitti... Chiunque sia politicamente cosciente ha una ferma convinzione su uno o più di questi temi, ma noi vorremmo che voi, se lo potete, metteste da parte questi sentimenti e vi consideraste solo come membri della specie biologica che ha avuto una storia straordinaria e la cui scomparsa nessuno di noi può desiderare...”. (Manifesto Russell-Einstein, Londra, 1955)

 

Introduzione

Per disarmo nucleare si fa riferimento alla liberazione del mondo dalle armi nucleari. Il possesso di arsenali nucleari da parte degli Stati ha rappresentato una costante minaccia durante la guerra fredda, e - anche se gli stati in possesso di armi nucleari erano sicuramente più numerosi - fino alla caduta del muro di Berlino del 1989 e al conseguente crollo del blocco sovietico era pressoché limitata alle due grandi potenze USA e URSS. Oggi invece gli arsenali nucleari sono una prerogativa di un numero sempre più alto di paesi.

Disarmo e non proliferazione sembrano però oggi avere importanza relativamente al paese di cui si parla: da alcuni anni si tende a puntare il dito verso i paesi sospettati di avere un programma di arricchimento dell'uranio, ma si tollera che ancora oltre 20.000 ordigni nucleari siano custoditi negli arsenali di alcuni paesi. Dopo l'ultima Conferenza per il riesame del Trattato di Non Proliferazione sembra sempre più opportuna la firma di una nuova Convenzione che impegni tutti i paesi del mondo, nessuno escluso, al disarmo totale.

 

Equilibrio del terrore corsa agli armamenti e primi tentativi di disarmo

Una distinzione comunemente accettata è quella che viene fatta tra armi convenzionali ed armi di distruzione di massa. Le prime anche se necessitano di ulteriore regolamentazione sono generalmente ritenute legittime, vengono definite convenzionali perché possiedono una capacità distruttiva relativamente contenuta ed hanno effetti discriminanti per cui consentono una maggiore tutela della popolazione civile, le seconde invece - di cui fanno parte armi nucleari, biologiche e chimiche - hanno la caratteristica di possedere un potenziale distruttivo enorme e indiscriminato.

Paradossalmente è con la fine della Seconda guerra mondiale e la divisione del mondo in due zone d'influenza, una statunitense e una sovietica - e il relativo periodo di assenza di conflitti mondiali che ne consegue - che inizia la corsa agli armamenti. Negli anni cinquanta per indicare lo stato dei rapporti di forza fra Stati Uniti e Unione Sovietica nel campo degli armamenti nucleari, cominciò ad usata l'espressione equilibrio del terrore. Entrambi i paesi infatti fecero rapidi progressi nel dotarsi di armi nucleari, ma la reciproca vulnerabilità delle due superpotenze e delle nazioni loro alleate, portò a una situazione di immobilismo. La consapevolezza delle devastazioni che un conflitto nucleare avrebbe provocato a entrambi i blocchi è stato il forte deterrente contro lo scatenarsi di una guerra nucleare.

 

L'era del disarmo e il Trattato di Non Proliferazione

Anche se potrebbe sembrare prematuro parlare di disarmo, è nel 1963 che viene firmato il Partial Test Ban Treaty, un primo trattato che quantomeno tenta di regolamentare le armi nucleari, imponendo alle due potenze USA URSS, di effettuare i test atomici solamente nel sottosuolo. Nel 1968 viene invece redatto il primo e più importante documento che apre l'era del disarmo: il Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons Trattato di Non Proliferazione (TNP).

Considerato la pietra miliare del disarmo, si propone di limitare la diffusione di armi nucleari al di fuori dei cinque paesi che già le possiedono U.S.A., URSS, Francia, Gran Bretagna, Cina. Alla sua base ci sono tre principi: disarmo, non proliferazione e uso pacifico del nucleare. Il trattato proibisce infatti agli Stati firmatari che non possiedono armi nucleari, di procurarsi tali armamenti e agli Stati nucleari di fornire loro tecnologie nucleari belliche. Impegna altresì le cinque potenze nucleari a portare a conclusione negoziati efficaci, in buona fede, per giungere al disarmo generalizzato. Inoltre viene stabilito che il trasferimento di tecnologie nucleari per scopi pacifici deve avvenire sotto il controllo dell’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica - Aiea creata nel 1957.

