Il punto di non ritorno per l’energia rinnovabile è adesso!

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Foto: Corriere.it

Uno dei 17 obiettivi globali dell’Agenda 2030 Onu per lo sviluppo sostenibile è l’accesso universale a un’energia economica, affidabile, rinnovabile e moderna. Un traguardo ambizioso, ma necessario, che per gli esperti riunitisi lo scorso aprile per l’ottavo Summit del Global Energy Prize al Karlsruher Institut für Technologie (KIT) in Germania, non sembra ancora imminente visto che a detta dei più “l’umanità ha ancora molta strada da fare per raggiungere il settimo obiettivo dell’Agenda Onu entro il 2030”. Per Marta Bonifert, del consiglio di amministrazione dell’Hungarian Business Leaders Forum (HBLF), se è vero che “Negli ultimi anni, grazie ai recenti progressi nell’elettrificazione, la percentuale della popolazione mondiale con accesso all’elettricità è aumentata dal 78% all’87%, in particolare nei Paesi economicamente arretrati”, non si può ignorare che “quasi un miliardo di persone nel mondo non ha ancora accesso all’elettricità”. Davanti all’inevitabile aumento della domanda di energia saranno quindi necessari volontà politica, investimenti significativi in ​​infrastrutture e una sempre maggiore integrazione sistemica affinché la quota di energie rinnovabili del sistema energetico globale raggiunga il 50% entro il 2035, abbattendo così le emissioni di carbonio dovute all’utilizzo di fonti fossili.

Secondo David Faiman, professore emerito all’Università Ben-Gurion del Negev, intervenuto in una delle tavole rotonde del Summit, è centrale l’importanza che va data all’abbandono degli idrocarburi per lo sviluppo di energie rinnovabili: “Le centrali solari ed eoliche possono portare a sospendere la costruzione di nuovi impianti fossili. Così, 348 miliardi di kW di elettricità prodotta ogni anno dalle centrali elettriche a combustibili fossili possono essere sostituiti dalla costruzione di 232 GW di nuove centrali fotovoltaiche e 199 GW di pale eoliche”. Certo appare sempre più urgente aumentare la produzione di energia rinnovabile per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile, una operazione che richiede la volontà politica di vari Stati e non solo di quelli. Oltre all’eliminazione degli idrocarburi, la chiave del successo nel raggiungimento di questo come di altri obiettivi Onu è, infatti, il lavoro congiunto di tutti gli attori statali e non statali. Per questo Michael Williamson, capo sezione dell’Energy Division dell’United Nations Economic and Social Commission for Asia and the Pacific (Unescap) ha evidenziato la necessità di uno sviluppo sostenibile integrato dove anche “I raggruppamenti regionali possono svolgere un ruolo importante nel divario tra gli Stati, garantendo lo scambio di idee e sviluppando un piano d’azione comune che eviti squilibri tra gli obiettivi”. Una possibilità concreta visto che il secondo obiettivo dell’Agenda 2030 è legato all’eliminazione della fame, ma circa 3 miliardi di persone usano ancora legna e carbone per cucinare, il che provoca danni alla salute e all’ambiente

Se da questo ottavo Summt è uscita l’idea che “Il massiccio sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili è una condizione indispensabile per raggiungere il settimo obiettivo di sviluppo sostenibile”  per Tom Blees, presidente del Science Council for Global Initiatives, l’energia solare ed eolica non è ancora sufficiente a coprire la crescente domanda di energia elettrica tanto che per Blees solo “L’energia nucleare rappresenta la chiave per raggiungere uno sviluppo energetico sostenibile”. Una posizione contestata da ambientalisti ed esperti di energia come Thorsteinn Ingi Sigfusson, già vincitore del Global Energy Prize Award nel 2007 e direttore generale dell’Innovation Center Iceland, che in Germania ha invitato a non sottovalutare i tanti metodi utili ad ottenere energia da fonti rinnovabili. Sigfusson ha illustrato alcune delle sue ricerche che oggi si concentrano sulla possibilità di utilizzare l’energia della calda corrente del Golfo per riscaldare le abitazioni islandesi e un nuovo sistema di pesca capace di abbattere l’elevato consumo di petrolio dei pescherecci del suo Paese utilizzando raggi di luce al posto delle tradizionali e pesanti reti da traino in nylon. Ma saranno in grado gli Stati di dimostrare la volontà politica di realizzare una soluzione energetica che sia efficace dal punto di vista ambientale ed economico, oltre che socialmente più giusta?

Una “good news” in questo contesto arriva dagli Usa che negli scorsi mesi ha fatto segnare un possibile punto di non ritorno per l’energia rinnovabile. Per la prima volta in assoluto in aprile, le energie rinnovabili (idroelettrico, biomasse, eolico, solare e geotermico) hanno prodotto più elettricità rispetto alle centrali a  carbone, che contano su  240 gigawatt (GW) di capacità operativa. Secondo l’Energy Information Administration (EIA), inoltre, le energie rinnovabili potrebbero anche nei prossimi mesi superare il carbone e il sorpasso definitivo potrebbe avvenire già nel 2020. Certo in questo temporaneo sorpasso ci sono delle cause stagionali, come le manutenzioni primaverili delle centrali a carbone durante i periodi di bassa domanda e il fatto che normalmente la primavera è la stagione di punta della produzione di energia idroelettrica, tuttavia per l’Institute for energy economics and financial analysis (Ieefa) il sorpasso delle rinnovabili sul carbone “Rappresenta ormai il destino di uno sviluppo epocale guidato dalla profonda transizione in corso nell’arena della generazione elettrica”. Un fenomeno che ricorda quello del sorpasso del gas sul carbone avvenuto per la prima volta nell’aprile 2015 e diventato definitivo dal 2018 e che paradossalmente avviene nonostante un sostenitore del carbone come Donald Trump sia alla presidenza degli USA. 

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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