L’Isola “rinnovabile” di Man

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Foto: Siviaggia.it

Le isole “rinnovabili” non solo esistono, ma si stanno moltiplicando. Ha iniziato Tilos in Grecia nel 2018 puntando su uno sviluppo energetico integrato di eolico e solare al punto da essere “energeticamente indipendente”. Poi è toccato a Salina nelle Eolie che assieme alle Isole Aran (Irlanda), l’arcipelago di Cres-Lošinj (Croazia), Sifnos (Grecia), Culatra (Portogallo), La Palma (Spagna), Favignana e Pantelleria (Italia), Hyar, Brač e  Korčula (Croazia), Kökar (Finlandia), Nuova Caledonia e Marie-Galante (Francia), Creta e Samo (Grecia), Cape Clear (Irlanda), le Azzorre (Portogallo), Ibiza, Mallorca, Minorca, A Illa de Arousa (Spagna), Gotland e Öland (Svezia), Orkney e le scozzesi Shetland (Regno Unito) attueranno un passaggio alle energie rinnovabili entro l’estate 2020 grazie ad un programma di transizione energetica denominato Clean Energy for EU Islands Secretariat che ha coinvolto tutte queste 26 isole dell’Unione europea.  Fuori dal vecchio continente ci stanno provando con un progetto pilota ad Hahajima, una delle isole del piccolo arcipelago di Ogasawara in Giappone che darà vita nel 2022 alla prima comunità giapponese che potrebbe essere alimentata dalla sola energia solare. Adesso ci prova anche l’Isola di Man!

Il Governo autonomo dell’Isola di Man, circa 572 km2 e 83.000 abitanti a metà strada tra l’Inghilterra e l’Irlanda, a gennaio ha annunciato un “piano d’azione” che, entro il 2035, prevede di produrre da fonti rinnovabili il 75% dell’energia elettrica necessaria all’isola. Come? Per ora il Governo locale, che esercita la propria giurisdizione effettivamente, ma la cui responsabilità è affidata al Regno Unito, ha cominciato a testare l’interesse di investitori privati per realizzare i progetti di costruzione di pale eoliche offshore e onshore. Ma il governo di Man non punta solo sull’eolico visto che le misure per compensare le attuali emissioni durante il primo anno di attuazione del piano includono il ripristino di 1.000 acri di torbiere, la piantumazione di 85.000 alberi e la creazione di più riserve naturali marine per promuovere la cattura del carbonio. Per il primo ministro di Man, Howard Quayle, in carica dal 2016, “i nuovi piani energetici fanno parte di un progetto per ridurre a zero le emissioni di carbonio dell’Isola di Man entro il 2050” e “necessitano di un impegno, anche economico, da parte di tutti gli isolani”.  Per questo “Tutti dovrebbero assumersi la responsabilità della propria impronta di carbonio. Lavorando con il settore privato e tutta la popolazione dell’isola di Man, possiamo garantire che i nostri figli abbiano un futuro”.

cittadini di Man sembrano essere d’accordo con l’invito del loro primo ministro. Un sondaggio di qualche mese fa ha rilevato che circa l’80% degli intervistati appoggerebbe le pale eoliche, con un 76% favorevole anche se fossero “visibili da casa”. Inoltre, il 77% degli abitanti dell’Isola di Man sostiene l’eliminazione graduale delle auto a benzina e diesel; il 47% una tassa di circolazione aggiuntiva sui veicoli a combustibili fossili; il 76% è per l’eliminazione graduale e il divieto di nuove caldaie a combustibile fossile; il 62% è a favore di una climate change tax per queste caldaie; il 90% è favorevole all’introduzione di autobus a emissioni zero da parte del governo e il 79% a un “servizio di autobus gratuito per tutti” per ridurre il traffico sulle strade dell’isola. In un’isola che vive in gran parte di turismo legato al celebre Tourist Trophy, che da cento anni è una delle corse motociclistiche più famose al mondo, l’idea del Governo locale di vietare la vendita di auto a benzina e diesel sull’isola entro il 2040 e il divieto per le nuove case di installare caldaie a gas e petrolio entro il 2025, sembrano non solo provvedimenti credibili, ma sono condivisi della maggior parte della popolazione. 

Il Governo autonomo nei prossimi mesi valuterà anche le possibilità di produrre energia utilizzando le maree e i pannelli solari e stima che per raggiungere l’obiettivo net-zero nel 2050 occorreranno circa 25 milioni di sterline di investimenti pubblici all’anno, accompagnati anche da importanti finanziamenti privati. Per ora il bilancio dell’Isola di Man per il 2020 – 2021 destinerà alla prima fase del progetto almeno 10 milioni di sterline e a giugno il governo presenterà un disegno di legge sui cambiamenti climatici che fisserà giuridicamente il proseguimento del cammino verso il 75% di energia elettrica rinnovabile entro il 2035 e fisserà le emissioni net-zero entro il 2050. Le nuove proposte sostenibili in questi giorni sono in discussione nel Tynwald, il parlamento bicamerale dell’isola di Man e sembrano trovare un appoggio trasversale e incondizionato, anche perché il piano d’azione di Man si basa su un rapporto di James Curran, già a capo della Scottish Environment Protection Agency ed ora stimato presidente del “Climate transformation team” del governo di Man, secondo il quale quello intrapreso dal Governo locale è un progetto ambizioso e lungimirante che si basa su una “Roadmap concreta che dovrà essere rivista ciclicamente e regolarmente, per stare al passo con lo sviluppo della tecnologia”.

Quella di Man, come abbiamo visto, è una scelta condivisa da molte isole che hanno tutte una importante fonte di ispirazione: Samsø, un'isola danese che da un decennio ha raggiunto il 100% di indipendenza energetica e lo ha fatto in meno di cinque anni, grazie all'impegno di tutta la comunità. L'avventura di Samsø è iniziata con la vittoria in un concorso promosso dal governo danese per le comunità insulari finalizzato a creare il miglior progetto possibile per ridurre le emissioni di CO2. L'isola, che conta 4.000 abitanti sparsi su 114 chilometri quadrati, è riuscita a liberarsi dai combustibili fossili e adesso, puntando solo su energie rinnovabili, risparmio ed efficienza energetica, produce molta più energia rispetto a quella che consuma. Insomma da importatrice di combustibili fossili, l'isola di Samsø si è trasformata in esportatrice di energia rinnovabile, un traguardo ambizioso, ma certo non impossibile anche per l'Isola di Man.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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