A cosa giocano gli italiani?

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Le “Linee d'azione per garantire le prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette dal gioco d'azzardo patologico” sono un documento di 92 pagine su cui lo scorso dicembre c'è stato l'ok delle regioni. Questo testo unico è stato diffuso a dicembre dello scorso anno e mira a riorganizzare le norme sul gioco pubblico. E finalmente: nel 2016 gli italiani hanno speso 95 miliardi di euro in azzardo, il 4,7% del PIL. Di questi, 49,1 miliardi (quindi oltre la metà) derivanti da slot e VLT (Video Lottery Terminals – ndr). Di questi 95 miliardi, 10 se li è presi lo Stato in imposte: vista la crisi, difficile rinunciare a questi introiti (fonte: Espresso).

Ma cos'è il gioco d'azzardo, e che implicazioni ha per le persone, al di là del discorso economico? Il codice penale stabilisce che affinché un gioco sia d'azzardo devono esserci due elementi: l'investimento di denaro – quindi pago nella speranza di ottenere un rientro economico da quello che spendo; e una parte di alea, cioé di casualità – il risultato del gioco non può quindi essere dettato dalla capacità del giocatore. Paradossalmente, in Italia il gioco d'azzardo è illegale - fatto salve una serie di eccezioni, ormai più che numerose. Abbiamo parlato del fenomeno con Miriam Vanzetta, referente per il Progetto Gioco d’azzardo per l'Associazione Auto Mutuo Aiuto di Trento. “Il fatto che la metodologia dell'auto mutuo aiuto si adatti bene a diversi tipi di problematiche fa sì che nel corso degli anni abbiamo attivato una serie di gruppi sulle esigenze del territorio e guardando ai bisogni emergenti. Rispetto al gioco d'azzardo siamo partiti con un primo gruppo di auto mutuo aiuto nel 1998, quando ancora non se ne parlava. Il fenomeno era molto diverso: all'epoca era un problema di nicchia, avevamo un gruppo con 3-5 persone, tutti giocatori di casinò”.

Quando è cambiata la situazione?

Abbiamo cominciato a vedere una grossa differenza tra il 2009 ed il 2011, anni nei quali diversi governi – destra o sinistra in egual modo – hanno approvato vari giochi d'azzardo e ampliato la possibilità di gioco dal punto di vista legislativo. In particolare il decreto per il terremoto dell'Abruzzo ha introdotto una serie di nuove possibilità. L'idea era di ricostruire l'Abruzzo con gli introiti derivati dalle tasse sull'azzardo: solo che l'Abruzzo è ancora come nel 2009, e nel frattempo gli italiani hanno iniziato a giocare sempre di più.

Come è cambiato il gioco?

Diciamo che i due elementi che incidono sullo sviluppo della dipendenza sono il facile accesso ed il tempo di esposizione.

Cioè?

Intorno agli anni '90 c'erano 3-4 lotterie che avevano un'estrazione all'anno. Oggi abbiamo i gratta e vinci, che sono diventati i figli moderni delle lotterie degli anni '90: di fatto, sono lotterie istantanee. È un mondo che cambia spesso e velocemente, comunque mentre parliamo ci sono oltre una cinquantina le diverse tipologie di gratta e vinci. Quindi da 3-4 lotterie che uscivano una volta l'anno siamo passati a più di cinquanta, sia da giocare in tabaccheria che online. Oltre a questo prima la schedina si poteva fare al tabacchino che però alle 20 chiudeva e quindi bisognava aspettare le 8 di mattina per giocare di nuovo. In questo momento – sicuramente con l'online ma anche con le sale che sono aperte fino alle 3, 4 di notte – si può giocare per periodi di tempo più prolungati. 

A cosa giocano gli italiani?

Gli uomini, soprattutto alle slot e VLT. Queste ultime sono apparecchi simili alle slot ma si trovano solo nelle sale giochi dedicate. La differenza grossa è che nelle slot puoi mettere solo monete: quindi sei al bar, hai un euro, te lo giochi. La partita media, per legge, dura dai 4 ai 9 secondi.

Quindi nel giro di poco tempo si possono spendere cifre importanti.

E le VLT sono anche più aggressive perché puoi inserire banconote fino ai 500 €. Le partite durano sempre dai 4 ai 9 secondi, e il costo è sempre di un euro l'una. Ma se ti giochi le banconote i soldi se ne vanno più velocemente. Il tipo di dipendenza è molto simile, ma ci si rovina molto prima con le VLT. In più il giocatore (questo ce lo hanno detto in tanti) spesso instaura un rapporto con la singola macchinetta. 

Che tipo di rapporto?

