Il pianeta si nutre da solo

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Immagine: Ribelli.net

Genuino Clandestino. Forse per alcuni di voi questo sintagma suona familiare. Magari perché vi è capitato di vedere il film omonimo, nel quale si racconta di decine di coltivatori, allevatori, pastori e artigiani che si uniscono contro le logiche economiche e le regole di mercato a misura delle agroindustrie, per difendere invece la libera lavorazione dei prodotti, l’agricoltura contadina e l’immenso patrimonio di saperi e sapori della terra. Una rete che esiste davvero, e che dà vita alla campagna che porta lo stesso nome e che riunisce donne e uomini da tutta Italia per uno scopo: riorganizzarsi in nuove forme di resistenza contadina. Da un lato per combattere quella burocrazia che bandisce dal mercato migliaia di piccoli produttori, dall’altro per “svegliare” il consumatore che, spesso senza rendersene conto, subisce e avvalora modelli di produzione decisamente inadeguati a garantire non solo la genuinità e l’affidabilità dei prodotti, ma anche le basi per una giusta democrazia del cibo, un auspicabile sviluppo economico e, non ultimi, la salvaguardia dell’ambiente e l’accesso alla terra.

La rete di comunità “in lotta per l’autodeterminazione alimentare” e schierata nelle forme più varie contro la distruzione degli ambienti in cui viviamo si adopera da tempo a rafforzare alleanze tra movimenti rurali e urbani, con l’intento di riconnettere spazi e persone, superando assurde divisioni categoriali (per esempio quella tra produttori e consumatori)  e riconvertendo i territori sulla base di principi vecchi come la tradizione che li sostiene, ma sempre nuovi per il rischio che corrono di essere dimenticati. Parliamo di autorganizzazione, solidarietà, cooperazione, cura della terra.

Sono le loro voci, quelle dei piccoli produttori che davvero ogni giorno “sfamano il mondo”, ad aver recentemente deciso di alzarsi per dire forte che non ci stanno. Expo 2015, che va ripetendo lo slogan “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”, sta invadendo i nostri media e appropriandosi, secondo la rete di Genuino Clandestino, di pratiche che non gli appartengono e che in malo modo pensa di poter rappresentare. Principalmente perché fa proprie parole che non incarna, traendo profitti per pochi (e non si parla solo degli episodi ben noti di sprechi e molteplici corruzioni) e compromettendo il diritto di autodeterminazione nel momento in cui non è in grado di sottrarlo alle logiche della speculazione. Nel comunicato diffuso dalla Rete si leggono accuse non certo velate: “il modello Expo trova alleati solidi nella filosofia del “buono, pulito e giusto” di Slow Food, nel marketing narrativo dell’eccellenza della tradizione italiana di Eataly, nella retorica della sostenibilità di Coop Italia.  Il modello Expo concretizza appieno le sue pratiche di cooptazione tramite Expo dei Popoli, una tra le più deprecabili operazioni di marketing sociale, a cui si sono prestate numerose Ong, associazioni, reti della società civile italiana e internazionale, con la giustificazione di voler valorizzare l’opportunità che Expo rappresenta, ma in realtà nella spesso vana speranza di raschiare qualche spicciolo.”

I dati su cui si basano queste accuse si rifanno in primo luogo al numero di multinazionali (più di 70) coinvolte come partner di quello stesso Expo che, se da un lato si gonfia della retorica della sostenibilità e della sovranità alimentare, contemporaneamente trova la sua legittimità politica e normativa in programmi di deregolamentazione come il TTIP, volti ad abbattere quelle barriere potenzialmente scomode per profitti di portata internazionale, che trascurano ogni tipo di tutela in termini di protezione ambientale, diritti dei lavoratori, sicurezza alimentare e salute di ognuno.

Proprio per sollevare animi e coscienze la Rete rivendica con forza il diritto a opporsi ai progetti, agli eventi e alle iniziative lanciate in occasione di Expo  2015 e invita a una mobilitazione generale.

Inutile allora brandire forconi e zappe. Vale la pena piuttosto levare in alto gli sguardi e alzare la testa: 24 gennaio 2015, save the date

Anna Molinari

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale. Collabora regolarmente con realtà che si occupano in particolare di divulgazione ambientale, aree protette e sviluppo sostenibile.

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