Coronavirus, o di animali, salti di specie e tragedie (greche)

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Foto: Ilpost.it

Non sono una biologa, né un medico, né un’infettivologa. Non me ne intendo di virus, di economia, di complottologia, della gestione di psicotici assemblati, di emergenze sanitarie. Eppure ho pensato che fosse il caso di scriverlo questo pezzo, e non per parlare a vanvera di cose di cui non so: per informarsi su quello che sta succedendo, ammesso che lo si voglia fare e ci si dedichi del tempo oltre i telegiornali e i rotocalchi che ci bombardano di notizie allarmanti e incomplete, ci sono luoghi molto più adatti da frequentare che non queste righe. Ma forse, per una riflessione tra etica, buonsenso e antispecismo potete fermarvi un attimo qui con me.

Pronti? Allora partiamo un po’ dal lontano. Dalla parola ὕβϱις, hýbris, la tracotanza, l’eccesso, la superbia, la prevaricazione, quel gesto, quel pensiero o quel comportamento che oltrepassa il limite, urta la sensibilità degli dèi, più laicamente sovverte l’ordine delle cose perché ne spezza l’equilibrio. Un concetto ricorrente nella tragedia greca, che abbiamo purtroppo dimenticato. Cosa ha a che fare con questo momento di tragedia epidemiologica e morale?

Facciamo un passo indietro: i pangolini (Manis sp). Simpatiche bestioline conosciute anche come “formichieri squamosi”, questi esseri coperti di scaglie sono gli unici mammiferi carnivori e viventi a rappresentare l’ordine dei Folidoti, e sono pure a rischio di estinzione. Eppure sono gli animali più commerciati illegalmente al mondo per motivi legati alla loro carne ma anche, come nel caso degli asini di cui vi ho recentemente raccontato, per le presunte proprietà curative che avrebbero le loro scaglie nella medicina tradizionale. Pare però che il codice genetico del virus che ci sta portando a galla tutte le paure cui non osiamo dar voce, SARS-CoV-2 o nuovo #coronavirus, sia molto ma molto simile ai coronavirus che colpiscono i pangolini. In attesa della diffusione delle ricerche scientifiche che potrebbero contribuire a individuare un vaccino, una domanda potremmo farcela: può lasciarci indifferenti l’origine di quella che sta divendando una pandemia, non fosse altro per la percezione sociale del rischio che porta con sé?

Forse non dovrebbe farlo. I coronavirus infettano sia i mammiferi sia gli uccelli, e la memoria dovrebbe aiutarci a ricordare che anche il virus della SARS aveva fatto un balzo dai pipistrelli, allo Zibetto (Civettictis civetta), all’uomo (ghiotto della sua carne, ora proibita… come d’altronde lo sarebbe più in generale il consumo di carne di animali selvatici). Si tratta infatti proprio di questo, di un “salto” di un agente patogeno da una specie all’altra, tecnicamente chiamato spillover (con omonimo titolo, interessante il saggio investigativo del giornalista scientifico David Quammene causato dall’aver ingerito bushmeat, letteralmente “carne da cespuglio”, cacciata ormai raramente per la sussistenza, ma per lo più per la vendita di frodo sui mercati internazionali. Per non parlare dell’ebolavirus, trasmesso all’uomo per contatto diretto con sangue, secrezioni e liquidi organici di selvatici cacciati nelle foreste pluviali africane; o dell’HIV, responsabile dell’AIDS, arrivato all’uomo sempre dagli animali. Malattie generate per zoonosi (appunto per il passaggio di un’infezione dagli animali agli uomini) che ci spaventano per tante ragioni, più di quanto non lo facciano eventi decisamente più pericolosi in termini di vittime accertate, come per esempio i cambiamenti cimaticima epidemie come queste sono invisibili, si espandono velocemente, innescano reazioni spropositate al fenomeno (discriminazioni nei confronti di presunti untori, supermercati svuotati per rifornire i propri bunker antiatomici) e ci rendono vulnerabili e impotenti. Poi spariscono all’improvviso esaurendo la carica infettiva, salvo riapparire dopo qualche decina d’anni. E nel frattempo? Infettivologi, biologi e veterinari lavorano per individuare il virus, ma non è facile perché spesso negli animali dove viene “ospitato” non provoca alcun danno. Sarà pur vero che siamo tutti animali, ma non tutti con le stesse responsabilità e, indovinate un po’, l’uomo è ancora una volta causa dei propri mali: la trasmissione sempre più frequente (a inizio Novecento queste malattie erano sconosciute) di questi virus punta il dito contro la crisi sanitaria ed ecologica in atto. L’uomo invade ciò che gli è precluso, manipola, utilizza a propria discrezione e beneficio risorse e vite senza porsi il minimo dubbio né etico né di sostenibilità, finendo per provocare conseguenze irreversibili di cui declina ogni onere. Abbiamo soluzioni? Non facili, non date: abbiamo però la possibilità e la scelta di capire quali equilibri stiamo calpestando con i nostri egoismi, le nostre credenze da fattucchieri e la nostra, appunto, hybris.

E se dal greco siamo partiti, arriviamo alla poesia, e non siate scettici, che in tempi di epidemie la poesia è importante. Avete letto il recente decalogo pubblicato da Franco Arminio? Tra i tanti apparsi online in questi giorni il suo contiene indicazioni molto sensate, utili nei giorni più bui, ma da ricordare in ogni nostro quotidiano. Come ad esempio questo punto: “Le passioni, quelle intime e quelle civili, aumentano le difese immunitarie. Essere entusiasti per qualcuno o per qualcosa ci difende da molte malattie.” Ma non voglio condurvi alla deriva degli off topic: è vero eccome che le passioni ci difendono dall’abbruttimento individuale e collettivo, ma non tutte. Quella per la manipolazione degli animali, per esempio, non ci fa per nulla onore e non aumenta affatto le difese immunitarie, anzi.

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale. Collabora regolarmente con realtà che si occupano in particolare di divulgazione ambientale, aree protette e sviluppo sostenibile.

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