Il trattato TNP fu sottoscritto da Usa, Regno Unito e Unione Sovietica il 1° luglio 1968 ed entrò in vigore il 5 marzo 1970. Francia e Cina - che già possedevano armi nucleari - aderirono solo nel 1992. Dalla sua entrata in vigore, il TNP viene sottoposto a delle conferenze di riesame con scadenza quinquennale; l'ottava conferenza si è tenuta a New York lo scorso maggio 2010. Ogni conferenza di riesame rappresenta un'occasione importante in cui tutti gli stati aderenti al TNP si incontrano per discutere lo stato di applicazione del trattato. Al 2005 - data della sua ultima penultima revisione - era stato firmato da 187 paesi (lista dei firmatari in.pdf) - numero che lo rende un trattato quasi universale - mentre quattro paesi ritenuti potenze nucleari ancora non aderiscono: Israele, India, Pakistan, e la Corea del Nord, che ha ritirato la firma nel 2003.

Molti esperti sostengono che il TNP abbia contribuito in modo determinante a limitare la diffusione delle armi nucleari. Anche se un numero sempre maggiore di Stati è arrivato a percepire la proliferazione nucleare come antitetica agli interessi della collettività, ancora oggi le minacce che arrivano dal nucleare sono innegabili e un certo numero di Paesi hanno intrapreso, a vario livello, attività connesse allo sviluppo del nucleare anche per scopi civili. Questi casi che hanno creato crisi internazionali e ancora oggi sono causa di forti tensioni, come il caso iraniano o quello coreano. I tentativi di Argentina e Brasile - inizialmente Stati non membri del TNP- di costruire armamenti nucleari sono invece stati abbandonati. Inoltre questi due paesi hanno aderito al Trattato di Tlatelolco (in.pdf) entrato in vigore nel 1969, che stabilisce la creazione di una Zona Libera da Armi Nucleari, in tutta l'America latina.

 

I successivi accordi tra superpotenze e quelli regionali

Il primo tentativo di controllare la quantità di armamenti tra le due superpotenze si ha con la stipula del SALT I - Strategic Arms Limitation Treaty. Le trattative furono avviate da USA e URSS nel 1969, anche per far fronte alle critiche crescenti nei confronti dei due più importanti paesi nucleari che sostenevano costi elevatissimi nella corsa agli armamenti.

Nel 1972 venne firmato l'accordo Anti Ballistic Missile Treaty (ABM) che prevedeva il congelamento - quindi ancora nessuna riduzione - del numero di missili ICBM (Intercontinental Cruise Ballistic Missile) con base fissa a terra e dei missili SLBM (Submarine Launched Ballistic Missile) con base sui moderni sottomarini. I tetti massimi raggiungibili erano indicati precisamente e l’accordo aveva durata di 5 anni, entro i quali si sarebbe proceduto alla stesura di un accordo definitivo.

Dieci anni dopo invece, SALT II che nel '79 si proponeva di limitare lo sviluppo qualitativo e quantitativo delle armi nucleari strategiche americane e sovietiche. Questo trattato non venne però mai ratificato per la crisi politica nata dalla decisione della NATO di installare missili a medio raggio in Europa in risposta a quanto stava facendo l’URSS e all’invasione sovietica dell’Afghanistan. Il trattato non prevedeva limitazioni numeriche, ma imponeva restrizioni alle principali innovazioni tecnologiche.

Con il Trattato di Washington - Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty del 1987, le due superpotenze decisero l’eliminazione di tutti i loro missili nucleari con gittata da 1.000 a 5.500 km, prevedendo un sistema di verifiche reciproche senza precedenti. A seguito poi degli accordi presi con l’Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty INF le armi nucleari a medio raggio installate in Europa furono rimosse.

Veri e propri tagli agli armamenti nucleari arrivano con lo Strategic Arms Reduction Treaty (START I) del 1991, il primo trattato che impone la distruzione di testate e vettori strategici entro sette anni dalla sua entrata in vigore. Questo trattato ha però un grande limite: il numero delle testate ammesse non è reale, ma contabilizzato, ovvero per un certo numero di vettori viene attuato un conteggio forfetario, indipendentemente dal numero di testate che quel vettore monta. Questi limiti tuttavia sono stati superati dagli accordi successivi. Lo START è stato il più vasto e il più complesso trattato di controllo sulle armi atomiche e con la sua revisione finale nel 2001, ha comportato l'eliminazione di una grande parte delle armi nucleari in circolazione.

