Terre aride nel web 2.0. Incubatori di sviluppo in Africa orientale

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Due reporter del blog Laikipia Rural Voices - Foto: ALIN

ALIN ha contribuito al miglioramento delle condizioni di vita delle comunità remote dell’Africa orientale attraverso dodici centri di informazione Maarifa, dove i residenti accedono a internet, pubblicazioni, giornali, tv e workshop, e danno forma a nuove idee per portare sviluppo sui loro territori.

La comunità di Nguruman si trova nella Rift Valley del Kenya, nella semi-arida divisione di Magadi, terra dei pastori Masai, abitata oggi anche da altri gruppi, che attratti dall’espansione dell’agricoltura irrigua, si sono spostati dalle aree vicine. Circa la metà della popolazione vive in condizioni di estrema povertà. Dal 2007, da quando Leonard Ndungu, un intraprendente giovane keniota, ha messo su il gruppo di turismo ecologico Loitasafari, gli abitanti di questo angolo di paradiso equatoriale, hanno un gran daffare e una fonte di reddito aggiuntiva: accompagnano i visitatori durante le passeggiate e i bagni nelle sorgenti, guidano i bird watcher, organizzano attività culturali di gruppo e badano alla sicurezza del campeggio, dove non fanno mai mancare acqua, legna e carne di capra da arrostire al fuoco la sera, mentre intrattengono gli ospiti con spettacoli tradizionali.

Un grande motore di sviluppo. Ad affidarsi ai servizi di Loitasafari sono circa trecento turisti l’anno, sia locali sia stranieri, in particolare provenienti da Belgio, Francia, Paesi Bassi, Stati Uniti e Israele. L’elenco dei paesi è destinato ad allungarsi, viste le innumerevoli richieste di informazioni che gli operatori dell’ufficio di Nairobi ricevono un po’ da tutto il mondo, attraverso il sito, il blog e la pagina Facebook.

Strumenti web 2.0 che Ndungu utilizza per proiettare il patrimonio culturale e naturalistico della sua terra a livello internazionale. L’eco-imprenditore, con formazione in Business Management e Marketing, ha appreso i segreti della rete durante otto mesi di volontariato a Entasopia, villaggio tra i dieci posti più isolati al mondo collegati a internet. In questo avamposto desertico, a 150 chilometri a sudovest dalla capitale, c’è il Nguruman Maarifa Centre, centro di informazione comunitario dell’Information Network for Arid Lands ALIN , ONG vincitrice, insieme al network di giornalisti ambientalisti nepalesi NEFEJ, del premio IPDC/UNESCO 2012. Un’iniziativa avviata nel 1985 per valorizzare i progetti di comunicazione rurale che contribuiscono con successo al miglioramento della vita delle comunità nei paesi in via di sviluppo.

Fiore all’occhiello di ALIN sono proprio i centri Maarifa, container-contenitori di tecnologia e conoscenza in forma cartacea e digitale, dove i residenti creano e propagano informazioni specifiche, soprattutto in campo agricolo, sulle strategie di adattamento al cambiamento climatico e sulla gestione delle risorse naturali. Avviati nel 2007, i centri Maarifa oggi operativi sono dodici, situati nei villaggi più sperduti di Kenya, Uganda e Tanzania, dove la banda larga disponibile nelle città rimane un miraggio, spesso manca la corrente elettrica e nemmeno i giornali arrivano con regolarità. Entro il 2015 ALIN aprirà le porte di internet a un totale di 150 comunità, che avranno finalmente la possibilità di navigare gratuitamente via GSM o connessione satellitare e frequentare corsi di formazione in un luogo dedicato, con personale competente.

Oltre a consultare quotidiani e riviste, radunarsi intorno alla televisione per seguire notizie e sport, inviare e ricevere mail, accedere ai servizi di e-government, andare a caccia di borse di studio, restare in contatto con amici e parenti all’estero e prenotare biglietti aerei, i frequentatori dei centri trasformano l’accesso alle tecnologie per la comunicazione in nuove opportunità di sviluppo. Così come il container di Nguruman ha fatto da incubatore per un’impresa turistica che si pubblicizza in rete e via sms, in quello di Ngarua, sugli altopiani centrali, dieci giovani hanno dato vita a una mini redazione. La loro creazione si chiama Laikipia Rural Voices, un blog dedicato ai problemi quotidiani della popolazione, che nessun altro media porta alla luce. Equipaggiati con competenze tecniche di citizen journalism, incluso l’uso avanzato di social network, produzione di video e podcast, il gruppo in un solo anno ha postato sessanta storie e attratto 2 mila visitatori. Le storie più importanti vengono fatte “uscire” dallo spazio digitale per trovare posto nelle più tradizionali bacheche di scuole, dispensari e amministrazioni locali.

Piccole grandi vittorie. Grazie a questo mix di media, i giornalisti-cittadini sono riusciti ad ottenere dall’amministrazione locale di Laikipia la costruzione di gabinetti pubblici nel mercato aperto di Sipili, dove i piccoli commercianti, in seguito a un’ordinanza, si sarebbero trovati costretti a chiudere a causa delle pessime condizioni igieniche. Altro risultato tangibile è stato la costituzione di un comitato preposto a raccogliere tutte le lamentele dei residenti di Muhotetu sulla cattiva condizione delle strade, che impedisce il trasporto dei prodotti agricoli, danneggiando così i piccoli agricoltori. Infine, scandali di corruzione e richieste di trasparenza nell’amministrazione dei fondi pubblici per lo sviluppo locale sono stati ripresi dai media mainstream.

Sulla sostenibilità dei centri Maarifa, restano però aperte importanti sfide: l’irregolare o assente fornitura di energia elettrica e il costo della connessione internet, che rimane alto nonostante il Kenya sia servito da tre cavi di fibre ottiche. Se per aggirare il primo ostacolo, il container di Nguruman si è dotato di un impianto di pannelli solari, per affrontare il problema dei costi ALIN sta sperimentando a Ngarua l’esternalizzazione dei servizi. Inoltre, insieme all’impresa BAOCOM, si è imbarcata nell’avventura M-PESA, il trasferimento di denaro tramite telefono cellulare. In cantiere anche una partnership con il Governo keniota, che vuole aprire, con la partecipazione di imprenditori privati, un villaggio digitale in ogni circoscrizione.

Daniela Bandelli

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