Italia: 'Noi non segnaliamo day', in piazza contro la segnalazione sanitaria

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Il manifesto della giornata

Oggi mobilitazione nazionale 'Noi non segnaliamo day' contro la segnalazione degli immigrati senza permesso di soggiorno che ricevono cure sanitarie. Medici Senza Frontiere (MSF), Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM), Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) e Osservatorio Italiano di Salute Globale (OISG) invitano la società civile a partecipare a eventi e manifestazioni in tutto il territorio nazionale contro il provvedimento di legge in discussione in questi giorni alla Camera, volto a sopprimere il divieto di segnalazione per gli immigrati irregolari che ricevono cure sanitarie. Attraverso i Gruppi Immigrazione e Salute locali (GrIS), sono stati organizzati eventi in 20 città italiane: l'elenco aggiornato è disponibile sul sito www.simmweb.it.

Le organizzazioni promotrici del 'Noi non segnaliamo day' sono allarmate perché il rischio di segnalazione e/o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria creerebbe nell’immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l’accesso alle strutture sanitarie. "Tutto ciò - affermano - potrebbe determinare condizioni di salute particolarmente gravi per tali stranieri, soprattutto minori, donne in gravidanza e malati cronici, che tenderanno ad accedere ai servizi solo in situazioni di urgenza indifferibile, con conseguente aumento dei costi per il Servizio Sanitario Nazionale, incentivando la nascita e la diffusione di percorsi e organizzazioni sanitarie "paralleli", al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità pubblica, con serie ripercussioni sulla salute collettiva. I ritardi negli interventi e la probabile irreperibilità dei destinatari di interventi di prevenzione provocherebbero, infatti, il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili".

Il provvedimento fa parte del cosidetto "Pacchetto sicurezza" (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica) che - seppur non in tutte le sue parti originarie - è già stato approvato al Senato e sul quale già da tempo numerose associazioni hanno avanzato diverse critiche invitando anche a atti di "disobbedienza civile".

L'appello onlinedelle quattro associazioni ai parlamentari affinché non cancellino il principio di non segnalazione all'autorità degli stranieri privi di permesso di soggiorno che chiedono assistenza sanitaria ha raccolto quasi 25mila sottoscrizioni, tra cui quelle di organizzazioni come la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri (FNOMCeO), Federazione Nazionale Collegi Infermieri (IPASVI), Federazione Nazionale dei Collegi delle Ostetriche (FNCO) e del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Assistenti Sociali (CNOAS).

"Sappiamo bene che indurre 'clandestinità sanitaria' non giova né ai singoli individui, né alla collettività intera" - sottolinea una dettagliata nota sul 'Pacchetto sicurezza' della SIMM ( in .pdf). "Intendiamo proclamare che mai ci presteremo a denunciare un nostro assistito solo in quanto privo di un permesso di soggiorno in corso di regolarità sapendo bene che, se lo facessimo, metteremmo in serio pericolo la sua salute"- ribadisce il SIMM.

"Oggi - riporta una nota delle quattro associazioni - saremo al fianco dei colleghi medici di tutti gli ospedali italiani per difendere la nostra dignità e il diritto ad esercitare la nostra professione nel rispetto dei principi fondamentali di deontologia professionale che si vorrebbero mortificare, sancendo l'obbligo di denunciare i clandestini che si dovessero rivolgere a noi". "Non considereremo il nostro compito esaurito fino a quando il Parlamento non avrà cancellato questa norma e fino a quel momento sosterremo tutte le iniziative che richiamano l'attenzione dell'opinione pubblica e delle Istituzioni su una palese violazione del dettato costituzionale. E in questo ci confortano le recenti dichiarazioni del presidente della Camera Gianfranco Fini, che si è detto contrario al provvedimento e preoccupato delle sue pericolose conseguenze".

"Ribadiamo al Governo e all'opinione pubblica - conclude la nota - che non siamo spie, ma medici e come tali - concludono i sindacati - vogliamo difendere il diritto alle cure di tutti gli esseri umani indipendentemente dal sesso, dal censo, dal colore della pelle e dalla lingua che parlano e garantire la migliore salute e la migliore sanità possibile". Hanno aderito all’iniziativa anche l’Istituto Nazionale per la medicina delle migrazioni e lotta alla povertà, l’Associazione Medici stranieri e l’Ordine degli Psicologi. [GB]

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