America Latina, 19 ottobre: il mercoledì nero contro la violenza sulle donne

Stampa

Immagine: Facebook.com

Oggi, 19 ottobre, è stata indetta in vari paesi latinoamericani un’iniziativa del tutto inedita: uno sciopero generale di tutte le donne, che sono chiamate ad astenersi dal lavoro per un’ora. Un “mercoledì nero”, con abiti neri in segno di lutto, per gridare ancora una volta basta alla violenza machista. Ni una menos (non una di meno) e vivas nos queremos (ci vogliamo vive) sono gli slogan che animano questa chiamata a fermare tutte le attività lavorative, retribuite e non, e a scendere nuovamente in piazza perché c’è bisogno ancora di ricordare che non si può morire per il solo fatto di essere donne. L’iniziativa è partita dall’Argentina, dove sarà dedicata in particolare alla memoria di Lucía Pérez, una ragazzina di soli 16 anni stuprata, torturata e uccisa barbaramente da due uomini non molti giorni fa. L’iniziativa si è poi estesa anche al Messico, e successivamente a Bolivia, Uruguay e Colombia, dove verrà esercitata con le stesse modalità. In altri paesi latinoamericani, come Perù e Cile, sono state indette manifestazioni per questo mercoledì nero, ed è un continuo moltiplicarsi di iniziative, marce, sit-in e slogan per rivendicare qualcosa di tanto fondamentale (e tragico nella sua apparente banalità) come il diritto a restare vive.

Collegato a questa iniziativa, sempre in Argentina si è tenuto dall’8 al 10 ottobre il 31° Encuentro Nacional de Mujeres (ENM). Più di 70mila donne sono giunte nella città di Rosario dalle altre parti dell’Argentina e da vari paesi del subcontinente per partecipare a questo che è in assoluto il più grande incontro di donne dell’America Latina. Le delegate accorse appartenevano a organizzazioni della società civile che coprivano uno spettro molto ampio: organizzazioni politiche, sociali, religiose, collettivi femministi di varia estrazione. L’obiettivo principale è stato quello di discutere, scambiare esperienze e concretizzare azioni per frenare la violenza di genere. Accanto a questo sono stati organizzati incontri paralleli che hanno affrontato una pluralità di temi, quali diritti sessuali e riproduttivi, maltrattamenti e abusi, tratta e sfruttamento, popoli indigeni, anti-imperialismo, solidarietà e integrazione latinoamericana, cultura, lesbismo, transgenderismo e molti altri. Sono stati realizzate più di 140 attività culturali, seminari, workshop che si sono tenuti in luoghi diversi della città, invasa da questa marea plurale.

“Educazione sessuale per decidere, anticoncezionali per non abortire, aborto legale per non morire” recitava un altro degli slogan, a sottolineare l’importanza della legalità dell’aborto, che non è garantito in tutti i paesi latinoamericani. Al contrario, in tre di essi (Cile, Salvador e Nicaragua, unici al mondo a parte Malta e Città del Vaticano) è sempre e comunque negato senza alcuna eccezione. Anche se la madre è in pericolo di vita, in questi paesi la precedenza viene data al feto. Va sottolineata invece l’importanza di campagne che si focalizzino sui diritti riproduttivi e il fatto che in questi 30 anni gli Encuentros sono serviti a fare avanzare il dibattito e la presa di coscienza rispetto al diritto di decidere su tutto ciò che riguarda il proprio corpo. E’ nel 2003 che proprio a Rosario è cominciata la Campagna Nazionale per il Diritto all’Aborto Legale, Sicuro e Gratuito e, grazie all’impegno di 300 associazioni argentine, si è potuto elaborare un progetto di legge per la depenalizzazione e legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza fino alle 12 settimane di gestazione. Questa ancora non è garantita, ma si spera che possa venire presto discussa in parlamento.

L’Encuentro Nacional de Mujeres è unico al mondo: si tratta di un’iniziativa autoconvocata, autofinanziata, completamente orizzontale, plurale e democratica. Come dicono le partecipanti, si tratta dell’”espressione più importante delle lotte delle donne dai nostri luoghi quotidiani. Il fatto di incontrarci ci consente di scambiare esperienze e di convertire i problemi individuali in un problema sociale”. Assicurano che “qualcosa cambia in ognuna delle donne che prendono parte all’incontro”.

L’Encuentro è stato purtroppo funestato dalla repressione delle forze dell’ordine avvenuta durante la grande manifestazione che si è tenuta la domenica. Pare che il pretesto sia stato quello di separare le manifestanti da un gruppo di fanatici religiosi. Sono stati sparati gas lacrimogeni e proiettili di gomma che hanno ferito varie manifestanti nonché giornalisti che riportavano la copertura dell’evento, mentre varie telecamere e macchine fotografiche sono state distrutte dagli agenti antisommossa.

Anche in Italia qualcosa si muove in questo senso: è infatti attesa per il 26 novembre una grande manifestazione nazionale a Roma contro la violenza di genere. Perché questa è una questione che ci riguarda tutte. #NonUnaDiMeno.

Michela Giovannini

Dottoressa di ricerca in sviluppo locale, è appassionata di America Latina, popoli indigeni, autogestione, lotte e resistenze politiche e sociali. Ha trascorso periodi di studio e ricerca sul campo in vari paesi. Messico e Cile sono i principali contesti in cui si sono svolte le sue ricerche, dedicate principalmente a varie tipologie di organizzazioni dell'economia sociale e solidale.

Ultime su questo tema

In Danimarca più assimilazione che integrazione

16 Luglio 2018
In Danimarca in approvazione un pacchetto di norme per i “quartieri ghetto”. (Miriam Rossi)

Etiopia-Eritrea: arriva il dialogo. Ma a singhiozzo

16 Luglio 2018
Era dallo scoppio del conflitto, nel 1998, che un primo ministro di Addis Abeba non era accolto ad Asmara. Riaperte le relazioni...

Il mercato del corpo delle donne

13 Luglio 2018
Dall’India alla Cina passando per l’Indocina: “Smettiamo di fingere che non ci sia una chiara e riconosciuta catena di sfruttamento delle donne”. (Alessandro Graziadei) 

Rompiamo il silenzio sull'Africa. L'appello di Zanotelli del 2017 è ancora attuale

06 Luglio 2018
“Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo”. Padre Alex Zano...

Kachin: "una crisi umanitaria dimenticata"

06 Luglio 2018
Nei primi sei mesi del 2018 gli sfollati interni sono stati oltre 6mila per via degli scontri armati tra l’esercito birmano ed i ribelli della minoranza Jingpo. (Alessandro Graziadei)

Video

Riots in Burma and Tibet