Rifugiati, quando l’umanità si muove

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Oggi ricorre la Giornata Mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale indetto dalle Nazioni Unite per informare l’opinione pubblica sulla condizione di milioni di rifugiati e richiedenti asilo che, costretti a fuggire da guerre e violenze, lasciano i propri affetti, la propria casa e tutto ciò che un tempo era parte della loro vita. E soprattutto invita a non dimenticare mai che dietro ognuno di loro c’è una storia che merita di essere ascoltata. Storie di sofferenze, di umiliazioni, ma anche di chi è riuscito a ricostruire il proprio futuro, portando il proprio contributo alla società che lo ha accolto.

La Campagna #WithRefugees lanciata dall’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR) dà voce a queste storie. Come quella di Alidad Shiri, un giovane rifugiato afghano che all’età di dieci anni, dopo aver perso la sua famiglia in un bombardamento, partì da solo, per un viaggio della speranza verso l’Europa. Fuggì prima in Pakistan poi in Iran, dove trovò lavoro in una fabbrica di frigoriferi che assoldava minori migranti per i turni di notte. Durante i tre anni successivi si rivolse ad alcuni trafficanti per poter arrivare in Turchia e poi in Grecia, rischiando la vita innumerevoli volte come quando, mentre attraversava a piedi il confine dalla Turchia alla Grecia con altri rifugiati, venne abbandonato dai trafficanti senza cibo né acqua. Quando Alidad arrivò in Grecia, a Patrasso, aveva appena compiuto 14 anni. Qui iniziò a lavorare come raccoglitore di pomodori, 12 ore al giorno per 2,50 euro all’ora. Arrivò in Italia, a Venezia, una notte. In camion, ma non seduto nell’abitacolo. Si era legato con i pantaloni e la cintura all’asse anteriore del motore, con il viso e il corpo a pochi centimetri dall’asfalto. Venne trasferito in un centro di accoglienza per minori non accompagnati nel Sud Tirolo e grazie al percorso qui avviato, la sua vita ebbe una svolta: adesso ha 25 anni e sta per laurearsi in filosofia all’Università di Trento. Nella sua testimonianza si legge: “Sembra che io sia un ragazzo coraggioso. Invece non è così, perché sono un ragazzo normale come altri. Ho fatto il viaggio perché non avevo altra scelta.”

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato sono varie le iniziative in diverse città italiane per far conoscere al territorio l’impegno degli enti che promuovono percorsi di accoglienza, quotidianamente e con trasparenza. A Torino, la Onlus Articolo 10 testimonia che Dalla qualità dell’accoglienza, dalla comprensione reciproca di mondi apparentemente lontani dipende l’esito dell’inclusione sociale di chi arriva nel nostro paese”. Tra le sue varie attività per l’inclusione dei rifugiati e richiedenti asilo (accoglienza, integrazione culturale e lavoro) l’associazione realizza da tre anni l’originale progetto “Percorsi” che, nell’ambito dell’accordo quadro con il Comune di Torino per l’affidamento di servizi di “accoglienza integrata”, coinvolge donne vittime dei trafficanti di essere umani in percorsi formativi d’incontro e dialogo con il mondo della cultura e con la cittadinanza tornese. Il progetto coinvolge otto tra i principali musei cittadini, dal Museo della Resistenza al Museo Egizio: uno stimolo per queste donne a diventare nuove cittadine consapevoli dell’identità del paese che le accoglie, e un supporto alla cittadinanza per conoscere queste persone, le loro realtà di vita e il contributo che insieme si può dare alla collettività. «Contribuiamo ad affermare la dignità delle persone e il diritto di scelta per il futuro, impegnandoci a costruire un mondo privo di paure, plurale e ricco di opportunità», spiega Barbara Spezini, responsabile di Articolo 10. «La nostra Costituzione ci ha rafforzato in questa spinta idealistica grazie a quanto stabilito nell’articolo 10 sul diritto di chiedere asilo nel nostro paese nel caso in cui le libertà fondamentali di un individuo non possono trovare espressione nel proprio paese di origine. Il nome della nostra Onlus si ispira proprio a questo principio costituzionale».

Come ci ricorda l’associazione Articolo 10, per rifugiati si intende una particolare categoria di immigrati a cui viene riconosciuto, anche dalla nostra Costituzione, uno speciale status giuridico che fa riferimento all’Articolo 1 della Convenzione di Ginevra del 1951: “Il rifugiato è colui che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo paese; oppure che, non avendo cittadinanza e trovandosi fuori del paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra”. Lo status di rifugiato viene ottenuto dopo aver fatto domanda di asilo e tramite un approfondito colloquio del candidato, durante il quale viene valutato se il soggetto ha diritto a tutela internazionale.

Come emerge dalle recenti vicende di cronaca (vedi il caso Aquarius), in Italia e in Europa il fenomeno migrazione continua a dividere l’opinione pubblica. Ferma restando la necessità di una maggiore solidarietà europea nel sistema di gestione dei migranti in arrivo in Europa, aprendo una finestra sul mondo non possiamo non renderci conto della necessità di ampliare il nostro punto di vista eurocentrico e stabilire dei termini più fedeli alla realtà nel dibattito popolare e politico. Occorre innanzitutto distinguere tra “immigrato” e “rifugiato” anche se questa divisione non fa giustizia alle tante persone costrette a migrare ma che non hanno alcun diritto alla protezione internazionale (come argomentato nell’articolo “Il numero dei migranti - che non sono numeri”). E attenzione a parlare di “Invasione”. A fine 2016, il numero dei rifugiati nel mondo era di 25 milioni, l’84 per cento dei quali si trovava in paesi a basso o medio reddito. Pertanto, il maggior numero di rifugiati è accolto da paesi extraeuropei (Global Trends 2016, UNHCR). In Europa, il numero di rifugiati sul totale della popolazione è, in generale, molto basso. La Svezia registrava a fine 2016 un 2,3% (23,4 rifugiati ogni 1000 abitanti). Malta è al secondo posto (18,3 rifugiati ogni 1000 abitanti). L’Italia registra 147.370 rifugiati, dietro Germania (669.482), Francia (304.546) e Svezia (230.164) (Info Data 2018, Sole24Ore). A proposito di dati, il 20 giugno alle ore 11 a Roma, sarà presentato il rapporto statistico dell’UNHCR “Global Trends 2017”, mappatura globale dei flussi di uomini, donne e bambini in fuga da guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti umani.

Lia Curcio

Sono da sempre interessata alle questioni globali, amo viaggiare e conoscere culture diverse, mi appassionano le persone e le loro storie di vita in Italia e nel mondo. Anche per questo, lavoro nella cooperazione internazionale con il ruolo di comunicazione ed ufficio stampa per una Ong italiana. Parallelamente, mi occupo di progettazione in ambito educativo, interculturale e di sviluppo umano. Credo che i media abbiano una grande responsabilità culturale nel fare informazione e per questo ho scelto Unimondo: mi piacerebbe instillare curiosità, intuizioni e domande oltre il racconto, spesso stereotipato, del mondo di oggi.

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