Istruzione

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“Una montagna è come l'istruzione: quanto più alta l'ascesa, tanto più esteso il panorama”. (Christiaan Barnard, medico sudafricano autore del primo trapianto cardiaco)

 

Introduzione

“Ognuno ha diritto allo studio”. Ogni individuo, indipendentemente dalla razza, età o invalidità, la nazionalità, il sesso, l'etnia o le origini sociali, il credo o le preferenze politiche, ha diritto a un’istruzione elementare. Così recita l’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani, adottata nel 1948 da tutti membri delle Nazioni Unite: "L'istruzione dovrebbe essere gratuita, almeno a livelli elementari e fondamentali. L'istruzione elementare dovrebbe essere obbligatoria. L'istruzione tecnica e professionale, dovrebbero essere generalmente fruibili, così come pure un'istruzione superiore dovrebbe essere accessibile sulle basi del merito…".

Così è ribadito nella Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza (in .pdf) del 1989 e, ancora, nei punti 2 e 3 degli Obiettivi di Svilluppo del Millennio, adottati dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel settembre 2000, che parlano di istruzione sia come accesso all’istruzione primaria universale sia come eliminazione delle disuguaglianze tra i sessi nell’insegnamento primario e secondario. Nonostante l’impegno degli Stati membri dell’Onu, l’obiettivo di assicurare, entro il 2015, a tutti i giovani di ambo i sessi un ciclo completo di scuola primaria, è ancora lontano. Mentre molti Paesi hanno migliorato notevolmente la diffusione e la qualità dell’istruzione, in altre aree del mondo i bambini sono tuttora privati della possibilità di sviluppare il loro potenziale e di costruire il loro avvenire: 67 milioni di bambini non vanno a scuola e ancora 796 milioni di persone (il 17% della popolazione mondiale), per la maggior parte donne (i 2/3), non sanno leggere né scrivere.

 

Sui banchi di scuola

Secondo il Rapporto Mondiale sull'Istruzione dell’UNESCO, che ogni anno valuta i progressi realizzati in materia di istruzione, l’ultimo decennio è stato testimone di significativi passi avanti nella strada verso il raggiungimento dell’Obiettivo dell’Educazione per tutti. Dal 1999 al 2008 52 milioni di bambini in più sono entrati nelle scuole primarie. In Asia meridionale e occidentale il numero di bambini analfabeti è dimezzato. E anche nell'Africa sub-sahariana il numero d'iscrizioni scolastiche è triplicato nonostante l’aumento notevole di bambini di quella fascia di età.

Anche le disparità tra i sessi in materia d'accesso all'istruzione sono diminuite significativamente in molte regioni. Nonostante questi importanti sviluppi, si è ancora distanti dall’obiettivo dell’istruzione primaria universale. Se nel 2008 erano 67 milioni i bambini privati di un’educazione primaria, oggi si progredisce lentamente. Se il trend attuale non subirà cambiamenti, potrebbero addirittura aumentare nel 2015 i bambini esclusi da un percorso di studi. Inoltre molti bambini lasciano la scuola prima di completare il ciclo scolastico: per esempio, nell’Africa subsahariana sono 10 milioni i bambini che lasciano i banchi ogni anno. Allo stesso modo le disuguaglianze continuano a limitare le opportunità: in Pakistan per esempio quasi la metà dei bambini fra i 7 e i 16 dei distretti più poveri non frequenta la scuola, rispetto al 5% dei bambini dei quartieri più ricchi. La qualità dell’istruzione è spesso molto bassa e molti bambini escono dalle scuole primarie con limitate capacità di lettura, scrittura e calcolo. Secondo il Rapporto ci vorrebbero quasi due milioni di insegnanti in più, per realizzare l'obiettivo di scolarizzazione primaria universale, più della metà dei quali nell’Africa sub-sahariana.

 

Fra nuovi e vecchi ostacoli

Il rapporto elenca anche le difficoltà che limitano l’azione degli Stati. A partire dalle attuali contingenze economiche che comprimono i bilanci sociali rischiando di sfociare in una riduzione dei finanziamenti all'istruzione. Il rischio che vi sia un'inversione di tendenza per buona parte dei progressi realizzati in materia d'istruzione è reale. Sebbene i Paesi con i redditi più bassi abbiano aumentato le spese per l’istruzione dal 2,9% al 3,8% dal 1999 a oggi, sette dei diciotto paesi a basso reddito inclusi nel rapporto hanno già decurtato i finanziamenti di piani d’istruzione. La situazione inevitabilmente va a incidere anche sui piani di intervento dei governi donatori per rimediare alle disuguaglianze e mantenere gli impegni. «Oggi i Paesi ricchi sono occupati a risanare le proprie economie e i Paesi poveri rischiano, per la mancanza di aiuti, di vedere la propria situazione peggiorare sul fronte educativo - dichiarava Irina Bokova, direttore generale dell'UNESCO. Non possiamo permettere che una generazione di bambini sia privata della possibilità di accedere all'istruzione e di uscire dalla povertà».

