Bollywood: una finestra sull’India tra industria e cultura

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Divi sulle lamiere – foto: Francesca Rosso

Mumbai - Si fa presto a dire Bollywood. Ma cosa significa? Un’industria gigantesca, colorata, speziata e romantica, capace di far sognare milioni di persone in India e non solo.

900 film all’anno, 10 milioni di ticket ufficiali al giorno, 5 miliardi di visite all’anno nelle sale (quattro volte i dati degli Usa) e 500.000 persone che lavorano stabilmente. Sono i numeri impressionanti dell’industria cinematografica indiana. Il resto sono pellegrinaggi costanti sotto le case dei divi, code al cinema e canzoni danzate ai matrimoni imitando i film.

Bollywood, fusione di Bombay e Hollywood, è un luogo immaginario dove si incontrano Oriente e Occidente e si mescolano a colori, ritmi vitali e sfrenati, spezie, canzoni e dialoghi. Un masala, misto di spezie caratterizzato da canzoni e balli, gioia di vivere e lieto fine. 

Bollywood è un fenomeno cinematografico che comprende la produzione concentrata soprattutto a Mumbai con i film in hindi e quella di Calcutta con i film in bengali, ma ci sono industrie anche a Madras e Hyderabad. Il cuore del film è spesso la musica, la storia è costruita a partire dalla musica. Anche se, tecnicamente, non è esatto parlare di musical perché si tratta di un diverso modo di raccontare che abbraccia romantico, commedia, azione e tragedia.

È il cinema nazionale ma è anche il cinema della diaspora che dall’Inghilterra all’Africa, dall’Australia all’Europa, fa vibrare le corde dell’emozione per il suo stile eccessivo e fiammeggiante.

Un cinema di contaminazione, di contatti, compresenze e stimoli della tradizione e della contemporaneità, sempre pronto a divorare l’ultima novità per essere di moda e fare breccia nel cuore del pubblico.

Un cinema che esprime i sogni, i bisogni e le aspirazioni di una nuova classe media che ha un nuovo ruolo politico e che rinegozia attraverso miti e fantasie il rapporto fra vecchio e nuovo, tradizionale e moderno, globale e locale.

È il sonoro, agli inizi degli Anni Trenta, ad armonizzare questo melting pot attraverso musica e danza: la parola e la lingua non sono più importanti, c’è un linguaggio spettacolare che travalica le barriere sociali.

Bollywood contribuisce a creare e mantenere un’idea di India, perché è un fenomeno transnazionale che protegge le culture nazionali, anche per i milioni di indiani all’estero (Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka, Nepal, Malesia, Singapore, Indonesia, Mauritius, Caraibi, Australia, Europa, Stati Uniti).

Se fondamentale è il ruolo della musica di Bollywood nella cultura indiana, di conseguenza lo è anche anche quello della danza. La sua importanza consiste nel mantenere vivo il legame fra indiani che vivono in India ai cosiddetti non resident indian (NRI), i protagonisti della diaspora.

Andando più indietro nel tempo, il successo del cinema di Bollywood si spiega anche in contrapposizione a quello di Hollywood durante la guerra fredda in Asia, Africa e paesi del blocco societico.

La new economy investe anche il cinema, che si trasforma con lo stesso tasso di crescita economica dell’India contemporanea. La cultura è ormai globalizzata e glocalizzata.

Bollywood è una finestra sulla cultura indiana. Riflette la cultura e le dà forma. Assorbe la realtà e la reinterpreta. Cannibalizza tutto ciò che avviene intorno. Mostra un’India ideale, un luccicante modello aspirazionale, contrapposta a quella reale. Trasforma la società, diffondendo le sue note e il suo stile in ogni occasione.

I divi sono idolatrati. Sono pochi, sempre gli stessi per un mare di pellicole. Campeggiano sui manifesti: spesso dipinti, a volte fotografati. Sotto i loro poster si accendono incensi e si lasciano monete. Ma anche questo sta cambiando.

Al cinema si va spesso con tutta la famiglia: ogni film ha contenuti per bambini, teenager, genitori e nonni. Unico tratto comune la musica, la vera protagonista del cinema di Bollywood che permette di attivare immediatamente la parte emotiva trasportando personaggi e spettatori nella dimensione di sogni o proiezioni o ricordi dove la danza amplifica stati d’animo e sensazioni.

La musica ha un importante ruolo per lanciare la pellicola. Mentre il film è ancora in produzione si mostrano in tv e al cinema le danze. Le canzoni cominciano a circolare anche sei mesi prima dell’uscita nelle sale ed è un indicatore per prevedere se il film avrà successo o meno. La musica da film è un’importante industria culturale, un vero e proprio business se si pensa che ogni produzione ricava dal 20 al 40% dei costi attraverso la musica venduta.

Industria quindi ma con radici artistiche, in un mondo in cui vecchio e nuovo, tradizione e innovazione, sacro e profano, arte e commercio convivono pacificamente.

Francesca Rosso

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