Col Protocollo di Lisbona (in.pdf) del 1992 la Bielorussia, il Kazakistan e l’Ucraina rinunciano agli armamenti nucleari ereditati dall’Unione Sovietica. Lo START II del 1993 siglato tra il presidente statunitense George Bush e quello russo Boris Eltsin, rifacendosi ampiamente allo START I, compie ulteriori passi nelle armi strategiche considerate più pericolose: è prevista infatti l’eliminazione di tutte le testate multiple MIRV su missili ICBM, l’eliminazione di tutti i missili SS-18, pone un tetto massimo di 1750 testate impiegabili su missili SLBM e finalmente il conteggio delle testate attribuite ai bombardieri strategici rispecchia la loro effettiva capacità di carico. Il trattato prescrive che entro il 1° gennaio 2003 ognuna delle due potenze nucleari non possieda più di 3500 testate operative. La Duma ha tardato a ratificare il trattato facendo presente che la completa eliminazione degli ICBM con MIRV avrebbe significato scendere ben al di sotto dei limiti consentiti dallo START II; inoltre le perplessità circa l’ingresso nella NATO dei suoi ex paesi satelliti rendeva sospettosi molti parlamentari russi che non vedevano niente di buono nelle limitazioni imposte dal trattato.

L’impasse è stata superata in seguito all’accettazione di una proposta statunitense di stabilire limiti ancora più bassi (1000/1500 testate) in un successivo trattato, lo START III. Col passare del tempo il trattato perse di interesse per entrambe le parti e gli Stati Uniti iniziarono a premere per una modifica del trattato ABM per poter sviluppare una tecnologia anti-missile - lo scudo spaziale - modifica che però incontrò il rifiuto russo.

Nell'aprile 2000 la Russia ratificò il trattato vincolandolo all'intoccabilità del trattato ABM. START II è stato però ufficialmente superato dal Treaty Between the United States of America and the Russian Federation on Strategic Offensive Reductions SORT (in.pdf), siglato dai presidenti George W. Bush e Vladimir Putin nel 2002, col quale le parti abbandonano la logica dei trattati precedenti e impegnano invece entrambi i loro paesi ad una riduzione unilaterale indipendente del numero totale delle testate.

Ci sono poi i vari importanti trattati regionali come il Trattato di Bangkok del 15 dicembre 1995, che crea aree prive di armi nucleari nel Sud-est asiatico, il Trattato di Pelindaba del 1996 (in.pdf), che crea aree prive di armi nucleari in Africa, oltre al già citato Trattato di Tlatelolco per quanto riguarda l'America Latina. Menzione speciale merita il Trattato per la totale interdizione degli esperimenti nucleari, il Comprehensive Nuclear Test-Ban Treaty CTBT (in.pdf), firmato da 158 stati (ma non da India e Pakistan) il 24 settembre 1996, anche se non è mai entrato in vigore per la mancanza del numero sufficiente di ratifiche tra le quali mancano quelle di Stati Uniti e Cina.

 

L'accordo storico: il New START

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e quello russo, Dmitry Medvedev, hanno firmato nell'aprile del 2010 a Praga quello che viene definito il New START - Strategic Arms Reduction Treaty (in.pdf), lo storico trattato per la riduzione degli arsenali nucleari dei rispettivi Paesi. Il nuovo START prevede che Usa e Russia possano avere 700 vettori - missili balistici intercontinentali (ICBM), missili balistici a lancio da sottomarino (SLBM) e bombardieri pesanti (HB) - dispiegati e 1.550 testate. Il trattato, a validità decennale, stabilisce anche nuovi meccanismi di verifica reciproca del suo rispetto.