Banalmente, se metto tutto il mio stipendio in quella determinata slot ad un certo punto pretendo che la slot mi paghi. E se qualcuno si avvicina stiamo parlando dei miei soldi. In alcuni casi d'accordo con il gestore, ormai diventato “un amico” si mette il famoso cartello “guasta”, “non toccare”. Una persona ci raccontava che quando lavorava e quindi non poteva essere alla slot, pagava una persona perchè giocasse al posto suo. In più il giocatore pensa di poter incidere nella partita perché dice: “ormai so quando paga”, “sento dal suono delle monete che sta per pagare”: ognuno si crea un suo mondo pensando di avere una strategia che può incidere sulla slot – ma non è così.

Quindi giocano soprattutto gli uomini?

Le persone che si rivolgono a noi sono soprattutto uomini ed è più facile che non arrivi da noi direttamente il giocatore ma un familiare, spesso una donna di riferimento: una moglie, una madre, una sorella, una figlia che porta il giocatore. Le donne giocano altrettanto – quindi non è un problema maschile – ma fanno più fatica a chiedere aiuto. Anche perché spesso attorno a una donna giocatrice si fa il deserto: anche se era sposata o aveva dei figli viene abbandonata. Mentre nel caso dell'uomo spesso c'è una donna che resta e se ne prende cura.

A cosa giocano le donne?

Le donne giocano tanto al bingo e ai gratta e vinci, più che non con le slot e le VLT. Una volta intraviste le possibilità di guadagno, il mercato dell'azzardo ha differenziato i giochi in base al target. Quindi volutamente il bingo ci ricorda la tombola che facevamo a Natale con la nonna, ed è un gioco tipicamente femminile. Inoltre, spesso le donne vanno a fare la spesa e poi passano al tabacchino a comprare il giornale: e lì ci sono i gratta e vinci. Gli uomini invece dopo il lavoro in genere vanno al bar, e lì trovano le slot. 

Quali saranno gli sviluppi futuri?

I giovani: per loro adesso con il gioco online si sono aperte molte porte. I ragazzi spesso fanno scommesse sportive oppure giocano al pocker. Anche perché in tanti pensano di poter incidere, soprattutto sul pocker, perché posso fare delle scelte e se so giocare ho anche delle strategie. Ma purtroppo se sei al tavolo tendenzialmente tu sei il pollo spennato non il giocatore di pocker che vedi nei film. C'è poi un altro aspetto: se devi uscire di casa per giocare, c'è anche un minimo di controllo sociale: in parte magari ti vergogni a farti vedere alle slot tutto il giorno, in parte provi a limitarti. Ma se giochi online lo puoi fare in pigiama da camera tua, nessuno ti vede. In più spesso non ti rendi neanche conto di quanto spendi, che è un altro dei nodi del gioco d'azzardo. Con l'alcool ad un certo punto bisogna fermarsi, c'è un limite fisico: con i soldi non necessariamente – e ancora di più se questi soldi non li hai davanti a te in modo fisico, ma li giochi online.

Il successo, subito e senza sforzo: un po' sintomatico dei problemi che stiamo vivendo come società.

Certo: se la meritocrazia non esiste, se fare sforzi e sacrifici per arrivare ad un risultato non serve, allora dove volgere lo sguardo? Se un giovane laureato e con vari master alle spalle fa il disoccupato ed una persona con la terza media è un famoso pockerista pieno di soldi...da chi mi lascerò influenzare?

Esempi virtuosi di come si sta gestendo il tema?

In generale si sta cercando di premiare qugli esercenti che non hanno slot o che decidono di toglierle. In Primiero sono stati oltre 70. E non è facile: spesso con i ricavati delle slot gli esercenti ci pagano un dipendente. Quelli che le hanno tolte lo hanno fatto perché si sono resi conto che stavano contribuendo a distruggere una persona e la sua famiglia: i segnali positivi ci sono. La problematica è molto importante ma fare un percorso di cambiamento si può. Solo in Trentino, in vari territori sono attivi 8 gruppi di auto mutuo aiuto (per maggiori informazioni contattare ama.azzardo@gmail.com, 0461.239640 – 342.8210353); oltre a questo ci si può rivolgere anche al Ser.D, si occupa dei giocatori grazie ad équipe mulitiprofessionali.

Novella Benedetti

Classe 1980 - in Italia ha vissuto tra Trento e Trieste, all'estero si è divisa tra Americhe (Stati Uniti, Colombia, Argentina, Cile, Costa Rica) ed Europa (Scozia, Irlanda, Paesi Baschi, Kosovo, Germania). La sua passione sono le lingue come strumento per entrare in contatto con l'altro; di mestiere è coach e formatrice, lavora a vario titolo nel terzo settore e dal 2014 è giornalista pubblicista. Ha realizzato anche vari lavori video, tra cui "Non si può vivere senza una giacchetta lilla", proiettato al Trento Film Festival.

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