Le foreste del mare

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SeaForest. Il nome suona un po’ contradditorio, o un po’ fiabesco. Ma come, le foreste sui fondali del mare? No, non sono una creazione della fantasia di qualche storyteller né un refuso nella comunicazione. Anzi. Si tratta di un progetto sostenuto dall’Unione Europea proprio all’interno della sua linea di finanziamento LIFE, programma che sostiene progetti ambientali e di protezione della natura e azioni per il clima. Dal 1992, LIFE ha cofinanziato circa 4171 progetti, contribuendo con circa 3,4 miliardi di euro per attuare, aggiornare e sviluppare non solo la politica ambientale e climatica dell'Unione Europea, ma anche la legislazione per il cofinanziamento di progetti che abbiano per l’Europa un valore aggiunto. Il sostegno a SeaForest, quindi, trova il suo luogo ideale nel sottoprogramma “Azioni per il clima” (in particolare per la “mitigrazione dei cambiamenti climatici”) ed è basato sulla fornitura di soluzioni sostenibili ed efficaci, nonché sulla valorizzazione di buone pratiche e sulla promozione di tecnologie innovative.

Il 30 settembre scorso si è svolta a Roma, presso l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, la conferenza di presentazione del progetto SeaForest, che ne ha esplorato finalità e obiettivi, illustrando le potenzialità… dei posidonieti. Oggetto della tutela messa in campo dal progetto sono infatti le praterie a Posidonia all’interno delle aree protette italiane appartenenti alla Rete Natura2000, in particolare il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni (provincia di Salerno), il Parco Nazionale dell'Asinara e il Parco Nazionale dell'arcipelago de La Maddalena (provincia di Sassari). Sono habitat marini in cui vive la Posidonia oceanica, una pianta marina appartenente alla famiglia delle Posidoniaceae ed endemica del Mar Mediterraneo. A tutti gli effetti si tratta di una pianta (e non di un’alga): pur vivendo sott’acqua, tra 1 e 30 metri di profondità, si differenzia in radici, fusto e foglie, produce semi e possiede fiori e frutti ed è una specie chiave dell’ecosistema marino costiero, arrivando ad occupare un’area intorno al 3% dell’intero Mediterraneo (una superficie di circa 38.000 kmq). Colonizzando i fondali sabbiosi o detritici, essa forma vaste praterie con una densita che supera le 700 piante per mq.

Apparentemente una pianta nota solo agli esperti, la Posidonia è in realtà conosciuta da tutti i bagnanti: con le foglie cadute (lunghe anche più di 1 metro), essa forma quegli accumuli lungo le spiagge, le cosiddette “banquettes”, che ci danno fastidio e ci fanno sembrare il litorale “sporco” (se non facciamo caso a tutta la plastica e i rifiuti portati a riva dal mare… ma questa è un’altra storia), ma che sono invece importanti coadiutori della difesa dall’erosione costiera, ostacolando il moto ondoso.

Non è questa però l’unica funzione indispensabile che va riconosciuta alla Posidonia. Una delle caratteristiche più importanti di questa pianta è la formazione, nella sua parte inferiore, di una struttura chiamata "matte" (un intreccio di rizomi, radici e sedimento intrappolato che ha bisogno di oltre 100 anni per formarsi), al cui interno viene immagazzinato circa il 50% del carbonio sepolto nei sedimenti marini di tutto il mondo. La loro capacità di rimuovere anidride carbonica dall’atmosfera fa sì che siano considerati come ottimi depositi di carbonio (il cosiddetto Blue Carbon, quello immagazzinato dagli ecosistemi marini costieri, molto più attivi in questo senso rispetto a quelli terrestri). Tradotto? Una valida strategia di contrasto ai cambiamenti climatici. Ma non è finita qui: i posidonieti forniscono habitat, riparo e nutrimento a moltissime specie di pesci, crostacei e molluschi (1 ettaro può ospitare fino a 350 specie diverse e circa il 20% del totale delle specie del Mediterraneo vive in queste praterie), oltre che a molte specie di piante, che producono grande quantità di ossigeno e di materia organica mediante fotosintesi e offrono a loro volta riparo e nutrimento ad altre specie marine.

Diventano così evidenti le ragioni per cui è necessario proteggere ulteriormente le aree coperte di Posidonia, già tutelate da leggi nazionali e internazionali (Habitat 1120, prioritario ai sensi della Direttiva Habitat 92/43/CEE), ma negli ultimi decenni in fase di  regressione (in alcuni casi anche del 90% rispetto all’estensione originaria), conseguenza soprattutto di fattori antropici come inquinamento, pesca illegale a strascico e ancoraggio selvaggio delle imbarcazioni da diporto, incuranti delle praterie che mettono a repentaglio con le ancore gettate sopra le piante.

Non si tratta di rischi e perdite solo ambientali (come l’erosione dei litorali o il rilascio del carbonio immagazzinato), ma anche economici: 1 mq di prateria che scompare equivale a una perdita in denaro che va dai 39.000 agli 89.000 euro l’anno in termini di minor produzione di ossigeno, erosione e ripascimento dei litorali (fenomeno naturale di riporto lungo i fiumi, i laghi e le coste marine di quantità di sabbia per l'azione dello scorrere delle acque lungo i fiumi e per l'azione delle onde e delle correnti in mare). Ecco quindi le ragioni che sostengono le attività e l’impegno del progetto SeaForest LIFE, che si orientano alla riduzione del degrado dell’habitat (predisposizione di un Piano di gestione degli ancoraggi e degli ormeggi nelle Aree Protette, allo scopo di regolare l’accesso delle imbarcazioni nelle zone a presenza di Posidonia); alla gestione delle banquettes per la produzione di pannelli acustici e compost e la rimozione dai litorali a vocazione turistica; al rinfoltimento degli habitat; alla creazione di una piattaforma informatica per favorire un mercato di crediti di carbonio generati dal progetto; all’esportazione del progetto sul territorio di Malta. Azioni complesse da attuare in maniera integrata ed efficace, che spesso vengono trascurate dalla comunicazione di massa ma che sono indispensabili contributi alla salvaguardia della ricchezza di biodiversità del Mediterraneo.

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale. Collabora regolarmente con realtà che si occupano in particolare di divulgazione ambientale, aree protette e sviluppo sostenibile.

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