L'accordo è stato possibile grazie all'abbandono del vecchio piano del presidente George W. Bush, di allargare lo scudo antimissilistico a Polonia e Repubblica Ceca, che ha visto la forte opposizione dell'allora primo ministro russo Vladimir Putin. Tuttavia, il problema non è stato definitivamente superato, infatti anche il nuovo progetto di scudo di Obama, più limitato con elementi in Romania e forse in Bulgaria, suscita sospetti a Mosca. La Russia ha per questo dichiarato di considerarsi vincolata al rispetto del nuovo START solo se lo scudo USA non diventerà minaccioso per la capacità deterrente dell’arsenale nucleare russo. Il trattato dovrà essere ratificato dai rispettivi paesi.

 

I nuovi stati nuclearizzati e il "terrorismo nucleare"

Dall'entrata in vigore del TNP a oggi, sono sempre più fondati i sospetti che Israele abbia costruito una forza nucleare dotata di un consistente numero di testate, l'India - altro paese non membro del trattato di non proliferazione - ha esploso un'arma nucleare nel 1974, il Pakistan è entrato in possesso di armi nucleari, la Corea del Nord e l'Iran sono sempre al centro di sanzioni e verifiche da parte della comunità internazionale, e più particolarmente da parte degli Usa che li indicano insieme a Siria e Iraq (quest'ultimo almeno fino all'invasione militare statunitense) come Stati canaglia. Stati come l'Iran non si dichiarano ufficialmente tali, precisando di essere in possesso di tecnologia nucleare, ma di utilizzarla a soli scopi civili.

Anche il Sud Africa, paese inizialmente non firmatario del TNP ha costruito alcune testate che ha successivamente smantellato, aderendo infine al trattato come stato non-nucleare nel 1991. Questi paesi a più riprese hanno destato e continuano a destare, grandi preoccupazioni per quanto riguarda i loro arsenali, e anche sulla possibilità che queste armi possano arrivare nelle mani di gruppi che non per forza rappresentano uno Stato, si è iniziato a definire questa pericolosa possibilità come terrorismo nucleare, per questo è sempre stato invocato un alto livello del controllo internazionale sulle attività dei paesi potenziali proliferatori, a partire da quello dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA).

 

L'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA)

L'International Atomic Energy Agency (IAEA - AIEA nella sigla in italiano), è un'organizzazione internazionale indipendente, istituita nel 1957 a seguito della conferenza Atoms for Peace (Atomi per la Pace) tenutasi nel 1955 a Ginevra e promossa dalle Nazioni Unite, con lo scopo di sviluppare le tecnologie per lo sfruttamento pacifico dell'energia nucleare. La conferenza fu un evento ricco di aspettative da parte di molti scienziati, convinti che con la collaborazione di tutti, il mondo non avrebbe più avuto problemi di energia e anche i paesi poveri avrebbero potuto svilupparsi di pari passo con quelli ricchi.

Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Canada, Australia, Sudafrica, Belgio e Portogallo iniziarono la stesura di quella che sarebbe poi diventata l'IAEA ai quali si aggiunse l'Unione Sovietica e una prima versione dello Statuto venne fatta circolare a tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite. Nel 1956 anche Cecoslovacchia, Brasile e India si unirono al gruppo iniziale e diedero una forma definitiva allo Statuto, che venne approvato da 81 Paesi ed entrò in vigore alla 26° ratifica, avvenuta nel 1957. Dell'IAEA oggi fanno parte 137 Paesi membri, cinque dei quali in possesso di armi nucleari, ogni anno i rappresentanti di questi Stati si riuniscono per eleggere tra loro i 35 componenti del Board of Governors (Consiglio dei Governatori) che definisce i programmi annuali e gli stanziamenti economici per i dipartimenti operativi.

Gli obiettivi che caratterizzano il lavoro dell'Agenzia sono, secondo il suo statuto, quelli di promuovere l'uso pacifico dell'energia nucleare, promuovere ricerca e sviluppo tecnologico, fornire supporto tecnologico, stabilire dei criteri di sorveglianza sull'utilizzo dell'energia nucleare e stabilirne gli standard di sicurezza. Negli ultimi anni a questi scopi si è aggiunta la disposizione di contromisure contro il pericolo del cosiddetto "terrorismo nucleare", impegno che nel 2005 ha fatto guadagnare all'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica l'attribuzione del Premio Nobel per la Pace. L'IAEA è legata alle Nazioni Unite da un accordo che le dovrebbe consentire di preservarne l'obiettività di giudizio e l'autonomia rispetto a eventuali interessi particolaristici e le impone di presentare una relazione annuale sia al Consiglio di Sicurezza che all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

