Bosnia: la pace minata

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Foto: Matthias Canapini ®

Pol Pot, politico e dittatore cambogiano, affermava che una mina è il miglior soldato esistente: non mangia, non dorme e sta sempre all’erta. “In Bosnia Erzegovina la presenza delle mine continua a mietere vittime rendendo impraticabile l’agricoltura in molte aree del paese. Attualmente si contano circa duecentomila ordigni ancora potenzialmente micidiali nel territorio della Federazione: per lo più si tratta appunto di mine anticarro o antiuomo, oltre a vari altri tipi di uxo (ordigni inesplosi in genere, come bombe e proiettili di diversa natura). Le vittime più frequenti si registrano tra i civili, molti i bambini e i lavoratori in genere, soprattutto agricoltori, taglialegna, operai edili. Anche una semplice escursione o passeggiata in un bosco, una corsetta campestre tra amicipuò nascondere l’insidia esplosiva”.

A parlare è Vedad Kadic, lo ho incontrato nel luglio del 2014 ed è il responsabile di Intersos, ONG italiana nata nel 1992 e tuttora attiva in contesti di emergenza a favore delle popolazioni in pericolo, colpite da conflitti armati o da calamità naturali. «È tanto, tale da sembrare infinito, il carico di lavoro per le numerose ONG che in Bosnia Erzegovina sono addette alla bonifica di siti minati. Noi di Intersos organizziamo anche corsi di preparazione per gli sminatori e lezioni di prevenzione al rischio mine nelle scuole e in altri locali dei comuni. Ma purtroppo sono ancora molte, troppe le persone inconsapevoli del problema e degli incidenti ad esse legati. È una piaga che dal 1996, nonostante la pace, ha prodotto oltre milleseicento vittime” continua Vedad, ragazzo alto, magro, coi capelli grigi tagliati a spazzola. Si stropiccia gli occhi riprendendo fiato. Le mappe alle pareti mostrano su scale ridotte le aree maggiormente colpite dagli ordigni immobili. Ampi cerchi rosso-arancio evidenziano i siti a rischio. “Gli sminatori devono necessariamente indossare un e qui paggiamento di sicurezza particolare: giubbotto antiproiettile, casco protettivo, metal-detector. Le tecniche, come le attrezzature più moderne, sono molto costose per lo standard economico del paese. Molto alti anche i costi di manutenzione delle dotazioni necessarie, come ad esempio le macchine da sminamento, che tra l’altro possono essere impiegate solo e di rado nelle pianure del nord-est, o le tecniche che prevedono l’uso di cani addestrati. Per quest’ultima tecnica la somma può ammontare fino a ventimila euro per una singola operazione di bonifica”.

Fissando la mappa lucida appesa alla mia destra, noto che le aree geografiche più minate sono senza dubbio quelle nei pressi di Doboj e Blagaj nel nord-est, non lontano dalla città di Tuzla. Dopo la fine della guerra i tre eserciti principali, bosniaco, serbo, croato, hanno rilasciato ai successivi governi dei verbali con le indicazioni e le coordinate sul numero e il posizionamento delle mine nelle varie zone territoriali, ma esistono anche i verbali messi a punto dagli stessi civili. In varie occasioni, loro stessi hanno collocato delle mine a scopo difensivo. Tuttavia, e purtroppo, molti dei residenti delle zone più colpite dal conflitto non hanno potuto fornire indicazioni utili. Quando hanno minato i territori dove sorgevano le loro abitazioni erano spaventati, pronti per darsi precipitosamente alla fuga. Non hanno avuto il tempo di appuntarsi dei riferimenti per poter poi rendere rintracciabili gli ordigni. Ordigni che, tornata la pace, sono rimasti dov’erano come sfuggenti fantasmi carichi di morte.

Secondo alcune fonti recenti, almeno il due per cento del territorio della Bosnia Erzegovina sarebbe ancora infestato. Ma cifre e percentuali sono in continuo cambiamento, mutano anno dopo anno. Dal 1996 al 2014, in Bosnia Erzegovina si contano 1671 vittime a causa di mine e uxo e i morti registrati ammontano a 538. Di questi, 46 sono sminatori rimasti uccisi durante operazioni di bonifica dopo la fine della guerra. Ovviamente, se si considerano anche gli anni del conflitto, dal 1992 al 1996, il numero di persone che hanno perso la vita si moltiplica, arrivando all’inquietante quota 7981. Per gli eserciti in campo è stato facile procurarsi le mine. L’80 per cento di quelle utilizzate era “made in Jugoslavia”. Per il resto, ci si approvvigionava grazie a traffici consolidati, in particolare con Russia e Iran. Incerti i tempi del possibile completamento della bonifica, un periodo compreso fra il 2019 e il 2023. Nel 2012, due anni prima del mio viaggio, sono state distrutte 1816 mine antiuomo, 389 anticarro, resi inoffensivi 5386 uxo e 59 cluster bombs. Un risultato per cui quell'anno si è dovuto pagare un prezzo altissimo: ben ventidue gli incidenti, di cui nove mortali. 

Matthias Canapini

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