La lotta contro la pena di morte fa passi avanti

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Con l’impegno di tutti – Foto: torontoist.com

Il 30 novembre 1786 il Gran Ducato di Toscana è la prima nazione del mondo ad abolire la pena di morte. Per questo, accanto al 10 ottobre in cui si celebra la giornata mondiale Onu contro la pena capitale, oggi ricorrono molte iniziative per una battaglia di civiltà che trova sempre maggiori adesioni.

È la Comunità di Sant’Egidio a essere in prima linea per questo obiettivo, lanciando il progetto “Cities for life” che quest’anno arriva al traguardo dei 10 anni. La manifestazione ufficiale è cominciata ieri alle 19.00, al Colosseo, con la ormai tradizionale illuminazione dell’antico luogo di divertimento e di crudeltà. Riporta il sito della Comunità: “Testimoni eccezionali, da Shujaa Graham e Fernando Bermudez, condannati innocenti per omicidi mai commessi negli Stati Uniti, al fondatore della Coalizione del Texas contro la Pena di Morte, David Atwood, a Tamara Chikunova, fondatrice delle Madri contro la Pena di Morte cui si deve gran parte del successo nell’abolizione della pena capitale in molti paesi dell’Asia centrale, i ministri della giustizia da diversi paesi del mondo e i protagonisti della recente abolizione della pena di morte in Connecticut si alterneranno” sul palco portando la loro testimonianza.

“È l’apertura ufficiale della Giornata internazionale Cities for Life, avviata dieci anni fa dalla città di Roma con la Comunità di Sant’Egidio e sostenuta dalla Coalizione Mondiale contro la Pena di Morte. L’accensione speciale del Colosseo, “Testimonial della Vita” celebra quest’anno in maniera speciale l’abolizione della pena di morte in Connecticut: il quinto stato americano ad abolire la pena capitale negli Stati Uniti negli ultimi cinque anni (2007, New Jersey, 2008, New Mexico, 2010 New York, 2011 Illinois, 2012 Connecticut)”.

In realtà tutta la scorsa settimana è stato un susseguirsi di eventi, il più significativo dei quali è stato il VII Congresso di ministri della giustizia di tutto il mondo, svoltosi il 27 novembre. Ministri in carica si sono confrontati con storici esponenti politici che hanno fatto della battaglia contro la pena di morte la ragione del loro impegno, mentre testimoni diretti di cosa significhi cadere nel braccio della morte hanno scosso i partecipanti.

“«Giustizia e vita sono due parole che stanno o cadono insieme, non c’è l’una senza l’altra, se togli una, cade l’altra, se togli la vita, cade la giustizia, è un punto saldo, fermo, per la riflessione, ma anche un programma d’azione ed un impegno politico». È quanto ha detto il Ministro della Giustizia italiano, Paola Severino aprendo i lavori.

Robert Badinter, ministro della giustizia francese dell’epoca Mitterand, l’uomo che nel 1981 presentò all’Assemblea Nazionale il disegno di legge per l’abolizione della ghigliottina, ha ricordato i grandi passi avanti che sono stati fatti nella lotta contro la pena di morte. «Quando la Francia abolì la pena capitale, ha detto, eravamo il 37° paese a farlo. Oggi sono oltre 150 i paesi che hanno abolito o sospeso la pena capitale, e l’abolizione è divenuta opzione maggioritaria». Badinter, inoltre, ha affermato che «uno Stato non può dichiararsi paladino dei diritti umani se poi pratica in casa sua la pena di morte» ed ha aggiunto che non può esistere una giustizia che uccide, perché la pena di morte è il luogo dove si manifestano i peggiori veleni della giustizia, come il razzismo e la discriminazione. Non ho mai visto – ha aggiunto – un figlio di banchiere o di un grande avvocato finire nel braccio della morte».

Buone notizie sono arrivate dall’Africa, il continente più reattivo alla campagna lanciata da Sant’Egidio negli ultimi anni. Il Ministro degli interni dello Zimbabwe, Theresa Makone, ha affermato che nel suo paese, abolizionista de facto perché senza esecuzioni da 32 anni, i tempi sono maturi per una revisione costituzionale che porti all’abolizione de jure. «Il mio Primo Ministro – ha detto la Makone, facendo riferimento a Morgan Tsvangirai, oppositore di Mugabe e che ha rischiato di essere condannato a morte per tradimento - dice sia pubblicamente che in privato che continuando a praticare l’occhio per occhio lo Zimbabwe rischia di diventare un paese di ciechi».

La testimonianza di Marat Rakhmanov ha scosso il Congresso: russo, a 28 anni si ritrova dentro il braccio della morte accusato di duplice omicidio in Uzbekistan: «Non avrei mai pensato di trovarmi dentro un allucinante esperienza peggiore di qualsiasi incubo»: era andato a trovare la sorella che gli aveva chiesto il favore, alla fine della serata, di accompagnare un’amica con il figlio a casa. Il giorno dopo la polizia lo arresta perché i due erano stati trovati senza vita. Otto anni nel braccio della morte, vittima di violenze di ogni genere e poi l’insperata liberazione grazie all’interessamento di una donna coraggiosa, Tamara Chikunova e la Comunità di Sant’Egidio che riescono a dimostrare la sua estraneità al duplice delitto”.

La mobilitazione è però trasversale e sta muovendo ogni anno passi significativi. In un comunicato Amnesty International “ha definito «un altro chiaro segnale che il cammino verso l’abolizione della pena di morte è inarrestabile» il voto con cui, il 19 novembre, il III Comitato dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato il testo della risoluzione, la quarta dal 2007, per una moratoria sulle esecuzioni. La risoluzione sarà votata dall’Assemblea generale in sessione plenaria a dicembre.

La risoluzione, sponsorizzata da 91 paesi, ha ottenuto 110 voti a favore (uno in più rispetto al 2010), 36 astensioni e 39 voti contrari.

Tra i paesi che per la prima volta hanno dato sostegno alla risoluzione figurano Niger, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan e Tunisia. Afghanistan, Indonesia e Papua Nuova Guinea, che avevano votato no nel 2010, si sono astenuti. Al contrario, Oman e Mauritania hanno ritirato il sostegno dato nel 2010 alla risoluzione, mentre Maldive e Sri Lanka sono passati dal voto favorevole all’astensione.

L’organizzazione per i diritti umani sollecita tutti gli stati membri delle Nazioni Unite a sostenere la risoluzione in occasione del voto in plenaria. I paesi che ancora mantengono la pena di morte dovrebbero immediatamente istituire una moratoria sulle esecuzioni, come primo passo verso la completa abolizione”. [PGC]

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