 

Gli obiettivi dei Paesi e quelli dell'Onu riguardo al disarmo nucleare

C'è una differenza sostanziale tra i negoziati e gli accordi che vengono presi tra le singole grandi potenze del mondo e quelli che avvengono all'interno delle Nazioni Unite come il Trattato di Non Proliferazione. I singoli Paesi infatti, in particolare le due superpotenze, hanno iniziato a collaborare principalmente per poter effettuare un controllo reciproco sulle dotazioni di armi, e poterne definire uno sviluppo equilibrato, cercando di diminuirne le caratteristiche più pericolose e rapportandolo allo sviluppo delle rispettive economie.

Gli accordi bilaterali negoziati tra USA ed URSS - poi Federazione Russa - avevano un duplice scopo: da una parte, ridurre al massimo il rischio dello scoppio di una guerra nucleare accidentale, obiettivo che venne realizzato con una serie di accordi tesi a migliorare la comunicazione tra i vertici decisionali, e limitare le occasioni di scontro fortuito tra i due apparati militari. Dall'altra parte, venne fatto uno sforzo teso a istituzionalizzare e stabilizzare i rapporti di forza tra le due superpotenze in base al numero e alla qualità delle armi nucleari detenute negli arsenali, in modo da minimizzare gli spostamenti di equilibrio dovuti ai miglioramenti tecnici progressivamente apportati alle armi nucleari e ai loro dispositivi di lancio.

Le Nazioni Unite invece, anche attraverso tentativi spesso falliti di creare delle apposte agenzie, si proponeva e si propone tuttora, il bando totale delle armi di sterminio di massa. Uno di questi tentativi si ebbe nel 1945, quando venne fondata la Commissione delle Nazioni Unite per l'Energia Atomica UNAEC. L'atto più noto di questa Commissione fu il piano Baruch, dal nome del delegato americano Bernard Baruch. Nella sua essenza la proposte era di un piano che avrebbe portato alla rinuncia da parte degli Stati Uniti al monopolio della bomba atomica, a favore di un controllo internazionale sopra tutte le forme di sviluppo della energia atomica. Esso conteneva però una serie di dettagli relativi ai tempi di realizzazione, in particolare il monopolio degli USA sarebbe cessato solo dopo che il piano fosse stato realizzato in tutti gli altri paesi, e alle violazioni di sovranità che erano in contrasto con i principi e la pratica sovietica, per questo fu rigettato dall'URSS anche se era stato approvato dalla maggioranza dei paesi delle Nazioni Unite. I contrasti fra Stati Uniti e Unione Sovietica fecero naufragare il piano Baruch assieme a tutta l'UNAEC, che si sciolse alla fine del 1949 dopo anni di sterili dibattiti.

 

L'occhio della società civile alla Nuclear Posture Review USA

L'obiettivo di totale disarmo è condiviso anche dalle varie organizzazioni della società civile sparse per il mondo, alcune delle quali si oppongono non solo alle armi nucleari, ma più radicalmente all'utilizzo del nucleare anche per scopi considerati pacifici - come quelli energetici - per l'altissima pericolosità che questo comporta. I gravissimi incidenti come quello accaduto a Chernobyl nel 1986 e altri meno gravi, ma che hanno provocato danni irreparabili all'uomo e all'ambiente, hanno imposto una seria riflessione anche sull'utilizzo del nucleare come fonte energetica.

L'aspirazione a un mondo senza armi nucleari è ormai largamente acquisita sul piano dei principi, anche se non ha fatto molta strada sul piano concreto, nonostante il Trattato di Non Proliferazione, gli accordi tra Mosca e Washington e summit internazionali. Secondo gli esponenti dei movimenti per il disarmo, la nuova dottrina nucleare di Obama, chiamata da Washington Nuclear Posture Review, che ha portato alla firma del New START, pur riducendo il numero di ordigni nucleari, appare molto moderata: se da una parte condanna l’uso di armi letali contro i paesi non nuclearizzati dall'altra lascia però aperta la possibilità di ricorrere a ordigni nucleari in risposta ad eventuali attacchi chimici o batteriologici, prevede l’uso dell’atomica nei confronti di quei paesi che non si atterranno ai trattati internazionali sulla non proliferazione, come ad esempio l’Iran e la Corea del Nord e, sempre secondo la nuova politica, l’arsenale atomico statunitense dovrà essere considerato un deterrente per scoraggiare eventuali attacchi da parte dei paesi stranieri.

