Che cos’è l’educazione alla cittadinanza globale?

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Lo spreco di cibo in Italia vale 15,5 miliardi di euro, di cui oltre il 50 per cento è concentrato nelle nostre case.

La falsa percezione del fenomeno migratorio ci rende un Paese che cede agli stereotipi, all’odio ed alle discriminazioni.

Il cambiamento climatico causa con sempre più frequenza eventi estremi, dalle siccità alle inondazioni, e ci chiama tutti ad un comportamento più consapevole e responsabile.

Sono alcune questioni la cui risoluzione non può essere delegata alla sola politica e che richiede una diversa consapevolezza popolare. Ci mostrano come nell’odierna società interconnessa e globalizzata, l’ “Educazione alla cittadinanza globale” sia il fondamentale orizzonte delle nuove generazioni, necessario per formare cittadini capaci di attivare una trasformazione sociale. Recentemente, il 28 febbraio 2018, il Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo ha approvato il documento di strategia italiana per l’Educazione alla Cittadinanza Globale (ECG), realizzato da un tavolo di lavoro che, avviato dal Ministero Affari Esteri (MAECI), ha visto la partecipazione di Ministeri, Enti locali, AICS, Università e organizzazioni della società civile, con il coordinamento dalla Provincia autonoma di Trento ed il supporto dell’Associazione ONG Italiane e Concord Italia.

Questo documento strategico fa propria la definizione di Educazione alla Cittadinanza Globale adottata dall’UNESCO, quale processo formativo che induce le persone ad impegnarsi per attivare il cambiamento nelle strutture sociali, culturali, politiche ed economiche che influenzano le loro vite” e come “un percorso di apprendimento lungo tutto l’arco della vita che rafforza la cittadinanza attiva”.

Il documento dedica spazio ai diversi ambiti che compongono il mondo dell’ECG e in cui il processo di apprendimento è basato su tre passaggi: informazione, cambiamento di percezioni e atteggiamenti, mobilitazione, coinvolgendo tutti i cittadini in un percorso di apprendimento finalizzato a rafforzare la cittadinanza attiva.

Il primo ambito d’azione identificato dalla strategia nazionale di ECG è quello scolastico, definito Educazione formale, per il quale indica le priorità di inserire specifiche competenze di cittadinanza globale nei curriculi scolastici, la centralità della formazione dei docenti e la realizzazione di percorsi didattici con un’impostazione interdisciplinare ed esperienziale per favorire negli studenti non solo un apprendimento cognitivo ma anche emotivo. Vengono poi identificati gli ambiti dell’Educazione non formale, che coinvolge diversi gruppi della cittadinanza quali giovani, consumatori, enti locali, decisori politici, settore privato, associazioni, ecc. e dell’Informazione e sensibilizzazione, per tradurre il cambiamento culturale sollecitato dai percorsi educativi in pratiche responsabili messe in atto dai mezzi di comunicazione ed in Campagne rivolte all’opinione pubblica per informare sui principali temi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

La seconda parte del documento di strategia è dedicata all’analisi degli attori che dovrebbero collaborare per favorire un approccio territoriale all’ECG, da attivarsi attraverso un dialogo strutturato tra istituzioni, società civile, scuola, università, mezzi di informazione, mondo del lavoro e dell’impresa, servizi socio-sanitari.

Un esempio di approccio territoriale all’ECG è rappresentato dall’azione del COP - Consorzio delle ONG Piemontesi, che è tra gli enti che hanno partecipato al tavolo di lavoro per l’elaborazione della strategia italiana di educazione alla cittadinanza globale. Nato nel 1997, il Consorzio riunisce quaranta organizzazioni operative sul territorio piemontese ed è riconosciuto fra le esperienze di coordinamenti territoriali più riuscite in Italia. Le progettualità attivate dal COP hanno visto lavorare insieme scuole, istituzioni, associazioni ed enti del territorio. Tra i tanti progetti, c’è Acqua in Comune che, promosso dal Coordinamento dei Comuni per la Pace della Provincia di Torino ha visto tra gli altri la partecipazione della società di gestione dell’acqua SMAT e di Cinemambiente in attività didattiche e di informazione sul tema del risparmio idrico. Tra le esperienze attivate dal COP ci sono soprattutto progetti di dimensione europea, che hanno il valore aggiunto di creare confronto e scambio tra diversi sistemi scolastici ed educativi. Progettualità come Des Alpes au Sahel, REDDSO e ACTECIM hanno visto lavorare insieme Regioni, Ong, docenti, scuole e Università in Italia, Francia, Romania, Spagna, Polonia, Burkina Faso, Senegal e Argentina per integrare nei curriculi scolastici i temi delle migrazioni, della tutela delle risorse naturali e della cooperazione internazionale. Gli studenti hanno potuto sperimentare la progettazione di attività per comunicare al territorio i propri messaggi sulle materie apprese, con risultati creativi come una marcia per l’acqua, i mercatini solidali, le performance teatrali. Con lo stesso approccio, il COP ha attivato progettualità di educazione non-formale, come il progetto JeuneAp, promosso dalla Regione Piemonte e che ha messo in rete gruppi giovanili in Italia, Francia e Senegal per favorire dinamiche interculturali e processi di partecipazione attiva dei giovani nella società. I progetti con i media e con le comunità migranti del territorio realizzano il terzo ambito della strategia nazionale, per attivare una migliore informazione, Campagne di Sensibilizzazione e dinamiche di integrazione.

«In Italia questa particolare attenzione educativa è strategica per ridisegnare il percorso con il quale vogliamo uscire dalla crisi economica e finanziaria, e per ridefinire il concetto di cittadinanza in tutti i suoi molteplici significati. Siamo convinti che il cambiamento è possibile e che educare sia una forma di intervento sul mondo, per mettere al centro i diritti umani, i beni comuni, la sostenibilità» si legge nella Carta dei principi dell’educazione alla cittadinanza mondiale adottata dal COP nel 2010 per favorire condivisione e coerenza della strategia territoriale di ECG.

Il documento di strategia nazionale ECG si chiude con sei raccomandazioni per rendere efficace l’azione educativa:

  • coinvolgere più soggetti del territorio (comunità educante);
  • essere articolata in forme interdisciplinari;
  • avere un approccio sistemico che leghi gli aspetti sociali, culturali, economici, tecnologici, ambientali, politici;
  • consentire un approfondimento critico delle norme sociali e dei valori morali;
  • ricercare una relazione di scambio con soggetti di altri territori e culture; 
  • andare oltre il carattere episodico e progettuale, incardinandosi in modo strutturato nel sistema educativo.

Lia Curcio

Sono da sempre interessata alle questioni globali, amo viaggiare e conoscere culture diverse, mi appassionano le persone e le loro storie di vita in Italia e nel mondo. Anche per questo, lavoro nella cooperazione internazionale con il ruolo di comunicazione ed ufficio stampa per una Ong italiana. Parallelamente, mi occupo di progettazione in ambito educativo, interculturale e di sviluppo umano. Credo che i media abbiano una grande responsabilità culturale nel fare informazione e per questo ho scelto Unimondo: mi piacerebbe instillare curiosità, intuizioni e domande oltre il racconto, spesso stereotipato, del mondo di oggi.

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