Tweet... amo o Tweet... odio

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Fonte: Youtube.com

ll web è universalmente considerato come un contenitore di luoghi virtuali ultrademocratici, liberi, potenzialmente slegati dalle regole di comportamento sociali della realtà in carne e ossa. Ma questa tendenza toto liberista ha delle conseguenze pericolose. Libertà, espressione, assenza di lacci e censure. Ok, l’idea di una rete libera e gioconda piace a tutti, ma essendo la mente degli esseri umani contorta e non sempre pronta a sfornare pensieri edificanti il salto dalla libertà di espressione alla vera e propria vessazione o, peggio ancora, violenza, a volte è davvero breve. Unimondo, da sempre vigile riguardo al fenomeno odio in rete - e schierata per un uso pacifista e rispettoso del web - ha seguito con particolare attenzione la presentazione della seconda mappa dell’intolleranza ad opera di Vox – osservatorio italiano sui diritti; Core della ricerca, la stretta e proficua collaborazione tra l’osservatorio e le Università di Roma (La Sapienza), Bari e Milano rodata nell’approntare un casellario che, dopo la prima edizione dello scorso anno è stato costantemente e attentamente aggiornato con risultati che certamente spronano a riflettere. A farla da padrona, in un oceano di oltre due milioni e mezzo di tweet analizzati, troviamo la violenza di genere, ormai assurta ad una terribile ma concreta cultura, una tendenza ottusa e radicata, come se sminuire a qualsiasi titolo la donna fosse normale e comunque talmente diffuso da essere ormai considerato accettabile. Ma vediamo l’analisi nel dettaglio.

Dei 2,6 milioni di tweet presi in considerazione - rilevazioni avvenute tra agosto 2015 e febbraio 2016 - tenendo in considerazione un range di 76 termini sensibili riferiti a sei categorie di persone (donne, omosessuali, immigrati, diversamente abili, ebrei e musulmani), ben 412.716 avevano un contenuto definibile come negativo e degli stessi il 63% conteneva termini pesantemente offensivo verso le donne, il 10% verso i migranti, il 10,8% verso gli omosessuali, gli islamici (6,6%), le persone con disabilità (6,4%) e gli ebrei (2,2%). Grazie ad un importante lavoro di ricerca 112.630 tweet negativi sono stati geolocalizzati come segue: Lombardia (16.393 tweet), Umbria (12.664 tweet) e Lazio (12.164 tweet) sono le regioni più "intolleranti" mentre Valle d’Aosta (37 tweet), Molise (136 tweet) e Basilicata (189 tweet) quelle più “tranquille”.

Guardando alle città sono Roma e Milano le meno tolleranti. Nella capitale, ad esempio, sono stati rilevati 20.755 tweet riferiti a donne, omosessuali, immigrati, diversamente abili, ebrei e musulmani. Di questi i messaggi contro le donne sono stati 5.120, contro i migranti 1.749, contro gli islamici 1.268 e gli omosessuali 1.324. A Milano invece il totale dei tweet intolleranti è stato di 15.636, di cui 5.345 contro le donne, 1.032 a stampo razzista, 967 omofobi; in Lombardia, anche Brescia e Bergamo hanno visto un proliferare di messaggi discriminatori, per un totale rispettivamente di 1.221 e 1.214 tweet, seguite da Monza, Varese, Pavia e Lodi. Tweet negativi sono stati ovviamente mappati anche in altre città italiane. Tra quelle più intolleranti, sul terzo gradino del podio si piazza Napoli, seguita da Torino e Firenze. Nel capoluogo campano sono stati raccolti in tutto 7.437 tweet negativi: di questi, 1.546 sono i messaggi omofobi, 1.112 quelli razzisti, 3.955 i tweet contro le donne, 360 contro gli islamici, 352 i messaggi contro disabili e 112 antisemiti. A Torino, i tweet più numerosi sono quelli contro le donne (2.343), seguiti da quelli contro i migranti (954), da quelli omofobi (436), da quelli contro gli islamici (338), contro i disabili (252) e gli ebrei (108). Si segnalano, infine, tre picchi: a Bologna colpiscono, rispetto alla media nazionale di tweet intolleranti, i messaggi omofobi (303), a Udine quelli contro le donne (1.369) e a Palermo quelli contro i disabili (293).