Sempre secondo gli attivisti, si capisce che la minaccia nucleare non è diminuita, e l'impatto globale di un conflitto, sia pure limitato ai piccoli arsenali come quelli di India e Pakistan, sarebbe catastrofico. La Nuclear Posture Review del nuovo governo statunitense, riconosce che la maggiore minaccia alla sicurezza globale degli Stati Uniti non è più uno scambio nucleare fra le nazioni, ma il terrorismo nucleare da parte di estremisti violenti e la proliferazione nucleare in un numero crescente di Stati.

 

Gli arsenali nucleari in Europa e l'attività della società civile per un futuro senza atomiche

C'è incertezza sul reale numero delle testate statunitensi esistenti oggi in tutto vecchio continente. Secondo alcuni ricercatori internazionali indipendenti, sarebbero comprese tra un minimo di 200 a un massimo di 350. Si tratterebbe in particolare di bombe trasportabili dai cacciabombardieri USA e dei paesi partner. Dal computo sono escluse le testate nucleari stoccate transitoriamente o in transito nelle principali basi aeree europee o quelle poste a disposizione dei sistemi missilistici dei sottomarini e delle unità navali in transito nelle acque del continente.

Nel maggio 2008, la Federazione degli Scienziati Americani (FAS) ha rivelato i contenuti dei manuali prodotti nel 2005 e 2007 dall'US Air Force, denominati Nuclear Surety Staff Assistance Visit and Functional Expert Visit Program Management (in.pdf). Destinati al personale che cura la sicurezza degli ordigni, i manuali indicano le località dove essi sono stoccati in siti sotterranei protetti, noti come WS3 - Weapon Storage and Security System, e dove i tecnici nucleari svolgono i controlli di sicurezza semestrali. Entrambi gli elenchi riportano i nomi delle installazioni italiane di Ghedi (Brescia) e Aviano (Pordenone), insieme alle basi di Kleine Brogel in Belgio, Büchel in Germania, Volkel in Olanda, Lakeneath in Gran Bretagna e Incirlik in Turchia.

Secondo la FSA la maggior parte delle armi nucleari USA è stata rimossa: rimangono oggi (2010) forse 200 armi, una sessantina nei paesi nordeuropei e la maggioranza in tre basi mediterranee: quelle di Ghedi, Aviano e Incirlik. Solo in Italia, le testate a disposizione delle forze aeree USA sarebbero una novantina, una cinquantina ad Aviano e il resto a Ghedi. Nell'installazione bresciana, gli ispettori dell'US Air Force avrebbero però rilevato problemi di sicurezza ai sistemi di protezione delle armi. L'inquietante particolare è stato denunciato ancora dalla Federazione degli Scienziati (FAS), che ha citato come fonte un altro report dell'US Air Force, denominato Air Force Blue Ribbon Review of Nuclear Weapons Policies and Procedure (in.pdf), parzialmente declassificato nel 2008.

Varie organizzazioni per la pace italiane hanno lavorato e lavorano tutt'ora per l'eliminazione delle bombe atomiche presenti nel territorio italiano. Con la campagna "Un futuro senza atomiche" nel 2008, oltre 50 associazioni italiane hanno raccolto le firme e consegnato in Cassazione una proposta di legge in cui si chiede che l’Italia sia dichiarata zona libera da armi nucleari. Il movimento ha proposto una campagna chiedendo anche lo stop ai sorvoli di aerei che possano trasportare testate nucleari a causa dei gravi rischi e dei tanti incidenti di cui è costellata la storia del nucleare militare, la cancellazione della mappa dei rischio atomico con lo smantellamento - dopo La Maddalena - di tutti i porti italiani (circa una dozzina) dove possono transitare navi e sottomarini a propulsione nucleare, con armi atomiche a bordo.