Oltre al fallimento della comunità dei donatori, che non rispetta gli impegni a favore dell'istruzione di base (rimasti stagnanti dal 2004 e in diminuzione dal 2007), il Rapporto 2011, intitolato “La crisi nascosta: i conflitti armati e l’educazione”, mette in luce anche gli effetti spesso trascurati dei conflitti sull'educazione: si stima che circa 28 milioni di bambini sono oggi privati dell'educazione a causa di guerre che li espongono in particolare a violenze, stupri e attacchi mirati contro le scuole e gli insegnanti. Secondo il rapporto dell'UNESCO, “i conflitti armati accentuano le disparità, ma anche lo sconforto e il rancore tra le popolazioni interessate”. Inoltre, fagocitano con le spese militari i fondi pubblici stanziati per l'educazione, corrodendo le risorse degli aiuti umanitari (dei quali l'educazione costituisce solo il 2%). Fra le altre problematiche che minano il diritto allo studio la malnutrizione infantile, esasperata dalla crisi globale, resta l'ostacolo maggiore.

L'aumento dei prezzi delle derrate alimentari, la malnutrizione e la povertà conseguenti, insieme a disoccupazione e riduzione delle rimesse degli emigranti, inducono le famiglie più vulnerabili a ridurre le spese scolastiche o a ritirare i figli dalla scuola. Nei paesi in via di sviluppo, 195 milioni di bambini sotto i 5 anni – uno su tre – sperimenta la fame. Milioni di bambini entrano a scuola già resi fragili dalla malnutrizione, da una salute carente e dalla povertà che ne minano lo sviluppo cognitivo e le prospettive di istruzione sul lungo termine. Come sottolinea la FAO, sono poi i bambini delle famiglie povere delle zone rurali i più esposti al rischi di non poter andare a scuola o a concludere l’istruzione di base.

 

Emarginazione e disuguaglianze

Dopo povertà e marginalizzazione la discriminazione di genere è fra le cause principali di esclusione. In questo campo sono numerosi i progressi registrati. In Bangladesh, nel Burkina Faso, in Burundi, nel Malawi, in Nepal e nello Yemen, il tasso di alfabetizzazione femminile è raddoppiato o triplicato, progredendo due volte più in fretta di quello maschile: in generale, il numero di donne alfabete adulte è aumentato del 14%, contro il 7% di quello degli uomini. Tuttavia le disuguaglianze sono ancora vive in molti Paesi e, spesso, a queste si aggiungono le interazioni con la situazione geografica, l'istruzione dei genitori, l'origine etnica, la lingua e l'handicap. I progressi nell'alfabetizzazione si scontrano poi con l’esclusione sociale di altre minoranze e gruppi vulnerabili: i bambini lavoratori, dai bambini appartenenti a minoranze etniche e linguistiche, nomadi, orfani, disabili o affetti da HIV/AIDS.

 

Gli esami non finiscono mai

L’istruzione è un diritto a tutte le età. Anche al termine dell’istruzione di base, capacità professionali e tecniche addizionali derivanti da una efficace formazione professionale sono una risorsa decisiva per il raggiungimento della crescita personale, economica, della piena integrazione e occupazione e della coesione sociale. Favorire la formazione di giovani e adulti, infatti, significa dare la possibilità di accedere al mondo del lavoro, di confrontarsi con la diffusione delle nuove tecnologie e l’internazionalizzazione dei mercati a esse connessa. La formazione garantisce la possibilità di un lavoro dignitoso, scampando alla povertà e all’emarginazione sociale. È quindi garanzia di sviluppo dell’intera comunità.

