Vecchi e nuovi obiettivi del millennio. Caos e bellezza

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Immagine: Atlasweb.it

2015. Gli 8 obiettivi del millennio varati dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel passaggio di Millennio scadono quest'anno. Ebbene, nonostante i molti gufi che presagivano il totale fallimento ed i molti ignoranti abituati a criticare le istituzioni transnazionali a prescindere, gli obiettivi sono stati in gran parte raggiunti. E la soddisfazione per la Comunità Internazionale è ampia. Basta scaricarsi il rapporto on line per avere una fotografia quatificata di quanto, dove e come.

Certo. Poco è dipeso da New York (Palazzo di vetro) e molto da Pechino o New Delhi per i loro obiettivi statutali ma la sostanza, in termini numerici, non cambia. Cambia la prospettiva politica. Coloro che un tempo erano paesi sottosviluppati come i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) ora sono le tigri ed altri come i PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna) che giocavano al piccolo colono – io comando a casa tua - si accontentano delle ghiande. Prima ne prendiamo atto culturalmente che siamo minoranza economico finanziaria abolendo al più presto organismi autoreferenziali come il G8 ed allargando la mensa ai nuovi commensali e nuove religioni come il tavolo del Consiglio di Sicurezza (l'Islam dov'è?) e prima potremmo risolvere problemi comuni come migrazioni e terrorismo. Ma torniamo ai nostri obiettivi 2000-2015. E vediamoli in chiaro scuro:

1) la povertà estrema, relativa all'anno 2000, è stata ridotta della metà....Perfetto. Centrato! Peccato che la crescita demografica sia aumenta a dismisura. Papa Francesco c'invita a non far figli come conigli e non aggiungo altro.

2) acqua potabile per 2,3 miliardi di persone. Clap Clap. Peccato che l'oro blu si trovi nelle metropoli con relativo concentramento delle popolazioni.

3) Tbc e malaria ai minimi storici. Ed anche all'Aids sono state sotratte alcune milionate di vite umane con l'ART - terapia antiretrovirale. Avanti così.

4) la disparità nell'iscrizione alla scuola primaria tra ragazzi e ragazze: quasi eliminata. Cosa che fa infuriare gli estremisti della guerra santa.

5) La partecipazione politica delle donne ha continuato ad aumentare. Nel gennaio del 2015, quasi 50 paesi vantavano di avere più di 30% donne parlamentari in almeno una camera. Bene. Sarebbe bello se funzionasse così anche nei paesi che si definiscono sviluppati.

6) L'Aiuto pubblico allo sviluppo del 2013 è, in termini di vil denaro, un dato record. Ciò non significa che anche i progetti siano proporzionalmente e relativamente buoni.

7) Eliminate le sostanze che distruggono l'ozono. Eliminate, purtroppo, anche troppe foreste e relativo ossigeno tant'è che i nuovi obiettivi (2015 – 2030) dovranno preservare categoricamente l'ambiente.

8) Mortalità infantile e materna dimezzata. Nessuno ci vieta di fare meglio di ciò che avevamo ipotizzato.

Insomma, una sufficienza piena. Che va estesa a tutte le OIG-OG-OING-ONG (Organizzazioni Internazionali Governative, Organizzazioni Governative, Organizzazioni Internazionali Non Governative, Organizzazioni Non Governative) che hanno “fatto sistema” ed hanno perseguito gli stessi obiettivi.

L'aver dettato un'agenda, nel passaggio di millennio, ha aiutato molti attori, Istituzionali e non, a scrivere la propria agenda in sintonia con quella Universale. Anche molte ONG si sono mosse in questa direzione cessando di giocare a “mamma casetta” con percorsi di sensibilizzazione autoincensanti che non vanno più bene nemmeno all'asilo ma provando a mettere la testa (merce rara) sintonizzando il proprio fare con la desiderata collettiva.