Gli abolizionisti di tutto il mondo sono coordinati principalmente dalla Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (ICAN), un movimento globale di società civile che rappresenta già oltre 200 associazioni in 60 Paesi, ma ci sono anche diversi attivisti contro la guerra e contro il nucleare organizzati in altri gruppi, come l’Unione interparlamentare (Uip), il Comitato degli avvocati sulla politica nucleare, l’Iniziativa delle donne Premio Nobel, la Federazione degli scienziati americani (FAS), i Sindaci per la pace, la giapponese Soka Gakkai International, questi gruppi oltre ad organizzare campagne di informazione e sensibilizzazione dell'opinione pubblica, lavorano anche alla stesura di documenti da proporre alle conferenze internazionali, alle quali partecipano come rappresentanti della società civile.

 

La Conferenza Onu di riesame sul TNP e la proposta di Convenzione sulle Armi Nucleari

L'ultima Conferenza di Riesame del Trattato di Non Proliferazione delle armi nucleari (TNP) si è tenuta lo scorso maggio 2010 presso la sede delle Nazioni Unite a New York (nel momento in cui scriviamo - luglio 2010 - i documenti finali non sono ancora disponibili). A distanza di 40 anni, il TNP è ancora oggi l'unico documento universale che ha come obiettivo il disarmo da parte degli Stati dotati di armi nucleari.

Conferenze di riesame del funzionamento del trattato si sono svolte a intervalli di cinque anni, dopo che il trattato entrò in vigore nel 1970. Ogni conferenza ha cercato di trovare un accordo su una dichiarazione finale che dovrebbe valutare l'attuazione delle disposizioni del trattato e formulare raccomandazioni sulle misure volte a rafforzarle ulteriormente. Durante quest'ultima sembra che la proposta di una convenzione per la messa al bando delle armi nucleari abbia ricevuto un nuovo slancio. La bozza di Convenzione sulle Armi Nucleari (in.pdf) diffusa da un gruppo internazionale di legali, scienziati ed esperti per il disarmo è stato adottato ufficialmente dall’Onu nel 1997 e successivamente modificato nel 2007. La Convenzione proposta richiede l’adozione di strumenti legalmente vincolanti, verificabili ed esecutivi, che portino all’interdizione e alla distruzione globale di tutte le armi nucleari, sotto controllo effettivo.

Rebecca Johnson, vice presidente dell’ICAN, ha dichiarato che il modello della Convenzione è una valida risorsa e contiene molte idee utili per affrontare le sfide tecniche e legali del trattato per l’abolizione del nucleare. I 118 membri del gruppo degli Stati non allineati che fanno parte del Tnp, diversi paesi europei e lo stesso segretario generale Ban Ki-moon si sono apertamente pronunciati a favore di un programma che vieti completamente l’uso e lo spiegamento di armi nucleari e garantisca la loro graduale eliminazione, una vera e propria Convenzione sulle Armi Nucleari. L'impegno sembra essere quello di seguire un approccio globale che sia fattibile e includa in modo chiaro le richieste di riaffermare i 13 passi concreti per il disarmo (in.pdf) adottate nel 2000 dalla Conferenza di riesame del Tnp.

Ad oggi (luglio 2010 - ndr) nonostante la maggior parte dei governi abbia appoggiato le risoluzioni Onu che chiedevano l’avvio immediato dei negoziati della Nuclear Weapons Convention, tra questi anche alcuni degli stati che possiedono armi nucleari come Cina, India, Pakistan e Corea del Nord, ci sono paesi chiave - in particolare gli altri stati dotati di armi nucleari e quelli che gli Stati Uniti tentano di scoraggiarne i lavori - che si oppongono a negoziati di questo genere. Questi ultimi chiedono che, prima dell’inizio dei negoziati, ci siano delle fasi preliminari e si risolvano questioni fondamentali relative alla sicurezza. Eppure, secondo diversi analisti, le questioni sulla sicurezza e i passaggi iniziali potrebbero essere gestiti più efficacemente attraverso negoziati globali.

 

Conclusioni

Nonostante l'opera di smantellamento ed eliminazione avvenuta negli oltre vent'anni dalla fine della guerra fredda, esistono ancora più di 20.000 testate nucleari funzionanti, la maggioranza delle quali è paradossalmente sotto il controllo di Paesi aderenti al TNP.

