Loro, come noi. Anzi, no

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Siamo stati la generazione che ha cercato su Marte la più tenue manifestazione di vita, ma che non è riuscita a opporre abbastanza resistenza morale per fermare la distruzione delle più straordinarie espressioni di vita sulla Terra.” 

Leggo e rileggo questa frase mentre il pullman srotola chilometri tra foreste fitte di neve e buio, aprendo a metà come uno strappo un orizzonte senza confine. Ho in mano un libro di Pino Cacucci che racconta di Baja California, Messico, ma sono in viaggio per le strade della Finlandia. Come sempre, le mie letture fuori latitudine, che cuciono connessioni inedite tra i poli del mondo. La mente fila molto più veloce delle ruote e dei piedi, ritorna alla Península Valdés dove mi trovavo poco più di un anno fa, il mio primo appuntamento con le balene. Passano pochi giorni e online vedo un breve video, che mostra alcuni frame dell’incontro ravvicinato tra Nan Hauser, biologa marina alla direzione del Center for Cetacean Research and Conservation delle Isole Cook, e una megattera di 22 tonnellate e quasi 19 metri che insistentemente cerca di spingerla in superficie, a tratti quasi agganciandola con la pinna pettorale. Un atteggiamento insolito, che ha impressionato e sorpreso anche chi, da oltre 28 anni, vive a contatto con questi giganti buoni del mare. Un gesto a cui però la ricercatrice scoprirà presto di dover tributare la propria gratitudine: nelle vicinanze si aggirava anche uno squalo tigre e l’interposizione della megattera era la limpida intenzione di proteggerla e avvisarla del pericolo. Non è la prima volta che accade che le balene mettano in atto comportamenti di solidarietà e difesa nei confronti dei più deboli, non solo rivolti ai propri cuccioli ma anche a esseri viventi di altre specie, minacciati da orche e altri predatori del blu profondo.

I pensieri si confondono in testa, si ingarbugliano tra terra e mare. Penso alla sensibilità disarmante di quei cetacei curiosi ed eleganti come un respiro di vento a cui ho avuto la fortuna di avvicinarmi. Mi perdo in domande che sorvolano le culture dei luoghi e delle tradizioni, incagliandosi sulla cultura del rispetto della biodiversità, della vita, delle parti migliori di questo mondo che in effetti no, non siamo noi. Penso al sostegno necessario e dovuto alle difficili sfide dei pirati del mare, che come Sea Shepherd combattono ogni giorno per la tutela dell’ecosistema marino. E non posso fare a meno ascoltare il ritmo di un imperativo morale che fa rumore nel cuore tra un battito e l’altro.

Leggo ancora qua e là tra le pagine che sto sfogliando, questa volta alzando lo sguardo verso il nero della notte oltre la finestra di casa: ... è un’emozione unica, la sensazione di percepire qualcosa di atavico, di primordiale, di cui non riusciamo ad afferrare il senso. E’ l’inquietudine che ci pervade quando la razionalità non può spiegare nulla. Noi, poveri umani del XX secolo approdati per caso nel XXI, il periodo più disastroso nella storia dei rapporti tra la nostra specie e Madre Natura, davanti alla tranquilla sicurezza con cui si muovono queste creature immense e delicate ci sentiamo piccoli e colpevoli, eredi nostro malgrado di crimini imperdonabili, complici purtroppo consapevoli quanto impotenti. E siamo talmente abituati a spiegare tutto con la ragione da non riuscire ad accettare che la stragrande maggioranza dei fenomeni che accadono nell’esistente – e nella nostra stessa esistenza – non possono essere spiegati.

Sarà la fragilità di giorni di consapevolezze e solitudini, ma ci sono righe di questo libro che incrociano la vita in modo sorprendente e le pagine si stropicciano un po’ di commozione. Non si tratta soltanto delle violenze inaudite perpetrate ancora troppo spesso contro questi esseri maestosi, rispetto a noi immensi per proporzioni e stadio evolutivo, che pure meriterebbero parole di condanna oltre le battute a disposizione in questo spazio. Non penso solo alle bombe air-gun (aria compressa per cercare petrolio nel silenzio degli abissi, causando agli abitanti legittimi di queste profondità “cambiamenti nel comportamento, elevato livello di stress, indebolimento del sistema immunitario, allontanamento dall’habitat, temporanea o permanente perdita dell’udito”) o alla caccia indiscriminata spalleggiata da usanze eticamente discutibili o da interessi economici che sembrano invece indiscutibili.

In questo momento il pensiero va a quella superiorità spirituale che contraddistingue l’eleganza di movimenti e intenzioni dei grandi mammiferi del mare: uno studio recente di Nature, Ecology & Evolution lo conferma, da loro abbiamo molto da imparare sul significato di collaborazione, socializzazione, solidarietà, autentico altruismo, cura. Si dice che abbiano abitudini sociali e culturali simili alle nostre, ma sinceramente il dubbio che siano così simili a me viene. Mi viene davanti agli uomini, per esempio quelli che, mentre gridano allo scandalo per le crudeli abitudini di chi mette in pentola cani e gatti, si ingozzano di silenzio, chips di renna o agnello pasquale dall’altra parte del mondo, seduti a uno stesso stesso tavolo che di misericordioso ha ben poco. Perché in fondo è sempre facile condannare le usanze che non sono le nostre, senza porci qualche domanda in più sulle efferatezze che viviamo sotto o dentro le nostre case, giustificate da anni e anni di sedimentati “sì, ma…”. Ma. Anche la roccia è scavata dalle gocce d’acqua, e non esistono giustificazioni culturali per tollerare ciò che è immorale per le leggi di natura, più che per quelle dell’uomo.

E poi, certo, il dubbio che siano così simili a me viene, quando mi sporgo un po’ più da vicino su queste creature di puro mistero, e mi viene per una riflessione che segue e trova ancora voce nelle parole di Cacucci: “Si tratta di pura e semplice solidarietà. Si vogliono bene, tra loro. E ne vogliono istintivamente anche a noi, malgrado tutto. Pur avendo dimostrato che possono ricorrere alla violenza per difendersi, e persino per vendicarsi, non hanno mai messo in atto rappresaglie contro gli esseri umani. Perché... le balene lo sanno, che non siamo tutti uguali e, sebbene abbondino le carogne, tra noi ci sono tanti ben disposti nei loro confronti. Sì, le balene lo sanno.”

 

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale, con particolare attenzione a tutela ambientale, sovranità alimentare, stili di vita sostenibili ed educazione.

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