Il percorso ha talmente esagitato il Palazzo di Vetro che già nel 2010 il Segretario Generale ha voluto scrivere un'agenda “in modo partecipato” ed a diversi livelli per avere nuovi obiettivi del millennio per un nuovo quindicennio: dal 2015 al 2030. Nel farlo ha cercato di dare voce ai rappresentanti di 7 miliardi di persone. Un progetto un tantino ambizioso.

Non sto qui ad annoiarvi sul percorso partecipato (attenti a questa parola che spesso inizia con buoni propositi e termina nel caos) dentro e fuori l'Onu ma è durato un lustro. Il risultato finale è che oggi abbiamo 17 obiettivi da perseguire da qui al 2030 e 160 target. E' prevalsa la logica del silos verticale e non certo della piattaforma orizzontale ove ognuno ha rivendicato le ragioni del proprio esserci. I nuovi obiettivi cercano però d'intersecare la sostenibilità economica, sociale ed ambientale. Se li volessimo riassumere dovremmo rispolverare la triade di Galtung: pace, sviluppo e ambiente.

Passo al mero elenco per motivi di spazio. Prego annotare quante volte viene usata od abusata la parola “sostenibilità”:

1) porre fine alla povertà ovunque ed in tutte le sue forme;

2) porre fine alla fame, garantire la sicurezza alimentare ed una migliore alimentazione e promuovere un'agricoltura sostenibile;

3) garantire a salute per tutti e per tutte le età;

4) garantire un'istruzione inclusiva e di qualità e promuovere opportunità di apprendimento per tutti durante l'arco della vita;

5) garantire l'eguaglianza di genere e l'empowerment di tutte le donne e bambine;

6) garantire l'accesso e la gestione sostenibile dell'acqua potabile e dei sistemi di smaltimento dei rifiuti;

7) garantire l'accesso ad un'energia moderna, sostenibile, affidabile ed a prezzi equi per tutti;

8) promuovere una crescita economica sostenuta, inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti;

9) costruire infrastrutture resilienti, promuovere un'industrializzazione inclusiva e sostenibile e rafforzare l'innovazione;

10) ridurre la diseguaglianza all'interno e tra i paesi;

11) rendere le città e tutti gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili;

12) garantire modelli di produzione e consumo sostenibili;

13) adottare misure urgenti per contrastare il cambiamento climatico ed il suo impatto;

14) garantire la conservazione e l'uso sostenibile degli oceani, dei mari e delle risorse marine per uno sviluppo sostenibile;

15) proteggere, ripristinare e promuovere l'uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, gestire in modo sostenibile le foreste, contrastare la desertificazione, fermare e contrastare il degrado dei suoli e porre fine alla perdita della biodiversità;

16) promuovere società pacifiche ed inclusive per lo sviluppo sostenibile, garantire accesso alla giustizia per tutti e costruire istituzioni efficienti, trasparenti e inclusive a tutti i livelli;

17) rafforza gli strumenti di implementazione e rilanciare la partnership globale per lo sviluppo sostenibile.

Questa sarà, più o meno, l'agenda che verrà sottoposta per l'approvazione all'Assemblea generale delle Nazioni Unite di settembre 2015. Ma, già a luglio, se ne dovrà far voce alla 3^ conferenza internazionale sulla finanziamento dello sviluppo (Addis Abeba). Tutto di corsa, quindi, nell'anno europeo per lo sviluppo che si chiuderà a dicembre con la Conferenza internazionale sul Clima (COP 21 Parigi). Unimondo seguirà passo passo e con il solito entusiasmo tutti questi appuntamenti e l'evolversi dell'agenda. Aiuterà anche questa agenda come in passato s'è speso per gli obiettivi 2000-2015.

Fabio Pipinato

Sono un fisioterapista laureato in scienze politiche. Ho cooperato in Rwanda e Kenya. Rientrato ho curato la segreteria organizzativa dell'Unip di Rovereto. Come primo direttore di Unimondo ho seguito la comunicazione della campagna Sdebitarsi e coniato il marchio “World Social Forum”. Già presidente di Mandacarù sono oggi presidente di Ipsia del trentino (Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli) e CTA Trentino (Centro Turistico Acli) e nel direttivo di ATAS. Curo relazioni e piante. 

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