Un serio impegno verso una Convenzione è chiesto a gran voce da autorevoli esponenti della società civile internazionale e associazioni come BANg Europe e ControllArmi, legittimati dalle disattese 13 azioni pratiche da adottare per arrivare all’eliminazione completa degli armamenti nucleari, il documento nato dalla conferenza del 2000 che avrebbe dovuto garantire progressi significativi. Un ipotetico e ottimistico calendario per lo smantellamento prevede che la Convenzione possa entrare in vigore tra il 2015 e il 2020, e che l'eliminazione totale di tutte le armi nucleari possa essere completata al più tardi nel 2025.

Il Movimento dei Paesi Non Allineati ha da sempre sostenuto l'idea della Convenzione, ma mai come adesso ne ha fatto l'oggetto principale della sua posizione ad una Conferenza. Questi Paesi dimostrano di aver compreso l'urgenza e, al contempo, la fattibilità del disarmo totale. Per quanto riguarda i passi specifici da compiere l'elemento cruciale su cui sarà necessario progredire sia la costituzione di una Zona Libera da Armi Nucleari in tutto il Medio Oriente.

La Convenzione per la messa al bando delle armi nucleari potrebbe essere lo strumento giusto, per creare una grande campagna globale, con associazioni, Ong internazionali, sindaci, parlamentari, giuristi, medici, sindacati, e tutti quelli che sono interessati a un mondo libero dalle armi nucleari. All'apertura della Conferenza di New York sono state consegnate al Presidente della Conferenza di Riesame del TNP, l'ambasciatore filippino Libran N. Cabactulan, le firme di 20 milioni di cittadini del mondo. Queste donne e questi uomini chiedono con forza che le armi nucleari vengano messe al bando, e che i negoziati per la convenzione inizino con urgenza.

La Campagna Internazionale per l'Abolizione delle Armi Nucleari, ha lanciato la Giornata globale di azione per la messa al bando delle armi nucleari il 5 giugno prossimo. Jodie Williams, premio Nobel per la Pace per la Campagna per la messa al bando delle mine, coordinerà la campagna dell’ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons) e ha dichiarato: “Alcuni governi ci dicono che una Convenzione per la messa al bando delle armi nucleari sia prematura e con scarse possibilità di successo. Non credeteci! Ci dicevano la stessa cosa quando ci impegnavamo per il Trattato per la messa al bando delle mine”.

 

Per approfondire

Sul sito dell'Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo è possibile trovare tutti i più importanti documenti relativi al Disarmo oltre a interessanti commenti da parte di esperti dell'argomento. Si veda anche Catalogo Biblioteca Archivio Disarmo 2010

Bibliografia

F. Calogero Francesco, P. Miggiano, G. Tenaglia, Armi e disarmo. I negoziati sulla riduzione e il controllo degli armamenti nucleari, chimici, batteriologici e convenzionali, Franco Angeli 1997

Prospettive per un disarmo integrale. Atti del Seminario Internazionale su Disarmo, Sviluppo e Pace (Roma, 11- 12 aprile 2008), Libreria Editrice Vaticana, 2009

C. Stefanachi, La seconda era nucleare. Le armi nucleari dopo la fine della Guerra Fredda, Franco Angeli 2007

Disarmo, sicurezza e pace in Europa, Ediesse 1994

Archivio Disarmo, L'equilibrio del terrore Rapporto Sipri sugli armamenti 1984, Nuova biblioteca 1993

Unione Scienziati Per Il Disarmo, Scienza, armi e disarmo. Quarant'anni dopo Hiroshima, Dedalo 1993

Archivio Disarmo, Armamenti guerre stellari e disarmo oggi. Rapporto Sipri 1986, Dedalo 1993

Archivio Disarmo, Scenari di guerra e prospettive di pace. Rapporto Sipri 1987, Dedalo 1993

(Scheda realizzata con il contributo di Elvira Corona)

E' vietata la riproduzione - integrale o parziale - dei contenuti di questa scheda su ogni mezzo (cartaceo o digitale) a fini commerciali e/o connessi a attività di lucro. Il testo di questa scheda può essere riprodotto - integralmente o parzialmente mantenendone inalterato il senso - solo ad uso personale, didattico e scientifico e va sempre citato nel modo seguente: Scheda "Disarmo nucleare" di Unimondo: www.unimondo.org/Guide/Guerra-e-Pace/Disarmo-nucleare.