Sem Terra: “furore” nella lotta

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Manifestazione del movimento Sem Terra - Foto: Independenciasulamericana

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo quest'insolita comparazione fra due contesti tematici – letterario e politico – e due ambientazioni geografiche – Brasile e Stati Uniti - tanto distanti quanto diversi fra loro, prendendo in esame, nel caso letterario, l’odissea dei protagonisti del romanzo Furore, costretti dalle politiche agricole scellerate a lunghe migrazioni, nel caso politico, la battaglia dei Sem Terra per la riappropriazione delle terre. Un originale spaccato delle realtà brasiliane e statunitensi nei secoli e nei decenni scorsi oltre che nell’attualità.

Leggere romanzi vecchi, per contestualizzarli nel nuovo mondo. E’ ricordando questa regola che dovremmo tutti recuperare “Furore”, il Nobel di John Steinbeck assegnatogli “per le sue scritture realistiche ed immaginative, unendo l'umore sensibile e la percezione sociale acuta”. Grazie ai forti legami con tematiche epocali, come le grandi migrazioni per la disoccupazione, le lotte di riappropriazione della terra, le tecniche agricole scellerate e le tante riforme agrarie mancate, l’opera dello scrittore californiano è una diagnosi premonitrice, circa i futuri effetti collaterali della globalizzazione alimentare.

E fra le tante possibili analogie con il presente, il fenomeno sociale che il Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra (Mst) rappresenta in Brasile, è sicuramente il più vicino all’odissea di molti contadini durante la Grande Depressione americana. Le battaglie dei Sem Terra contro i possidenti terrieri, diventano simbolo vivente delle sofferenze che affliggevano la famiglia Joad e migliaia di altre famiglie di mezzadri delle Grandi Pianure, partite col groppo in gola per il golden State, ad inseguire il grande sogno di una vita normale, lavorando nelle sterminate piantagioni di questo frutteto del mondo.

Il nonno, la nonna, il babbo, la mamma, il figlio Tom, la sorella Rosa Tea, lo zio John, l’ex predicatore Casy, caricarono tutto ciò che possedevano su una sgangherata quattro ruote e via, lungo la sessantaseiesima strada che attraversa Texas, Nuovo Messico, Arizona e arriva diretta in California, riserva mediterranea d’oltreoceano.

I Joad e tanti Okies come loro, dovevano confrontarsi con gli stessi nemici dei loro pari Brasiliani. Infatti scappavano dall’arroganza delle banche e da quell’inarrestabile sviluppo tecnologico che in quegli anni aveva partorito la trattrice. Quest’ultima, pur lontana dai futuristici macchinari di oggi, esautorava le funzioni della manodopera agricola abbassandone i costi.

Il Mst, fin dagli anni ’80, non è restato a guardare ed ha coraggiosamente combattuto l’espansione della frontiera agricola, la realizzazione di mastodontiche infrastrutture e mega-progetti tra cui le dighe e soprattutto la meccanizzazione dell’agricoltura. Fattori che provocarono l’estinzione della piccola impresa e il concentramento di proprietà della terra, nelle mani di vassalli marionette dei ricchi signori, portando ad una sorta di rifeudalizzazione seicentesca.

Per fare un esempio di somiglianza, fra la letteraria realtà americana e quella politico-sociale brasiliana, si può mostrare come le lotte contadine e lo sfruttamento di milioni di ettari con la monocultura, fondano il Nordeste brasileiro al far West in un unico amaro destino. Nella regione verde-oro – la più sottosviluppata dell’emisfero occidentale – già a partire dal sedicesimo secolo i predoni europei avevano disboscato in maniera massiccia l’Amazzonia, sia nell’interno che lungo le coste, nel nome dello sugar business. Salvo poi mantenere improduttive per quattro quinti quelle zone, come racconta Eduardo Galeano, al cospetto di migliaia di famiglie che ne chiedevano solo un fazzoletto per sopravvivere.

Nella regione di Recife, “lì, dove l’opulenza è più opulenta, più miserabile risulta la miseria”, il latifondo zuccheriero spinse le colture a picchi di produzione molto elevati, saccheggiando la ricchezza biologica dei campi e costringendo l’economia locale all’importazione di cibo da altre regioni. Così, la capitale del Pernambuco, è divenuta una delle città del Brasile dove il costo di vita è più alto. “I fagioli sono più cari nel Nordest che a Ipanema”, la spiaggia resa celebre dai versi di Antonio Carlos Jobim e Vinícius de Moraes.

Parecchi anni dopo, negli States, quando le piantagioni europee finivano di devastare il Brasile, fra il 1931 e il 1939, il Dust Bowl (conca di polvere) si abbatteva come un cataclisma sullo scenario di “Furore” - Texas, Kansas, Oklahoma, Colorado e Nuovo Messico - provocando l’esodo di mezzo milione di americani costretti a scappare. Queste devastanti tempeste di sabbia che colpirono le Grandi Pianure centrali, erano il risultato di decenni di tecniche agricole inappropriate e della mancanza di rotazione delle colture.

La lunga e fertile spina dorsale degli Stati Uniti – dal Canada al Messico - non aveva retto alle arature profonde imposte dalle forze nazionali e internazionali del mercato, che in quegli anni non potevano lasciarsi sfuggire, la ghiotta occasione di un nuovo fronte commerciale aperto dalla guerra in Europa. L’erba che conferiva idratazione a quelle infinite terre venne devastata e i forti venti si trasformarono in tempeste di sabbia. Mentre il furore, definito da Steinbeck germoglio del rancore, saliva fra le masse di disperati. Da Porto Alegre a Oklahoma City, soffiando sul fuoco dell’odio di classe.

Zeno Leoni

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