Come ottimamente spiegato dalla co-fondatrice di Vox e avvocato costituzionalista Marilisa D’Amico, la conquista del principio generale di eguaglianza e dei diritti fondamentali, così come sanciti dai Trattati internazionali e da tutte le Costituzioni europee, è oggi messa in discussione da un clima culturale sempre meno aperto e inclusivo. Ciò è messo chiaramente in luce dai risultati della Mappa dell’Intolleranza 2016 che dimostra ancora una volta l’esistenza radicata nel nostro Paese e nelle nostre città di una resistenza “sociale” alla tolleranza e all’accettazione delle diversità. La diffusione del linguaggio dell’odio diviene, in tal modo, veicolo di discriminazioni e di stereotipi che si frappongono alla creazione di una società giusta ed egualitaria. “Così le parole d’odio contro gli islamici” continua la D’Amico “mappate per la prima volta in questa seconda edizione del progetto, sembrano trasformarsi in scelte legislative che, lontane dalla realtà multiculturale del nostro territorio, violano la libertà religiosa e l’eguaglianza fra tutte le confessioni, impedendo la costruzione di luoghi di culto, così le parole d’odio contro gli stranieri, i migranti e i richiedenti asilo, sembrano incitare alla costruzione di muri e barriere che dividono i Paesi europei, compromettendo le libertà “pilastro” sulle quali si è fondata la stessa Unione europea e, ancora, le parole d’odio contro gli omossessuali sembrano tradursi in duri scontri ideologici tanto nell’opinione pubblica come nelle forze politiche, mettendo anche a rischio l’introduzione di una disciplina dovuta, come quella relativa al riconoscimento delle unioni civili, approvata recentemente dal nostro Parlamento.”

Per farla breve, la situazione è peggiorata rispetto allo scorso anno e misoginia, xenofobia, antisemitismo e discriminazioni contro i diversamente abili risultano fenomeni profondamente radicati e in crescita soprattutto nelle grandi metropoli e cittadine, continuamente sotto pressione a causa del montante flusso migratorio. E’ ancora più necessario quindi che iniziative come quella di Vox prendano piede e continuino a crescere: servono per ricordarci che esistono profonde differenza tra scrivere di diritti o promettere diritti e garantirli, generando e favorendo quelle politiche culturali capaci di arrestare l’avanzata di questa ottusità che sebbene sguinzagliata on-line è, ahinoi, profondamente vera e palpabile. Per fortuna, vi sono anche segnali di speranza e cliccando sulla rete è possibile, ad esempio, imbattersi nella campagna “no all’odio e all’intolleranza sul web” sviluppata all’interno del progetto europeo PRISM – Preventing, Regressing & inhibiting hate speech in New media. No all’odio, prevenzione, inibizione dell’hate speech ed Europa: alla fine, forse, #fuoriceilsole….

Fabio Pizzi

Laureato in Studi Storici e Filologico Letterari all’Università di Trento, scrive fin da piccolo per passione e, da qualche anno, anche per lavoro. Per questo si ritiene parecchio fortunato. Appassionato di storia e politica è attivo nell’associazionismo fin da giovanissimo soprattutto nelle associazioni locali e nelle Acli Trentine.  Ama il cinema, l’arte e la tecnologia, la satira, la musica, il bosco e il mare. Su tutto, sua moglie, la famiglia e i suoi veri amici. Dice e scrive quello che pensa, filtrandolo il meno possibile e prendendo spesso posizione. Questo gli ha portato in dote parecchie polemiche, qualche complimento e il rispetto di se stesso.  

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