Al via i Corpi civili di pace

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Promuovere in modo imparziale la solidarietà e la cooperazione, a livello nazionale ed internazionale, con particolare riguardo alla tutela dei diritti sociali, ai servizi alla persona e all’educazione alla pace fra i popoli, al monitoraggio del rispetto dei diritti umani, al sostegno della popolazione civile; questo è il compito che nel prossimo triennio 500 giovani volontari svolgeranno in azioni di pace non governative nelle aree di conflitto o a rischio di conflitto e nelle aree di emergenza ambientale. Gli Enti che potranno partecipare alla sperimentazione devono aver svolto o svolgere da almeno tre anni attività di servizio civile nazionale in tali settori d’intervento.

Questo è uno dei dati che è emerso, durante la conferenza stampa tenuta martedì 2 febbraio a Palazzo Chigi presenti: Giuliano Poletti, Ministro del lavoro e delle politiche sociali;  Luigi Bobba, Sottosegretario al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con delega alle politiche giovanili e al servizio civile nazionale;  Mario Giro, Sottosegretario  al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale,  Calogero Mauceri - capo Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, che ha concluso la conferenza. 

Il Ministro Poletti ha dichiarato che “i Corpi civili di Pace costituiscono una iniziativa innovativa che si ascrive nel contesto di partecipazione attiva e responsabile dei cittadini alla comunità che il Governo si è impegnato a creare”. “La partecipazione e l’azione di cittadini - ha proseguito il Ministro - non deve essere quella del “pronto soccorso”, quando il mercato non ci guadagna e lo Stato non ce la fa arrivano i cittadini    in soccorso, ma un intervento che a pieno titolo consenta di esprimere quella cultura delle partecipazione che è già diffusa nel nostro Paese e di cui il servizio civile è già da tempo una concreta testimonianza.”

Il sottosegretario Bobba ha illustrato gli aspetti fondamentali del Decreto firmato dai Ministri venerdì scorso, sottolineando che dei 500 volontari previsti nella sperimentazione circa 300 partiranno già entro il 2015. “Con l’istituzione dei Corpi civili di pace, il Governo attingendo anche a sperimentazioni realizzate dalle ONG e dalla Rete dei Caschi bianchi, si propone di dare vita ad interventi volti a promuovere azioni di conciliazione in zone di conflitto, monitoraggio del rispetto dei diritti umani, attività umanitarie a sostegno di profughi, sfollati e migranti e sostegno alle popolazioni civili che fronteggiano emergenze ambientali.”

”Si tratta – continua Bobba – di un piccolo esperimento ma di un grande significato politico in un tempo in cui sembra prevalere la logica del terrore e della violenza. Nel 2017, a seguito di un    attento monitoraggio svolto da Università e centri di ricerca, decideremo se stabilizzare nella legislazione italiana i Corpi civili di pace. L’Italia ha una forte vocazione a costruire azioni di solidarietà, dialogo e pace e i Corpi civili di pace sono uno strumento per rafforzare e qualificare tale missione anche in un orizzonte europeo”.

La tutela della sicurezza dei giovani in servizio all’estero è affidata agli Enti presso i quali i giovani prestano servizio e garantita da un triplice livello di monitoraggio, così articolato:

- la scelta dei Paesi in cui svolgere i progetti affidata al Ministero degli affari esteri che verifica l’esistenza delle condizioni di sicurezza;

- la verifica prima della partenza dei giovani, sempre a cura del MAECI, della sussistenza delle condizioni di sicurezza;

- durante lo svolgimento del progetto con il continuo monitoraggio da parte del MAECI, che adotterà tutte le misure necessarie, fino al trasferimento o al rimpatrio dei giovani in caso di mutamenti delle originarie condizioni di sicurezza.

“Individuare i Paesi e formare coloro che parteciperanno sarà il ruolo del Ministero degli esteri – ha sottolineato il sottosegretario Mario Giro - in questo specifico contesto. Ma il senso della partecipazione a questa sperimentazione è ben più ampio. Vogliamo rovesciare il paradigma secondo cui le istituzioni vivono di “non ascolto”, ripiegate su sé stesse e ridare un respiro ampio alla politica, che si fa per il domani non per l’oggi. Occorre non soltanto parlare bene dei giovani, ma anche parlare bene ai giovani, e far si che la Pace ritorni ad essere un ideale. E questo provvedimento illustrato oggi, che guarda al futuro, cerca di dare risposta ad una delle tante attese dei nostri giovani.”

Da Servizio Comunicazione DGSCN

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