 

Più istruzione, meno povertà

L’istruzione non è, infatti, un diritto fine a se stesso, è chiave di volta del godimento e l’esercizio di molti altri diritti umani. Una adeguata istruzione è anche una delle vie più efficaci per prevenire fame, malnutrizione ed emarginazione. Pratica di libertà e strumento di sviluppo sostenibile, l’istruzione garantisce alle persone maggiori possibilità di trovare lavoro, partecipare alla vita delle loro comunità fornendo i mezzi attraverso i quali gli individui possono diventare consapevoli di diritti e responsabilità, elementi importanti per ottenere eguaglianza e pace. Katerina Tomasevski, il primo Interlocutore Speciale sul diritto all’istruzione della Commissione delle Nazioni Unite sui Diritti Umani fino al 2006, sottolineava: «Esistono diversi problemi legati ai diritti umani, che non possono essere risolti, a meno che il diritto all’istruzione non sia presentato come la chiave per sbloccare gli altri diritti umani.

L’istruzione funziona come un moltiplicatore, che enfatizza il godimento di tutti i diritti individuali e della libertà ove tale diritto è effettivamente garantito, mentre ove tale diritto è negato o violato gli individui sono privati del godimento di molti diritti e libertà». “L’educazione gioca un ruolo centrale nello sviluppo di individui e comunità – ribadisce Kishore Singh, attuale Interlocutore Speciale sul diritto all’istruzione della Commissione delle Nazioni Unite sui Diritti Umani - “Investimenti in un sistema di istruzione inclusivo che risponda ai bisogni dei gruppi più emarginati sono cruciali per il consolidamento della democrazia e per assicurare che tutti possano godere dei benefici dello sviluppo economico”.

 

Gli impegni internazionali

La comunità internazionale assume il primo impegno a ridurre l’analfabetismo e a garantire l’istruzione primaria nel 1990 nel corso della Conferenza mondiale sull’educazione per tutti. L’incontro tenuto in Tailandia segna l’affermarsi di un consenso internazionale sull’importanza dell’istruzione nella “lotta contro la povertà,nella promozione delle donne, nella difesa dei bambini contro lo sfruttamento lavorativo e sessuale, nella promozione dei diritti umani e della democrazia, nella difesa dell’ambiente e nel controllo della crescita demografica”. Dieci anni dopo, nell'aprile del 2000, i 164 paesi partecipanti al Forum mondiale dell'educazione, tenutosi a Dakar, raccolgono la lanciano la sfida di garantire l'accesso all'insegnamento di base per tutti entro il 2015.

L'impegno per un'istruzione di base di qualità, obbligatoria e universale viene, quindi, ribadito pochi mesi dopo da tutti i 191 membri delle Nazioni Unite con la firma degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Da qui nascono il programma “Educazione per tutti” (EFA) e l’iniziativa Education for All - Fast Track Initiative (EFA-FTI), uno strumento per mobilitare risorse in favore dell’istruzione a cui hanno contribuito la Banca Mondiale e i principali Paesi industrializzati. L'istruzione primaria universale diviene una delle priorità della comunità internazionale e delle politiche di sviluppo internazionali in nome dell’universalità del diritto all’istruzione e del ruolo strategico da questa rivestito nel raggiungimento degli altri obiettivi del Millennio.

Questi ultimi vertono infatti sull’acquisizione delle conoscenze e delle competenze essenziali per operare delle scelte in modo autonomo e consapevole, di cui l’istruzione è la prima garanzia. La scolarizzazione globale si lega a doppio filo quindi al raggiungimento gli altri OSM: ridurre la povertà (n.1); promuovere attraverso la scolarizzazione delle bambine la parità di genere (n. 3); contribuire a ridurre il tasso di mortalità infantile (n. 4) e a migliorare la salute materna (n. 5); combattere HIV/AIDS, malaria e altre malattie (n. 6). Da qui la valenza universale di questo obiettivo, che riguarda e impegna diversi attori a livello nazionale e internazionale: governi, organizzazioni umanitarie, organizzazioni non governative, società civile, comunità, insegnanti e genitori.

 

Documenti di interesse

Rapporto Mondiale sull'Istruzione 2011, The hidden crisis: Armed conflict and education

Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza (in .pdf)

Convenzione Contro la Discriminazione nell’Istruzione (1960)


Give Girls a Chance: Tackling child labour"

 

Bibliografia

Drerup Jacques., Nell’educazione un tesoro, Armando, Roma 1997.

Girolamo De Michele, La scuola è di tutti. Ripensarla, costruirla, difenderla, Minimun Fax, 2010

 

(Scheda realizzata con il contributo di Francesca Naboni)

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